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Il Quirinale: “Mai stipulato patti”


Napolitano, rispettiamo la Corte Costituzionale

di Chiara Scalise

ROMA – Cinque giorni dopo la bocciatura da parte della Corte costituzionale del Lodo Alfano la tensione nel mondo politico resta alta. Nessun patto, né con il governo né con la Consulta: il Quirinale smentisce con una nota ufficiale alcune ricostruzioni giornalistiche, tra cui quelle del Giornale diretto da Vittorio Feltri. Non solo, Giorgio Napolitano ribadisce il monito affinché tutti rispettino gli organi di garanzia previsti dalla Costituzione.

Dalla assemblea degli industriali di Monza, dove è ospite di Confindustria, Silvio Berlusconi, che avrebbe accolto con un certo disappunto il comunicato del Colle, evita però di replicare direttamente al Capo dello Stato, con l'obiettivo di inaugurare – secondo la lettura di alcuni esponenti della maggioranza – una fase due che punti alla ricomposizione del conflitto con il Colle. Quella del Quirinale, d'altro canto notano in molti nel Pdl, é una sponda necessaria per il governo qualora si volesse procedere sul fronte delle riforme e a maggior ragione nel caso in cui si volesse trovare un modo per riproporre, anche se sotto vesti diverse da quelle del Lodo Alfano, lo scudo per le più alte cariche dello Stato. Questa consapevolezza non vuol dire che il Cavaliere abbia rinunciato alle proprie convinzioni: il premier esalta infatti dal palco della Confindustria del Nord ancora una volta il proprio ruolo di 'vittima', certo che sia necessario tenere alta la tensione per ribattere colpo su colpo a chi lo accusa. E soprattutto incita alla “ribellione” gli imprenditori contro gli attacchi “antitaliani” di una parte della stampa.

Anche se non tarda a rassicurare la platea: “Voi imprenditori pensate al benessere, per la democrazia e la libertà 'ghe pensi mi'”. E dell'intervento del presidente di Confindustria Emma Marcegalia, che invita ancora una volta a rispettare tutte le istituzioni e alla quale il premier tributa riconoscimenti (“mi piacerebbe venisse a fare il vicepremier”), Berlusconi ammette infatti di non condividere un punto solo: il mettere “sullo stesso piano chi attacca e chi è attaccato. Io – afferma il Cavaliere – non ho mai attaccato nessuno perché il governo non attacca nessuno. Vorrei che fosse chiaro”. Al contrario i colpevoli ci sono e sono noti: sono alcuni settori delle toghe e nella vicenda del lodo Alfano, dice la maggioranza, la decisione della Corte costituzionale è “stata immotivata”.

Il Quirinale invece, sottolinea Maurizio Gasparri, capogruppo dei senatori del Pdl, non solo non ha fatto alcuna vittima ma “é vittima come il Parlamento e il governo di una decisione politica”. Peccato che, è l'attacco del Pd, “il presidente del Consiglio, la maggioranza e i suoi giornali” hanno trascinato “il Capo dello Stato e i più alti organi costituzionali in una deriva di veleni e sospetti”. Ergo, commenta il presidente dei senatori Democratici Anna Finocchiaro, “la nota del Quirinale non fa che ribadire quello che tutti coloro che sono in buona fede sanno: l'operato del Capo dello Stato è stato ineccepibile”. Il Colle, aggiungono gli uomini dell'Italia dei Valori, “ha messo fine ad una polemica dissennata”. Ora è tempo che, dicono ancora gli esponenti del Pd, il ministro della Giustizia Angelino Alfano “venga in Parlamento a riferire su quali sono le reali intenzioni del governo”.

12 ottobre, 23:33
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