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Anonimo

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Governo Monti, i numeri di un disastro annunciato

Le statistiche evidenziano il fallimento dell'azione di governo, colpevole di gettare sul lastrico le famiglie italiane, preoccupandosi solamente di E prepara il ritorno del Centro-Destra a palazzo Chigi…

Meno 44% di mutui richiesti agli istituti di credito (fonte CRIF), quasi il 18% in meno di automobili immatricolate (fonte ACI), il 6,5% di flessione di movimenti aerei (passeggeri-cargo): i numeri della crisi sono impietosi nei confronti di quel curatore fallimentare che è il Senatore a Vita Mario Monti, economista con l'hobby dell'azione di governo che colpisce esclusivamente i ceti più bassi della popolazione. Non bastano certo un paio di blitz della finanza e qualche posto di blocco per controllare le sostanze di chi guida un SUV a far credere che anche i “ricchi” contribuiscono alla crisi.

Ma c'è anche qualche segno positivo, nelle statistiche che disegnano la parabola discendente del governo: il settore energia vede aumentare i prezzi del 15% (e contrarre i consumi dell'8%, per quel che concerne i carburanti) e anche l'inflazione si attesta sul 3,3%. Il vero default lo hanno subito i cittadini.

La sudditanza del bocconiano nei confronti dell'Europa delle banche è pressoché totale e qualsiasi richiesta provenga da Bruxelles (o da Francoforte?) diventa prioritaria per il Professore. La tasca da cui attingere è sempre la medesima: quella degli italiani, ormai assuefatti alla voracità di un premier sicuramente più presentabile di molti suoi predecessori.

Inutile protestare, far notare che cambiamenti di una tale portata dovrebbero essere pianificati con cura e tempistiche adeguate in modo da evitare qualsiasi ripercussione negativa sui consumi: la recessione devasta un paese che in passato ha sprecato tanto. Colpevolizzare i sudditi fa parte della strategia di manipolazione delle coscienze che il governo prova, riuscendoci davvero male, ad attuare quotidianamente attraverso i media. Ma il popolo alza la testa, comprende che ormai c'è poco da perdere: è consapevole di essere vittima di un sistema che non differisce poi tanto dalla tanto odiata schiavitù.

La recessione servirà soltanto a permettere al Marchionne di turno l'instaurazione di altri regimi privi di garanzie per i lavoratori sul modello di quell'assurdo referendum dell'anno scorso a Pomigliano, stabilimento sempre più vicino ad una fine ingloriosa: sembrerebbe infatti che, con il crollo delle vendite delle autovetture nel primo bimestre dell'anno, il supermanager potrebbe decretare la chiusura dello stabilimento campano, visto dalla fabbrica torinese come una palla al piede. Altri disoccupati non possono significare possibilità di rilancio dell'economia. Ed il motivo è facilmente comprensibile.

E' l'effetto dell'avere affidato la guida di un paese a chi ha sentito parlare di lavoro ed impresa soltanto nelle aule universitarie, senza aver mai provato il piacere di sporcarsi le mani: il prezzo da pagare è elevatissimo, le aziende che gettano la spugna sono ogni giorno di più. Ma le priorità sono altre: il tanto agognato pareggio di bilancio deve essere raggiunto anche a costo di qualche suicidio dettato dalla disperazione di chi non ha più nulla da perdere. Nel concreto, l'azione di polizia fiscale, che moltiplica il prelievo ai danni del cittadino, non è corroborata da una pianificazione di ripresa che possa davvero gettarsi la crisi alle spalle: tanto era lecito attendersi da un governo di economisti. Ad aumentare l'aliquota iva, il prezzo della benzina e delle sigarette ci sarebbe riuscita, con tutto il rispetto, anche la vecchietta Annarella. La recessione tirerà a fondo le piccole e medie imprese, da un governo che vanta fior di eccellenze accademiche in campo economico, era lecito attendersi una vera politica di sviluppo per le realtà più importanti dell'economia italiana.

Invece, quotidianamente assistiamo all'impotenza di un manipolo di massoni nel risolvere i problemi del paese, perché il momento richiede esclusivamente la tutela di interessi che non sono esattamente quelli dello stato sociale.

La strategia sembra fin troppo elementare per essere credibile, ma l'unica spiegazione plausibile è che questa serie di misure prive di senso logico siano volte a battere il sentiero per il ritorno al governo della coalizione di centro-destra che si avvierebbe alla vittoria della prossima tornata elettorale. Se è vero che le misure adottate dal governo Monti raddoppiano l'impegno originariamente chiesto dall'unione Europea, al prossimo esecutivo basterà unicamente adeguarle al diktat dell'Europa per rimanere coerente ad una linea politica sovranazionale e, al contempo, farsi bello agli occhi degli elettori.

L'unica speranza, per evitare l'ennesimo disastro, è che gli italiani tengano bene a mente la necessità di un taglio netto con il passato: è finita la stagione dei professionisti della politica, delle clientele, dei personaggi di dubbia moralità ed incerta preparazione, inidonei a recepire le istanze di un paese che cambia.