Rispondi a: La nostra salute, che peggiora…

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InneresAuge
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L'impatto che le “riforme” e la crisi indotta sta creando sulla durata e sulla qualità della vita delle persone.
Un articolo davvero ben fatto (i grafici sono nel link):

[size=22]Goofynomics: La salute e la crisi

dal Velo di Maya ricevo e volentieri pubblico:

La crisi che stiamo vivendo, le cui motivazioni e conseguenze sono assai accuratamente analizzate in questo blog, non solo comporta un duro impatto sulle condizioni socioeconomiche delle persone, ma ha anche gravi conseguenze sulle determinanti della salute della popolazione.

Non parleremo, qui, del drammatico aumento dei suicidi che si sta verificando nel nostro paese o in altri del sud Europa (che costituisce, peraltro, una tragica realtà). Piuttosto, vorremmo porre l’attenzione sulle conseguenze dei tagli indiscriminati messi in atto dagli ultimi governi sul Sistema Sanitario e su quelli, annunciati, ma ancora da venire, e sull’impatto determinato dall’immiserimento delle condizioni di vita sulla salute delle popolazioni.

I costi del sistema sanitario

Nel corso dell’ultimo secolo la medicina moderna è stata protagonista di clamorosi successi: ha debellato molte malattie che erano tra le maggiori cause di morte del passato, è stata responsabile del drastico aumento dell’aspettativa di vita e della diminuzione della mortalità infantile che si sono verificate nelle nazioni industrializzate (e, in misura minore, nel resto del mondo). Tuttavia i moderni sistemi sanitari stanno affrontando crescenti difficoltà, non solo nel migliorare la propria efficacia nelle cure della salute, ma anche, semplicemente, nel mantenersi ai livelli del recente passato.

Il discorso sulla sostenibilità delle cure non è recente, e riguarda tutti i cosiddetti “Paesi avanzati”[1]. Tuttavia, per ciò che riguarda i paesi del sud dell’”Eurozona” e, nella fattispecie, il nostro, il richiamo al contenimento dei costi è dovuto ad alcuni presunti “vincoli esterni” (“ce lo chiede l’Europa”), che fanno riferimento soltanto ad un determinismo di natura contabile, segno dell’abdicazione da parte della sfera politica a favore di quella economica. O meglio: a favore di interessi ben precisi che, negli ultimi trent’anni hanno condizionato, a proprio favore, la narrazione economica (che, come è noto segue la “golden rule”, ovvero “who owns the gold, sets the rule”).

Un chiaro esempio di questo determinismo sono stati gli annunci, nel recente passato, del presidente del cosiddetto “governo tecnico” (che ha mostrato, viceversa, un’attitudine assai politica nel privilegiare determinate entità socio-economiche, piuttosto che altre), che hanno messo in dubbio la sostenibilità del SSN nel lungo periodo, secondo motivazioni strumentali all’orientamento che vuole dare al Paese (il mantra del “meno stato, più mercato”).. Ebbene, questi annunci erano nel perfetto nello stile della Shock doctrine, così ben descritto da Naomi Klein[2], nel quale si proclamano annunci ad effetto, volti a spaventare l’opinione pubblica circa il rischio di collasso di un servizio essenziale, così, quando questo è divenuto un dato assodato, è più facile far accettare il ridimensionamento o la liquidazione del servizio in oggetto

Questo orientamento è stato inevitabilmente fatto proprio dal governo successivo, visto che anche ad esso l’Europa chiedeva che i cittadini italiani dovessero “morire per Maastricht”.

È da tempo che si può osservare un progressivo “svuotamento” dei servizi sanitari: molte prestazioni sono diventate onerose, e gli operatori vengono messi sempre più in difficoltà da tagli indiscriminati, che non entrano affatto nel merito degli interventi davvero utili per razionalizzare un sistema complesso come quello della cura della salute.

Ma, sicuramente, questa razionalizzazione, che se fosse tale, sarebbe auspicata anche da chi scrive, non è il vero obiettivo di quest’operazione. Infatti il Sistema Sanitario italiano è uno dei meno costosi tra i paesi occidentali, come si può vedere dal grafico seguente

Vogliamo ricordare che per ciò che riguarda gli Stati Uniti, nazione sprovvista di un sistema sanitario pubblico come quello presente da noi, la percentuale di spese sanitarie rispetto al PIL, e quelle pro capite, sono assai più elevate di quelle riscontrabili nel nostro Paese.

Vi è comunque chi continua a auspicare la privatizzazione del sistema, adducendo la maggiore efficienza ed efficacia del settore privato rispetto a quello pubblico. A tal proposito vorremmo mostrare un altro grafico che la dice lunga: quello sull’aspettativa di vita alla nascita.

Non solo l’Italia è ai primi posti della lista, ben avanti agli Stati Uniti, ma questi ultimi sono superati anche da Cuba, (cfr United Nations Department of Economic and Social Affairs, Population Division, http://esa.un.org/unpd/wpp/JS-Charts/mor-life-exp-female_0.htm), che ha una spesa sanitaria pro capite pari a circa un decimo di quella statunitense e dove le privatizzazioni non godono di enorme popolarità

Inoltre, nel decennio che va dal 2000 al 2009 l’Italia appare l’unico Paese, tra quelli dell’OCSE, nel quale le spese sanitarie si sono ridotte.

