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IMU, ECCO QUATTRO MODI PER DISOBBEDIRE AL FISCO

di GIORGIO FIDENATO*

L’Imu è tra le più insopportabili imposte che si possano pagare: tocca la casa – ovvero ciò che di più caro si possiede – e che per essere comprata o costruita è stata comunque vessata da altre imposte. Nelle seguenti righe si vuole sottoporre all’attenzione dei movimenti indipendentisti una proposta di disubbidienza fiscale nei confronti dello Stato centralista italiano. Propongo allora di concentrare la nostra attenzione su questa tassa. Bisogna innanzitutto precisare che è figlia della vecchia maggioranza e che Monti ne ha solo anticipato l’entrata in vigore di 2 anni. Una seconda precisazione è che lo Stato si è riservato di apportare delle modifiche alle aliquote in funzione dell’entità delle risorse che riuscirà ad introitare con la prima rata, modifiche che potranno essere in aumento o in diminuzione in funzione al raggiungimento degli obbiettivi di incasso previsti.

La caratteristica di questa nuova tassa è che essa viene divisa fra le casse dello Stato e quella comunale. Quindi, quando noi a giugno si andrà a pagare la tasse avremo che alcune somme sono legate a dei codici tributo che andranno allo Stato ed altre somme legate a dei codici tributi che andranno al Comune.

Più precisamente abbiamo che verranno tassati i proprietari delle seguenti categorie di proprietà:

1. Casa di abitazione principale;

2. Fabbricati strumentali all’attività agricola;

3. Terreni agricoli;

4. Aree fabbricabili;

5. Altri fabbricati che non siano le abitazioni principali.

La norma stabilisce poi che i proventi derivanti dalla tassazione dell’abitazione principale e dei fabbricati rurali sono di esclusivo appannaggio del Comune, mentre le somme derivanti dalla tassazione dei terreni agricoli, delle aree fabbricabili e degli altri fabbricati diversi dalle abitazioni principali, saranno equamente divise al 50% tra Comune e Stato centrale. L’agenzia delle Entrate ha assegnato questi codici:

1. 3912 – IMU abitazione principale – Comune;

2. 3913 – IMU Fabbricati Rurali – Comune;

3. 3914 – IMU Terreni agricoli – Comune;

4. 3915 – IMU Terreni Agricoli – Stato;

5. 3916 – IMU Aree Fabbricabili – Comune;

6. 3917 – IMU Aree Fabbricabili – Stato;

7. 3918 – IMU Altri fabbricati – Comune

8. 3919 – IMU Altri fabbricati – Stato.

Quindi riassumendo abbiamo che solo le somme relative ai codici tributo:

– 3912;

– 3913;

– 3914;

– 3916;

– 3918,

andranno al Comune, mentre

– 3915;

– 3917;

– 3919,

andranno allo Stato.

Una complicazione ulteriore però è dovuta che lo Stato, furbescamente, ha imposto come mezzo di pagamento solo l’F24, cioè il pagamento va all’Agenzia delle Entrate (quindi Stato Centrale) ed ha abolito la possibilità di pagare con il bollettino postale che di solito andava direttamente sul conto del Comune in cui i beni immobiliari erano censiti. Ulteriore complicazione è poi rappresentata dal fatto che recentemente il buon Monti ha centralizzato tutte le tesorerie comunali delle regioni a statuto ordinario, portando di fatto la cassa a Roma (cosa che non succede per quelle a statuto speciale). Quindi, tenendo conto di tutte queste situazioni, quali potrebbero essere lo proposte di disubbidienza fiscale da attuare e chiedere di attuare ai cittadini che risiedono nelle nostre comunità?

La situazione così presentata dà la possibilità di attuare diversi gradi di disobbedienza e che potrebbero portare a reazioni diverse da parte dello Stato.

Prima proposta – Non pagare la prima rata e regolarizzarla con la seconda.

Questa proposta è stata fatta dai Tea Party ed ha lo scopo preciso di far saltare la cassa agli enti ricevitori della tassa. Se gli Enti a giugno non ricevono niente, avranno sicuramente problemi di cassa con tutti gli annessi connessi che si può immaginare. Il contribuente, per non subire ripercussioni, viene invitato a saldare l’imposta a dicembre pagando una sanzione del 3,75% sul dovuto (cioè della sola rata di giugno) a cui vanno aggiunti gli interessi del 2,5% su basa annua sulla somma non versato per i giorni che intercorrono tra la data del dovuto versamento e quella dell’effettivo versamento.

Seconda proposta – Non pagare la prima rata solo nella parte relativa allo Stato, mentre pagare quella relativa al Comune.

