Rispondi a: Il mondo cambiera?

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#80223

Omega
Partecipante

[quote1237466413=deg]
Quindi Omega, tu vorresti cambiare il mondo, [/quote1237466413]
No, solo fare la mia parte.

e continuare ad Essere qui?

Per me è indifferente se sono qui o altrove, in Cielo o sulla Terra, la mia Felicità NON dipende da fattori esterni all'Essere.

Non siamo troppo pochi a volerlo cambiare?

E' sbagliato preoccuparsi del futuro.

Non sarà una lotta inutile?

Io ho lottato per trasformare l'Essere, e non gli altri – tanto meno il pianeta.

Me lo chiedo spesso… O-O

E' un paradosso: se tu lavori per un obiettivo ben preciso, esso fallisce sempre ed inoltre porta all'abbattimento dello Spirito, mentre se ti limiti a far funzionare la Coscienza secondo il Codice Genetico per elevare il livello di Percezione diretta della Realtà 'superiore', regolarmente ottieni entrambi i risultati

Non ho aspettative, perciò non c'è alcuna differenza tra il salvare e non cambiare questo mondo.

[color=#cc0000]Da “Iniziazione umana e solare” di A.A.Bailey – pp. 93-102 – Editrice Nuova Era, Roma.[/color]

“Un discepolo ha perciò vari obiettivi da conseguire: (…) Liberarsi da ogni preoccupazione. Si tenga presente che questa si basa su ciò che è personale e deriva da mancanza di distacco, e da una troppo pronta risposta alle vibrazioni dei mondi inferiori.

(…) Coltivare il distacco. Tutti dovrebbero dare particolare importanza al distacco. Dato l'attuale sviluppo della mente, non è tanto la mancanza di discernimento che costituisce un ostacolo per i discepoli moderni, quanto la mancanza di distacco. Distacco significa aver conseguito uno stato di coscienza in cui è realizzato l'equilibrio e in cui non domina né il piacere né il dolore, sostituiti dalla gioia e dalla beatitudine. Dovremmo riflettere molto su queste parole, poiché è necessario sforzarsi al massimo per ottenere il distacco”.

[color=#cc0000]Da Maurizio Sabbadini – “Occuparsi, non preoccuparsi” ( 11/02/2001 )[/color]

[color=#0077dd]SIAMO MALATI DI PREOCCUPAZIONE[/color]

Penso non sia azzardato ritenere che uno dei più gravi malesseri di cui oggi soffre l’umanità, responsabile perverso di deficienze e malesseri, capostipite di nevrosi, di scompensi psichici, forse di tante malattie, sia la cosiddetta “preoccupazione”.

Non v’è praticamente campo in cui la preoccupazione sia assente e tutti ne utilizzano a piene mani. L’intercalare “Sono preoccupato per…”, oppure “La cosa mi preoccupa”, sono comunissimi, e nessuno fa più caso alla loro pericolosità.

Ma ciò che maggiormente potrebbe amareggiare l’attento osservatore è un paradosso: le sole eccezioni, ovvero ciò di cui ci si preoccupa di meno, sono proprio quelle uniche tre o quattro cose, a pensarci veramente fondamentali per ognuno, che diamo per scontate, e della cui importanza ci rendiamo puntualmente conto – con tanto di sorpresa e disperazione – solo dopo averle definitivamente perdute (per esempio la salute o, in più di un caso, l’Anima stessa).

Troviamo preoccupazione in ogni dove, in noi, negli amici, nei parenti, alla televisione,
siamo soffocati da questa specie di malapianta. Reiteratamente ci ritroviamo:

preoccupati per il generico domani,
preoccupati di non essere all’altezza,

preoccupati di non avere-possedere abbastanza,
preoccupati di non fare in tempo,

preoccupati per i figli,
preoccupati per gli altri (di come siamo noi, un pò meno),

preoccupati per il lavoro,
preoccupati per le fortune altrui,

preoccupati di non avere chiari tutti i concetti,
preoccupati per mille insignificanti e vane futilità,

potremmo continuare a lungo.

