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I rifiuti in Campania incubo del cavaliere
Anna Pacilli
[3 Giugno 2009]

I quindici da ieri agli arresti domiciliari dopo l’operazione Green si aggiungono ai venticinque indagati nel processo Rompiballe. Forse, siamo solo all’inizio.

L’operazione «Green» della guardia di finanza e della direzione investigativa antimafia di Napoli ha portato quindici persone agli arresti domiciliari. Si tratta di amministratori regionali campani, docenti universitari ed esponenti politici locali, fra i quali spicca il nome di Aniello Cimitile, attuale presidente della Provincia di Benevento, ex rettore dell’università del Sannio e indagato in quanto collaudatore. Sono tutti accusati di falso ideologico per aver dichiarato l’idoneità degli impianti di trattamento dei rifiuti quando erano già sequestrati [perché difformi dai progetti] nonché la loro capacità di produrre cdr [combustibile derivato da rifiuti] e fos [frazione organica stabilizzata] a norma. A realizzare gli impianti, sulla base di appalti banditi dal commissariato di governo per l’emergenza rifiuti in Campania nel 1999, è stato il consorzio [color=#ff0000]Fibe [capofila Impregilo][/color], al quale è stato anche affidato lo smaltimento dei rifiuti in regione dal 1998 al 2005. Secondo l’inchiesta napoletana, le commissioni di collaudo avrebbero dichiarato il falso attestando l’ottemperanza degli impegni previsti dal contratto sottoscritto dalla Regione Campania con [color=#ff0000]Fibe.[/color] Dunque, gli impianti di trattamento dei rifiuti in Campania non hanno prodotto cdr in regola per essere bruciato negli inceneritori né fos a norma di legge per i ripristini ambientali, ma solo le già note «ecoballe», a suo tempo respinte persino dagli impianti di incenerimento tedeschi. E una delle cose curiose che stanno emergendo dall’inchiesta è che, fra i «professionisti» delle commissioni di collaudo utilizzate dalle strutture commissariali, ufficialmente formate da «tutti docenti universitari e professionalità riconosciute», ci sarebbero anche persone con solo la licenza di terza media.
Cosa esca attualmente da questi impianti, per l’appunto classificati come ex cdr e oggi riconvertiti per la tritovagliatura, è materia dell’inchiesta collegata all’inceneritore di Acerra, alimentato dai prodotti di quegli impianti e acceso in virtù dell’ordinanza del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Un’autorizzazione firmata lo scorso 5 marzo perché «di somma urgenza», pur dovendo mantenersi «l’obbligo di provvedere, entro il termine di completamento delle operazioni di collaudo, e ai fini dell’esercizio a regime del termovalorizzatore, all’integrazione del sistema di controllo delle emissioni dell’impianto mediante l’installazione di un sistema di monitoraggio in continuo del mercurio, di un sistema di prelievo in continuo di microinquinanti organici e di un ulteriore sistema di monitoraggio delle emissioni al camino». Ma proprio nelle ultime settimane la guardia di finanza ha acquisito, presso gli uffici del sottosegretario Guido Bertolaso e della [color=#ff0000]Fibe[/color], gli atti della commissione di collaudo dell’impianto di Acerra insieme a quelli degli impianti cosiddetti ex cdr di Caivano, Tufino e Giugliano [Napoli], Santa Maria Capua Vetere [Caserta], Avellino, Battipaglia [Salerno] e Casalduni [Benevento].
E’ questo il filone di inchiesta sui rifiuti campani che fa tremare il cavaliere, e mentre Bertolaso dice che l’inceneritore di Acerra è solo in fase di rodaggio e non ancora in funzione, Berlusconi continuava a ripetere che il termovalorizzatore funziona benissimo e che l’inquinamento è vicino allo zero. Ma c’è un’altra grossa spina nel fianco: il cosiddetto processo «Rompiballe» per smaltimento illecito di rifiuti, che a gennaio ha portato al rinvio a giudizio di 25 persone, fra cui il braccio destro di Bertolaso Marta di Gennaro. Nell’ambito di questo processo, la cui prima udienza è stata rimandata al 15 luglio, il pubblico ministero Maurizio De Marco ha convocato il 21 aprile scorso il sottosegretario Bertolaso, uno degli indagati la cui posizione era stata stralciata dal procuratore Giovandomenico Lepore. Davanti al pm, Bertolaso avrebbe ammesso di sapere che gli impianti non erano in grado di produrre né cdr né fos.

http://www.carta.org/campagne/ambiente/rifiuti/17645

:hehe: