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Anonimo

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/fornero-chiude-sito-delirio-censura/203115/

La Fornero chiude un sito. Il delirio e la censura

Scritto da Guido Scorza

E’ un provvedimento di una gravità inaudita e senza precedenti quello con il quale il Ministro del Lavoro ha ordinato alla Direzione Provinciale del lavoro di Modena l’immediata chiusura del proprio sito internet.
“Al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli Uffici territoriali, si chiede alle SS.LL. di provvedere alla immediata chiusura del sito internet http://www.dplmodena.it“.

E’ questo il contenuto della nota che il Segretario generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha indirizzato lo scorso 5 aprile all’ufficio territoriale del proprio Ministero.

Un’iniziativa, quella del Ministro Fornero, politicamente inaccettabile e giuridicamente illegittima, sbagliata del metodo e nel merito.

Cominciamo dal metodo.
Quale che fosse il contenuto di talune delle pagine web – evidentemente invise al Ministro del lavoro – è evidente che nulla giustifica la chiusura di un intero sito internet per ottenerne la rimozione dallo spazio pubblico telematico. È esattamente come chiudere un giornale a seguito della pubblicazione di un articolo che si ritiene – a torto o a ragione – diffamatorio. Anzi, peggio. E’ come chiudere un ufficio pubblico perché uno dei dipendenti, funzionari o utenti che lo frequentano si è lasciato andare a qualche considerazione ritenuta inopportuna dal Ministro.

Il sito internet della Direzione provinciale del lavoro di Modena, rendeva accessibili al pubblico – un pubblico di oltre 18 milioni di utenti – migliaia di informazioni e documenti preziosi per i cittadini che ne visitavano le pagine.
Per convincersene è sufficiente visitare alcune delle pagine del sito ancora accessibili nonostante la censura ministeriale: notizie relative ai diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione, informazioni e commenti relativi alla riforma del sistema pensionistico, pagine dedicate alle opportunità di lavoro per gli extra-comunitari o al rinnovo del permesso di soggiorno, solo per fare qualche esempio.

Centinaia di migliaia di contenuti sui quali si è abbattuta la mannaia censorea del Ministro Fornero.

Se la pubblicazione di taluni dei contenuti pubblicati sul sito era, davvero, illegittima – circostanza della quale è almeno lecito dubitare – il Ministero avrebbe potuto – a tutto voler concedere – dare al proprio ufficio indicazioni per la modifica o, a tutto voler concedere, per la rimozione.

Ordinare la chiusura di un sito internet è un gesto dettato o da un delirio di onnipotenza di un Ministro – e/o di un suo dirigente – che ritiene, evidentemente, di essere padrone dell’informazione o da una tanto profonda ignoranza delle dinamiche di circolazione dell’informazione online da risultare grave almeno tanto l’ipotesi del delirio di onnipotenza.

E veniamo al merito.
“Al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo”.

È questa la motivazione con la quale il Ministro del Lavoro ha disposto la chiusura del sito. E’ uno scherzo? Un pesce d’aprile arrivato in ritardo?

Se così non fosse saremmo dinanzi ad uno dei più gravi attentati alla libertà di informazione ad opera di un Governo dal ventennio fascista ad oggi. Un provvedimento che ben avrebbe potuto portare la firma del Ministro per la propaganda di Mussolini o di quello dell’informazione di Saddam Hussein.

“Rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali” è, infatti, solo una parafrasi per dire che il Ministro non gradisce la diffusione e pubblicazione di notizie ed informazioni difformi dalle proprie. Fuori dal linguaggio istituzionale, il Ministro sta dicendo che non ammette che sulle pagine di un sito ricollegabile – in senso lato – al proprio Ministero siano pubblicate critiche ed opinioni contrarie alla propria azione di governo ed al modo di presentarla unilateralmente prescelto dal Ministro e dal suo staff.

È un modo di guardare alla politica, al governo ed alla democrazia degno di un tiranno di altri tempi o del leader militare di una qualche dittatura anti-democratica: ci si sottrare al confronto, alla critica ed al dialogo a colpi di censura ed ordini di cancellazione di informazioni e contenuti sgraditi.

