Rispondi a: Lettera del Dott. Pindaro Mattoli medico omeopata

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Medico omeopata
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LA VERITA' NASCOSTA SULLO STUDIO DEL LANCET DEL 2005

Di seguito troverete tutta la verità sullo studio del Lancet del 2005 in cui si decretava l'inefficacia e la fine dell'omeopatia. Tale studio, che ha collezionato un vero record di critiche provenienti anche da ambienti scientifici e accademici non omeopatici, fu sbandierato su tutti i principali giornali di dominio pubblico, deformando completamente la corretta informazione.

Si è trattato di un vergognoso esempio di screditamento dell'omeopatia mosso molto verosimilmente, come al solito, da interessi politici ed economici.

Cercherò di essere breve e di spiegarvi quello che è REALMENTE successo in tutta questa vicenda e che non troverete riportato in nessun grande media.

La rinomata rivista medica specializzata britannica «The Lancet» annuncia nel suo numero del 27 agosto 2005 la «fine dell’omeopatia». Essa pubblica infatti i risultati di uno studio sull’omeopatia effettuato nell’ambito del Programma di valutazione della medicina complementare PEK, realizzato sotto la direzione del prof. Matthias Egger dell’Istituto di medicina sociale e preventiva ISPM dell’Università di Berna. Lo studio giunge alla conclusione che l’azione dell’omeopatia si basa sull’effetto placebo. Nell’editoriale il Lancet scrive che, a partire da oggi, i medici dovrebbero parlar chiaro ai loro pazienti circa l’ «inesistenza di effetti». La Società svizzera dei medici omeopati SVHA aveva dimostrato che lo studio peccava di gravi carenze sul piano dei contenuti e della forma.

Metodologia inadeguata
I ricercatori del gruppo del prof. Egger hanno effettuato una cosiddetta meta-analisi delle ricerche esistenti. Essi confrontano i risultati di 110 studi omeopatici con quelli di 110 studi di medicina classica. Lo studio Egger esamina esclusivamente delle ricerche randomizzate controllate (randomised controlled trials RCT) che, come ben si sa, sono solo limitatamente attendibili in relazione ai sistemi terapeutici complessi. Gli studi non considerano la prassi dell’omeopatia, secondo la quale la scelta del rimedio avviene quasi sempre in modo individuale. La problematica scientifica è facilmente comprensibile. A titolo di esempio, il sintomo del mal di testa può avere molte cause. I medici classici combattono il mal di testa impiegando sempre gli stessi analgesici. Gli omeopati non combattono i sintomi, bensì cercano le cause del mal di testa e prescrivono per lo stesso sintomo rimedi diversi. Mentre il medicinale allopatico sopprime il mal di testa, quello omeopatico ha il compito di stimolare il processo di autoguarigione, con lo scopo di eliminare il disturbo. Gli studi in «doppio cieco», durante i quali si somministra ai pazienti dopo una scelta casuale sia il medicinale X sia il rimedio omeopatico Y, sono solo limitatamente idonei a misurare l’efficacia dell’omeopatia. Se il prof. Egger non riesce a provare l’esistenza di un effetto, ciò non significa che l’effetto non esista («the absence of proof is not the proof o absence»).

Interpretazione di parte degli studi
Pur avendo violato i principi basilari dell’omeopatia, numerosi studi sono riusciti a provarne l’effetto sperimentale e l’efficacia clinica. In quasi tutti i grandi studi panoramici, le meta-analisi e le rassegne sistematiche l’omeopatia si dimostra efficace. Esistono oltre 20 studi scientifici, alcuni dei quali anche ben più ampi dello studio bernese. I ricercatori guidati dal prof. Matthias Egger non spiegano né analizzano minimamente in modo critico i risultati diametralmente opposti che emergono dal loro studio, benché questo ricorra in ampia misura a materiali di studio assai analoghi.

Risultati positivi dell’omeopatia nel PEK
Nell’ambito del Programma di valutazione della medicina complementare PEK sono stati realizzati vari studi sull’omeopatia. Ad eccezione dello studio del prof. Egger, i ricercatori sono essenzialmente giunti a risultati positivi. Benché il rapporto conclusivo del PEK presenti in modo particolareggiato solo lo studio Egger, esso emette un parere positivo sull’omeopatia (cfr. rapporto conclusivo PEK, del 24 aprile 2005, p. 94 e segg.). Nella bozza del rapporto conclusivo PEK del 14 marzo 2005, la Commissione di valutazione propone di lasciare l’omeopatia nel catalogo delle prestazioni dell’assicurazione malattie di base. Per ragioni politiche e ideologiche le raccomandazioni sono in seguito state stralciate dal rapporto conclusivo del 24 aprile 2005.

