Rispondi a: tanto per parlare di Darwin…

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Richard
Richard
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http://www.enzopennetta.it/2013/04/il-dna-spazzatura-non-esiste-reazioni-nervose-dei-darwinisti/
Infatti il prof.Pennetta introduce l’argomento di cui ha parlato in un recente articolo su CS, dove parla dei recenti risultati del progetto Encode,studio che ha coinvolto per 5 anni 442 ricercatori di 32 istituti sparsi in tutto il mondo (per dare un idea dello sforzo basti sapere che sono stati usati 300 anni computer totali per l’analisi dei dati), analizzando 147 tipi di cellule provenienti da diversi tessuti. Il risultato chiaro è stato che il DNA spazzatura serve a regolare l’azione dei circa 20.000 geni riconosciuti come codificanti del nostro DNA,non essendo quindi assolutamente spazzatura,anzi..proprio quanto considerato prima partendo dallo studio del Mattick lab del 2003,ossia non esiste DNA che non svolga una funzione, se infatti solo una piccola parte di esso codifica per la sintesi proteica, la restante parte mostra una funzione di regolazione dell’attività.

Questo nuovo risvolto è di un’importanza particolare dal punto di vista funzionale ed evoluzionistico, considerando che fino al momento si riteneva erroneamente che solo il 2% del Dna avesse funzione. Bisogna infatti considerare che il meccanismo dell’evoluzione neodarwiniana prevede e necessita che nel Dna si accumulino grandi quantità di mutazioni casuali per avere la possibilità che al momento opportuno si possa esprimere un carattere,si possa avere una nuova caratteristica,una nuova funzione che possa venire selezionata e quindi rendere possibile l’evoluzione. Traccia di questo la si può trovare nella pubblicazione di Arlin Stoltfuz “Constructive neutral evolution: exploring evolutionary theory’s curious disconnect”(http://www.biology-direct.com/content/pdf/1745-6150-7-35.pdf). Stoltzfus ricorda che nella formulazione originaria di Darwin, la selezione agiva su una serie di differenze infinitesimali che costituivano il “materiale grezzo”. Darwin aveva una visione non mendeliana nella quale l’ambiente induceva una serie continua di variazioni.
Di Leonetto