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Anonimo

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L’Aquila: dopo quello sull’acqua, nasce il comitato per il Sì al referendum sul nucleare
Incontro con Giorgio Ferrari: “l’uranio sarà esaurito nel 2080, che le costruiamo a fare le centrali ?”
L’Aquila, 22 mar 2011 – Per una volta non si è parlato di Radon ma di uranio e plutonio, e molto altro. Nell’incontro organizzato presso l'asilo occupato dal costituendo comitato per il Sì al referendum sul nucleare, che si terrà il prossimo 12 giugno, unitamente ai due sull’acqua pubblica e a quello sul legittimo impedimento. L’ingegner Giorgio Ferrari ha lavorato per l’Enel, nella divisione nucleare, ed è un esperto di combustibile nucleare. E si è sentito bene questa sera, in un incontro con molte persone, tra cui moltissimi giovani, durante il quale è partito da questioni tecniche per spiegare quello che è successo e succede in Giappone nella centrale di Fukushima, per arrivare alle tariffe elettriche in Italia. Molto interessante l’incontro, soprattutto per un dato numerico da sapere: “le riserve planetarie accertate di uranio si esauriranno nel 2080, considerando anche quelle stimate forse nel 2100. Le centrali hanno una vita utile massima di 60 anni. Cosa le realizziamo a fare le centrali ? Poi che ci mettiamo dentro ? Le scorie però durano milioni di anni”.

A proposito della crisi in Giappone, l’ingegnere ha spiegato che se si voleva evitare lo spargimento di vapori, si sarebbero dovute utilizzare sabbia e cemento come a Chernobyl, visto che “il tetto dei reattori era danneggiato e quindi i vapori radioattivi si sono moltiplicati con l’uso dell’acqua”. Quanto poi al sistema di raffreddamento, Ferrari ha aggiunto che è tutto da valutare l’effetto, data l’elevatissima temperatura che raggiungono i reattori: 1500-1800 gradi centigradi. Inoltre, a proposito del riallaccio della rete elettrica presso la centrale, “si sono verificate già esplosioni per l’idrogeno formatosi e senz’altro ce ne sarà molto anche ora; se in un ambiente del genere si riallaccia l’elettricità gli effetti sono imprevedibili, data l’elevata infiammabilità dell’idrogeno”.

Dopo aver illustrato molto bene e molto nel dettaglio il funzionamento di una centrale, l’ingegnere ha brevemente parlato di quelli che sono i rischi connessi alla realizzazione di una centrale nucleare: il ciclo di lavorazione dell’uranio, lo smaltimento dell’impianto e la bonifica del sito, l’uso di acidi (nitrico e solforico) nella fase dell’estrazione, l’uso di fluoro nel processo di arricchimento (esafluoruro di uranio) e l’utilizzo del gas Freon dei compressori usati, che è dannoso ottanta volte come l’anidride carbonica; e poi ancora prelievo e consumo di acqua, produzione di anidride carbonica e produzione e smaltimento delle scorie.

L’ingegnere ha spiegato che il minerale naturale è composto da due isotopi: l’uranio 238 e l’uranio 235 che è quello utile alla fissione, ma che rappresenta solo lo 0,7% del minerale. Le grandi miniere di uranio sono esaurite e oggi si scava il minerale in miniere “per concentrazione 0,10-0,15 %: per ogni chilogrammo di uranio, cioè bisogna scavare una tonnellata di minerale. Quindi con il passare del tempo, per alimentare i reattori ci sarà bisogno sempre di maggiore minerale con il diminuire della concentrazione”.

Ferrari, però ha anche spiegato che, nei confronti del petrolio, l’uranio serve solo per la produzione di energia e può sostituire il petrolio solo per il 5%, visto che quest’ultimo è utilizzato anche per altri scopi, a partire

dall’uso carburante. Inoltre ha detto che quanto alle compagnie che sfruttano le miniere di uranio, l’85% è detenuto da sole 7 compagnie; quelle che operano nei servizi di arricchimento sono solo 4 e detengono il 95% del mercato.

Infine, un breve quadro sulle tariffe elettriche. “La Francia ha l’80% di energia prodotta da centrali, Spagna e Germania il 15-20%, l’Austria 0%; eppure le tariffe sono le stesse, quindi non dipende, evidentemente, dall’energia prodotta dal nucleare ma da altri fattori. L’Italia per esempio”, continua l’ingegnere,”ha impianti installati per 97.000MegaWatt ed il picco di utilizzo è di 56.000MW, eppure consuma più di quello che produce ed importa energia dall’estero. Anche se le differenze tra nord, centro e sud sono sostanziali: il nord importa, ed il sud esporta.

Questo era il primo incontro nell’ambito della campagna referendaria, che vedrà un importante manifestazione a Roma il prossimo 26 marzo “contro il nucleare e per l’acqua bene comune” come si legge nei volantini.

di Paolo Della Ventura