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[color=#0033cc]L'essere umano è talmente plagiato che non riesce più a ribellarsi? Ha perso a tal punto la sua dignità che non pretende nemmeno più di vivere una vita decente? “C'è di peggio” … E' quello il motivo di tanta sopportazione?[/color]

Caracas, 45 piani d'inferno
La vita nel grattacielo occupato da 2.500 squatter.

La chiamano “Torre di David”. Ma non ha nulla a che fare con l'omonima cittadella che si erge nella Gerusalemme Vecchia. A Caracas quel nome indica un palazzo edificato dal finanziere David Brillembourg negli Anni '90. Doveva essere il simbolo del Venezuela rampante e capitalista, pronto a una crescita da record dell'economia, grazie ai petrodollari. E invece la Torre è diventata il rifugio per 2.500 squatter che hanno occupato l'intero edificio e vivono con le rispettive famiglie in una struttura cadente che non ha fognature, ascensori, finestre. E nella quale, in certi piani, mancano pure le pareti, col rischio che quotidianamente qualcuno possa cadere di sotto.

Dal sogno venezuelano alle nazionalizzazioni di Chavez

I lavori per la costruzione del grattacielo di 45 piani vennero interrotti con la crisi economica colpì il Venezuela. Così, nel 1994, il governo diventò di fatto il proprietario del palazzo di Brillembourg, che morì un anno prima, a 56 anni.
Con la salita al potere del presidente Hugo Chavez, nel 1999, è arrivato il colpo di grazia per la Caracas che sognava di diventare la New York del Sud America. Il regime socialista ha nazionalizzato tutto e, in virtù della crisi degli alloggi, ha permesso a chi non aveva un tetto di occupare ogni edificio disponibile. E così è stato per la Torre.
UN INFERNO VICINO AL CIELO. Dal grattacielo si domina tutta la città, con una vista mozzafiato che arriva fino oltre la periferia. Ma basta girare lo sguardo per scorgere all'interno del gigante piani di tende, gente accampata, balaustre inesistenti, pareti pericolanti. Per non parlare della sporcizia e dei cattivi odori che rendono il luogo invivibile.
Ma gli squatter non demordono e cercano, a modo loro, di aggiungere qualche comfort alle loro sistemazioni: dai balconi spuntano, per esempio, come funghi decine di parabole satellitari. Sono riusciti a organizzarsi e a far arrivare negli “appartamenti” acqua ed elettricità. Ci sono perfino dei piccoli negozi di alimentari all'interno della struttura.
MANCANZA DI SICUREZZA. Ma restano irrisolti tanti problemi di sicurezza, che vengono del tutto ignorati dallo Stato. «Non perdo mai di vista il mio bambino», ha detto Yeaida Sosa al New York Times. Yaeiada ha 29 anni, e vive nella Torre con la figlia di un anno, Dahasi, che gioca al settimo piano, senza una protezione vera che la separi dal baratro e dalla sottostante Avenida Andrés Bello.
È già successo di recente che una bambina sia morta volando giù dal grattacielo. Alcune famiglie hanno messo qualche pietra per delimitare la propria terrazza ed evitare altri episodi del genere. Altri inquilini, invece, non vogliono rinunciare alla brezza del monte El Avila che porta un po' di fresco quando il caldo di Caracas diventa insopportabile e non si può contare sull'aria condizionata.

Fatalismo sudamericano e fede evangelica


Molti appartamenti non hanno nemmeno le pareti e gli occupanti corrono quotidianamente il rischio di precipitare nel vuoto.

«Dio decide quando noi entriamo nel suo regno», ha detto Enrique Zambrano, un elettricista che vive al 19esimo piano e che incarna perfettamente la filosofia squatter. Come altri suoi vicini si è proclamato cristiano evangelico.
LA GUIDA DEL NIÑO. In questo luogo surreale non poteva mancare il leader religioso. Si tratta del pastore Alexander Daza, 33 anni, detto El Niño (Il bambino), che nel 2007 ha guidato l'occupazione della Torre. In passato era stato membro di una gang poi, nel periodo trascorso in carcere, giura di aver trovato l'illuminazione.
Gli inquilini del grattacielo non sono però fuorilegge, o squatter anarchici simili a quelli in azione a Londra. È gente normale, che lavora, ma non può permettersi un affitto.
IL SIMBOLO DEL DECLINO. Robert Neuwirth, autore del libro Shadow Cities (Le città ombra), che analizza gli insediamenti degli squatter in quattro continenti, ha descritto il palazzo di Caracas come l'edificio occupato più alto del mondo. Ed è il simbolo del disperato bisogno di una casa per migliaia di venezuelani.
Nella sola capitale, infatti, mancano circa 400 mila unità abitative. Non stupisce, quindi, il fatto che intorno alla Torre di David, gli squatter abbiano occupato altre 20 proprietà, fra cui le torri Viasa e Radio Continente. L'ex centro commerciale Sambil è stato messo sotto sequestro dal governo e ora è diventato il rifugio delle vittime delle alluvioni.
PAURA DELL'ESPOPRIAZIONE. E nessun privato osa più costruire qualcosa, col rischio che arrivi un funzionario pubblico ed espropri. Chavez, da anni, continua a chiedere di avere pazienza, ricordando che presto verranno costruite le tanto attese case popolari.
Ma c'è chi non ci crede più. «Il palazzo è il simbolo del declino del Venezuela», ha dichiarato l'attivista Benedicto Vera. «Qual è il nostro futuro se dobbiamo vivere come animali in questi insicuri grattacieli?».
http://www.lettera43.it/cronaca/9909/caracas-45-piani-d-inferno.htm