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Il Sole se ne frega

Ormai siamo a 439 giorni senza macchie (spotless days), anche se non consecutivi, dall'inizio del minimo: un valore che pone tale situazione molto vicina all'ottavo posto dal 1849 riguardo al numero complessivo di spoless days .
È evidente come le principali previsioni ufficiali riguardo alla ripartenza dell'attività geo-magnetica solare siano state abbondantemente sbagliate per difetto: il sole per ora rimane in stand-by, rispetto a tutti i principali indici misurati. Oltre alle macchie solari, anche l'A-index ed il Solar-flux continuano a rimanere bassissimi.

Le macchie che si formano sulla superficie della nostra stella sono parti più fredde rispetto alle circostanti, ed indicano una forte attività geo-magnetica. Quando il sole è più attivo magneticamente, il numero di macchie aumenta e per molti studiosi questo comporta conseguenze anche per il clima terrestre, che va incontro ad una fase più calda. Se invece l'attività geo-magnetica solare è bassa, e quindi il numero di macchie è pari a zero o molto esiguo, allora il clima del nostro pianeta subisce un raffreddamento. Almeno stando alle teorie più accreditate.

Nel passato vi fu un periodo in cui non si osservarono macchie sulla superficie del Sole per addirittura 70 anni, dal 1645 al 1715 (minimo di Maunder). Durante tale lungo intervallo di tempo si manifestarono alcuni degli effetti più violenti del raffreddamento noto come PEG, Piccola Era Glaciale. Le temperature toccarono valori minimi davvero notevoli, e vi furono alcuni degli inverni più rigidi di tutta la PEG.
Molti studiosi hanno associato le due cose, con notevoli prove a sostegno della tesi, come la quasi perfetta corrispondenza tra l'attività geo-magnetica del sole e la temperatura media della Terra.

Il minimo che stiamo vivendo, tra il ciclo 23 ed il ciclo 24, sta iniziando ad assumere le caratteristiche dei cicli solari più lontani, cioè quelli dal numero 10 al numero 15, in cui l'attività geo-magnetica solare era davvero bassa, come le temperature medie terrestri.

Nonostante tutto ciò, i principali centri di studio come il SIDC (Solar Influences Data Analysis Center) situato in Belgio, il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) famosissimo centro di studi meteo-climatici americano, ed anche il più piccolo Osservatorio Astrofisica di Catania, stanno facendo a gara nelle ultime settimane per identificare macchie solari. Spesso, a dir la verità, dando l'impressione di arrampicarsi sugli specchi, giudicando come macchie perturbazioni della superficie solare davvero minime e velocissime a scomparire. Ma soprattutto contraddicendosi a vicenda, per cui oggi abbiamo addirittura tre versioni diverse sul numero di giorni spot-less nelle ultime settimane.

Quello che è interessante è che questa sorta di stagione di caccia alle macchie solari apre alcuni problemi di difficile soluzione. Quando noi parliamo di periodi come il Minimo di Maunder, o quello di Dalton (1790-1810), o di Spoorer, di Olt, di cosa stiamo parlando?
Perché di certo sappiamo che corrisposero a periodi in cui furono osservate pochissime macchie solari: ma con quale criterio e soprattutto con quali strumenti?
Se oggi i super-tecnologici centri astronomici litigano per l'individuazione di macchie minuscole, cosa ci assicura che in passato tali macchie non sarebbero state considerate degne di considerazione?
E se fosse così, il minimo che stiamo vivendo assumerebbe ancora di più le proporzioni di un minimo importante, come quelli precedenti al 1900.

Aldo Meschiari

http://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=18660

…mentre la NASA, martedì 23 sett. darà una conferenza… http://www.nasa.gov/home/hqnews/2008/sep/HQ_M08176_Ulysses_teleconference.html :hihi: