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Anonimo

http://www.repubblica.it/ambiente/2012/02/24/news/allevamenti_orsi_bile_cina-30437761/

“Basta orsi torturati Video 1
negli allevamenti della bile

http://video.repubblica.it/natura/cina-cresce-la-rabbia-per-gli-orsi-torturati/88911?video

Nuova offensiva degli ambientalisti cinesi contro le fattorie in cui i plantigradi vengo maltrattati per estrarre loro il succo secreto dalla cistifellea, tra le materie prime della medicina tradizionale. E, a sorpresa, i media di Pechino danno contro delle loro iniziative
dal nostro corrispondente GIAMPAOLO VISETTI
Lo leggo dopo

PECHINO – Sale in Cina la protesta contro l'estrazione della bile dagli orsi. Il succo secreto dalla cistifellea dei plantigradi è tra le materie prime della medicina tradizionale. Da secoli, in Oriente, è considerato un ricostituente e un farmaco prodigioso. Peccato che per ricavarlo si debba operare sugli animali vivi, sottoponendoli a penose agonìe. Fino ad oggi i cinesi, da sempre cultori degli estratti animali e vegetali, non si sono mai lasciati impressionare dal rispetto delle bestie. Mangiano qualsiasi specie, comprese quelle domestiche, protette o in estinzione, valutando esclusivamente la percentuale di proteine contenuta nella carne.

http://video.repubblica.it/natura/cina-cresce-la-rabbia-per-gli-orsi-torturati/88911?video

La sensibilità generale però sta cambiando: si moltiplicano coloro che si oppongono alla macellazione dei cani, tra le ricette predilette in molte regioni, mentre nelle ultime settimane sono nati decine di comitati che puntano a difendere anche la vita degli orsi. Nel mirino della nuova opinione pubblica animalista, alimentata dalla Rete, è finita in particolare un'azienda di Huian, nella regione del Fujian. L'industria farmaceutica “Guizhentang” è tra i primi produttori nazionali di bile di orso. Alleva circa 500 animali-cavia, ma per quotarsi alla Borsa di Shenzhen ambisce ad aumentare il numero fino a 1200, triplicando i ricavi. Un'inchiesta ha rivelato che nel suo allevamento gli orsi sono tenuti in condizioni disastrose e che per l'estrazione della bile sono sottoposti a torture quotidiane.

Travolta dalle accuse, la società ha invitato un gruppo di settanta giornalisti cinesi ad effettuare una visita nei suoi laboratori, assicurando che il tour sarebbe stato trasparente. Sebbene i media cinesi siano controllati strettamente dalle autorità del partito comunista, sempre più collegato al grande business, l'esito dell'incontro si è rivelato disastroso. Secondo la “Animal Asia Foundation” di Hong Kong, i cronisti sono stati ammessi nei laboratori “Guizhentang” solo a piccoli gruppi e per non più di tre minuti. Le domande non erano ammesse e il sopralluogo si è trasformato in una messinscena. Un video girato clandestinamente mostra un orso adescato da un inserviente in una micro-gabbia. Sfinito dalla fame, per raggiungere il cibo è costretto a piegarsi, restando imprigionato in una posizione che non gli consente più di muoversi. Si vede un inserviente inserire un tubo nella cistifellea dell'animale, da cui nel giro di un minuto sgorga la dose di bile.

Gli animalisti cinesi denunciano che la società, in occasione della visita, abbia selezionato solo gli orsi presentabili e in grado di reggersi in piedi, e dopo averli sedati chimicamente. Le sofferenze per le sevizie a cui sono sottoposti porterebbe in realtà gli animali a morire nel giro di poche settimane. L'azienda farmaceutica si difende assicurando che il processo è al contrario del tutto indolore e che i loro capi conducono una vita assolutamente normale. Un altro video, che sta facendo impazzire la Rete, mostra un giornalista mentre domanda al veterinario dell'allevamento come faccia ad essere sicuro che gli animali non soffrano. “Tu non sei un orso – risponde il dottor Zhang Zhijun – come fai a sapere che sentono male?”. Milioni di cinesi non sono affatto convinti, come assicurano i produttori di bile, che sia “come mungere una mucca”.

I comitati chiedono che il governo di Pechino ponga fine allo scandalo delle “fattorie degli orsi da bile” e le proteste si saldano con quelle in atto a favore della tutela di altre specie. Da poche settimane una nota catena cinese di hotel di lusso ha bandito dai propri menù le ricette a base di pinna di squalo, uno tra i più raffinati piatti nazionali. L'esempio è stato seguito da molti ristoranti, che iniziano ad esporre cartelli in cui spiegano ai clienti che a causa delle mutilazioni i pescecani sono ormai in via d'estinzione. Il fenomeno non ha precedenti, i cinesi cominciano a riflettere sui diritti degli animali e la farmacie tradizionali si rassegnano a puntare sugli estratti delle erbe. Dopo una lotta di anni, e un rapporto internazionale shock, appare in calo anche il commercio di tigri, tartarughe, scimmie e cervi, pressoché sterminati in Asia in quanto considerati miracolosi per la salute umana. Il fatto che i media di Stato diano ora spazio alla campagna per la salvaguardia degli orsi, lascia sperare nella fine dell'estrazione della loro bile. A meno che la domanda del mercato, come denunciano le associazioni di protezione degli animali, non faccia lievitare i prezzi: limitandosi a consegnare alla clandestinità ciò che in Cina ancora può avvenire alla luce del sole.