Determinanti socioeconomiche della salute

Si può affermare che la maggior parte dei successi della medicina moderna sia stata ottenuta con mezzi relativamente semplici e poco onerosi, come il miglioramento dell’alimentazione, dell’igiene e delle condizioni di vita, poi, ma in misura minore, con l’introduzione degli antibiotici e dei vaccini, con la chirurgia asettica e l’avvento delle moderne tecniche rianimatorie.

Impatto stimato dei determinanti della salute

Tuttavia, una crisi grave che colpisca un sistema socio-economico si ripercuote seriamente non solo sui sistemi sanitari, ma influisce in maniera importante proprio sulle altre condizioni (alimentazione, igiene, stile di vita) che sono fondamentali per la salute della popolazione.

Riferendoci ad un esempio tratto dal recente passato, riportiamo un grafico relativo all’’andamento dell’aspettativa di vita in Russia negli anni immediatamente precedenti e successivi al crollo del comunismo:

Fonte: Vladimir M. Shkolnikov, France Mesle: The Russian Epidemiological Crisis as Mirrored by Mortality Trends In: DaVanzo, Julie and Gwen Farnsworth. Russia's Demographic ''Crisis''. Santa Monica, CA: RAND Corporation, 1996.

Come si può vedere, dal 1988 al 1993, l’aspettativa di vita è calata, per gli uomini, di ben otto anni, e di circa quattro per le donne (con un picco di calo tra il 1990 e il 1992).

In questi ultimi tempi stiamo assistendo, in molti dei paesi aderenti all’Unione Monetaria Europea allo stesso fenomeno (anche se meno grave in termini quantitativi) che si verificò in Russia.

Da questo punto di vista appare ben chiara la miopia delle politiche di austerità dispiegate negli ultimi anni nei paesi del sud Europa, nel dichiarato intento di ridurre i deficit nei bilanci pubblici. Queste politiche (specie quelle caratterizzate da tagli indiscriminati alla spesa pubblica e da altrettanto indiscriminati aumenti di tasse) deprimono l’economia e hanno un’ influenza assai negativa sui determinanti socio-economici della salute[3], come illustrano i grafici seguenti:

Differenza di classe di occupazione e aspettativa di vita

Incidenza di malattia coronarica e livello di autonomia sul lavoro

Effetto della precarietà del lavoro sulla salute

Deprivazione socio-economica e dipendenza da alcool, nicotina e droghe

Aspettativa di vita totale e aspettativa di vita in buona salute e deprivazione socio-economica

Un esempio puntiforme dell’impatto delle condizioni socioeconomiche sulla salute della popolazione è quello di Glasgow, in Scozia, chiamato dagli epidemiologi “effetto Glasgow”. Nell’area della città scozzese le diseguaglianze nell’ambito della salute sono tali che l’aspettativa di vita del sobborgo di Calton (54 anni) è di ben 28 anni inferiore a quella dell’area residenziale di Lenzie, situata a solo 7,5 miglia di distanza:

Non solo l’area di Calton ha un’aspettativa di vita molto inferiore rispetto a quella dei paesi dell’OCSE, ma appare essere indietro anche rispetto a quella di molti paesi africani, come mostra il grafico seguente.

Le disuguaglianze fra la salute nelle due aree sono attribuibili, da un lato, alla deprivazione sociale ed economica, e dall'altro a un insieme di fattori, tra i quali quelli riportati nei grafici precedenti, e ai problemi di natura “psico-sociale” che essi comportano (depressione, ansia, tossicodipendenze), radicati non solo nella povertà ma anche nella perdita dei legami sociali e comunitari.

Riportiamo le parole dell’epidemiologo Michael Marmot, coordinatore della Commissione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui Determinanti Sociali della Salute, che ha così commentato questi dati:

La strada più efficace per aumentare l’aspettativa di vita e migliorare la salute, sarebbe quella di analizzare l’impatto delle politiche e dei programmi governativi sulla salute e sull’equità delle condizioni socio-sanitarie, e fare di questo un criterio per valutare la bontà dell’operato di un governo.

Vediamo qualcosa di simile nelle politiche volte a realizzare l’”incubo europeo”? O sarà forse questo il vero senso della frase “Morire per Maastricht”?

[1] Vedi: Daniel Callahan, Taming The Beloved Beast. How Medical Technology Costs Are Destroying Our Health Care System, Princeton University Press, 2009 (per un buona sintesi: Daniel Calllahan, Sustainable Medicine: Two Models of Health Care,Giannino Bassetti Foundation – 2005)
[2] Naomi Klein, The shock Doctrine, Picador, New York, 2008
[3] Cno la conseguenza di aumentare, invece che ridurre le spese per le cure

(…tanto ora lo tolgono e ce ne mettono un altro. Peggiore).
fonte e grafici > http://goofynomics.blogspot.it/2014/02/la-salute-e-la-crisi.html


Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
- Franco Battiato