Rispondi a: Carlo Rubbia e il Big Bang?

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#8744
Richard
Richard
Amministratore del forum

[quote1359900930=Richard]
[quote1344076987=pasgal]
Richard hai capito sul cosa sorridevo?

🙂
[/quote1344076987]
forse perchè tradizioni spirituali antiche già contenevano la risposta più corretta?
comunque ho capito che realmente la Chiesa ha tenuto lo zampino sulla scienza e ne influenza le teorie più sostenute al momento, anche per questo c'è forte opposizione a idee alternative..
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In sostanza “Seeing Red” è un poderoso attacco al Big Bang e, proprio perché le asserzioni contenute si basano su osservazioni evidenti, non può essere ignorato dagli addetti ai lavori. I problemi che pone Arp “devono” avere una risposta, possibilmente proprio da parte dei cosmologi del Big Bang, poiché principalmente ad essi è rivolto questo libro. Non si può andare avanti senza rispondere “esaurientemente” alle domande che scaturiscono da queste osservazioni.
Specialmente nell’anno dell’astronomia, che è dedicato a Galileo, sarebbe utile che qualcuno, in grado di farlo, rispondesse in maniera scientifica alle obiezioni di questo grandissimo astronomo. Fino ad oggi non c’è stato ancora nessuno che abbia interpretato correttamente le osservazioni di Halton Arp e ne abbia risolto i quesiti. Inconsciamente la paura di abbandonare la teoria del Big Bang è maggiore (anche se siamo nel 2009) della voglia di esplorare nuove strade. In mancanza di risposte, Arp potrebbe chiedersi se ipotizzare una materia oscura, che, per stessa sua natura, non può essere rivelata in alcun modo, o all’universo che si crea dal nulla, siano anch’esse “una religione”. Ma non si era detto che la scienza deve indagare sempre, fino in fondo, ma soprattutto, esplorando tutte le strade a cui portano le osservazioni ?
Claudio Lopresti
http://www.uai.it/web/guest/astronews/journal_content/56/10100/104854

Hubble rilevò che la luce di lontane galassie presentava un redshift, e dimostrò che la velocità di recessione era proporzionale alla distanza: più distante era l’oggetto, più pronunciato era lo spostamento verso il rosso. Questa relazione lineare tra velocità e distanza, denominata legge di Hubble, fu la prima importante osservazione empirica che suffragava la teoria del Big Bang,

La costante di Hubble ci permette anche di stimare l’età dell’Universo.
http://unastellaperamica.wordpress.com/category/storia-della-cosmologia/

http://it.wikipedia.org/wiki/Halton_Arp

Un suo importante campo di indagine astronomica riguarda le quasar, oggetti cosmici con un elevatissimo redshift. Secondo la teoria dominante, la teoria di Maarten Schmidt, ciò può significare solo una cosa: questi oggetti si stanno allontanando da noi ad altissima velocità e si trovano agli estremi confini dell'universo. Ma secondo Arp, se si evidenziano nelle foto e nelle rilevazioni i collegamenti tra i quasar ad elevato redshift ed alcune galassie a basso redshift, ecco che decenni di teorie e revisioni cadono. L'ipotesi di Arp, che egli espose nel 1960, è che le quasar siano oggetti locali eiettati dal nucleo di galassie molto attive.

Quando Albert Einstein e altri fisici, intorno agli anni Venti del secolo scorso, cominciarono a studiare come descrivere l'Universo, pensarono bene di partire da un ragionevole asserto: su scala opportunamente grande, l'Universo si presenta omogeneo e isotropo. Era il modo più semplice per dire che non ci si aspettavano sorprese nella struttura del Cosmo e che, da qualunque parte lo si osservasse, il suo aspetto sarebbe sempre stato identico. Questa assunzione – impossibile comunque da dimostrare – è tuttora l'irrinunciabile fondamento della cosmologia. Scoprire che, da qualche parte nell'Universo, possa esistere una struttura così grande mette però in serio pericolo l'idea di omogeneità.

http://www.altrogiornale.org/news.php?item.8320.10