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TerraXchange, il social per chi aspira a diventare imprenditore agricolo
http://www.buonenotizie.it/misc/tecnologia/2014/02/11/terraxchange-lagronomo-che-mette-contatto-proprietari-di-terreni-e-aspiranti-orticoltori/

“TerraXchange” è una piattaforma web che mette in contatto chi desidera coltivare un orto ma non ha il terreno, con chi possiede aree agricole incolte e abbandonate. Il suo ideatore è Marco Tacconi, un agronomo di 26 anni di Castelletto sopra Ticino (Novara) che, con questa progetto, ha raggiunto due scopi: far fruttare le terre incolte attraverso la produzione di cibo di qualità e creare una rete di protezione in modo da prevenire il pericolo di dissesti geologici a cui sono soggetti i terreni lasciati all’incuria.

L’idea di Marco – laureatosi nel 2011 in “Valorizzazione e Tutela dell’Ambiente e del Territorio Montano” alla Facoltà di Agraria dell’Università di Milano – nasce dal fatto che in Italia ci sono migliaia di persone appassionate di orticoltura e desiderose di auto-prodursi frutta e verdura di qualità. Al tempo stesso, ci sono moltissime aree abbandonate. Quindi, perché non mettere in contatto la domanda e l’offerta?

“L’idea di TerraXchange nasce da un’esigenza personale, ha raccontato Marco in una recente intervista a D. Repubblica, “sono appassionato di agricoltura, tanto che tutti i miei studi – scuole superiori e università – sono stati rivolti verso questo settore. Il mio sogno è coltivare il mio cibo. Purtroppo la mia famiglia non ha origini contadine e non ho avuto la possibilità di fare “pratica”. Tuttavia, vedevo in giro moltissimi terreni abbandonati. Così è nata l’idea di unire i terreni abbandonati e le persone che vorrebbero prendersene cura. Insomma, questo portale l’ho pensato partendo da un bisogno che avevo”.

TerraXchange è stato lanciato a novembre 2013 e oggi conta oltre 220 iscritti, metà dei quali sono donne. L’iscrizione alla piattaforma è gratuita e il funzionamento è molto semplice: “Il proprietario di un terreno incolto, improduttivo e con poco valore commerciale può metterlo a disposizione, in modo automatico, attraverso l’utilizzo del portale. In tempo reale, tutti i cittadini interessati possono vederlo direttamente attraverso una mappa satellitare. I terreni sono geo-localizzati con le coordinate. Il pagamento dell’affitto è in natura, attraverso gli ortaggi. Il canone si paga con i prodotti coltivati su quel terreno: una parte del raccolto va al proprietario, l’altra all’utente che prende in gestione la terra”. “Il ruolo di TerraXchange”, ha detto Marco, “finisce quando scambiamo i contatti mail tra proprietario e gestore interessato. Noi forniamo al possibile gestore la mail del proprietario in modo che si mettano d’accordo direttamente. A tutti forniamo dei prestampati contrattuali, che i nostri utenti possono utilizzare per regolarizzare il rapporto. Ma nessuna delle due parti è vincolata o vincolante. Il proprietario, se lo desidera, può continuare a ricercare un acquirente vero. Allo stesso tempo il gestore, se non desidera più gestire il terreno, può lasciarlo senza problema”.

TerraXchange, il social per chi aspira a diventare imprenditore agricoloI vantaggi sono molteplici per entrambe le parti: l’orticoltore può gestire un terreno che non possiede, cominciando a produrre senza rischi d’impresa. Partendo da una dimensione domestica, può arrivare a creare, nel tempo, una vera e propria attività imprenditoriale. La coltivazione può essere abbandonata in qualsiasi momento, dietro preavviso. Quest’ultimo, da parte sua, rimane saldamente in possesso del suo terreno, che viene solo gestito da terzi. Il proprietario risparmia sulle spese di manutenzione e può decidere, in qualunque momento, di venderlo o dividerlo in più lotti da assegnare a più persone. Il bene immobiliare, curato e conservato nel tempo, non perde il suo valore “commerciale” e il proprietario può disporne in qualsiasi momento, sempre dandone preavviso al gestore.

Ma non è tutto. Al progetto di Marco “si è aggiunto un forte aspetto sociale: TerraXchange può essere utilizzato come punto di riferimento del mondo orticolo sociale. Nel sito si possono contattare anche orti urbani già esistenti e associazioni, creare eventi e censire gli orti privati presenti sul territorio italiano. Non è solo un motore di ricerca, ma una comunità coesa. I miei utenti sono molto attenti, attivi e informati. Più della metà sono donne: 132 su 220. Non sappiamo l’età, ma stimiamo che sia attorno ai 40 anni”. Senza dimenticare il vantaggio economico: “Un metro quadrato di orto produce da 0,5 kg a 3 kg di ortaggi. Calcolando un prezzo medio di 2 euro al chilo e considerando che l’orto può avere più cicli produttivi in un anno, il risparmio è evidente”.

Il successo che sta ottenendo TerraXchange risiede, da un lato, nella crescente richiesta di lavori manuali e dall’altro nella riscoperta di un’attività appagante e ricca di legami sociali come quella dell’orto. “Non è un caso se sempre più giovani si iscrivano ad Agraria, come ho fatto io”, ha spiegato Marco, “L’agricoltura è un mondo fisico, spesso duro, ma la grande soddisfazione nel vedere i frutti del proprio lavoro copre qualsiasi fatica. L’orto è una passione dilagante, perché permette di vedere i frutti del lavoro svolto. Dal seme al piatto. Sempre meno lavori permettono di mostrare l’intera filiera. Un operaio, una segretaria, un dirigente vedono solo un tratto limitato della catena produttiva. Un orticoltore, anche casalingo e improvvisato, vive ogni momento”

“Noi di TerraXchange crediamo che non esistano terreni “improduttivi”. Ogni terreno privato e libero ha un valore che va oltre i canoni economici consueti. La società non riconosce più l’agricoltura come risorsa fondamentale. L’economia basata su indici, percentuali, categorie e tassi non può dare soluzioni e la richiesta di lavori più legati ad attività reali è ciò che sta spingendo migliaia di persone a riavvicinarsi alla terra. Coltivare e mangiare i frutti del proprio orto fa bene a se stessi, ai propri cari e all’ambiente. E non c’è da sottovalutare l’aspetto “eco” che sta prendendo sempre più piede: produrre il proprio cibo era, fino a poco tempo fa, un semplice hobby da pensionato. Ora sta diventando un bisogno sentito da persone di ogni età, sesso ed estrazione sociale”.


IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.