Rispondi a: Il settimo giorno il Professore riposò

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Omega
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Ma lo scopo di Davies va ben oltre la semplice scoperta di eventuali resti di tipo biologico: “[color=#cc0000]Personalmente, mi interessa solo stabilire se la vita ha avuto luogo più di una volta[/color]. Se scoprissimo che si è creata due volte dal nulla, … [color=#0077dd]significa che questo deve essere successo dappertutto nell’ universo[/color]. L’ universo sarebbe formicolante di vita, con ottime probabilità che noi non siamo soli.”

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Non so proprio cosa pensare…
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Soliti effetti della deformazione professionale degli scientisti; gli Evoluzionisti sono tra i “Falsi Profeti“, menzionati nelle Scritture di tutti i popoli, senza nemmeno saperlo. L'Evoluzione che genera la Vita Intelligente e Cosciente di livello pari a quello Terrestre non è possibile, oggi ormai la Scienza, quella vera (o “alternativa”) cerca in altre direzioni e trova tracce d un Disegno intelligente dietro all'Essere e la realtà Terrestre.

Da non confondere la creazione della Vita su diversi Pianeti (vero, possibile) con la presunta creazione dell'universo (invenzione, favola, interpretazione errata delle Mitologie). L'infinito esiste sempre e comunque, indipendentemente dalla presenza o assenza di un Dio che lo governa (o addirittura 'crea'), ma l'Essere umano non può esistere senza un Progetto di qualcuno che deve per forza essere intelligente quanto lui per poterlo concepire, progettare e creare.

Confermo che sulla Terra sono esistite molte forme di vita differenti dal nostro regno vegetale- animale- umano ma la cosa più importante: queste diverse forme (e DNA) non sono nati né per caso né per errore ma c'è sempre un creatore o creatori dietro – anche noi non facciamo altro che Creare tutti i giorni… Ieri l'automobile oggi computer e robot, domani la Vita Biologica e molto altro. Un articolo interessante dal CorSera, testo che non esiste in rete solo su carta:
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[size=19]E l'Alieno creò l'uomo a sua immagine e somiglianza

Uno scienziato sovietico ha scoperto un “secondo livello” dei codici genetici biologici: si tratta di un livello così complesso da rendere assai improbabile la tesi secondo cui la vita si sarebbe autogenerata. Vale a dire: la vita è nata, pare, da un Creatore. Dio? Forse. Oppure da un'intelligenza non divina ma di un altro pianeta: un Creatore alieno. L'ipotesi è affascinante. E se un giorno fossimo noi terrestri, si chiede Carlo Formenti, a popolare un altro mondo di robot capaci di pensare e di riprodursi?
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“Perché ci sono?”. A volte ci sentiamo rivolgere questa domanda imbarazzante da bambini di tre-quattro anni. Un interrogativo precoce che, più che l'intelligenza dei piccoli che la formulano, testimonia la natura pressante del dubbio sulle proprie origini che incalza ogni essere umano. Domanda ” impossibile ” che tocca le stesse radici della coscienza individuale. La filosofia e la psicoanalisi tentano una risposta elaborando il senso dell'unicità dell'esistenza. La religione e la scienza si rivolgono piuttosto al significato delle origini del genere umano e, più in generale, della vita stessa.

Un caso recente dimostra che la vittoria della scienza sulla religione riguarda non la sostanza della risposta, ma il linguaggio in cui viene formulata. I giornali hanno riferito le ipotesi avanzate dallo scienziato sovietico Vladimir Sherbak, studioso di modelli matematici applicati ai fenomeni biologici. Studiando le strutture e i processi molecolari dell'immagazzinamento dell'informazione ereditaria nel codice genetico “universale” ( cioè di quella sorta di “data base” chimico che è comune a ogni forma di vita sul nostro pianeta ), egli avrebbe scoperto l'esistenza di relazioni più arcaiche di quelle sinora note.

Sherbak afferma inoltre di aver individuato delle simetrie nelle relazioni di informazione che costituiscono un “secondo livello” di informazione genetica, di tale complessità da escludere la possibilità che esse siano il risultato di un'evoluzione spontanea della materia. Escluso l'intervento divino, resta solo la possibilità di un prodotto artificiale: la vita sul nostro pianeta sarebbe il risultato del “progetto” di un'intelligenza extraterrestre; esseri razionali provenienti dallo spazio avrebbero seminato i germi della vita sulla Terra.

