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Sembra proprio che il perdono di Berlusconi verso Tartaglia abbia alzato un gran polverone mandando Di Pietro su tutte le furie!!!!! :hehe: ……….

Silvio perdona, Tonino no
Berlusconi benevolo con Tartaglia Replica Di Pietro: “Il Cav è il diavolo”

C’è chi gli vorrebbe spaccare la faccia (Sergio Barbato, dell’Idv, ndr) come qualcuno ha già tentato di fare a Milano, lanciandogli contro la statuetta del Duomo. Alla faccia (è proprio il caso di dirlo) della distensione del clima politico e del buon esempio. Ma lui, Silvio Berlusconi, il buon esempio lo dà: perdonando il suo aggressore, Marco Tartaglia. Ma il buon esempio del Cavaliere non sembra essere stato apprezzato fino in fondo dal leader dell'Italia del valori che addirittuta scomoda Gesù Bambino. Al quale scrive una bella letterina di Natale: “Nel nostro Paese c'è 'un diavolo' al governo che pensa di usare le istituzioni solo per farsi gli affari suoi”. Antonio Di Pietro affida al suo blog “la sua lettera a Gesù Bambino”. Una missiva che chiama in causa, senza citarlo esplicitamente Silvio Berlusconi. E' lui il diavolo che “vuole addirittura cambiare la Costituzione perchè nella Carta non è previsto che lui non può essere processato” e che “non vuole essere processato”. “Però lui questo lo chiama dialogo – continua Di Pietro – E, come tu sai, caro Gesù Bambino, capita spesso che qualcuno abbocchi e dica: 'Vabbe' andiamo a dialogare. Te lo immagini? Ricordi la storia di cappuccetto rosso? Avrebbe mai potuto dialogare con il lupo cattivo?”. In pratica un messaggio esplicito al Pd. Di Pietro conclude: “Ecco la preghiera che ti faccio, caro Gesù Bambino: l'anno prossimo mettici in condizione di liberarci politicamente, attraverso l'esercizio democratico del voto, di questo diavolo al governo”.

Prove di dialogo – Le prove tecniche di dialogo, dopo il discorso di Napolitano, e le aperture di D'Alema e Bersani, e le ampie garanzie di disgelo fornite dalla maggioranza, sono state avviate. Se non fosse per il solito Tonino: che sempre nella sua letterina a Gesù Bambino chiede che vengano aperti “gli occhi a coloro che, invece di fare opposizione, decidono di fare inciuci con questa maggioranza”. Perché quel dialogo di cui tanto si parla in questi giorni non s’ha proprio da fare: “Caro Gesù Bambino”, scrive ancora Di Pietro, ora “se la prendono con noi perché a questo tavolo del dialogo non ci sediamo. Ma, caro Gesù Bambino, tu lo sai bene com’è fatto il diavolo. Tu lo sai bene che non ci si può fidare di lui e con alcune persone, soprattutto con il diavolo, non si può dialogare”.

Il presidente del Senato Renato Schifani e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti rilanciano invece il tema del confronto con l'opposizione. Opportunità subito affossata da Di Pietro che bolla Berlusconi come “il diavolo” e chiude a quello che lui chiama “inciucio”. Schifani riconosce al presidente della Repubblica “un grandissimo ruolo non soltanto di mediazione ma di catalizzatore del clima di confronto e di rasserenamento. Noi chiudiamo questo anno in un clima diverso rispetto a quello di qualche settimana fa. Vi sono già segnali importanti di confronto sulle riforme, vi è un disgelo. Le mie non sono solo parole di auspicio, sono parole di ottimismo che si misurano sulla logica dei fatti che si stanno realmente concretizzando in queste ore”. Per Schifani, inoltre, “la bellezza del bipolarismo è questa, è la logica dell'alternanza. La maggioranza deve sapere che domani può essere opposizione, l'opposizione deve lavorare per diventare maggioranza, ma questo si può realizzare soltanto se si spiegano agli italiani le proprie idee, i propri progetti, non litigando. Litigando non si fa bene al Paese e non si spiega agli italiani quello che si vuol fare e si rimane quindi chiusi in un fortino».”. Dal canto suo Bonaiuti sottolinea che “siamo pronti al dialogo con l’opposizione. Siamo una maggioranza e un governo moderati. Se la sinistra è pronta stavolta, se sono rose fioriranno…”.

Il perdono di Silvio: ma non sottovalutare il gesto – Dopo aver perdonato il suo aggressore, il presidente del Consiglio ritiene che nel giudicare il gesto del signor Tartaglia da Cesano Boscone la magistratura debba tenere conto del fatto che si può far passare il messaggio che si può aggredire il presidente del Consiglio che resta una istituzione da difendere. È il ragionamento svolto dallo stesso Berlusconi da Arcore nel corso di una conference call con la sede del Pdl di Roma per gli auguri di Natale. “Umanamente l'ho perdonato”, ha detto il Cavaliere, “sapete che non so portare rancore”, ha aggiunto rivolgendosi agli interlocutori che lo ascoltavano dalla sede di via dell'Umiltà. Detto ciò, il premier ha sottolineato l'importanza che il gesto di Tartaglia non sia sottovalutato. Il suo ragionamento è stato il seguente: non deve passare il messaggio che si può andare in giro e colpire liberamente il presidente del Consiglio che rappresenta un'istituzione; il rischio è che altrimenti parta un tiro al bersaglio. Nel motivare le sue osservazioni, Berlusconi ha poi ricordato che se la statuetta fosse stata lanciata qualche centimetro più in alto lui sarebbe finito «sotto terra» o avrebbe perso un occhio”.

Barbato choc – Intanto è giallo su alcune dichiarazioni fatte da Francesco Barbato, deputato dell’Italia dei Valori, durante il sit-in di protesta davanti a Palazzo Chigi: “Per ogni operaio della Fiat buttato fuori”, ha detto il politico, “la tiro io in faccia la statuetta a Berlusconi. Di chi perde il posto di lavoro e di chi non l’ha mai avuto: è di questo che si deve occupare un governo serio”. Parole forti, queste, cui ha fatto prontamente seguito una secca smentita dello stesso deputato dipietrista: “Voglio specificare il mio pensiero perché le mie parole sono state fraintese. Ai lavoratori della Fiat che manifestano a Montecitorio ho detto che per ogni lavoratore licenziato criticherò duramente in aula Berlusconi e il governo e proseguirò nelle sede istituzionali e nelle piazze questa battaglia per la difesa del lavoro. L’Italia dei valori come è noto è il partito della legalità ed è contro ogni atto di violenza. In piazza ho invitato i manifestanti a mantenere la calma in una situazione che poteva diventare tesa”.

Il premier nella lettera di auguri al Pontefice ha ringraziato oggi Benedetto XVI per la solidarietà dimostrata in occasione dell'aggressione subita in piazza Duomo e ha poi aggiunto: “Il Natale è un momento importante di riflessione per tutti gli uomini di buona volontà. Il messaggio di pace e di fraternità di Cristo, che dovrebbe regnare tra gli uomini, purtroppo viene dimenticato quando alla forza delle idee si risponde con la violenza verbale o financo fisica. Posso confermare che i valori cristiani testimoniati dal Pontefice sono sempre presenti nell'azione del Governo da me presieduto, che adotterà tutte le misure necessarie per garantire la serenità e la pace sociale”.

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