Sono questi i comuni contenuti di tante affermazioni, frequentemente associate all’alibi della “sfortuna”, alla frase “…sai, non ho rischiato, perché mi sono detto: e se succede come a quel mio amico cui ….”, oppure “…e se accade come quella volta che…”, oppure “… e se mi capitasse di nuovo… “.

Ci manca la fiducia, non ci rendiamo neanche conto che siamo preoccupati prima ancora di decidere cosa faremo.

[color=#0077dd]PREOCCUPAZIONE E PAURA[/color]

“Pre” occuparsi significa “occupare-prima”, vale a dire, in molti casi, avere paura anticipatamente.

La paura è un’emozione utile, serve a non commettere imprudenze, a preservare sano il nostro corpo onde permetterci di continuare a fare esperienza nel mondo. Serviva ai nostri antenati per scampare agli improvvisi attacchi delle fiere, e ci serve a volte anche oggi per scampare agli attacchi dei … nostri simili.

Ma una sana paura vale in un determinato momento, non può essere ininterrotta, perché paralizzerebbe qualsiasi altra funzione cerebrale; è stata pensata per scaricare adrenalina nel sistema circolatorio e poter sottrarsi più velocemente al pericolo.

La “paura che non serve” e i suoi figli, panico, angoscia, timore, ansia, affanno, agitazione, inquietudine, connotano ciò che chiamiamo preoccupazione.

E’ utile a questo punto definire la differenza tra paura e preoccupazione, in quanto, sì, connaturate, ma essenzialmente distinguibili.

La preoccupazione è uno stato mentale, una condizione, una disposizione, un modo di essere che diventa col tempo abitudine, ovvero modalità usuale di comportamento.

La paura (o le paure) è ciò che qualifica questo stato mentale, è il veleno che nutre la malapianta, è la sostanza tossica che avvelena lentamente lo spirito dell’uomo, entrando quotidianamente nell’organismo attraverso “l’accesso” costituito dalla preoccupazione.

L’una è il metodo e l’altra il merito.

In questa sede disquisiremo solo della preoccupazione, di questo stato mentale, non delle varie paure e tipologie ad essa collegate (come ansie, nevrosi, disturbi della psiche e malattie mentali) per le quali – più che una lettera o un saggio – forse sarebbe necessaria un’enciclopedia.

[color=#0077dd]LA PREOCCUPAZIONE CI ESCLUDE DAL PRESENTE[/color]

Facendo mente locale per qualche secondo possiamo sperimentare su noi stessi, e con facilità, cosa significa preoccuparsi. Proviamo ad analizzare il relativo stato d’animo:

significa palesemente irrigidirsi su un pensiero fisso e persistente, ovvero bloccare spazi e potenzialità della nostra mente altrimenti utili e sfruttabili per vivere meglio il presente.

Come un telefono occupato non ci permette di comunicare qualcosa d’urgente ad un altro essere umano, così una mente “pre-occupata” non permette il contatto tra l’esterno (sensazioni) e il nostro interno (percezioni).

In tal guisa, tagliati fuori dal presente, difficilmente possiamo prendere serene decisioni sulla base degli elementi da esso derivanti e da noi male interpretati.

Ma ovviamente non finisce qui, e poiché tali decisioni influenzano il futuro, s’innesca una spirale perversa che attiva ulteriore inadeguatezza all’ambiente, ovvero altra preoccupazione per chi non conosce altre modalità di atteggiamento verso l’esistenza.

Come innescare una spirale “virtuosa” ed uscire dall’impasse?

Come modificare un vestito mentale stretto e inadeguato, in grado di causare danni irreversibili se portato troppo a lungo? Dalla nascita immerso in questo “modus operandi”, circondato da individui che consideravano normale tale condizione, intuendo che tutto ciò non poteva essere, né sarebbe mai potuto diventare, “adatto”, ad una vita quantomeno serena, su queste istanze mi sono a lungo interrogato, nel tentativo, sano quanto egoistico, di salvaguardare almeno me stesso.

[color=#0077dd]UNO SPIRAGLIO SI APRE[/color] (..)