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InneresAuge
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Battiato: «Rottamazione? A Renzi preferisco Vendola»

«Il tempo cambia molte cose nella vita», cantava nel 1981 Franco Battiato in Segnali di vita, una delle sette tracce de La voce del padrone, il suo album più famoso e commercialmente fortunato. E negli ultimi tre anni, per il musicista siciliano, qualcosa sembra in effetti essere mutato. La sdegnata invettiva che il singolo Inneres Auge rivolgeva nel 2009 contro i festini berlusconiani a base di belle ragazze, e che faceva seguito all’altrettanto sferzante attacco della canzone Ermeneutica (2004) nei confronti dell’amministrazione Bush e delle sue guerre umanitarie, non trova riscontri in nessuno dei dieci brani che compongono Apriti Sesamo, il nuovo album (il ventottesimo in studio per Battiato) in vendita da mercoledì 23 ottobre sotto l’etichetta Universal.

Anticipato in radio dalla hit Passacaglia, brillante rielaborazione di un brano barocco, Apriti Sesamo (che vanta la solita manciata di collaborazioni eccellenti, da Gavin Harrison alla batteria a Faso al basso, passando per Simon Tong alle chitarre) è un lavoro ispirato e di grande compattezza formale, in cui, più che di additare, Franco appare desideroso di soffermarsi – offrendole ai propri ascoltatori – sulle consapevolezze a cui lo ha condotto la sua parabola esistenziale di uomo in ricerca. Consapevolezze che hanno donato a Franco uno sguardo acuto e indagatore nei confronti del reale ma, al tempo stesso, pacificato e saggio. Di questa serenità di fondo, di questo desiderio di non mescolarsi alla bassezza neppure per denunciarla, Apriti Sesamo è, sia nella musica che nelle liriche, una scintillante testimonianza.

Apriti Sesamo non è un disco indignato, eppure i party con maschere suine di certi politici sembrano proprio la rappresentazione visiva dello Stivale dei maiali da te evocato in Povera patria.
Appunto, ho già dato. E avevo bisogno di cambiare registro.

Stavolta i testi delle canzoni, oltre che dal filosofo Manlio Sgalambro, sono tutti firmati anche da te.
Io e Sgalambro lavoriamo a distanza, è un metodo collaudato. Di solito lui mi manda un testo e io lo integro, ma può capitare il contrario.

Nel brano Un irresistibile richiamo canti: «Com’era bello quando eravamo collegati, perfettamente, al luogo e alle persone che avevamo scelto, prima di nascere». Tu pensi che, dopo la morte corporale, avremo a che fare solo con le anime di coloro con cui, già qui sulla Terra, siamo in sintonia? Come ti figuri l’aldilà?
Quei versi sono miei, naturalmente, dato che Sgalambro crede di essere ateo (ride). Penso che ognuno di noi, quando è possibile farlo (non sempre lo è), prima di nascere, dalla dimensione in cui si trova in quel momento, sceglie le persone accanto a cui vivere quando si sarà incarnato. Ciò che sopravvive al corpo è la coscienza, se l’abbiamo risvegliata in tempo, e dopo la morte ci rapporteremo ad anime il cui livello di evoluzione è simile a quello raggiunto da noi. Magari in attesa di una nuova incarnazione.

Nella canzone Testamento, a proposito, dici: «Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione». Qualcuno storcerà il naso.
Che Cristo ne parli è indubbio. Poi ognuno è libero di intendere quei riferimenti come meglio crede.

Sempre in Testamento c’è un verso che celebra «la libertà reciproca di non avere legami».
Questo però riguarda il presente, è una ricetta di vita. Amo stare con le persone con cui mi trovo bene ma non voglio avere vincoli né imporli.

In Quand’ero giovane parli della gioventù – con chiari riferimenti autobiografici – senza mitizzarla nostalgicamente né fare abiure, come accade di solito. La descrivi come un passaggio dell’esistenza da osservare con empatia ma anche con il giusto disincanto.
È così, non ho nulla da aggiungere.

La frase «Ciò che deve accadere, accadrà, perché è già accaduto», che sta nella canzone Eri con me, è tua?
No, è del mistico indiano Ramana Maharshi. Ma è come se fosse mia, nel senso che la condivido totalmente.

Che significa?
Secondo la teoria del karma, scontiamo in questa vita le conseguenze di azioni compiute nelle esistenze passate. Le premesse di quel che deve succedere sono state poste in precedenza.

Il brano Il serpente contiene il verso «Da qualche parte un uomo nuovo sta nascendo». È solo un auspicio o capti degli indizi che autorizzano alla speranza?
In giro vedo segni di cambiamento.

Ti riferisci alla società civile?
Certo.

Però la situazione italiana è sconfortante.
Ma la gente è realmente stanca di questa classe politica.

Le persone comuni sono migliori di chi le governa?
Direi di sì, almeno in larga parte.

Tuttavia bisognerebbe verificare il comportamento di un cittadino se fosse chiamato all’amministrazione della cosa pubblica.
Questo è vero, potremmo avere brutte sorprese.

Nel 2003 hai fatto un concerto ad Anagni e hai conosciuto Franco Fiorito, che era il sindaco della città. In quel caso la fisiognomica, di cui sei un cultore, non ti ha aiutato?
No, mi era sembrato un bonaccione. Molti di questi personaggi sono bravissimi a dissimulare.

Stai seguendo le vicende legate alle primarie del Pd?
Abbastanza. Ti dico subito che Renzi non mi convince. La faccenda della rottamazione è solo uno slogan e lo trovo anche sgradevole. Uno può essere una scheggia a ottant’anni e un addormentato a trenta. Meglio Vendola.

Cosa pensi di Beppe Grillo?
Ha il merito di avere portato all’attenzione della gente temi di cui non parlava nessuno, dall’ecologia ai trucchi contabili dei consigli d’amministrazione. Peccato per le volgarità e le offese gratuite. Credo lo faccia per trascinare i simpatizzanti, ma non ne avrebbe bisogno.

Sei molto amico di Marco Travaglio.
Senz’altro.

Farlo cantare con te in due tuoi recenti concerti è stato uno sberleffo, una specie di provocazione dadaista?
Nulla di tutto ciò. Lui mi ha chiesto di cantare e io, in amicizia, ho acconsentito. Tra l’altro è piuttosto intonato.

Il sito di «Pubblico», giorni fa, ha ripreso un filmato in cui si vedono degli estremisti islamici che, in Iraq, bruciano vivi tre giovani omosessuali gridando «Dio è grande!». Perché dalle associazioni musulmane non giungono mai condanne, neppure qui in Occidente, di tali mostruosità?
Non saprei. Forse hanno paura di ritorsioni. Mi auguro, comunque, che prima o poi accada.

fonte: [link=http://pubblicogiornale.it/senza-categoria/battiato-rottamazione-a-renzi-preferisco-vendola/]pubblico.it[/link]


Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
- Franco Battiato