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brig.zero
brig.zero
Partecipante

una storia interessante … 😕
06.12.2009 01:32 :yesss:

Dicono che il lavoro dia da vivere, serva per vivere; a volte, però, dà da morire, ti fa morire dentro“. Questo è quello che ormai pensa mio marito Leonida Maria Tucci, dopo aver lavorato per 14 lunghi anni al gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale prima e del Pdl poi, presso il Senato della Repubblica.

Leonida è un uomo di 39 anni, padre di due bambini piccoli. Quello che segue è il racconto, inevitabilmente incompleto e dimentico di tutti gli episodi che avrebbero meritato di essere citati (ci sarebbe voluto un libro con lo stesso numero di pagine della Bibbia), della sua Odissea nello Strazio.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stata una vergognosa sanzione disciplinare consistente nella sospensione per 10 giorni dal servizio e dallo stipendio, con l'accusa infamante di andare in giro a maltrattare e picchiare le colleghe (19 aprile 2007). Tutto ciò è stato causato -con una pretestuosità scandalosa da parte di chi aveva deciso di far fuori mio marito- da una discussione avvenuta tra colleghi, per predisporre il piano ferie, avendo tutti l'intenzione di andare in vacanza nel mese di agosto. Ovviamente Leonida, rivolgendosi subito ad un legale, ha impugnato la sanzione disciplinare davanti al Tribunale del Lavoro di Roma. E il 20 ottobre 2008 è stata emanata la sentenza che annullava tale sanzione dichiarandola illegittima e ingiusta. Infatti, si legge nelle motivazioni, “dall'istruttoria svolta è emerso chiaramente che il comportamento del Tucci non è stato tale da giustificare la sanzione disciplinare a lui comminata e cioè la massima sanzione conservativa, tenuto anche conto che egli mai prima di allora aveva subito un provvedimento e/o una sanzione disciplinare. Basti pensare che le colleghe di lavoro del Tucci, che sono state protagoniste dei fatti contestati con gli stessi comportamenti e le stesse modalità, non hanno ricevuto alcuna contestazione e alcuna sanzione”.

Da quel momento, Leonida ha subito dapprima un vero e proprio ricatto da parte del gruppo, che consisteva nel rinunciare ai 14 anni di pregresso in cambio del posto di lavoro (che già aveva…); poi è stato licenziato, in maniera palesemente ritorsiva, non una ma due volte (la prima dal gruppo di Alleanza Nazionale, la seconda dal gruppo del Pdl), nel giro di circa 6 mesi…

Tale doloso comportamento, oltretutto, ha impedito per mesi a mio marito di fruire del sussidio di disoccupazione dell'Inps, malgrado gli spettasse di diritto. Il disegno dei suoi carnefici, evidentemente, era quello di affamarlo, di affamare la sua famiglia: per “convincerlo” a cedere al ricatto…

Va inoltre sottolineato che i due licenziamenti a distanza di circa 6 mesi, sono stati di fatto (è da oltre un anno che mio marito non percepisce lo stipendio) ma non di diritto, dal momento che entrambe le volte Leonida non ha mai ricevuto regolare lettera di licenziamento. Se questo non è mobbing, il mobbing non esiste!!!

Dal 1994 al 2006, Leonida ha lavorato con mansioni giornalistiche presso l'ufficio stampa del gruppo, oltre 10 ore al giorno, 7 giorni su 7. Ha avuto contratti Co.co.co, reiterati per ben 16 volte, e un periodo di totale lavoro in nero. Il 1° aprile 2006 è stato assunto a tempo indeterminato, ma con la qualifica di impiegato di IV livello, e sbattuto in segreteria ad imbustare lettere e rispondere al telefono (dunque con un gravissimo demansionamento e una gravissima dequalificazione professionale).

Nel suo ufficio, lui era l'unico elemento maschiile. Le “colleghe” tutto facevano tranne che lavorare (seminavano zizzania, passavano ore a giocare al computer, controllavano indebitamente gli orari di entrata e di uscita, ecc… ). Furono 3 di loro ad andare dal capo del personale, inventandosi le cose più assurde e cattive su mio marito. E il capo del personale che fece? Sentì Leonida e quindi si accertò della verità? Macché!!! Si recò dal presidente del gruppo, facendogli firmare la più grave delle sanzioni disciplinari prima del licenziamento… Morale della favola? Quelle tre sono ancora lì, dopo le menzogne messe in giro, e Leonida è a casa, disoccupato e malato. Dopo aver subito questo affronto, nonostante abbia vinto la causa, mio marito ha infatti avuto un tracollo psicofisiologico, ed è in cura presso il Dsm di Frascati, sotto psicofarmaci e psicoterapia.
Ma questo non è stato che l'ultimo, in ordine di tempo, di una lunga serie di atti vessatori, di maltrattamenti psicologici volontari: una vera e propria violenza morale da lui subita. Per questo lungo periodo è stato preso di mira e sottoposto a forme continue di pressione psicologica, a costanti atti di prepotenza, a sistematici tentativi di prevaricazione della sua persona e di lesione della sua immagine; cioè è stato e si è sentito accerchiato, attaccato, aggredito, emarginato, calpestato nella sua dignità. Mai, tranne naturalmente alcune eccezioni, è stato e si è sentito ben voluto, ben accolto, accettato.