Lo scopo di questa azione è di far mancare le risorse allo Stato centrale, ma non al Comune, di cui si vuole invece continuare a farlo vivere. Quindi si tratta di prendere l’F24 elaborato dal CAF o dal commercialista, individuare i codici tributo 3915, 3917 e 3919 e non riportarli su un nuovo F24 dove verranno riportati solo i codici tributo 3912, 3913, 3914, 3916 e 3918 e le relative somme. I codici e le somme relative al primo acconto dei codici tributo 3915, 3917 e 3919 verranno conservate per essere pagate nel secondo acconto di dicembre con il calcolo della sanzione e degli interessi.

Terza proposta – Pagare la prima rata al solo Comune, inglobando nella parte del Comune anche la somma che andrebbe data allo Stato.

Lo scopo di questa proposta è quello di far capire che ne abbiamo le scatole piene dello Stato Centrale che non lo vogliamo più mantenere. Si tratta quindi di individuare nell’F24 compilatoci dal Caf o dal commercialista, le somme dovute, se ovviamente sono presenti, per:

1. codice 3915 e sommarla nell’importo relativo al codice 3914 (sono le somme dovute per terreni agricoli). Con questa azione daremo tutti i soldi dovuti ai terreni agricoli allo Comune e niente allo Stato centrale;

2. codice 3917 e sommarla nell’importo relativo al codice 3916 (sono le somme dovute per le aree fabbricabili). Con questa azione daremo tutti i soldi dovuti per le aree fabbricabili al Comune e niente allo Stato centrale;

3. codice 3919 e sommarla nell’importo relativo al codice 3918 (sono le somme dovute per altri fabbricati). Con questa azione daremo tutti i soldi dovuti per gli altri fabbricati al Comune e niente allo Stato centrale.

Con questa azione di fatto non abbiamo commesso nessuna violazione, ma al massimo abbiamo sbagliato i codici utilizzati per il versamento dell’imposta. Quando fra alcuni anni ci comunicheranno che non abbiamo pagato la parte relativa allo Stato, chiederemo, dimostrando che abbiamo pagato l’intera somma dovuta al Comune, che ci sgravino l’importo e la sanzione in quanto abbiamo erroneamente versato tutto al Comune. Non abbiamo quindi commesso alcuna omissione, ma solo sbagliato l’individuazione dei codici tributo utilizzabili per il versamento.

Quarta proposta – Versare tutto al Comune ma tramite bonifico, su un suo conto corrente che non sia il conto corrente della tesoreria.

Poiché siamo malefici (siamo costretti ad esserlo visto lo Stato che ci troviamo di fronte) e poiché tutti i pagamenti sono accentrati, con il sistema della delega di pagamento F24, all’Agenzia delle Entrate, e poiché capiamo che se le nostre iniziative avessero successo lo Stato, che a quel punto ha sempre in mano i nostri soldi attraverso lo strumento del F24, potrebbe bloccare il tutto e tenersi arbitrariamente i soldi per farsi le sue opportune trattenute, proponiamo che tutti i contribuenti (a questo punto chiediamo a tutti gli indipendentisti seri di darsi da fare nei propri comuni per individuare i conti correnti NON DI TESORERIA dei Comuni) a versare l’intera somma dovuta (anche la parte dello Stato) direttamente al Comune. Siamo certi che i Comuni hanno più di un conto corrente, oltre a quello di tesoreria.

Nella pratica si tratta di fare preventivamente quanto descritto nella terza proposta e poi fare un bonifico dell’intera somma al comune. Poi si prende una raccomandata con avviso di ricevimento e si comunica al Comune, allegando la copia del bonifico, che la somma spedita allo stesso era dovuta per IMU divisa fra i vari codici di cui sopra. Possiamo tutti capire che questa quarta proposta è la più dirompente e potrebbe essere soggetta a sanzione perché in questo caso abbiamo consapevolmente evitato di pagare all’Ente Stato la somma a lui dovuta (mentre nella terza ipotesi possiamo trincerarci dietro un errore di utilizzazione di codici), ma è indubbiamente la proposta più forte e dirompente.

In conclusione voglio affermare poche e semplici verità.

La prima è che, giunti nella situazione socio-politica in cui siamo, è da stupidi perdere un’occasione di sfaldamento politico come l’attuale per far emergere le nostre nel dibattito politico le nostre rivendicazioni indipendentiste-secessioniste;

La seconda è che la libertà non te la regala nessuno e, come fece Gandhi, dovremo aspettarci una reazione dello Stato che arreca sempre qualche problema;

La terza è che una classe dirigente che voglia essere tale, non può esimersi dal essere in prima persona artefice, nel bene e nel male, del perseguimento delle proprie idee. Un dirigente politico non può dire “armiamoci e partite”, ma deve dire “ARMIAMOCI E SEGUITEMI”.