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Un articolo di Greenreport:

G20: il nuovo ordine mondiale si orienta alla sostenibilità (qualcuno sparga la voce)

Quello che non è stato messo in evidenza, o che non è stato sufficientemente colto come segnale di effettiva novità di questo vertice a 20 – tanto che alcun giornale italiano gli ha dedicato mezza riga e se non andavamo a leggerci il comunicato rischiavamo di essere disorientati anche noi – è il fatto che si è cominciato a dare indicazioni precise della direzione verso la quale muoversi per uscire dalla crisi. Ecco le parti salienti del documento finale del G20 che non avete letto sui giornali
di Lucia Venturi

LIVORNO. Il G20 per un nuovo ordine mondiale si è chiuso ieri a Londra e ha sancito nei fatti il superamento della formula del vertice tra pochi grandi del pianeta rappresentata dal G7, poi G8, mettendo in evidenza il riconoscimento dell’interdipendenza non solo necessaria ma ormai ineludibile tra il vecchio schieramento rappresentato dall’occidente e il resto del mondo. Le misure approvate dai capi di stato e di governo di 20 paesi che rappresentano l’85% del Pil mondiale sono state definite «un compromesso di portata storica per una crisi eccezionale» da Angela Merkel , che se proprio non l’Onu per le regole mondiali come la stessa cancelliera tedesca auspicava, ha portato a ridefinire criteri condivisi sulla regolamentazione dei mercati e una supervisione dell’Fmi che verrà affidata ad un Financial stability forum che si allarga a tutti i membri del G20 trasformandosi in un Finacial stability Board.

Un accordo che supera le richieste del padrone di casa, Gordon Brown, triplicando anziché raddoppiando le risorse del Fmi, destinando 1100 miliardi a sostegno dell’economia mondiale.
Che è certo altra cosa da quanto chiedeva l´Onu di incrementare gli aiuti ai Paesi poveri, soprattutto se non si interverrà con una radicale riforma degli organismi internazionali che li andranno a gestire e senza la quale sarà difficile che i Paesi poveri possano davvero essere autonomi nelle loro scelte.

Ma quello che non è stato messo in evidenza, o che non è stato sufficientemente colto come segnale di effettiva novità di questo vertice a 20 – tanto che alcun giornale italiano gli ha dedicato mezza riga e se non andavamo a leggerci il comunicato rischiavamo di essere disorientati anche noi – è il fatto che si è cominciato a dare indicazioni precise della direzione verso la quale muoversi per uscire dalla crisi. Che è quella che tiene conto del fatto, come sottolineava qualche giorno fa Barry Commoner, che «senza rilanciare l’ ambiente non si salva l’ economia, senza rilanciare l’ economia non si salva l’ ambiente», concetto a noi molto chiaro, ma che evidentemente non suscita ancora la necessaria attenzione.

Nel documento finale del G20 di Londra, traspare in diversi passaggi, che Barak Obama (e probabilmente anche la Merkel) ha saputo dare un imprinting al vertice, facendo virare le decisioni verso una green recovery, una ripresa economica cioè ispirata ai principi della rivoluzione verde che sta operando proprio negli Usa.

Si legge infatti al punto 4 del documento finale che: «Ci siamo impegnati a fare qualsiasi cosa sia necessaria per (…): promuovere gli scambi mondiali e gli investimenti e respingere il protezionismo, per sostenere la prosperità e costruire una società verde e sostenibile. Agendo insieme per assolvere questi impegni usciremo dalla recessione economica mondiale e potremo prevenire che una crisi come questa si ripeta in futuro».

Più avanti si va poi al punto 21: «Oltre a riformare le nostre istituzioni finanziarie internazionali per le nuove sfide della globalizzazione, abbiamo convenuto sulla opportunità di un nuovo consenso mondiale sui fondamentali valori e principi dello sviluppo sostenibile delle attività economiche. Noi sosteniamo questa discussione su una sora di carta per lo sviluppo sostenibile (di cui già aveva parlato la Merkel, ndr) delle attività economiche al fine di proseguirne l´esame durante la nostra prossima riunione».

Espilcito anche il punto 27: «Abbiamo deciso di fare il miglior uso possibile dell’investimento finanziato da programmi di stimolo fiscale con l´obiettivo di costruire una resiliente, sostenibile, green recovery. Noi faremo questo cambiamento attraverso pulizia, innovazione, efficienza delle risorse, tecnologie e infrastrutture a basse emissioni. Noi incoraggiamo le banche a contribuire al completo ottenimento di questo obiettivo. Noi individueremo e lavoreremo insieme alla realizzazione di ulteriori misure volte a costruire economie sostenibili».

Un impegno «a lavorare insieme, con urgenza e determinazione a tradurre queste parole in azione» e i cui risultati verranno monitorati appunto in una prossima riunione del G20 «prevista entro la fine di quest’anno per l´esame dei progressi dei nostri impegni» (come è scritto al punto 29).

Impegni che già preludono alla volontà di agire anche nei confronti dei cambiamenti climatici e di trovare un accordo alla conferenza Onu. Si legge infatti al punto 28: «Noi riaffermiamo il nostro impegno ad affrontare la minaccia di un irreversibile cambiamento climatico, sulla base del principio delle responsabilità comuni ma differenziate, e per raggiungere un accordo alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Copenaghen nel dicembre 2009».

Dichiarazioni di impegni, certo, che dovranno concretizzarsi in azioni sui cui risultati si tornerà a discutere. Ma un chiaro segnale che almeno qualcuno tra gli sherpa che hanno scritto il documento che poi i 20 capi di stato e di governo hanno sottoscritto, aveva avuto indicazioni ben precise di non tralasciare il concetto chiave cha sta alla base di una ripresa economica che possa mettersi al riparo da prossime crisi: la svolta in senso ecologico dell’economia.

L’unica strada che potrà dare una mano anche a mitigare gli effetti sociali che questa crisi sta provocando e che diventeranno ancora più acuti se non si mette mano anche ai problemi ecologici a scala planetaria.

Insomma quella sedia che avevamo timore potesse rimanere vuota, alla fine è stata occupata dalla sostenibilità. E questa è senza dubbio una buona notizia anche per quei migranti che si sono salvati dal naufragio per rincorrere la speranza di una vita migliore. http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=18897