L'ipotesi non è nuova: l'avevano già formulata, fra gli altri, Francis Crick ( pioniere della ricerca genetica ) e l'astronomo Fred Hoyle. E' facile ironizzare su un punto: se mettiamo gli alieni al posto di Dio non escludiamo affatto l'ipotesi creazionista, la spostiamo solo nel tempo : chi ha creato i creatori ? D'altro canto i fautori dell'evoluzione spontanea della vita ammettono che il livello di probabilità di un evento mostruosamente complesso qual è l'autorganizzazione della materia vivente è bassissimo.

Da un lato essi fanno appello a processi causali talmente improbabili da sfiorare il miracolo ( anche il Caso può essere un nome di Dio ), dall'altro la loro incrollabile fiducia nei modelli teorici dell'origine spontanea della vita, che non si arrende di fronte all'impossibilità di dimostrare che le cose sono andate proprio così, e di spiegare perché, non è molto dissimile da un atto di fede. Di più : gli scienziati ” materialisti ” concepiscono gli organismi viventi come macchine ( sia pure molto complesse ); ma la macchina è il prodotto di un' intenzionalità razionale che l'ha progettata. Perché scandalizzarsi, dunque, se Sherbak ne trae le rigorose conseguenze : se siamo macchine, ci sarà pure qualcuno che ci ha fabbricati.

La scienza non ha soppiantato la religione, ha solo ” tradotto ” l'immaginario umano sulle origini nel linguaggio e nelle metafore della tecnica moderna. Nasce una nuova mitologia : nel passato gli alieni, nel futuro noi stessi al posto di Dio. Religione del codice informatico che trionfa nel programma dell'Intelligenza artificiale: costruire macchine capaci di pensare e, perché no?, riprodursi. Così un giorno, forse, toccherà a noi il ruolo di “inseminatori” della vita su qualche lontano pianeta.

Carlo Formenti
Corriere della Sera, supplemento “7” pagina 20. del 4/3/1989
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[color=#0099ff]Inoltre[/color]: Intelligent Design: The Origin of Biological Information and the Higher Taxonomic Categories
By: Stephen C. Meyer –> http://www.discovery.org/scripts/viewDB/index.php?command=view&id=2177 . . . [color=#0077dd]Aggiungo pure questa[/color]… :
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Rassegna stampa, articolo tratto da Il Foglio edizione del 3 novembre 2005 in merito alla polemica tra creazionisti ed evoluzionisti dal titolo Evoluzione miope. Nella conclusione viene citata una frase del Prof. F. Crick, premio Nobel scopritore della struttura del Dna:

“L’origine della vita appare quasi un miracolo, tante sono le condizioni che hanno dovuto essere soddisfatte perché essa potesse avere inizio”. Un miracolo? Sì, ma grazie ai “microrganismi inviati in una qualche navicella spaziale da una civiltà extraterrestre”

[size=17]I darwiniani, per togliere di mezzo Dio, finiscono per credere agli extraterrestri

C’è da credergli, a Darwin, quando parlando di se stesso scrive di “essere molto portato a inventare coscienti bugie, e sempre allo scopo di provocare movimento”. E pure quando ricorda più volte, ponendola tra le doti alla base del suo “successo come scienziato”, la sua “buona dose di inventiva”
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Nell’esporre la sua ipotesi di un evoluzionismo trasformista, infatti, Darwin non solo ignora i meccanismi dell’ereditarietà, al punto di non degnarsi neppure di leggere uno scritto inviatogli dal povero monaco Gregor Mendel, ma costruisce un’ipotesi sull’uomo fondandosi solo sulle affinità morfologiche, fisiologiche, e secondo lui psicologiche, con altri mammiferi. Come se la somiglianza tra una moto e una bicicletta, o tra una poesia di Dante e una ricetta di cucina, bastassero a dimostrare la derivazione delle prime dalle seconde.

