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Richard
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Sabato Scala > BASTA EUROPA – BASTA EURO: Salviamo l'Italia 29 novembre · Modificato

USCIRE DALL'EURO SI, MA IN MODO GIUSTO E CONSAPEVOLE

TRE FALSE E PERICOLOSE AFFERMAZIONI DELLA MAGGIOR PARTE DEI SOVRANISTI 1) SVALUTAZIONE NON E' UGUALE A INFLAZIONE 2) INDICIZZARE I SALARI VA BENE, MA SI FARA’ DOPO 3) NON CI SARA’ INFLAZIONE GALOPPANTE CON L’USCITA DALL’EURO _______________________________________ Analizziamo la PRIMA MENZOGNA: svalutazione non é uguale a inflazione. Secondo le posizioni della maggior parte dei sovranisti (ovvero delle Imprese e liberi professionisti) svalutazione ed inflazione sono scollegati, ma questo é ASSOLUTAMENTE FALSO e lo dimostreremo semplicemente. Diretta conseguenza di questa menzogna è che, sebbene l’indicizzazione non comporti danni per l’economia e sia un bene, non occorre applicarla prima dell’uscita dall’Euro perché non ci saranno aumenti sostanziali dei prezzi. Smentiamo queste due menzogne pericolosissime per i lavoratori dipendenti partendo dalla presunta indipendenza tra inflazione e svalutazione. Svalutazione é, tecnicamente, una “perdita del valore di una moneta”. Se una moneta perde valore lo perde rispetto a qualcosa, ovvero ad altre monete e quindi rispetto a monete estere. Con il ritorno alla moneta sovrana tutte le monete non italiane saranno straniere e, quindi, la perdita di valore della nostra moneta comporterà un aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti importati. L'Italia, come é noto, non dispone praticamente, di alcuna materia prima e, quindi, una svalutazione comporterebbe un aumento dei costi di produzione che verrebbe interamente scaricato sul prezzo del prodotto salvo non agire sul costo del lavoro diminuendo i salari. Una svalutazione della moneta sovrana, produce o un aumento dei prezzi e la conseguente inflazione, oppure un’azione di riduzione dei salari, qualunque sia il regime economico. Analizziamo la SECONDA MENZOGNA: l’indicizzazione dei salari si farà dopo l’uscita Una indicizzazione dei salari va adottata, per quanto prima detto, prima dell’uscita dall’Euro perché il primo teorema sulla indipendenza inflazione-svalutazione è una menzogna. Ma perchè i Sovranisti (ovvero le imprese che sostengono la maggior parte dei movimenti sovranisti) spingono per uscire senza indicizzare i salari? La risposta è semplice: le imprese hanno impiegato, 30 anni fa, tutto il loro potere contrattuale e politico per eliminare la indicizzazione in quanto ad un aumento del prezzo dei prodotti con la conseguente inflazione, corrispondeva l’obbligo di aumentare gli stipendi facendo perdere il vantaggio di lucrare sul costo del lavoro virtualmente diminuito con la perdita di potere di acquisto dei salari. Gli stessi sovranisti affermano che le imprese non hanno alcun interesse ad impoverire ulteriormente i dipendenti perché, così facendo, impoverirebbero la domanda probveniente dal mercato interno, ma anche questa osservazione è falsa e lo dimostra lo stesso motivo per il quale le imprese vogliono uscire dall’Euro. La svalutazione, con la perdita di valore della moneta sovrana, favorisce la diminuzione del prezzo delle merci prodotte in Italia e, quindi, le rende più competitive sui mercati esteri. E’ evidente che in questa prospettiva ciò che accade al mercato locale con impoverimento dei salariati non interessa affatto. L’obiettivo, anzi, è costruire una nuova Cina in Italia ove i lavoratori dipendenti vengono sfruttati per produrre merci a basso costo solo per il mercato estero. Ovviamente le imprese non hanno alcun interesse ad introdurre la indicizzazione che resta solo una falsa promessa (per altro posta in un non ben determinato futuro) necessaria solo per assicurarsi la collaborazione di tutti nel progetto antieuropeista. Come si è fatto per 30 anni, con la scusa delle difficoltà economiche e della necessità di flessibilità e costo del lavoro basso, la indicizzazione non verrà reintrodotta mai anche perché i lavoratori in stato di povertà e dipendenza sono più deboli e disposti ad accettare condizioni di lavoro sempre più schiaviste. Vediamo la TERZA MENZOGNA: con l’uscita dall’Euro non ci sarà un aumento dei prezzo o sarà contenuto. I ragionamenti sopra illustrati adottati dai sovranisti, come abbiamo dimostrato, sono lampantemente menzogneri oltre che essere volutamente e fraudolentemente errati. Ciò che, però, aggrava ancor più le conseguenze di tali ragionamenti è che essi sono fatti considerando il mercato italiano come un mercato in cui vige la concorrenza perfetta ed ignorando che esso è fatto da una infinità di cartelli che gestiscono tutta la filiera della produzione. Il trasporto merci, la distribuzione, la intermediazione , il carburante, le assicurazioni sono solo alcuni dei più noti cartelli che notoriamente gestiscono i prezzi al di là di qualunque logica concorrenziale e di mercato. In pratica tutte le fasi della produzione trovano,proprio nei punti nevralgici, eesiste un cartello che impone prezzi senza alcun collegamento alle logiche di mercato, di conseguenza un aumento in uno qualsiasi dei punti della filiera produce un aumento dei costi che ricade immediatamente sul prezzo al consumo. Ma su quale base vengono aumentati i prezzi in regime di cartello (tecnicamente noto come oligopolio)? Nei regimi in cui manca la concorrenza, ciò che conta è solo l’interesse dei cartelli a far pagare i massimo prezzo possibile al mercato. Tale limite è, praticamente, condizionato solo dal massimo prezzo che l’acquirente può spendere, semplicemente perché non ha altra possibilità di acquisto se non un fornitore del cartello. Tutti sappiamo cosa questo comporta sui prezzi. Facciamo l’esempio del prezzo del carburante. Quando ci sono annunci di aumenti (e parlo solo di annunci), i prezzi del carburante schizzano sopra le medie internazionali, ma quando le cause vere o fittizie degli aumenti finiscono, i prezzi non scendono mai. Considerando che il trasporto merci in Italia, avviene prevalentemente su strada, ciò si ripercuote indirettamente sull’aumento dei prezzi lungo tutta la filiera produttiva e comporta sempre con un aumento del prodotto finale e quindi con un aumento della inflazione.