È questa l’idea di sviluppo sociale e democratico che guida l’azione del Ministro Fornero? È urgente che il Premier chiarisca la sua posizione al riguardo, prenda le distanze dal gesto del suo Ministro e la inviti, senza ritardo, a rassegnare le sue dimissioni. Non c’è miracolo economico né riforma del sistema del lavoro – ammesso anche che il Governo dei professori stia lavorando bene per perseguire tali obiettivi – che abbia un senso, se il prezzo da pagare è quello di accettare di risvegliarci in un Paese meno democratico e meno libero di quello nel quale abbiamo vissuto sino qui.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/fornero-chiude-sito-delirio-censura/203115/. 8 aprile 2012

AGGIORNAMENTO 1:

Articolo del 9 aprile 2012:

Fornero, prima la libertà d’informazione

di Guido Scorza – http://www.ilfattoquotidiano.it

Sta facendo discutere la vicenda della chiusura del sito http://www.dplmodena.it ordinata dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali allo scopo – si legge nel provvedimento – “di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo”.

Vale la pena, pertanto, di aggiungere qualche elemento ulteriore emerso nelle ultime ore e soprattutto, qualche considerazione giuridica sull’illegittimità dell’iniziativa del Ministero.

Cominciamo dal sito che è stato chiuso.

Il registro italiano dei nomi a dominio rivela che il dominio è stato registrato – ed è tuttora gestito – da Eufranio Massi, dirigente del Ministero del lavoro ma, prima ancora – e, anzi, forse soprattutto – attento studioso del diritto e delle politiche del lavoro.

Quello chiuso dal Ministero del lavoro, dunque, era un sito privato destinato alla diffusione di informazioni di pubblico interesse.

Il sito, attivo da oltre dieci anni era diventato un punto di riferimento stabile ed affidabile per gli addetti ai lavori, le imprese e i cittadini.

“Negli ultimi 10 anni la Direzione provinciale del lavoro di Modena ha contribuito in modo tangibile alla diffusione della conoscenza sulle novità in materia di lavoro, raccogliendo le più importanti disposizioni normative, giurisprudenziali e dottrinali convogliandole in un unico sito per facilitarne la consultazione.
La cultura nella conoscenza delle leggi può aiutare i soggetti attivi del mercato del lavoro a trovare gli elementi idonei ad una ripresa dell’economia e ad un rilancio dell’occupazione.”.

Si legge in un comunicato stampa della Camera di Commercio di Modena con il quale, nel febbraio del 2011, si annunciava un convegno, per festeggiare i dieci anni di attività del sito, organizzato dalla Direzione provinciale del lavoro di Modena e Reggio Emilia in collaborazione con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Il contenuto del comunicato ed il titolo del convegno, “dplmodena.it – La tecnologia al servizio della conoscenza – 10 anni di informazione in materia di lavoro”, suonano oggi, dopo la chiusura del sito disposta dal Ministero del lavoro, come l’epitaffio di un eroe della libera informazione caduto, anzitempo.

Il provvedimento con il quale è stata ordinata la chiusura del sito sembra giustificarla con l’esigenza “di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali”.

È, tuttavia, sufficiente navigare, pochi minuti in Rete, per avvedersi che i siti internet delle direzioni provinciali operanti in Italia costituiscono un universo variegato in termini di layout, contenuti, colori e nomi a dominio che li contraddistinguono.

Un universo lontano anni luce dal potersi definire “uniforme” e sul quale, tuttavia, la scure censorea del Segretario generale del Ministero del lavoro sembra non essersi abbattuta con la stessa perentorietà con la quale ha colpito il solo sito dplmodena.it al cui gestore è stato ingiunto – val la pena ricordarlo – “di provvedere alla immediata chiusura”.

Ecco qualche esempio.

Il sito della direzione provinciale del lavoro di Savona è ospitato nel sito dell’Unione industriale di Savona, quello di Ferrara – il cui dominio ha la medesima struttura del sito appena chiuso – è anch’esso intestate ad un cittadino privato ed è costruito secondo una struttura ed un layout originale e diverso da ogni altro analogo sito e lo stesso dicasi per il sito della direzione provinciale del lavoro di nuoro il cui dominio, tuttavia è intestate direttamente alla medesima direzione provinciale del lavoro.

Sul sito del Ministero del lavoro è disponibile un lungo elenco di link ad altrettante pagine dedicate alle direzioni provinciali del lavoro operanti in Italia che si presentano poco aggiornate, poco accessibili e, soprattutto, decisamente povere di notizie.

Tanto per fare un altro esempio, la pagina relativa alla direzione provinciale del lavoro di Nuoro contiene il link ad una sola notizia risalente al lontano ottobre 2011 e non contiene neppure un link al sito http://www.dplnuoro.it che, pure – come si è detto – è intestato direttamente alla direzione provinciale del lavoro ed è, dunque, a tutti gli effetti, un sito dell’amministrazione.

