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#57401

windrunner
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Speriamo bene 😉

Una recente revisione Cochrane è giunta alla conclusione che abbassare la pressione sanguigna sotto la soglia standard 140/90, non offre alcun beneficio clinico in termini di riduzione della mortalità e morbilità.

“Allo stato attuale non vi è alcuna prova derivante da studi clinici randomizzati che un abbassamento della pressione sanguigna al di sotto di 140/90 mmHg nei pazienti ipertesi, sia di beneficio”, spiega Jose Arguedas ricercatore della Facoltà di Medicina presso l'Università della Costa Rica.

Riferimento: Arguedas JA, Perez MI, Wright JM. Treatment blood pressure targets for hypertension.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2009, Issue 3. Art. No.: CD004349. DOI: 10.1002/14651858.CD004349.pub2

http://www.cochrane.org/reviews/en/ab004349.html

Ecco la sintesi (di Guido Giustetto) della revisione Cochrane realizzata per l'associazione No Grazie Pago Io (www.nograziepagoio.it).

Una recente revisione Cochrane è giunta alla conclusione che l’abbassamento della pressione sanguigna sotto la soglia standard non offre alcun beneficio clinico in termini di riduzione della mortalità e morbilità. “Allo stato attuale non vi è alcuna prova derivante da studi clinici randomizzati che un abbassamento della pressione sanguigna al di sotto di 140/90 mmHg nei pazienti ipertesi sia di beneficio”, spiega Jose Arguedas ricercatore della Facoltà di Medicina presso l'Università della Costa Rica. La raccomandazione che la pressione debba essere “il più bassa possibile”, spesso riportata all’interno di numerose linee guida, non è quindi supportata da prove di evidenza. Inoltre non viene riportata nessuna informazione sui possibili rischi legati ad un’eccessiva diminuzione della pressione. Gli studi inclusi nella revisione sono sette e coinvolgono un totale di 22.089 pazienti. La maggiore riduzione della pressione sanguigna nei pazienti che dovevano raggiungere target inferiori (135/85 mmHg) rispetto ai target standard non ha portato a nessuna differenza tra i due gruppi in termini di mortalità, infarti, ictus, scompensi cardiaci ed insufficienze renali. Arguedas aggiunge poi “Nei pazienti con diabete o malattia renale cronica sono disponibili prove meno convincenti: sarà necessario effettuare revisioni sistematiche specifiche in questi sottogruppi, soprattutto perché spesso le linee guida raccomandano proprio in questi pazienti un abbassamento ulteriore dei livelli pressori”.

Fonte: http://aamterranuova.it/article3760.htm