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giusparsifal
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Da homeless alla Nfl
per Michael la vita è un film

A 15 anni vagava come un'anima persa, senza una casa, un soldo e una speranza. Poi l'incontro con una bella e generosa famiglia che l'ha fatto studiare, lo ha curato e ne ha cambiato l'esistenza. Ora Michael Oher è un forte tackle dei Ravens, una stella della Nfl. E la sua storia è diventata un film. Che sta sbancando il botteghino Usa

Michael era un giovane disperato. Michael era un homeless. Michael aveva già perso prima di iniziare. Vagava per Memphis in cerca di un anfratto, di un ponte sotto cui dormire. Le strade erano la sua casa. I senzatetto gli unici amici che non lo deridessero. La scuola lo aveva bandito presto: quoziente intellettivo basso, sgraziato e poco comunicativo con gli altri. Un tipo silenzioso e solitario con quei 140 chili per quasi due metri d'altezza. Un ignorante, un gigante obeso, lo avevano bollato i compagni delle poche lezioni alle quali aveva assistito raggiungendo il record negativo di 11 istituti cambiati nel giro di 9 anni dove non erano mancate le bocciature.

Un destino segnato ad appena quindici anni, orfano di padre, con una madre devastata dalla droga sintetica, il crack. Senza un dollaro. Senza una abitazione. Senza amici. Con dodici fratelli disperati quanto lui. Ma se ognuno di noi ha un angelo custode, quello di Michael Oher ha saputo recuperare, e alla grande, il ritardo con cui ha preso a occuparsi del suo protetto. L'angelo lo ha fatto incontrare in una fredda serata con la famiglia Tuohy: loro bianchi facoltosi, lui afroamericano senzatetto. Due mondi lontani. Apparentemente senza alcuna possibilità di comunicazione. Loro con un bel fuoristrada, lui a piedi, in calzoncini e con una maglietta troppo corta per la sua stazza. E qui avvenne un piccolo grande miracolo: Sean e Leigh Anne Tuohy invitarono subito Michael nella loro bella casa a trascorrere una notte che si annunciava gelida. Senza neppure sapere chi si trovassero davanti, superando ogni cautela e pregiudizio.

Da lì in poi l'angelo di Michael non avrebbe fallito un solo colpo. I Tuohy non lo mollarono più: presero una insegnante personale per colmare le sue lacune scolastiche, gli fecero frequentare con assiduità le lezioni, lo spinsero su un campo da gioco, gli comprarono abiti della sua (gigantesca) taglia, insomma lo accudirono come un figlio. Il terzo, oltre i due nati dal loro matrimonio. In quella famiglia adottiva Oher si è trovato a meraviglia, una intesa naturale con Sean Tuhoy, commentatore sportivo televisivo e con affari nella ristorazione; con sua moglie Leigh Anne, decoratrice d'interni e con i loro figli Collins e Sean junior.

Ognuno ha il suo talento. Curato, amato e seguito, Michael ha trovato il suo: giocare a football. Ma non come un atleta qualsiasi. Da autentico professionista, uno dei migliori nel suo ruolo – tackle- praticamente insuperabile quando deve proteggere il suo quarterback dall'assalto dei difensori avversari. Uno da Nfl. E i Baltimore Ravens non se lo sono lasciati sfuggire, facendogli firmare un pingue contratto.

Da homeless a stella della Nfl, troppo bello per non diventare un libro e un film. Entrambi di successo. The blind side: evolution of a game, scritto da Michael Lewis, è il bestseller da cui è stata tratta la pellicola titolata The blind side. Il lato cieco. Appena uscito in America, il film sta sbancando il botteghino. In pochi giorni è andato in testa nel box office superando la saga giovanil-vampiresca New Moon con oltre venti milioni di dollari incassati. Il pubblico è rimasto commosso dalla storia, con Sandra Bullock nelle vesti della madre adottiva di Oher (che ha il volto dell'attore Quinton Aaron), una interpretazione che le è valsa le candidature allo Screen actors guild awards e al Golden Globe 2010.

The blind side. Il lato cieco. Quello da dove possono colpirti. Quando non li vedi. E possono farti male. A meno che, a proteggerti, non ci sia un ex homeless chiamato Michael Oher. Una forza della natura. Una barriera umana. Una fantastica e per certi versi incredibile e bellissima storia americana. “Loro hanno avuto un cuore enorme – ha raccontato il tackle dei Baltimore Ravens, che indossa la divisa numero 74, nelle tante interviste sostenute in vista dell'uscita del film girato dal regista John Lee Hancock – Chi avrebbe preso uno sconosciuto che vagava per la strada dentro casa sua? Nessuno. Nessuno lo avrebbe fatto. Loro lo hanno fatto”. E Michael, da homeless, si è trasformato in un giovane istruito giocatore dei Ravens. Otto anni dopo quell'incontro casuale con i suoi futuri genitori adottivi. Un professionista dello sport che adesso potrà permettersi qualcosa in più di quella casa di proprietà che non ha mai avuto grazie ai 13,8 milioni di dollari che intascherà per i cinque anni di contratto con Baltimore. Niente da dire: l'angelo custode si è svegliato un po' tardi ma, poi, si è davvero superato. Trasformando la storia di Michael nello spot della solidarietà multirazziale e dei buoni sentimenti. Per una volta, una buona notizia che fa notizia.

g.marino@repubblica.it

http://www.repubblica.it/2009/05/rubriche/la-storia/oher-nfl-ravens/oher-nfl-ravens.html