Rispondi a: Dahmanur e le alternative al nostro mondo

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Giorgio
Partecipante

Sono stato per molti anni un membro di Damanhur e ne sono uscito da poco perché ho aperto gli occhi sul fatto che stavo concorrendo a sostenere un sistema di sottile abuso psicologico. E’ sconvolgente vedere quanto danno Damanhur stia arrecando alle persone che hanno incondizionatamente dedicato le loro vite agli ideali e alle aspirazioni sociali del gruppo: persone che in buona fede credono di contribuire alla creazione di una nuova Atlantide, un nuovo modello sociale e un percorso di vita indipendente.
La “macchina” Damanhur è molto sofisticata: presenta un’immagine patinata della vita all’interno della comunità, che per gli esterni è difficile mettere in discussione. Giornalisti e registi sono costantemente tratti in inganno dal suo fascino e ingenuamente perpetuano i suoi miti e le sue menzogne. Internet pullula di colorite recensioni sui suoi eventi culturali, in un flusso infinito di propaganda. I politici del Partito dei Verdi sono visitatori abituali, avallando i suoi progetti ecologici e conferendole un’aura di approvazione da parte dell’establishment. Chiunque potrebbe essere perdonato per aver creduto che essa sia realmente ciò che dice di essere e per aver dato appoggio ai suoi sforzi. Purtroppo questa immagine pubblica perfetta nasconde una realtà che è tutt’altro che spirituale.
Questa comunità “Eco-villaggio” apparentemente democratica, con la sua propria costituzione, le sue scuole e il suo giornale quotidiano, è di fatto strutturata come una piramide gerarchica con a capo il suo leader carismatico, “Falco” – Oberto Airaudi – che, come in tutti i regimi totalitari, decide tutto dietro le quinte. Le Guide “elette” della Federazione sono nient’altro che burattini nominati da lui e votati all’unanimità dai cittadini di Damanhur. Le Guide fanno ciò che Falco vuole, altrimenti vengono allontanate; gli elettori o seguono le sue indicazioni o perdono i loro privilegi.
Gli adepti di Damanhur sono introdotti nella comunità attraverso la “Scuola di Meditazione”, che opera con centri in Italia e all’estero. Essa si propone come percorso spirituale iniziatico che vi aiuterà a scoprire la natura dell’universo; una scuola misterica che vi insegnerà a risvegliare la vostra natura divina e a scoprire i segreti occulti dell’antica tradizione esoterica. La Scuola insegna che non raggiungerete mai l’illuminazione da soli perché avete bisogno di un contesto di gruppo che vi faccia da specchio; di un’interazione di gruppo che vi sostenga nei cambiamenti necessari per migliorare le imperfezioni del vostro carattere. La scuola enfatizza costantemente la prevalenza del gruppo sull’individuo e sottilmente incoraggia i neofiti, con una serie di passi ben studiati, ad abbandonare il loro attuale modo di vivere e ad entrare nella comunità. Molti giovani, convinti dall’accettazione e dall’amicizia istantanea che incontrano nella comunità e nel gruppo della scuola di Meditazione, fanno semplicemente questo: abbandonano la loro famiglia e i loro amici per entrare in Damanhur e costruire ciò che essi credono possa essere una nuova civiltà.
Damanhur vanta il suo Tempio sotterraneo, costruito in segreto dai suoi iniziati nell’arco di 17 anni. La costruzione aggiunge una nota affascinante all’immagine della comunità e attira molte migliaia di visitatori ogni anno. Damanhur ha fatto diventare la sua industria turistica un’arte raffinata. All’interno del complesso sotterraneo, porte segrete e corridoi tortuosi portano a sale finemente decorate con mosaici in marmo, pitture a muro e cupole in vetro. Le cabine per il viaggio nel tempo contribuiscono all’aura fantascientifica, e sfere di vetro per contattare altre parti del pianeta conferiscono un senso di mistero esoterico. E’ difficile non essere ammaliati dall’enormità dell’opera e non credere a tutti i racconti dei presenti sul viaggio damanhuriano nel tempo, sulla ricostruzione di Atlantide, sulla collaborazione con gli alieni e sul contatto con il cosmo.
