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[color=#660033]Giappone in crisi[/color]

Premier Fukuda si dimette e l'ombra della recessione si allunga sul Paese e sul mondo
di Francesco Sisci

È una campana di allarme per l’economia globale già in difficoltà quella che il premier giapponese Yasuo Fukuda ha suonato ieri con le sue dimissioni a sorpresa.

Fukuda infatti ha lasciato dopo un crollo di popolarità di nove punti nei giorni scorsi che lo ha portato al 29% di gradimento, lo stesso livello del mese scorso prima di un rimpasto di governo che gli aveva dato fiato per qualche settimana.

Venerdì però il governo aveva annunciato un nuovo massiccio piano di stimoli finanziari che avrebbe dovuto rimettere in moto l’economia, la seconda al mondo dopo quella americana, già tecnicamente in fase di recessione. Il piano prevedeva una serie di tagli sulle tasse sui redditi e 16,5 miliardi di dollari di spese in più.

Il piano però invece di dare un’iniezione di fiducia alla società accendeva un feroce dibattito in parlamento. Commentatori e oppositori sollevavano dei dubbi sulla sua efficacia e sulla capacità di finanziarlo.

Comunque Fukuda, al governo da meno di un anno, si trovava in una situazione strutturalmente difficile. Il suo partito, il liberal democratico, Ldp, l’anno scorso ha perso la maggioranza nella camera alta, oggi in mano agli oppositori del Partito democratico.

La Camera alta giapponese ha pochi poteri, ma può rendere la vita difficile al governo. L’opposizione, con le elezioni previste per settembre dell’anno prossimo, ha tutto l’interesse di tenere lo Ldp sulla graticola e tentare di vincere il voto.

Lo Ldp l’anno scorso aveva tentato la carta di Fukuda, conservatore moderato, proprio per cercare di erodere i consensi dei democratici. Il predecessore di Fukuda Shinzo Abe era più di destra, specie nella politica estera con la Cina. Fukuda ha invece ha guidato un disgelo politico con il vicino asiatico che ha portato consensi.

Ma la politica estera non basta. Rimane il nodo strutturale del modello economico nazionale, fondato su grandi esportazioni e uno stato sociale molto generoso. Entrambi questi elementi stanno però venendo meno.

Sul fronte interno è la ristrutturazione dello stato sociale l’elemento più doloroso. Esso si riflette in particolare sugli anziani che vedono crollare il loro standard di vita portandone alcuni alla morte di inedia e spingendone altri al piccolo crimine. Questo scandalizza la società giapponese, che ha culturalmente un grande rispetto per gli anziani.

Ora si apriranno gli stati generali dello Ldp per capire chi sarà il successore di Fukuda. Il candidato più gettonato oggi è Taro Aso, ex ministro degli esteri, conservatore “radicale” specie in politica estera.

Sugli esteri però è difficile pensare a un cambiamento di rotta con la Cina. Durante la visita a Tokyo quest’anno del presidente cinese Hu Jintao, l’imperatore del Giappone in persona si è esposto a favore di un miglioramento delle relazioni bilaterali. Impossibile allora che la destra, monarchica, vada contro l’ispirazione del sovrano.

Chiunque sia il prossimo premier egli avrà il difficile compito di fare risorgere le fortune dello Ldp in appena un anno, sotto l’ombra di una recessione globale.

Intanto la scelta del successore prenderà almeno due settimane, e forse si estenderà anche fino a un mese, dando ulteriore incertezza economica globale e sottraendo tempo al prossimo premier per la rimonta di popolarità.

Al momento quindi ci si aspetta un “governicchio” che tenti l’impossibile mentre il partito democratico si prepara ad assumere le redini fra un anno, quando peraltro la situazione economica potrebbe essere meno peggiore di quella attuale.

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