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Anonimo

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/05/05/news/martinelli_parla-34483378/?ref=HRER1-1

“Vista la cartella sono impazzito
tasse ingiuste, serviva un gesto”
Bergamo, l'imprenditore del blitz all'Agenzia delle entrate parla dal carcere. “Non avendo più lavoro non avevo più soldi e questi continuavano a chiedermi di pagare”
di PAOLO BERIZZI

Luigi Martinelli al momento dell'arresto (ansa)

Bergamo, il sequestratore rischia 8 anni
E la Lega gli offre un avvocato di fiducia

VIDEO
Bergamo, il rapitore si arrende
BERGAMO – “Ho fatto un bel casino eh… Ma qualcosa, pota, bisognava fare… È andata così, ho visto la cartelletta che mi hanno mandato a casa, con tutti quei fogli lì, quelle tasse ingiuste. Pagare pagare pagare, e sò 'ndacc fò de co'… (“sono andato fuori di testa”)”. Camicia fresca aperta sul petto, lo stesso gilet da caccia che aveva addosso nel suo pomeriggio di un giorno da cani, ben rasato. Piano terra del carcere di Bergamo, sezione “protetti”. Il sequestratore fai da te Luigi Martinelli alterna frasi in dialetto bergamasco a un italiano essenziale. È in cella da solo, legge un quotidiano locale. Ventiquattro ore dopo la stupidàda, la “stupidaggine”, secondo il suo avvocato Stefano Paganelli l'ha derubricata così, non si capisce bene se sia più preoccupato o più confuso: di certo, salvo chiedere “e ora che mi succede?”, il ribelle delle tasse non sembra particolarmente pentito di quello che ha fatto. I parlamentari leghisti Roberto Calderoli e Giacomo Stucchi lo hanno incontrato in cella. Condannato il folle gesto, volevano capire i veri motivi che hanno portato Martinelli a fare irruzione armato nell'ufficio dell'Agenzia delle Entrate di Romano di Lombardia e a tenere in ostaggio diciassette persone. Un blitz per il quale, capita anche questo, l'ex imprenditore adesso ha persino la sua claque (non solo il suo paese ma addirittura un pezzo d'Italia lo assolve) e in tanti fanno a gara a offrirgli assistenza e avvocati (la Lega Nord
gli ha messo a disposizione Matteo Brigandì). Repubblica riporta il colloquio tra Martinelli e i due esponenti del Carroccio. L'uomo esordisce così: “Avete visto che casino ho combinato?”.

Sì, ma perché l'ha fatto?
“Sono senza soldi e mi sono arrivate tante di quelle tasse da pagare che non ce la facevo più. Tasse ingiuste. Ho pensato: qua bisogna fare qualcosa, un gesto dimostrativo… Sono andato in quell'ufficio e, ci ho pensato dopo, anzi adesso, mi sono sbagliato. Volevo andare da Equitalia, avrei dovuto andare da loro… E invece… Che stupido che sono stato…”.

Perché tasse ingiuste, scusi?
“Io le considero ingiuste. Il canone Rai, per esempio. Non lo pagavo da qualche anno, e poi il resto, le imposte del consorzio di bonifica e altre. Ero esasperato perché non avendo più lavoro non avevo più soldi e intanto questi continuavano a mandarmi cartelle esattoriali da pagare”.

Un debito di 1.000 euro, dice il procuratore capo di Bergamo Massimo Meroni.
“No, gli euro erano 44mila. Sono mancati pagamenti che ho accumulato negli anni. Non pagavo perché, appunto, ritenevo che fossero imposte ingiuste. E mano a mano il debito è cresciuto. Dopo la chiusura della ditta (un'impresa di pulizie) i pochi soldi che avevo li ho dovuti dare a mio fratello per liquidare una parte di eredità. E così sono finito sul lastrico”.

Come le è venuto in mente di fare una pazzia del genere? Le armi, le persone in ostaggio, il colpo di fucile…
“Volevo che qualcuno mi ascoltasse, che si conoscesse la mia situazione. Avevo in mente di fare una cosa dimostrativa ma non sono mai stato nemmeno sfiorato dall'intenzione di fare del male a qualcuno. Lo hanno detto anche gli impiegati, le persone che sono là dentro. Li ho trattati tutti bene, hanno capito anche loro che ero disperato ma non pericoloso” (Martinelli a questo punto critica alcune ricostruzioni stampa secondo le quali avrebbe usato anche modi violenti con gli ostaggi).

Entrare in un ufficio con un fucile a pompa, due pistole, un coltello e cento pallottole nello zaino. Le sembra poco?
“No ma, ripeto, volevo solo fare un gesto dimostrativo. Senza fare male a nessuno. Nemmeno a me stesso. Non è vero, come ho letto oggi sul giornale, che ho detto di volermi suicidare”.

Perché ha sparato un colpo col fucile?
“Per fare vedere che le armi non erano né finte né scariche. Qualche impiegato lo aveva pensato. E così per dimostrare che erano armi cariche ho esploso un colpo in aria”.

È vero che voleva parlare con Monti (ieri il premier ha smentito la notizia secondo la quale giovedì sarebbe stato disponibile ad ascoltare Martinelli)?
“Sì. Volevo incontrare i giornalisti e, tramite loro, rivolgermi a lui. È vero che c'è il debito pubblico ma Monti sta affamando la gente: basta leggere i giornali per vedere come è la situazione. Ogni giorno c'è qualcuno che si spara perché non riesce più a andare avanti, soprattutto piccoli imprenditori come ero io un tempo. Il problema mio, come di tanti altri, è che la ragione per cui vivo da quando avevo 14 anni – il lavoro – non c'è più. Però intanto le tasse aumentano. Succede che uno lavora tutta la vita e poi, di colpo, ti portano via tutto quel poco che ti è rimasto con le tasse”.

Stava lavorando nell'ultimo periodo?
“Chiusa l'azienda, in pratica ero rimasto solo io: andavo avanti e indietro da Milano col furgoncino a fare le pulizie, ma non ci stavo più dentro. Non sapevo più come andare avanti e nemmeno come saldare quei debiti. Quando mi sono trovato sotto il naso quei fogli con le somme da pagare allo Stato non ci ho più visto, sono andato fuori di testa e sono partito. Lo so che, dopo quello che ho fatto è difficile dimostrarlo, ma sono una brava persona…”.

Mai avuto altri problemi con la giustizia o col fisco?
“Una storia di evasione fiscale negli anni '90. Dovevo pagare una multa, c'erano ancora le lire. Alla fine, grazie al condono, me l'ero cavata con dieci milioni di lire”.

Come l'hanno accolta gli altri detenuti?
“Bene. Appena sono arrivato mi hanno offerto schiuma da barba, lamette, biscotti e acqua”.