Davanti ad un panorama tanto eterogeneo e variegato ed a così poca uniformità nelle modalità di diffusione delle informazioni istituzionali, impossibile non chiedersi perché gli strali del Ministero si siano abbattuti sul solo sito del Dr. Eufranio Massi.

Impossibile respingere il sospetto che dietro all’iniziativa del Ministero si celino istanze censoree relative ai contenuti diffusi attraverso le pagine del sito ora chiuso o gelosie di piccolo cabotaggio da parte di burocrati e funzionari pubblici invidiosi dello straordinario successo del sito “non istituzionale” rispetto a quello del sito del Ministero pure gestito con ingenti risorse di uomini e mezzi.

Nell’attesa che il Ministro del Lavoro, sin qui rimasto in silenzio, nonostante il clamore mediatico e la gravità della vicenda, chiarisca quanto accaduto non ci si può, tuttavia, esimere dal rilevare ciò che, già allo stato, risulta una circostanza obiettiva ed incontestabile: il Segretario Generale del Ministero – con il placet del Ministro salvo che questi non prenda le distanze dall’iniziativa del suo dirigente e non lo rimuova dall’incarico – ha riservato ad una preziosa risorsa informativa un trattamento completamente diverso da quello riservato ad altre dozzine di analoghe risorse presenti online.

Una voce – troppo presto per dire se scomoda o, semplicemente, troppo attiva ed efficiente – è stata messa a tacere, mentre a molte altre si è lasciata la libertà di parola.

E veniamo ora a qualche considerazione giuridica.

Il provvedimento con il quale si è disposta la chiusura del sito dplmodena.it è un provvedimento illegittimo.

Il Ministero del lavoro, innanzitutto, non ha – e per fortuna – alcun potere di disporre la chiusura di un sito – per di più a carattere informativo – di un privato cittadino.

Tale potere, evidentemente – in uno Stato democratico – compete solo ai giudici.

A tutto voler concedere, quindi, il Segretario Generale del Ministero avrebbe potuto chiedere – con una lettera da Amministrazione a privato e non già con una comunicazione diretta ad un proprio dirigente – la cessazione dell’utilizzo del nome a dominio dplmodena.it e/o la pubblicazione, in evidenza, sul sito del carattere non ufficiale del sito stesso.

Anche in tal caso, peraltro, dinanzi all’eventuale legittimo rifiuto di provvedere alla chiusura di una tanto preziosa risorsa informativa, il Ministro avrebbe dovuto ricorrere ai giudici.

In nessun caso, invece, il Ministro aveva il potere di fare ciò che, invece, ha ritenuto di fare: ordinare la rimozione dallo spazio pubblico telematico di un patrimonio informativo di inestimabile valore in assenza di qualsivoglia valida – ammesso che ne esista una – motivazione e facendo leva – perché questo è quanto accaduto – sul rapporto gerarchico esistente nei confronti di un proprio dirigente.

Non esistevano e non esistono, valide esigenze relative all’uniformità dell’informazione istituzionale in un contesto quale quello che si è descritto, incredibilmente disuniforme, eterogeneo e variegato.

Questi sono i fatti e le considerazioni giuridiche che ne discendono.

Tocca ora al Ministro del Lavoro ed al Premier il compito di verificare quanto accaduto, prenderne le distanze provvedendo, immediatamente, ad autorizzare – e l’espressione dovrebbe offendere chiunque creda nella libertà di informazione – la riapertura del sito e, soprattutto, chiarire al Paese se ritengano o meno normale e costituzionalmente sostenibile che, nel 2012, in Italia, si possa ancora assistere ad episodi di censura della libertà di informazione come quello appena consumatosi sotto i nostri occhi.

“C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.

È questa la frase di Henry Ford che campeggia sulle pagine dedicate alla direzione dei sistemi informativi del Ministero del lavoro. Il Ministro Fornero l’ha mai letta?

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/fornero-liberta-informazione-prima-tutto/203214/

AGGIORNAMENTO 2:

Articolo del 10 aprile 2012:

Caso dplmodena: il ministro non sapeva

di Guido Scorza – http://www.ilfattoquotidiano.it

“Io non ho voluto censurare proprio nulla e sto cercando di saperne di più” è questa la dichiarazione rilasciata dal Ministro Fornero nel corso di un’intervista ad Anna Masera de La Stampa a proposito della chiusura del sito dplmodena.it, disposta, nei giorni scorsi, con un atto del Segretario Generale del Ministero del Lavoro.