In verità Darwin non ha prove paleontologiche, e si limita a ritenere che un giorno verranno scoperti i famosi anelli mancanti, intermedi, testimonianze della transizione graduale da una specie all’altra. Tali anelli sono stati cercati, ma il risultato sembra essere solo l’accumularsi di errori, di casi incerti, oltre che di falsi ideologici certi, come l’uomo di Piltdown, o molto probabili, come l’uomo della Cina, o Sinatropo.

Dopo un secolo di ricerche, la realtà è che siamo ancora in alto mare. Secondo due autorevolissimi paleontologi, entrambi evoluzionisti, Stephen Jay Gould e Niles Eldredge, infatti, “gli anelli semplicemente non esistono, e l’evoluzione non sarebbe il risultato di molte piccole variazioni graduali, come per Darwin, ma di cambiamenti bruschi, seguiti da lunghissimi periodi di stabilità” (Mariano Artigas, “Le frontiere dell’evoluzionismo”, Ares). Basterebbe riflettere su posizioni così antitetiche, quelle di Darwin e quelle di Gould, per comprendere come le “certezze” della macroevoluzione siano assolutamente risibili.

Anche a Darwin, per tornare alla sua “inventiva”, vengono attribuite falsificazioni volontarie: parte delle foto utilizzate a sostegno della sua tesi vennero truccate, su sua esplicita richiesta, dal fotografo Rejlander (www.disf.org). Il maestro, per il vero, sembra sia stato ben imitato: oltre ai falsi già ricordati, si possono menzionare quelli del suo apostolo, Ernst Haeckel, già denunciati da A. Brass e A. Gemelli nel 1911, e quelli di P. Kammener, deprecati da un darwinista eccellente come il genetista italiano G. Montalenti nel suo “Elementi di genetica”.

Fattori poetici e indefiniti :: Ma non è solo qui che l’inventiva del Nostro sembra brillare particolarmente. E’ dovendo indicare il meccanismo dell’evoluzione, infatti, che ci offre il meglio di sé e della sua “scienza” non sperimentale: incapace, cioè, come ha scritto il fisico Antonino Zichichi, di rigore, di riproducibilità, di basi matematiche e di “predire il valore esatto dei tempi che caratterizzano l’evoluzione umana”; incapace, come aggiunge Pietro Omodeo, di fare previsioni, e cioè di “ricavare applicazioni pratiche”. Cosa fa Darwin?

Attribuisce tutto a tre fattori “vaghi e indefiniti”, e per questo poetici assai, come la selezione naturale, di cui si scrive che “il suo potere non ha limiti creativi” (proprio al pari del Creatore!), il tempo, che sembra assumere lo stesso ruolo delle fate con bacchetta magica, e il Caso, altro personaggio sfuggente come pochi, essendo indefinibile, un non ente non causante, eppure caricato di compiti straordinari. Ma perché attribuire trasformazioni così complesse, dalla “larva” all’uomo, al tempo e al caso?

Semplicemente per negare il finalismo, il disegno intelligente, l’”unità di disegno” sostenuta da Voltaire, come pure dai più grandi scienziati della storia, da Galilei a Morgagni, Pasteur, Mendel, Maxwell, Planck… Siamo chiaramente di fronte a una posizione ideologica, che traspare anche dalle affermazioni di quanti, da Haeckel, a Montalenti, a Dawkins, sostengono che tutto, nella sua armonia e complessità, “ha l’apparenza di essere stato progettato per uno scopo”, ma solo l’apparenza!

E’ così che, negando l’evidenza, al solo scopo di accantonare Dio, si finisce per appellarsi agli extraterrestri, come fa lo scopritore della struttura del Dna, il premio Nobel Francis Crick, allorché scrive: “L’origine della vita appare quasi un miracolo, tante sono le condizioni che hanno dovuto essere soddisfatte perché essa potesse avere inizio”. Un miracolo? Sì, ma grazie ai “microrganismi inviati in una qualche navicella spaziale da una civiltà extraterrestre” (F. Crick, “Life itself”) .

Francesco Agnoli (Da Il Foglio 3 novembre 2005 pag.2) riportato dal sito del C.U.N. (Centro Ufologico Nazionale), nel Marzo 2006.