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Messico: cercano di rubare greggio dall'oleodotto, 27 morti e 50 feriti
Decine di case ridotte in cenere a San Martin, a circa 90 km dalla capitale

WASHINGTON – Una strage per colpa dei ladri di petrolio. Almeno 27 i morti, tra cui dodici bambini, oltre 50 i feriti e decine di case incenerite in una devastante esplosione. Il disastro è avvenuto nella città di San Martin – 90 chilometri a est della capitale messicana – ed è stato provocato da una delle bande che sottraggono il greggio alla compagnia Pemex. Un fenomeno trasformatosi in una vera industria parallela con il coinvolgimento dei narcos.
INCENDIO – Erano le 5,30 dell’alba di domenica quando una potente deflagrazione, seguita da un incendio, ha investito un’area con un raggio di tre chilometri a San Martin, vicino a Puebla. Le fiamme hanno avvolto una trentina di case sorprendendo le vittime nel sonno. La polizia ha trovato vicino a una pipeline danneggiata un veicolo con cinque persone carbonizzate. Gli investigatori non escludono che siano stati loro a innescare l’esplosione mentre cercavano di trafugare il petrolio.

FURTI – Dal 2008 i furti sono cresciuti a livello esponenziale: secondo la compagnia nazionale Pemex viene sottratto quasi il 10 per cento della produzione. Petrolio poi venduto sul mercato interno o contrabbandato negli Stati Uniti. Un anno fa diverse società statunitensi sono state incriminate per aver acquistato greggio rubato. I predoni – secondo quanto ha rivelato al Corriere della Sera un esperto di sicurezza incontrato di recente a Laredo – usano diversi sistemi. Se hanno tempo, cercano un edificio (una casa, un capannone) in prossimità degli oleodotti, quindi trivellano e creano una loro pipeline che succhia il greggio. Con grande tranquillità lo caricano su autocisterne che raggiungono dei depositi. Per sfuggire ai controlli utilizzano camion della Pemex e veicoli clonati: hanno i colori e logo della compagnia messicana. Il secondo metodo è più rapido e pericoloso: perforano la conduttura in luoghi aperti e portano via quello che possono. Di recente la polizia ha scoperto in un quartiere di Città del Messico un tunnel lungo 150 metri che arrivava a una pipeline. Bastava un niente per causare una tragedia.

NARCOS – Sempre in base alle informazioni da noi raccolte in Texas nel «giro» sono coinvolte decine di «società» – in realtà gang – che hanno contatti negli Stati Uniti. Altri furti avvengono grazie alle complicità di dipendenti infedeli. Alcuni di loro sono stati arrestati: tra questi un ex generale che avrebbe dovuto coordinare la sicurezza delle pipeline. Frequenti anche gli agguati contro il personale della società. Chi si oppone viene assassinato. Nell’affare sono entrati in modo spavaldo anche i narcos e in particolare i Los Zetas, ex braccio armato del cartello del Golfo. La loro influenza è forte negli Stati di confine con gli Usa – in particolare Taumalipas -, dunque cercano di guadagnare dal contrabbando. I «sicari» partecipano direttamente ai furti e impongono una tassa sui carichi illegali.

Guido Olimpio
20 dicembre 2010
http://www.corriere.it/esteri/10_dicembre_20/messico-rogo-petrolio_2629864a-0c0b-11e0-939a-00144f02aabc.shtml


IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.