Rispondi a: Scandalo delle mozzarelle blue

Home Forum SALUTE Scandalo delle mozzarelle blue Rispondi a: Scandalo delle mozzarelle blue

#58975
farfalla5
farfalla5
Partecipante

Quando le mozzarelle di bufala sono di latte congelato

Manfredonia – UN articolo pubblicato due giorni fa dal Financial Times , e ripreso dalla Coldiretti, ha sostenuto che in Campania si sta sempre più diffondendo il fenomeno dell’importazione di latte di bufala congelato proveniente dalla fazenda brasiliana Ilha Grande Investments (fondata da un italiano). Tale azienda, che alleva bufale su 80 mila ettari dovrebbe consegnare, già a partire da agosto, oltre 20mila chili al giorno di latte di bufala in Campania.

LA SMENTITA DEL MINISTERO – Una nota Ministero della Salute diffusa ieri, 30 luglio, smentiva seccamente la notizia partita dal prestigioso giornale americano. “In merito a notizie diffuse da organi di informazione- si legge nella comunicazione- su possibili importazioni di latte o prodotti lattiero caseari dal Brasile in Italia destinati alla produzione di mozzarella di bufala campana si precisa che sulla base della normativa comunitaria e nazionale, è vietata l’importazione in provenienza dal Brasile di tali prodotti”. La mozzarella di bufala campana, garantita dal marchio e dalla denominazione di origine (Dop), stabilite dal disciplinare approvato dall’Unione Europea, è prodotta anche da alcune aziende casearie nei comuni delle province di Foggia, come Manfredonia, San Giovanni e Torremaggiore.

MANCATA ORIGINE DEL PRODOTTO – In base ad una normativa votata lo scorso giugno dal Parlamento Unione Europea, è obbligatorio, per gli Stati membri della UE, indicare il luogo di origine o provenienza per carne, pollame, prodotti lattiero caseari, ortofrutticoli freschi, tra i prodotti che si compongono di un unico ingrediente (che oltre al prodotto agricolo prevedono solo degli eccipienti come acqua, sale, zucchero) e per quelli trasformati che hanno come ingrediente la carne, il pollame ed il pesce. Tale disposizione però non è ancora stata resa esecutiva dall’Unione.

LA MOZZARELLA BLU A FOGGIA – In tre settimane i NAS hanno provveduto a sequestrare ben 70.000 mozzarelle “blu” destinate al mercato del Nord Italia. Ciononostante, anche a Foggia, lo scorso 24 luglio, una mozzarella comprata in un supermercato, proveniente dalla Germania, fu sequestrata dai carabinieri dopo la denuncia dell’acquirente che aveva aperto la confezione alcuni giorni dopo l’acquisto. A quanto si è appreso il latticino, oltre al colore inusuale, emanava un cattivo odore. L’alimento è preso in consegna dai militari del Nas in arrivo a Foggia da Bari.

MOZZARELLA TEDESCA, NOME ITALIANO – I prodotti contaminati, provenienti dall’azienda tedesca “Milchwerk Jaeger Gmbh & Co.” venivano venduti sotto il marchio di 3 famosi discount: Land (Eurospin), Lovilio (Lidl) e Malga Paradiso (MD discount) e presentavano nomi italiani come Fattoria Paradiso, Fattorie Torresina e Monteverdi. A causare l’insolita pigmentazione, un batterio presente nell’acqua di refrigerazione. Si trattava, di conseguenza di prodotti caseari prodotti con latte congelato. E nello scandalo delle “mozzarelle dei puffi” è stata coinvolta anche una nota azienda italiana.

LA GRANATOLO E’ SEMPRE PIU’ BLU- L’azienda Granarolo era consapevole che il suo fornitore tedesco di materia prima, Milchwerk Jager Gmbh, gli vendeva prodotti non conformi che comunque erano utilizzati per produrre una provola dolce. Questo emergerebbe, secondo quanto riferito dall’Aduc, Associazione per i diritti degli utenti e consumatori, dal sopralluogo nella sede della Granarolo effettuato dalla polizia giudiziaria, lo scorso 24 luglio, inviata dal pm Raffaele Guariniello. Per l’Aduc si tratta di ”uno schiaffo a tutti coloro che, fin dall’inizio, hanno giocato a ‘dagli allo straniero’ e ‘il made in Italy garantisce contro queste schifezze’ perche’ la prima mozzarella blu era di questa azienda tedesca, ma le successive no”.

UN NUOVO SISTEMA DI ANALISI, messa a punto con la collaborazione della facoltà di Agraria della Università di Bari, consente di rilevare se una mozzarella vaccina è stata realmente prodotta con latte fresco o se, invece, è stata realizzata utilizzando cagliate congelate o cagliate refrigerate vecchie. Dalle prove effettuate su un totale di 13 campioni di mozzarelle provenienti da diversi caseifici ben 6, e cioè quasi la metà (46 per cento), sono risultate non ottenute esclusivamente con il latte fresco. Lo ha reso noto la Coldiretti nel corso della mobilitazione al valico del Brennero dove migliaia di allevatori e coltivatori provenienti dalle diverse regioni stanno manifestando a difesa del Made in Italy.

IL MADE IN ITALY- La mozzarella è il formaggio più’ acquistato in quantità ed è presente sulle tavole di quasi sei italiani su dieci. La mozzarella è il simbolo del Made in Italy all’estero dove viene destinato ben il 18 per cento della produzione nazionale per una quantità di quasi 50 milioni di chili e un valore di 208 milioni di euro nel 2009 (fonte: gazzettaeconomica.com). Ma all’estero proliferano però le imitazioni come negli Stati Uniti dove la mozzarella è il formaggio di tipo italiano più imitato con una produzione di quasi 2 miliardi di chili all’anno.

LATTE CONGELATO DALLA LITUANIA- Complessivamente in Italia sono arrivati 8,8 miliardi di chili in equivalente latte (fra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro) utilizzati in latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori perché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta. Si utilizza anche moltissima cagliata congelata (un semilavorato industriale) proveniente da paesi lontani come la Lituania che nel 2009 ha aumentato le importazioni verso il nostro paese del 20 per cento rispetto anno 2008. Le cagliate congelate da impiegare nella produzione di mozzarelle arrivano principalmente da Lituania, Ungheria, Polonia, Germania, ma la loro presenza non viene indicata in etichetta perché non è ancora obbligatoria l’indicazione di origine.

LA CONCORRENZA SLEALE- Oltre ad ingannare i consumatori, denunciano gli allevatori italiani, si tratta di una concorrenza sleale nei confronti dei produttori che utilizzano esclusivamente latte fresco, perché per produrre un kg di mozzarella “tarocca” occorrono 900 grammi di cagliata dal costo di meno di 3 euro/kg, mentre il prezzo al pubblico di un kg di mozzarella vaccina di qualità non può essere inferiore ai 6/7 euro/kg. Le stalle italiane peraltro sono le più controllate e ci sono circa 6000 veterinari contro i mille della Francia, con una media di un controllo ogni 5/6 giorni. E in periodo di crisi molti consumatori potranno essere allettati dall’acquisto di in prodotto economico ma dalla dubbia provenienza e sicurezza.
http://www.statoquotidiano.it/31/07/2010/quando-le-mozzarelle-di-bufala-sono-di-latte-congelato/32473/


IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.