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Anonimo

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L’EUROPA SPINGE L'ITALIA NELL'ABISSO
Postato il Giovedì, 10 novembre @ 07:53:09 CST di supervice

DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD
Telegraph.co.uk
Ci sono voluti tre giorni di scambi dal fallimento del summit del G20 per far detonare la carica esplosiva sul mercato dei bond dell’Italia da 1,9 trilioni, il terzo ammontare di debito al mondo.

L’ipotetico “muro salvafuoco”per salvaguardare l’Italia in fondo non esiste. I vaghi progetti dell’UE di potenziare il fondo di salvataggio EFSF fino a un trilione di euro non sono arrivati a niente. Gli investitori comprendono subito che i progetti per utilizzare il fondo come un’assicurazione in franchigia per le obbligazioni concentra i rischi, mettendo a repentaglio la tripla A del rating della Francia e accelerando il contagio verso il cuore della moneta.

La Banca Centrale Europea sta acquistando le obbligazioni italiane, ma troppo lentamente per fermare la spirale del debito. Il nuovo direttore della BCE, Mario Draghi, ha esordito nel suo incarico con un brusco avvertimento che per la banca sarebbe “senza senso” cercare di limitare i rendimenti degli inguaiati debitori per lungo tempo. È stato un invito agli investitori impauriti di liberarsi dei propri titoli.

Dato che non c’è praticamente niente per fermare il contagio, il verdetto del mercato è stato rapido e brutale. Capital Economics ha detto che “forse il Rubicone è stato oltrepassato” dopo che gli interessi sui titoli a 10 anni dello stato italiano hanno passato mercoledì la soglia del 7 per cento. La stanza di compensazione LCH Clearnet ha innalzato i margini di garanzia e lo farà certamente di nuovo. L’Italia è in pratica fuori dai mercati globali dei capitali.

Roma non sarà in grado di rinnovare qualcosa come 300 miliardi di euro di debito il prossimo anno e cadrà in un “default disordinato” se le autorità dell’UE non affronteranno immediatamente l’enormità della crisi.

“Siamo nel panico. Roma sta bruciando. I governi devono impedire che il fuoco si propaghi”, ha detto Jennifer McKeown, l’economista per l’Europa del gruppo.

Il contagio allargato si è fatto evidente quando gli spread sul debito francese sono saliti al record post-UEM di 146 punti base sui Bund tedeschi. Le istituzioni francesi hanno 416 miliardi di dollari di esposizione con debito italiano di vario genere. Le due nazioni latine stanno andando di pari passo.

“È ovvio cosa vada fatto”, ha detto Tim Congdon di International Monetary Research. “La BCE deve progettare un qualcosa di straordinario, acquistando un trilione di euro in obbligazioni, facendo alzare l’emissione M3 del 10 per cento, per porre fine a tutte le agonie. Ciò significa che la Germania deve accettare per un po’ un’inflazione tra il 4 e il 5 per cento, ma è davvero un disastro? Se vogliono salvare l’euro, devono dare qualche speranza ai paesi periferici.

Hans Redeker di Morgan Stanley ha detto che la BCE deve fermare i rendimenti al 6,5 per cento ritirando una “quantità illimitata” di obbligazioni italiane se necessario. “Alla fine della giornata, tutti sapremo quale sarà la soluzione definitiva. Dovranno fare in modo di monetizzare”, ha detto.

Ancora la cosa non sembra probabile. Giovedì i due membri tedesche della BCE hanno avvertito che la banca non deve smarrirsi nella monetizzazione del debito o nel far partire un alleggerimento quantitativo, anche se ci sono alla fine segnali che parte dell’establishment tedesco stanno iniziando a pensare in modo creativo. I direttori dei cinque maggiori istituti della nazione – i “Cinque Saggi” – hanno tutti insieme fatto appello a un patto sul debito per rompere il “circolo vizioso di un intreccio della crisi del debito sovrano e di una crisi bancaria”. Il progetto radicale propone un fondo da 2,3 trilioni di euro per emettere obbligazioni congiunte per l’ammontare di una grossa parte del debito. Si tratta di una pillola amara per la Germania, ma è l’unico modo per evitare un “collasso incontrollato dell’unione monetaria” o per ricorrere al “peccato” degli acquisti illimitati di debito da parte della BCE.