Ma nonostante il Tempio e il suo profilo artistico molto pubblicizzato, ti basta semplicemente scavare un po’ sotto la facciata di Damanhur per trovare prove inconfutabili che questa nuova società modello ha tutti i meccanismi di una classica setta, sia pure molto sofisticata e complessa. Io credo che sia una delle più insidiose nel suo genere, per la raffinatezza delle sue tecniche di marketing e per la sua incredibile capacità d'ingannare. Damanhur cela molte procedure sui livelli magici ed energetici che solo ora stanno venendo alla luce. Gruppi di ricercatori stanno cominciando ad esaminare i reali effetti sulla salute umana della tecnologia “Selfica” sviluppata da Falco all’interno della comunità. Ogni adepto di Damanhur deve possedere una “Self” personale”: questo è un dispositivo di tecnologia aliena di “Selfica” che si porta addosso ed è prodotto personalmente da Falco. Una “Self personale” di base ha 9 livelli e costa 4500 Euro; gli aggiornamenti annuali costano 500 Euro. I visitatori pagano circa 1000 Euro per “Passaggi” nelle cabine del ringiovanimento, che si presume riequilibrino l’età degli organi interni e rallentino il processo d’invecchiamento. Altre cabine sono usate per curare disturbi patologici sotto il controllo di medici qualificati sulla base che è tutto “sperimentale”, in modo che non si possa pretendere risarcimento legale se le cabine non producono risultati. Non è ancora stata fornita alcuna prova scientifica a sostegno delle pretese che questa cosiddetta “tecnologia aliena” possa curare. I seguaci di Damanhur, comunque, credono fermamente che funzioni e pagano per usarla: di quale migliore raccomandazione possono aver bisogno gli ospiti?
Ci sono molti aspetti di Damanhur riservati ad un gruppo elitario di adepti, all’interno della comunità, in particolare quelli interessati alla “Magia Teurgica” praticata dalla Scuola di Meditazione. Damanhur fu fondata non solo come “esperimento sociale” – sperimentare su chi? Mi chiedo adesso – ma anche come copertura per operazioni magiche ed esoteriche. I rituali sono svolti 24 ore al giorno per controllare entità energetiche e forze divine in certe zone riservate e rigorosamente custodite. Gli adepti di Damanhur credono che queste forze siano sotto controllo e stiano lavorando per l’evoluzione dell’umanità; pochissimi sanno che dietro le quinte questa energia in realtà viene diretta ad altre destinazioni non dichiarate. Per che cosa venga usata, e da chi, non è ancora chiaro, ma sicuramente Falco non è escluso.
Gli adepti sono sottoposti ad un sistema sottile di “riforma del pensiero” attuata dalla Scuola di Meditazione, e al “Tecnarcato”, entrambi miranti a controllare, a mantenere la disciplina e sopprimere la critica all’interno della comunità. L’umiliazione pubblica è usata per generare paura e obbedienza: un sistema di ricompense per il buon comportamento e per il rispetto delle gerarchie assicura che tutti tirino il carro nella direzione voluta. Coloro che non seguono le regole e la disciplina subiscono l’ostracismo dei loro pari e vengono esclusi dalle attività di gruppo. Viene loro chiesto di scrivere lettere di spiegazione al “Vertice” e sono spesso sottoposti ad umilianti sedute di “pubbliche scuse” davanti all’intera Scuola. Ho visto spesso uomini adulti crollare e piangere nell’affrontare questa esperienza traumatica. Tutti i procedimenti disciplinari sono resi pubblici durante gli incontri obbligatori della Scuola di Meditazione che si svolgono il lunedì sera. Gli adepti vivono nella paura costante della disapprovazione da parte di Falco e dei capi della Scuola di Meditazione: sono incredibilmente attenti ad eseguire tutto ciò che viene loro richiesto.
Questo sistema di controllo è imposto in maniera sottile e per un lungo periodo di tempo: all’inizio è quasi impercettibile. Le persone non si accorgono di come vengano manipolate e se criticano il sistema viene loro detto che il problema sono loro. Si dice che sono in qualche modo carenti, non abbastanza integrati, che devono essere meno rigidi e più aperti al cambiamento. Ai neofiti viene detto che è ancora presto e che man mano che la loro iniziazione procederà, essi capiranno meglio e comprenderanno che i loro dubbi erano infondati. Perfino il ricercatore spirituale più intelligente, una volta sfidato su un terreno così intimo, non riesce a capire che cosa stia succedendo. Le persone ripongono convinte i loro sogni e le loro aspirazioni in Damanhur e facilmente cadono preda della sua manipolazione. Nel corso degli anni, lentamente diventano schiavi del sistema, dando tutte le loro risorse economiche, l’eredità di famiglia, l’energia e la forza vitale a ciò che credono salverà il mondo, cioè Damanhur e la sua magia.
La settimana damanhuriana è piena di continui incontri, còmpiti rituali, relazioni da scrivere, studi esoterici, doveri domestici, ore in comunità e lavoro devozionale, oltre al guadagnarsi da vivere. La maggior parte degli adepti vive in un continuo stato di esaurimento; essi mangiano molto tardi di sera nei Nuclei familiari, spesso unendo la cena ad incontri che si protraggono fino a tarda notte. I figli vengono per lo più trascurati, poiché i loro genitori lavorano molto per pochi soldi e cercano di far quadrare tutte le assillanti richieste della Scuola di Meditazione, la loro “Via Spirituale”, le esigenze del Nucleo, il loro lavoro volontario in comunità, con le esigenze di un lavoro regolare. La tassazione interna è alta e gli adepti hanno pochissimo reddito disponibile. Questo riduce la loro mobilità e la capacità di interagire con il mondo: raramente vedono famiglia e figli all’esterno e se lo fanno, spesso si ritrovano a chiedere aiuto economico.
Il livello di stress è alto: gli adepti corrono da un’attività obbligatoria ad un’altra senza quasi avere il tempo di respirare, meno che mai di rendersi conto che sono diventati gli automi di un regime psicologicamente abusante. Alcuni ricorrono a farmaci (prescritti dai medici damanhuriani) per alleviare la depressione causata dalla loro incapacità di far fronte alle pressioni economiche e alle pretese avanzate su di loro. La paura di non saper essere l'adepto perfetto e la mancanza di tempo per le esigenze personali impongono, alla fine, un pedaggio pesante sulla loro salute. Vari adepti hanno tentato il suicidio; uno di loro, membro molto rispettato e di lunga militanza nella comunità, di recente è riuscito nel tentativo. E’ stato trovato morto nel Lago di Vidracco.
E, tuttavia, tutti continuano a sorridere, perché questo è ciò che viene richiesto. Il pensiero positivo, nonostante tutte le prove contrarie, è la regola. “Damanhur è un percorso spirituale che richiede impegno incondizionato”; “La durezza è parte del cammino verso la crescita spirituale”; “Nessuno ha detto che sarebbe stato facile”; “Se non riesci a stare al passo, allora il problema sei tu”; “Damanhur non ha mai torto”. Alla fine accetti tutto perché non hai più la capacità di pensare autonomamente. La fatica fisica di far fronte a tutte le pretese avanzate sul tuo tempo e sulla tua sempre più bassa autostima rende quasi impossibile fare i conti con le infinite contraddizioni della vita damanhuriana. Il costante senso di perplessità trova rifugio nel fanatismo, che è poi alimentato dall'informazione faziosa nel giornale quotidiano di Damanhur, QDq. Molti adepti si isolano e temono sempre più il mondo esterno. Sentendosi sempre inadeguati e sotto costante esame da parte delle autorità di Damanhur, imparano a nascondere i loro veri sentimenti anche se sono obbligati a scrivere due volte al mese relazioni al “Tecnarcato” su ogni aspetto della loro vita intima. Gli adepti sono ridotti a seguaci obbedienti e sottomessi, completamente in soggezione di Falco e terribilmente desiderosi di compiacere.
