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Anonimo

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INQUINAMENTO A TARANTO: C'ERA UNA VOLTA…
Postato il Mercoledì, 15 agosto @ 02:30:00 CDT di davide

DI GIANNI LANNES
Su la testa !

Qui i veleni industriali inquinano aria, acqua, terra e cibo. Ogni giorno uccidono e fanno ammalare persone inermi, soprattutto i bambini. La prima denuncia risale al 1965, mentre, la prima manifestazione ambientalista è andata in onda 42 anni fa. La città nel 1995 è stata segnalata dall’Organizzazione mondiale per la sanità “area a elevato rischio ambientale”, insieme ad altri 11 siti italiani, tra cui Brindisi e Manfredonia in Puglia, a tutt’oggi non ancora bonificati. Il 23 aprile 1998 un decreto del Presidente della Repubblica ha dichiarato “Taranto città ad alto rischio ambientale”. Eppure il governatore Nichi Vendola ha avuto la faccia bronzea di dichiarare pubblicamente che a Taranto non c’è emergenza ambientale”.

Fior di prove – La ricerca più recente del Cnr a firma di Maria Angela Vigotti dell’università di Pisa attesta che a Taranto si muore indiscriminatamente di inquinamento almeno fin dal 1979. La mortalità generale in loco supera del 20 per cento quella regionale, già elevata. La prima condanna in tribunale per “getto di polveri” giunge nel 1982 (quindici giorni di reclusione per il direttore dell’allora Italsider, ad opera dell’attuale procuratore capo Franco Sebastio), la prima condanna per Emilio Riva arriva per i “parchi minerali” nel 2002, nel 2007 Emilio Riva e suo figlio Claudio furono anche interdetti dall’esercizio dell’attività industriale, e fu loro inibita la possibilità di contrattare con la pubblica amministrazione. Nel 2008 il pediatra Giuseppe Merico ha denunciato i risultati di alcune analisi su campioni di latte materno: i neonati succhiano latte con dosi di diossina 25 volte superiori ai limiti imposti a livello internazionale dall’Oms. Un altro studio che analizza il cancerogeno benzo(a)pirene ha scoperto che un bambino di Taranto inala senza volerlo 2 sigarette al giorno (39 pacchetti l’anno). Secondo i dati dell’Inventario nazionale delle emissioni e delle loro sorgenti, “il 92 per cento della diossina prodotta in Italia” fuoriesce dai camini dell’Ilva. Come tralasciare le immense discariche Italsider e poi Ilva dove è stato seppellito di tutto, grazie anche al contributo della Smarin di Giuseppe Grossi (già nel consiglio di amministrazione del San Raffaele del Monte Tabor?). Non è tutto.

Nel Mar Jonio l’Ilva scarica impunemente ingenti quantità di mercurio. Dulcis in fundo: l’inquinamento radioattivo del siderurgico non è stato mai analizzato, ma esiste.

Vogliamo discuterne con Svendola Puglia ora che si approssima la nuova campagna elettorale a livello nazionale?

E’ stato per caso Prodi a capo dell’Iri che invece di risanare l’ex Italsider ha venduto (si fa per dire) per un piatto di lenticchie ai Riva?

Davanti a questa realtà le Istituzioni non hanno saputo o forse voluto tutelare i cittadini, non hanno saputo o forse voluto imporre il rispetto della legalità e del diritto. Il governatore Nichi Vendola non ha saputo far di meglio che pavoneggiarsi nel novembre 2010 in un’intervista sul primo numero della rivista IL PONTE, edita dai padroni del siderurgico.

Ripetiamo la domanda già posta due anni fa, ma ancora senza risposta. Anche lei Vendola ha preso soldi dal clan Riva?