I Saggi hanno affermato che la loro idea è un “approccio ben diverso” dagli eurobond – anatema del Bundestag – perché il fondo verrebbe ridotto gradualmente. Non sarebbe una forma di unione fiscale. La Cancelliera Angela Merkel ha escluso questa ipotesi, avvisando che richiederebbe una modifica al trattato dell’UE ed emendamenti alla costituzione tedesca. Si affida al suo mantra per cui la soluzione per l’Italia è nell’intraprendere le riforme e nel soddisfare gli obbiettivi di austerità.

La Commissione Europea ha innalzato le misure di sorveglianza, ha richiesto di stilare una lista di beni degli stati che devono essere venduti e “misure aggiuntive” per bilanciare il budget per il 2013 se l’economia dovesse affrontare un calo ancora più accentuato.

L’Italia è ora costretta a serrare la politica fiscale in un periodo di recessione sempre più acuta – contro i consigli del Fondo Monetario Internazionale – ripetendo la formula che ha fallito in Grecia e che ricorda da vicino la debacle finale del Gold Standard negli anni ‘30.

Il paese è quasi certamente già in recessione per il risultato della stretta monetaria e fiscale che ha avvinghiato l’eurozona all’inizio di quest’anno. I depositi di M1 hanno avuto un segno negativo in tutta la regione nel corso dell’estate, con tassi preoccupanti di contrazione in Italia e nel Club Med.

I consulenti milanesi di Ref Ricerche credono che l’economia italiana si contrarrà per il 2012 e il 2013 in dimensioni tali da portare a una depressione in piena regola. Ciò provoca la metastasi delle dinamiche debitorie.

Lo strano aspetto della crisi è che l’Italia non è fondamentalmente insolvente. Il debito pubblico è stabile da molti anni a circa il 120 per cento. Il paese ha un surplus primario di bilancio. Il debito privato è basso, il 42 per cento del PIL. Il valore della ricchezza totale è di 2,3 trilioni di euro, più alto in termini pro capite della Germania. La somma del debito pubblico e privato è sotto il 260 per cento, più basso di Paesi Bassi, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone. Il problema fondamentale non è il debito italiano, ma la perdita del 40 per cento di competitività del lavoro contro la Germania negli ultimi quindici anni. Ciò ha lasciato il paese intrappolato nell’UEM con una moneta mal allineata, fermando la crescita.

È difficile capire come le dimissioni di Silvio Berlusconi possano fare una qualche differenza. Ha guidato in Italia uno dei più solidi governi dopo la Guerra Mondiale. Le elezioni potrebbero generare una frantumazione politica, con vantaggi per la Sinistra ma in assenza di un blocco in grado di formare una forte coalizione. La nazione rimarrebbe profondamente divisa sulle leggi per i licenziamenti e sulla contrattazione aziendale degli stipendi. I sindacati sono ancora combattivi.

Stephen Lewis di Monument Securities ha detto che la ricerca di una qualche forma di “Grande Progetto ” o di un mega-fondo per salvare l’euro è un tentativo di elusione del disallineamento delle monete tra Nord e Sud all’interno dell’UEM che corrode l’intero progetto. “Qualsiasi cosa verrà fatta, la divergenza economica sottostante continuerà a esistere. Può darsi che non ci sia soluzione e che sarebbe meglio finanziare un’uscita ordinata dall’euro”, ha detto.

Ci sono già indizi che vengono da Bruxelles, con resoconti di “intense consultazioni” tra i funzionari tedeschi e francesi per riplasmare o “potare” il blocco monetario, riducendolo a un numero più gestibile.

“Si chiamerà ancora euro, ma ci saranno meno nazioni”, ha detto un funzionario tedesco. Alcuni esperti osservatori dell’UE dicono che questa voce sembra essere un rude tentativo di alcuni ambienti di Berlino per forzare la realizzazione dell’austerità nell’Europa meridionale.

Di solito, questo genere di diplomazia esplode nelle mani degli autori.