La notizia, se da un lato, impone di rivedere le critiche all’operato del Ministro con particolare riferimento alle sue ipotizzate istanze censoree, dall’altro, non consente di archiviare la vicenda con un sospiro di sollievo.

Innanzitutto, infatti, l’ordine di chiusura del sito – o almeno la perentoria richiesta di chiusura – è, comunque, partito dal Segretario Generale del Ministero con la conseguenza che l’inconsapevolezza del Ministro, non vale a sollevare il suo Dicastero dalla responsabilità e gravità del gesto: aver ritenuto di poter chiudere dalla sera alla mattina un sito internet di informazione di pubblico interesse per ragioni che, a cinque giorni – benché due festivi – dal provvedimento non sono ancora note neppure al Ministro.

C’è poi un altro dato inquietante: il Ministro dice di non essere stata informata della decisione assunta dal suo Segretario Generale.

Non c’è ragione per dubitarne ma, ad un tempo, la circostanza è sintomatica dello scarso rilievo che il tema della libertà di informazione ha all’interno del Ministero del Lavoro e, forse, più in generale nel nostro Paese.

C’è di che essere convinti che il Segretario Generale del Ministero non avrebbe inviato neppure una lettera di invito ad un party ai rappresentanti dei sindacati senza prima informare il suo Ministro mentre ha ritenuto di poter cancellare dallo spazio pubblico telematico terabyte di informazione in assoluta autonomia.

Si tratta di uno scenario assai poco rassicurante.

Sapere che il nostro Ministro del lavoro non è animato da istanze censoree ma che gli uomini del suo ministero sono convinti che chiudere un sito internet sia come disdire un contratto di fornitura di matite e gomme da cancellare, non è certo confortante.

Sfortunatamente alla stessa conclusione conduce la circostanza che ci sia voluto un pugno di minuti al Segretario Generale del Ministero per richiedere al gestore del sito dplmodena.it “di provvedere alla immediata chiusura del sito internet”, mentre sono ora necessari oltre cinque giorni per “autorizzarne” – ma l’espressione offende chiunque creda nella libertà di informazione – la riapertura.

Senza contare che alle 18.10 di oggi, quando questo post viene inviato per la pubblicazione, sul sito del Ministero non risulta ancora pubblicato neppure un comunicato stampa attraverso il quale venga dato conto dell’accaduto.

Guai, tuttavia, a negare che la vicenda abbia anche dei risvolti positivi.

La Rete, ancora una volta, ha denunciato una possibile aggressione alla libertà di informazione, i giornalisti hanno indagato, un Ministro della Repubblica ha avvertito l’esigenza di rispondere e chiarire – anche se non ancora in modo esaustivo – la sua posizione e, persino, di dar atto della circostanza che il sito internet chiuso dal suo Segretario Generale potrebbe essere riaperto ed, anzi, assunto – in ragione dell’alto numero di consensi manifestati online dai suoi utenti – quale esempio positivo da seguire ed imitare.

C’è sicuramente molto di cui essere soddisfatti.

Un’ultima considerazione è per quanti – a torto o a ragione – hanno trovato troppo dura ed allarmistica la denuncia e ritenuto che prima di scrivere avrei dovuto sentire il Ministro.

Non si può mettere la faccia e la firma su un blog, senza essere disponibili al confronto con i lettori e senza esser capaci di fare ammenda di eventuali errori ed eccessi.

Se così è stato, me ne scuso con il Ministro, ma val la pena, forse, di ricordare che l’intero caso è nato non da supposizioni o ipotesi di lavoro, ma da un atto formale firmato dal Segretario Generale del Ministero del lavoro completo di motivazione.

Commentare, criticare e contestare un provvedimento amministrativo è un’attività che non presuppone nessun necessario confronto con l’autore del provvedimento.

E’ chi ordina la chiusura di un sito di informazione che dovrebbe essere consapevole dell’importanza e della gravità del gesto e preoccuparsi, di conseguenza di verificare che l’atto sia proporzionato all’obiettivo – auspicabilmente legittimo – perseguito e di chiarirne in modo intellegibile le motivazioni.

A questo punto – comunque sia andata sin qui – non resta che attendere l’esito delle verifiche del Ministro e, magari, la riapertura del sito dplmodena.it.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/caso-dplmodena-ministro-sapeva/203501/.