Spunto per la pubblicazione nel Lancet
La rivista medica Lancet potrebbe dare tanto peso allo studio Egger perché la bozza di un rapporto dell’OMS di cui si è giunti a conoscenza di recente si esprime in modo positivo sull’omeopatia. Il Lancet cita il rapporto a pagina 705: «La maggior parte degli studi scientifici degli ultimi 40 anni hanno mostrato che l’omeopatia ha effetti maggiori dei placebo e che, per quanto riguarda il trattamento di persone e animali, può essere considerata alla pari con la medicina convenzionale». La concezione che molti ricercatori convenzionali si fanno del mondo è scossa dal fatto che l’omeopatia produca effetti univoci sui pazienti nonostante che il suo meccanismo d’azione sia difficilmente spiegabile con gli usuali procedimenti scientifici. La medicina classica e la medicina complementare sono separate da un divario ideologico che rende difficile un dibattito oggettivo. La medicina classica convenzionale, con il suo approccio naturalistico-materialistico e meccanicistico, si contrappone alla visione olistica della persona umana propria della medicina omeopatica, la quale considera anima, spirito e corpo in quanto unità.
Il lato della vicenda che desta grande sospetto è la tempistica della pubblicazione dello studio del Lancet che, “casualmente” è uscito proprio poche settimane prima che la Commissione svizzera si riunisse per valutare se lasciare o meno l’omeopatia nel catalogo delle prestazioni rimborsate dal Sistema sanitario svizzero tramite l’assicurazione per le malattie di base (interessi economici? A pensar male si fa peccato ma a volte…).

Le gravissime scorrettezze nelle conclusioni dello studio del Lancet e delle sue pubblicazioni in tutti i principali giornali
Il fatto che lascia più sconcertati di tutta questa vicenda è la conclusione del famigerato studio che viene riportata in tutti i giornali (e dagli stessi autori del Lancet). Si legge infatti ovunque che sono stati confrontati 110 studi omeopatici e 110 studi di medicina convenzionale (MC) contro placebo e che in tali studi solo quelli di MC abbiano dato un risultati positivo. E questo è ASSOLUTAMENTE FALSO!

La realtà dei fatti è che lo studio era diviso in 2 parti:

 Nella prima parte, la meta-analisi comparava 220 studi clinici (110 omeopatici e 110 presi casualmente tra studi con interventi biomedici), e portavano alla conclusione che i due gruppi di studi erano di qualità metodologica paragonabile, e che ENTRAMBE le classi di trattamento mostravano un’ efficacia superiore al placebo.

 Nella seconda parte i ricercatori hanno ristretto la loro meta-analisi a 6 studi omeopatici e 8 studi biomedici, selezionati tra tutti secondo degli standard di qualità e di numerosità di partecipanti (molto vaga questa spiegazione che di fatto non ci dice nulla!). Questo filtro, affermano gli autori, è stato compiuto per limitare la presenza di bias negli studi presi in considerazione. I risultati della seconda parte della meta-analisi mostrano che esiste una forte evidenza di efficacia dei metodi classici, ed una evidenza di efficacia più debole per i farmaci omeopatici.
Gli autori concludono quindi che l'efficacia dei rimedi omeopatici è compatibile con l'ipotesi che derivino dall'effetto placebo.

Potete rendervi conto quindi delle gravissime scorrettezze:

1) degli Autori dello studio che fanno finta di ignorare completamente il risultato della prima parte dello studio (quella con il maggior numero di studi presi in esame e quindi verosimilmente la più significativa);

2) dei media che decretano la fine dell’omeopatia scrivendo che sono stati valutati 110 studi omeopatici e che questi non hanno mostrato un’evidenza di efficacia superiore al placebo (FALSO, perché come già menzionato prima, prendendo in considerazione tutti i 110 studi, l’omeopatia dava lo stesso risultato positivo della medicina classica mentre era solo la seconda parte dello studio, quella completamente tagliata e con solo 8 studi presi in esame a non aver dato risultati significativi per l’omeopatia, ma ovviamente citare 110 studi fa più effetto che citarne solo 8).

Tutto il giudizio su questa meta-analisi si basa quindi solo su 8 studi (ignorando completamente i risultati dei 110 di partenza) e con un numero così basso di studi preso in esame è IMPOSSIBILE dare un giudizio complessivo su un’intera metodica medica.
Inoltre e qui vi prego di prestare la massima attenzione: di questi 8 studi SOLO 2 RIGUARDAVANO L’OMEOPATIA CLASSICA (quella cioè che usa un rimedio unico, “rimedio unitario”, e che si basa sulla Legge dei Simili). E con soli 2 studi neanche si può parlare di meta-analisi!!
Altro fatto che gli Autori del Lancet non spiegano bene è in base a quale criterio abbiano selezionato quegli 8 studi omeopatici e i 6 di medicina convenzionale escludendo tutti gli altri. La scelta degli studi da confrontare, ed in particolare la scelta del filtro di numerosità, potrebbe essere stata fatta ad hoc per ottenere questo risultato ed è ovvio che in questo modo si può dimostrare tutto e il contrario di tutto.

L’unica vera conclusione sullo studio del Lancet è che presenta tali errori metodologici e concettuali da impedire di trarre qualsiasi conclusione sull’omeopatia. Viceversa tutte le meta-analisi effettuate negli anni precedenti (tra cui una pubblicata proprio sullo stesso Lancet nel 1997) concludono tutte sostenendo che l’EFFETTO CLINICO DELL’OMEOPATIA E’ SUPERIORE A QUELLO DEL PLACEBO. Ma di queste meta-analisi ovviamente nessuno parla…

Insomma da tutta questa triste vicenda si può solo intuire come l’omeopatia sia molto fastidiosa e scomoda ad alcuni “poteri forti” e che la sua diffusione tra la gente venga in tutti i modi ostacolata arrivando persino a deformare, in maniera vergognosa, la corretta informazione.

Qui potete trovare il testo completo dello studio in questione:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16125589?ordinalpos=3&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DiscoveryPanel.Pubmed_RVAbstractPlus

http://www.omeosan.it/forum/viewtopic.php?f=5&t=302