Una volta integrati completamente nel sistema sociale e iniziati della Scuola di Meditazione, i Damanhuriani non accetteranno discussioni che sfidino il mondo di cui sono diventati parte integrante. Sono così dipendenti da quest’ultimo, sia psicologicamente sia emotivamente, che ogni critica viene percepita come un attacco personale, una minaccia alla loro stessa esistenza. La critica suscita incredibile emozione e rabbia, che è poi diretta, dai capi della Scuola di Meditazione, verso ogni ex-cittadino che critichi pubblicamente la comunità. Gli ex-Damanhuriani che fanno sentire la loro voce sono etichettati come il “Nemico” e sono attaccati con forza, legalmente e finanziariamente, della comunità e dai suoi membri.
Per fortuna, alcuni adepti alla fine aprono gli occhi alla realtà di ciò in cui sono coinvolti, sebbene possano volerci molti anni. In media l’effettivo processo di preparazione all’allontanamento sembra occupare quasi un anno. Ci sono molti pezzi del puzzle che devono essere messi a posto prima che si possa realmente capire ciò di cui si è parte. Ci vuole tempo per uscirne ed è consigliabile tenere per sé la decisione. Se si esprimono pubblicamente dubbi o intenzioni, probabilmente si verrà sottoposti a colloqui di tipo inquisitorio con i capi della Scuola e le Guide della Federazione. Essi o faranno del loro meglio per convincervi a rimanere e per tentare di trattenervi con dimostrazioni d’affetto e di sostegno o, se state creando troppo trambusto, vi chiederanno di andarvene immediatamente. Gli adepti prudenti chiedono di cambiare livello di cittadinanza e praticano una forma di uscita lenta, nell'arco di un periodo di tempo; i più coraggiosi fanno un annuncio a sorpresa ed escono quel giorno stesso.
E’ molto difficile varcare il cancello anche se è sempre aperto. Il senso di identità di un damanhuriano è ben radicato tra le mura della comunità e fuori dal cancello cessa di esistere, insieme con tutto ciò che si è investito nella vicenda. Falco spesso ribadisce che se decidi di andar via, è come se non fossi mai arrivato a Damanhur: tutti i tuoi contributi si cancellano. Immaginate cosa questo possa significare per qualcuno che è entrato a 18 anni ed ha trascorso più di 20-30 anni nella comunità! Andar via richiede un’enorme dose di coraggio. Ti viene detto persino che perderai l’anima. Fino a poco tempo fa solo alcuni Damanhuriani coinvolti ai massimi livelli sono riusciti ad uscirne. In passato coloro che scappavano rimanevano senza sostegno. Fortunatamente la situazione ora sta cambiando e negli ultimi 3 anni più di 40 cittadini sono andati via, incluso un membro fondatore e adepti con una militanza di più di 20 anni. Alcuni di loro hanno creato una rete di supporto in modo che chi è in crisi, all’interno, abbia qualcuno cui rivolgersi se dovesse cercare aiuto.
Nei mesi successivi alla mia uscita da Damanhur ho lottato con il lungo e doloroso processo di ricostruzione della mia vita, del mio senso di me stesso, e della fiducia nella mia capacità di percepire la verità. Mi sento come un profugo nel mondo esterno e tuttavia questo è il mondo cui appartengo veramente. Il danno va molto in profondità e coinvolge anche i miei figli che sono cresciuti nel sistema damanhuriano. Hanno anch’essi confusione e rabbia con cui fare i conti, e un senso di insicurezza. Non credono più nella mia capacità di proteggerli e di distinguere la realtà. Siamo in una confusione psicologica complessa e triste. A volte piango per la disperazione quando penso al danno che ha procurato a tutti noi il mio inseguire il sogno di Damanhur. Non parlo solo della rovina economica della famiglia, ma del mio profondo senso di fallimento personale. Come avevo potuto farmi ingannare da così tante menzogne stupide e ridicole?
Spero che questo Forum possa aiutare gli altri a non lasciarsi irretire da Damanhur come ho fatto io. Forse potrà garantire uno spazio per condividere le esperienze in modo che altri adepti possano confermare i loro dubbi, trovare forza ed anche cominciare a riappropriarsi delle loro vite.

Estratto da: http://www.cesap.net – Forum – Damanhur