Rispondi a: Crisi economica mondiale

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ezechiele
Partecipante

Ivan Illich, La convivialità, Milano 1974

Abbandonare l'illusione che le macchine possano lavorare per noi

«Di solito si identificano nel sovrappopolamento, nella sovrabbondanza e nella tecnica indifferente ai suoi sottoprodotti le tre forze che, combinandosi, mettono in pericolo l'equilibrio ecologico.[…]

Il sovrappopolamento accresce il numero degli individui dipendenti da risorse limitate, la sovrabbondanza obbliga ognuno a spendere più energia, e lo strumento distruttivo degrada questa energia senza beneficio.[…]

Il sovrappopolamento è il risultato di uno squilibrio dell'educazione, la sovrabbondanza deriva dalla monopolizzazione industriale dei valori personali, e la cattiva tecnologia è l'inesorabile conseguenza d'una inversione dei mezzi in fini.[…]

Onestà vuole che ognuno di noi riconosca la necessità di porre un limite alla procreazione, al consumo e allo spreco: ma ancor più importa abbandonare l'illusione che le macchine possano lavorare per noi…

L'unica soluzione alla crisi ecologica è che gli uomini capiscano che sarebbero più felici se potessero lavorare insieme per prendersi cura l'uno dell'altro.

Un simile rovesciamento delle idee correnti richiede, in chi l'opera, coraggio intellettuale. »

L'uomo si troverà completamente accerchiato dai prodotti

«Il dibattito condotto dai sostenitori delle varie panacee, i quali ritengono compatibile l'espansione controllata del sistema industriale con la sopravvivenza in equità, può solo alimentare l'illusoria speranza che in qualche modo l'azione umana opportunamente attrezzata possa rispondere alle esigenze del mondo concepito comeTotalità-Strumento.

Una sopravvivenza garantita burocraticamente in simili condizioni significherebbe un'industrializzazione del terziario talmente accentuata, che tutto il pianeta sarebbe guidato da un unico sistema di produzione e di riproduzione pianificato dal centro.[…]

La credenza nella possibilità di tale sviluppo si basa a sua volta su un postulato erroneo, e cioè che “il successo storico della scienza e della tecnologia ha reso possibile la traduzione dei valori in compiti tecnici – la materializzazione dei valori” (Herbert Marcuse). […]

Il ristabilimento di un equilibrio ecologico dipende dalla capacità del corpo sociale di reagire contro la progressiva materializzazione dei valori, contro la loro riduzione a compiti tecnici.

Se questa reazione non ci sarà, l'uomo si troverà completamente accerchiato dai prodotti dei suoi strumenti, chiuso senza via d'uscita. Avvolto da un ambiente fisico, sociale e psichico da lui stesso fabbricato, sarà prigioniero del suo strumento-guscio, incapace di ritorvare l'antico ambiente col quale si era formato.

L'equilibrio ecologico non sarà ristabilito se non riconosceremo che solo la persona ha dei fini e che solo essa può lavorare per realizzarli.»

Il monopolio radicale

«Per monopolio radicale intendo un tipo di dominio di un prodotto che va molto al di là di ciò che il termine solitamente indica. Generalmente si intende per monopolio il controllo esclusivo, da parte di una ditta, sui mezzi di produzione o di vendita di un bene o d'un servizio.

Si dirà che la Coca Cola ha il monopolio delle bibite analcoliche del Nicaragua in quanto è l'unica produttrice si simili bevande… La Nestlè impone la propria marca di cioccolato controllando il mercato della amteria prima, una fabbrica di automobili controllando le importazioni dall'estero, una compagnia televisiva assicurandosi la licenza esclusiva.

I monopoli di questo tipo sono dei pericolosi sottoprodotti dello sviluppo industriale… Questo primo tipo di monopolio restringe le possibilità di scelta del consumatore o addirittura lo fa trovare di fronte a un unico prodotto sul mercato, ma raramente limita in altri sensi la sua libertà.

Un uomo assetato può desiderare una bibita analcolica, fresca e gassata, e trovarsi astretto alla scelta di una sola marca, ma resta libero di togliersi la sete bevendo birra o acqua.

Solo se e quando la sua sete si traduce senza possibli alternative nel bisogno forzato, nell'acquisto obbligatorio d'una bottiglietta di una certa bibita, soltanto allora si installa il monopolio radicale.

Non intendo il dominio di una certa marca, ma la necessità industrialmente creata di servirsi di un tipo di prodotto. Si ha monopolio radicale quando un processo di produzione industriale esercita un controllo esclusivo sul soddisfacimento di un bisogno pressante, escludendo ogni possibilità di ricorrere a tal fine, ad attività non industriali.»

La società produce la propria distruzione
«La società, una volta raggiunto lo stadio avanzato della produzione di massa, produce la propria distruzione. La natura viene snaturata.

Sradicato, castrato nella sua creatività, l'uomo è rinserrato nella propria capsula individuale. La collettività è governata dal gioco combinato di una polarizzazione estrema e di una specializzazione a oltranza. L'affannosa ricerca di modelli e prodotti sempre nuovi – cancro del tessuto sociale – accelera a tal punto il mutamento da escludere ogni ricorso ai precedenti dome guida per l'azione.

Il monopolio del modo di produzione industriale riduce gli uomini a materia prima lavorata dagli strumenti. E tutto questo in misura non più tollerabile.

Poco importa che si tratti di un monopolio privato o pubblico: la degradazione della natura, la distruzione dei legami sociali, la disintegrazione dell'uomo non potranno mai servire uno scopo sociale. […]

Si determineranno le soglie di nocività dell'attrezzatura sociale, il punto in cui questa si rivolge contro il proprio fine o minaccia l'uomo: si limiterà il potere dello strumento.»

http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2008/01/porre-un-limite-alla-procreazione-al-consumo-e-allo-spreco.html