Tutto ciò, evidentemente, derivava dal fatto che Leonida lavorava molto e bene ed aveva attirato su di sé le attenzioni di parecchi parlamentari, che, stimandolo per il modo in cui esplicava la sua professionalità e per la competenza, andavano a cercare lui, anziché altri suoi colleghi. Questo, ovviamente, scatenava le invidie di alcuni di essi. Tanto che, già nell'aprile del 1998, si tentò di eliminarlo, e l'allora presidente del gruppo, che inizialmente lo voleva mandare via, fu “costretto”, grazie all'intervento di alcuni parlamentari, che apprezzavano mio marito e gli volevano bene, a trasferirlo in un palazzo periferico, sempre di proprietà del Senato della Repubblica. Avendo acquistato un minimo di calma e un po' di tranquillità, unitamente alla possibilità di lavorare fisicamente da solo, anche se in una sorta di “loculo”, in quel periodo -e solo in quel periodo- Leonida si sentiva relativamente meglio.

Leonida è affetto inoltre da asma bronchiale e, pur avendolo detto tante volte, attorno a lui fumavano continuamente, fregandosene della sua salute e della legge sul divieto di fumare negli uffici. Ovviamente, nessuno dei responsabili faceva applicare tale norma. Anche perché i primi che fumavano erano proprio loro. Bell'esempio, no?

Ma vorrei evidenziare un altro fatto: mai, nella storia del gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale al Senato della Repubblica, era stato mandato il medico fiscale a casa di un dipendente. Il primo lavoratore in malattia a ricevere la visita del medico fiscale è stato, manco a dirlo, mio marito, e in ben due occasioni.

Insomma: Leonida avverte fin nel profondo del suo corpo, della sua mente, del suo cuore, della sua anima, del suo spirito, di aver subito, in tutti questi anni di lavoro “al” o comunque “per” il gruppo di Alleanza Nazionale prima e del Pdl poi, danni biologici, psicologici, morali, esistenziali, fisici e materiali, che si sono riverberati anche sulla famiglia (doppio mobbing). Danni causati dapprima dalla condizione di precarietà e di irregolarità sotto diversi profili del rapporto di lavoro, oltretutto sottopagato, e poi dallo stillicidio di atti di mobbing e bossing. In cui rientrano a tutti gli effetti e a pieno titolo, sia le false accuse, le calunnie, le denigrazioni e le diffamazioni mosse contro Leonida, senza pietà, per anni; sia le angherie di cui è stato fatto oggetto, culminate nel ricatto e nei due licenziamenti discriminatori e ritorsivi; sia, da ultima ma non ultima, l'inosservanza della legge sul fumo.

In sostanza, mio marito è stato usato, spremuto come un limone per 14 lunghi anni, e poi gettato via come una pezza da piedi!!!!!

Va poi rimarcato, fra le altre cose, che Leonida è stato sottoposto ad accurata visita plurispecialistica presso il Centro antimobbing della Asl di Pescara, che ha riconosciuto il nesso di causalità fra la patologia da lui evidenziata (“disturbo dell'adattamento con ansia ed umore depresso misti”) e ciò che ha subito al lavoro. Mio marito ha anche richiesto all'Inail il riconoscimento della malattia professionale per “sindrome depressivo-ansiosa reattiva da vessazioni psicologiche subite in ambito lavorativo”, sostenendo a tal fine una visita con il medico legale, che ha dato esito positivo, e -proprio in questi giorni- con lo psichiatra. Leonida è ora in attesa del responso dell'Inail.

Oltre al danno, la beffa: mio marito è stato pure querelato dal capo del personale per diffamazione. Il Pm ha chiesto l'archiviazione, ma il personaggio in questione si è opposto, adducendo motivazioni tra il pretestuoso e il risibile. In questi giorni* siamo in attesa di sapere se il Gip ha intenzione di archiviare o di rinviare a giudizio Leonida. Se si dovesse verificare quest'ultima ipotesi, ci difenderemmo con le unghie e con i denti. Perchè è dalla nostra parte la forza dei giusti. E perché è come se Hitler avesse querelato un ebreo o Milosevic un kosovaro!!!!!! Questo è successo dentro un luogo istituzionale, che dovrebbe dare l'esempio.

Altri due lavoratori hanno subito analoghi comportamenti (anche se non con la stessa gravità), fino ad essere licenziati. Entrambi hanno intentato causa al gruppo ed entrambi l'hanno vinta.

Vi sembra normale tutto questo???? E già odioso che succeda in qualsiasi ufficio, ma che accada negli uffici del gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale e del Pdl, dove ci sono senatori che addirittura hanno presentato disegni di legge contro il mobbing, grida vendetta al cospetto di Dio!!!!!

Questo gruppo è per tutti coloro che quotidianamente sono vittime di mobbing, e non hanno la forza ed il coraggio di denunciare. I mezzi ci sono e gli avvocati pure. Preservate sempre la vostra dignità di persone, davanti a voi stesse e davanti a tutti coloro che vi amano. E non voltate la testa dall'altra parte se vedete un vostro collega in simili situazioni, perché quel collega, un giorno, potreste essere voi.

* Abbiamo appena saputo dal nostro avvocato che il Gip del Tribunale Penale di Roma, accogliendo la richiesta del Pm, ha archiviato la querela per diffamazione presentata dal capo del personale nei confronti di Leonida. Appena avremo le motivazioni del decreto di archiviazione, che saranno senz'altro significative, le comunicheremo. Intanto, possiamo ben dire… e vai: 2-0 per noi!!! E la battaglia, naturalmente, continua.

Ecco le motivazioni del decreto con cui il Gip, visti gli artt. 116, 408-415 c.p.p., 125 disp. att. c.p.p., ha disposto l'archiviazione del procedimento aperto a seguito della querela per diffamazione presentata dal capo del personale nei confronti di Leonida:

il Gip ha ritenuto che la notizia di reato relativa alla violazione dell'art. 595 c.p. sia infondata “trovando applicazione l'esimente di cui all'art. 598 c.p., e ciò in quanto le presunte affermazioni diffamatorie del Tucci, concernenti la condotta vessatoria e persecutoria attuata dal (…) per indurlo a recedere dal rapporto di lavoro, appaiono comunque strumentali alla tesi prospettata dall'indagato nell'ambito della controversia giudiziaria da lui instaurata presso il Tribunale di Roma, sezione lavoro, volta ad ottenere l'annullamento della ingiusta sanzione disciplinare inflittagli a suo dire su iniziativa del (…) e la condanna del gruppo parlamentare Alleanza Nazionale del Senato al pagamento delle somme asseritamente spettantegli, essendo evidentemente funzionale all'accoglimento del ricorso la dimostrazione del mobbing in varie forme attuato ai suoi danni, tra gli altri, dall'opponente, da ultimo mediante la sanzione disciplinare (sull'art. 598 comma 1 c.p. cfr. Cass. n. 6701 del 8.2.2006; Cass. 23.9.98, Lamendola, m. 214354; Cass. 4.4.2000, Tumbiolo, m. 217523)”.

L'EVOLUZIONE!!!

Ecco come risponde una giornalista de'L'UNITA' ad una storia che “uccide” una famiglia!!!

MI HA CHIAMATO ADESSO “L'UNITA'”: HANNO DETTO CHE L'ARTICOLO-DENUNCIA SULLA STORIA DI LEONIDA E DELLA SUA FAMIGLIA, CHE SAREBBE DOVUTO USCIRE CON GRANDE RISALTO IN PRIMA PAGINA (SONO ANCHE STATA A CASA DELLA GIORNALISTA CHE L'AVREBBE DOVUTO SCRIVERE, A PORTARLE TUTTI I DOCUMENTI, E LA STESSA GIORNALISTA AVEVA GIA' INTERVISTATO DEI TESTIMONI), NON USCIRA' PIU'… IL MOTIVO? PERCHE' LA LINEA EDITORIALE DE “L'UNITA'”, MI HANNO DETTO, IN QUESTA FASE E' A FAVORE DI FINI… QUINDI TUTTO CIO' CHE, DIRETTAMENTE O INDIRETTAMENTE, PUO' ANDARE CONTRO FINI NON PUO' ESSERE PUBBLICATO… “L'UNITA'” COME IL “SECOLO D'ITALIA” INSOMMA… IL MOBBICIDIO DI LEONIDA E DELLA SUA FAMIGLIA, PERPETRATO AL SENATO DELLA REPUBBLICA PER MANO DEI RAPPRESENTANTI DEL POPOLO SOVRANO, E' “FUORI LINEA”… LA REALTA' E' “FUORI LINEA”…

Diffondete, perchè si vergogni un giornalista del genere!!!

Fonte
http://ilpuntorosso.webnode.com/news/per-leonida-levoluzione-/


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