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Amazzonia, incentivi a chi pianta alberi
Iniziativa di Lula contro il disboscamento


Il governo brasiliano riconosce un incentivo di 100 reais al mese (circa 30 euro) alle famiglie dei piccoli coltivatori che incominceranno a ripiantare alberi nelle loro proprietà e contribuiranno a mantenere le zone di foresta tutt'attorno. Il presidente: «Disboscare arreca danno a tutti»

Mentre il governo di Alan Garcia ha provocato una grande rivolta degli indios con le sue misure che aprono l'Amazzonia peruviana al capitale e alla devastazione, il presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha lanciato ieri un nuovo programma contro il disboscamento dell'Amazzonia brasiliana, che mette l'accento su incentivi economici ai contadini che ripianteranno alberi nella più grande foresta del mondo. La prima misura del programma “Terra Legal” è la legalizzazione della proprietà di terreni (occupati finora senza titolo di proprietà) fino a 1.500 ettari, e di 296 mila immobili in tutta l'Amazzonia brasiliana. L'altra misura innovativa è la 'Borsa Verde', un incentivo di 100 reais al mese (circa 30 euro) che il governo di Brasilia pagherà alle famiglie dei piccoli coltivatori che incominceranno a ripiantare alberi nelle loro proprietà e contribuiranno a mantenere le zone di foresta tutt'attorno.

Il netto cambiamento di atteggiamento ufficiale è stato sintetizzato da Lula nel suo discorso pronunciato ad Alta Floresta, uno degli epicentri della distruzione dell'Amazzonia: “Non si possono trattare come fuorilegge quelli che sono venuti in Amazzonia nei decenni passati a disboscare – ha proclamato Lula – Nel periodo del regime militare, il disboscamento era incentivato dalla riforma agraria voluta dalla dittatura, che fece arrivare migliaia di persone dal sud e dal nord-est del Brasile in Amazzonia”. “Quella gente ha sofferto la malaria, è morta di morsi di serpente, ha vissuto anni senza un medico nel raggio di cento chilometri, tutto questo per far crescere il Paese – ha proseguito il presidente – Io oggi sono orgoglioso quando vedo un capofamiglia che magari aveva 50 ettari là nel sud e viveva di stenti, e adesso ne ha duemila in Amazzonia ed è benestante, perché ha lavorato e ha tenuto duro nonostante le difficoltà di produrre nella foresta”. Adesso però bisogna cambiare direzione, ha d'altra parte sottolineato Lula.

“Oggi disboscare arreca danno a tutti, danneggia il nostro futuro, se non altro perché ci impedisce di ottenere prestiti internazionali – ha spiegato Lula ad una platea composta da piccoli e grandi possidenti terrieri – Oggi, invece di dire che è proibito abbattere gli alberi, dobbiamo incentivare chi non taglia e chi pianta nuovi alberi. E non incentivare con le prediche, ma con l'aiuto concreto di fondi”. Dopo le proteste delle ong ambientali, Lula ha finito per modificare alcuni punti del programma “Terra Legal”, che rischiavano di risultare come un incentivo alle occupazioni illegali di terre: i proprietari dei terreni legalizzati dovranno aspettare dieci anni, e non più tre, per poter rivenderli, e i poderi non potranno comunque essere acquistati da imprese private. “E' un nuovo passo avanti nella lotta al disboscamento in Amazzonia – ha concluso il ministro dell'Ambiente, Carlos Minc – Invece di reprimere e proibire, il governo cerca di incentivare e di dare i mezzi perché la gente possa fare la cosa giusta”. Ad Alta Floresta, nel Mato Grosso, Lula era accompagnato da Blairo Maggi, il governatore locale di origine bresciana, maggior produttore privato di soia al mondo e considerato uno dei maggiori responsabili per il disboscamento massiccio dell'Amazzonia mato-grossense.
(Ansa)

23 giugno 2009

http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=11191&contenuto=Notizia

:bravo: