Rispondi a: Esperanto – La lingua che unisce i popoli

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windrunner
Partecipante

Sì, è verissimo, le buone qualità dell'esperanto sono limitate. Nessuno pretende che l'esperanto sia uno strumento perfetto per la comunicazione internazionale. Gli esperantisti fanno solo notare che, nella situazione attuale, l'esperanto è lo strumento meno cattivo o il meno inidoneo. L'esperanto non è perfettamente neutrale, perfettamente equo, perfettamente democratico, perfettamente idoneo. Ma se si abbandona l'anelito a qualcosa di assoluto e si accetta realisticamente che su questo pianeta ogni cosa è imperfetta, si deve concludere che l'esperanto è, relativamente – però in grande misura – il migliore strumento di comunicazione a livello internazionale, da ogni punto di vista. Se si rifiuta l'esperanto per questa mancanza di perfezione, che cosa resta? Siamo condannati a usare sistemi perfino meno soddisfacenti! Forse qualcuno vuole sostenere che l'inglese, per esempio, sia più neutrale, più equo, più democratico e più idoneo? Se sì, mi piacerebbe vedere con quali argomenti e fatti viene difeso questo punto di vista.

Se si osserva nella realtà in che modo attualmente si svolge (o prova a svolgersi), linguisticamente, il rapporto tra persone che parlano lingue diverse, si constata che esistono principalmente sette situazioni:

1. piena incapacità di comunicare;
2. comunicazione minima di tipo afasico (parole balbettate, troncate, male articolate in una lingua di cui non si ha padronanza, provando a precisare con gesti, espressioni del viso ecc.);
3. “broken English” (dalla funzionalità minima in 2 alla funzionalità massima in 3 c'è tutta una gamma di gradi di capacità espressiva);
4. inglese buono, di livello avanzato;
5. uso di una lingua diversa dall'inglese, parlata più o meno bene dai comunicanti (caso frequente in Africa);
6. interpretazione simultanea e traduzione;
7. esperanto.

Comparate nella pratica questi sette modi di arrivare alla comunicazione linguistica internazionale, e constaterete che, quanto a neutralità, equità, democraticità e idoneità, l'esperanto è di gran lunga superiore a tutte le altre lingue.

* L'esperanto non è completamente neutrale, ma è più neutrale dell'inglese e di altre lingue nazionali, nessuna delle quali è libera da condizionamenti politici ed economici, o nazionalistici.
* L'esperanto non è completamente idoneo, ma, in base alla mia esperienza nei diversi sistemi di comunicazione interculturale o internazionale, è meno inidoneo delle altre lingue, principalmente dell'inglese, la cui imprecisione, incoerenza e pronuncia, difficile per la maggior parte dei popoli, lo rende poco adatto al compito di facilitare la comunicazione interculturale.
* L'esperanto non è completamente equo: per raggiungere un buon livello di funzionalità, secondo me l'esperanto richiede un tempo quattro volte maggiore a una persona dell'Asia orientale rispetto a un occidentale; ma molto più tempo richiede l'inglese, per il quale la maggior parte degli asiatici non raggiunge mai un buon livello di conoscenza. Se una persona ha bisogno di 200 ore per essere in grado di usare bene l'esperanto, e 5000 ore per essere in grado di parlare bene l'inglese allo stesso livello, c'è più equità in un mondo che comunica per mezzo dell'esperanto. Inoltre, un sistema in cui tutti hanno le stesse difficoltà è più equo di un sistema in cui una minoranza di privilegiati non brucia affatto energia mentale e tuttavia giova immeritatamente e costantemente di una superiorità nell'uso dell'”arma” lingua.
* L'esperanto non è completamente democratico ma, poiché permette molta più libertà, è più democratico di altri sistemi. Le altre lingue internazionali usate sono dittatoriali: esse postulano che una persona si esprima verbalmente secondo quella struttura e non secondo un'altra. Per esempio, in inglese, dire he helps to me è un errore, mentre in tedesco “lui mi aiuta” (er hilft mir) è la sola forma corretta, come in russo (он мне помогает); in francese, usare la struttura inglese o tedesca, e quindi dire il aide moi o il aide à moi, significherebbe rendersi ridicoli. Il fatto che in esperanto si possa dire li helpas min (struttura inglese), li min helpas (struttura francese) o li helpas al mi (struttura russa e tedesca) dà un senso di libertà nell'esprimersi che, a mio avviso, rispetta di più i principi della democraticità. Più flessibili sono le strutture, meno si rischia di sbagliare e dunque di esporsi al ridicolo o al senso di inferiorità.
* L'esperanto è più equo e più democratico anche perché la sua acquisizione fa avere un ruolo più importante all'intelligenza, o alla formazione riflessa, o alla memoria, e per questo diminuisce la differenza tra i popoli riguardo alle chances di parlarlo bene. Le lingue europee abbondano in forme arbitrarie che non si possono dedurre, si possono solo, più o meno faticosamente, ripetendole più e più volte, memorizzare (e dopo qualche anno dimenticare). Per un cinese è più facile imparare che 我是 wo shi, 你是 ni shi, 他是 ta shi in esperanto sono mi estas, vi estas, li estas, che memorizzare I am, you are, he is. Allo stesso modo richiede più energia mentale fare la derivazione mi > mia, ŝi > ŝia, del tutto parallela alle forme cinesi 我 wo >我的 wode, 她 ta > 她的 tade che memorizzare forme arbitrarie come I – my – mine; she – her – hers. È più facile formare eksterlandano (in cinese 外国人 waiguoren) da ekster (in cinese 外wai), land (国 guo) e ano (人ren) che dover memorizzare l'arbitrario foreigner. Allo stesso modo, con una serie come horse / mare/ colt/ stallion le chances di non ritrovare la parola nella mente quando serve, sono maggiori che con la serie ĉevalo, ĉevalino, ĉevalido, virĉevalo (in cinese rispettivamente 马 ma, 母马 muma, 小马 xiaoma, 公马 gungma; confronta anche, da un lato, ox /cow / calf / bull, e dall'altro lato bovo > bovino > bovido > virbovo, in cinese: 牛 niu > 母牛 muniu > 小牛 xiaoniu > 公牛 gongniu).

Grazie a questo minor carico della memoria che riguarda centinaia di migliaia di elementi linguistici, l'esperanto si assimila molto più rapidamente rispetto ad altre lingue, e si mantiene vivo nella mente con più facilità. Inoltre, la sensazione di agio linguistico è più grande in un ambiente internazionale che si esprime in esperanto rispetto a un ambiente che usa un altro sistema. Le persone si sentono più rispettate. La sensazione che la lingua sia stata fatta per l'essere umano, per rendere possibile la comunicazione internazionale, e non che l'essere umano, come un suddito, debba adattarsi alla lingua, cioè ai capricci arbitrari degli antenati del popolo in questione.

Per tutto questo l'esperanto si avvicina agli ideali irraggiungibili di neutralità, equità, democraticità e idoneità. Quando ci si trova davanti a più opzioni, il buon senso non invita forse a scegliere la migliore, anche se non è quella ideale?

Le relazioni internazionali si intensificano molto rapidamente. Per esempio il numero di lavoratori immigrati è cresciuto da 75 milioni a 200 milioni in 30 anni. Un'organizzazione intelligente della società richiede che essa metta a confronto, dal punto di vista del rapporto efficienza/costo, e anche della equità ecc., i diversi metodi per comunicare a livello interculturale – soprattutto l'inglese e l'esperanto – e che scelga quello migliore per costo-efficienza. I moltissimi uomini frustrati e discriminati che soffrono per l'incapacità di comunicare linguisticamente meritano più attenzione di quanto si dedichi loro.

http://it.lernu.net/biblioteko/pri_esperanto/respondoj/pliaj.php