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brig.zero
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Sacchetti di plastica vietati, un pasticcio italiano. La legge non sarebbe valida
La legge, ora si scopre, non sarebbe valida. Il divieto di commercializzare sacchetti di plastica non biodegradabili per la spesa va sempre più configurandosi come un pasticcio italiano, e non solo perchè lo stop in teoria avrebbe dovuto prodursi il primo gennaio ma in pratica i negozi possono distribuire i sacchetti fino al 31 dicembre prossimo.

La novità viene da Polimerica, il portale dedicato alle notizie relative alla plastica. Ieri ha scritto che il provvedimento è due volte in conflitto con le norme europee sugli imballaggi. Primo, il Governo italiano doveva notificare anticipatamente il divieto alla Commissione Europea e non l’ha fatto. Secondo, non si possono proibire in Italia imballaggi ammessi nel resto d’Europa

E dire che il no alle borse di plastica ci è sempre stato presentato come un atto dovuto, un adeguamento all’Unione Europea…

Polimerica dice che le associazioni nazionali ed europee di produttori di sacchetti di plastica si sono già appellate a Bruxelles contro la legge italiana.

Al centro della vicenda c’è la la direttiva europea sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio 94/62/CE. Essa all’articolo 18, si legge su Polimerica, “afferma espressamente che gli stati membri non possono ostacolare l’immissione sul mercato di imballaggi conformi alle disposizioni della stessa direttiva”.

“In altre parole, non si può proibire in Italia la vendita degli stessi sacchetti commercializzati in altri paesi dell’Unione, conformi alle leggi comunitarie (come lo sono allo stato attuale gli shopper in plastica), perché ciò violerebbe il principio della libera circolazione delle merci sul mercato unico europeo”.

E non solo. Polimerica ha anche pubblicato uno scritto a firma dell’ufficio legale dei riciclatori del consorzio Carpi in cui si dice che la legge italiana potrebbe non essere applicabile, in quanto – alla luce della normativa europea – il divieto di commercializzare un prodotto costituisce una “regola tecnica”, e un’altra direttiva (la 98/34/Ce) stabilisce che le “regole tecniche” debbano essere notificate alla Commissione Europea prima della loro attuazione: non risulta che il Governo italiano l’abbia fatto.

Comunque, a prescindere dalle norme europee, io rimango della stessa idea. La plastica inquina, e una sporta di tela è meglio per l’ambiente di una borsa di plastica, biodegradabile o meno che sia. E per le situazioni impreviste e gli acquisti non programmati, c’è sempre la possibilità di avviluppare elegantemente la spesa in un foulard.

http://informarexresistere.fr/sacchetti-di-plastica-vietati-un-pasticcio-italiano-la-legge-non-sarebbe-valida.html


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