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[color=#0033ff]ho trovato questo articolo [/color] :ummmmm:

Non anneghiamo in un bicchier d'acqua
Monia Benini

Stanno circolando in rete vari video che inducono a votare no al referendum e questa è una manovra prevedibile da parte di quanti puntavano (e puntano) sull'astensionismo, dato il pronunciamento della Cassazione a favore del quesito sul nucleare (ovvero su quello che a mio avviso è quello in grado di muovere l'elettorato verso le urne, consentendo il raggiungimento del quorum anche per gli altri quesiti).
Ci sono alcuni appelli che sono volutamente ingannevoli (NO al nucleare, NO all'acqua privata, ecc…), ci sono video che inseriscono elementi non corrispondenti al vero in argomentazioni non del tutto senza senso, ci sono poi discussioni e argomentazioni che stimolano la curiosità e spingono ad approfondire i temi.
Proprio così è partita la ricerca di approfondimento sul primo quesito, relativo all'acqua pubblica.
Veniamo al dunque: il cosiddetto decreto Ronchi e le sue successive modificazioni, ovvero la normativa che il primo quesito referendario ci propone di abrogare, è stato imposto con la motivazione ufficiale che bisognava farlo perché ce lo impone l'Europa. E' vero che il trattato di Lisbona e i poteri e le autorità europee (nominate da gruppi politici elitari) sono una vera sciagura per la sovranità popolare dei paesi membri, per le economie e le specificità locali, per l'interesse dei cittadini europei, ma è anche vero che più di una volta il paravento europeo è stato utilizzato in maniera ingannevole per giustificare provvedimenti che non sarebbero stati compresi o graditi agli Italiani…..
L'acqua è uno di questi esempi. Secondo Alberto Lucarelli, esperto giurista e docente di diritto pubblico europeo nelle Università di Napoli e Parigi, “gli stati membri dell'Unione e i relativi enti locali hanno piena libertà di individuare i servizi di interesse generale e i servizi di interesse economico generale che intendano gestire direttamente, ovvero non in base ai principi di competitività e concorrenza. Il diritto comunitario riconosce, inoltre, che la gestione di queste due categorie di servizi, in cui l'acqua rientra, avvenga attraverso un soggetto di diritto pubblico, estraneo, dunque, alle regole del diritto societario”. Ed ancora: “Il diritto comunitario non obbliga alla gara. Pertanto un Comune può liberamente decidere di esercitare, attraverso un soggetto di diritto pubblico, tali servizi sulla base dei principi costituzionali dei propri statuti e del proprio potere regolamentare.” Questo è quanto ha fatto recentemente il Comune di Parigi, dimostrando quindi tutta l'artificiosità dell'argomentazione “obbligo europeo” in materia di privatizzazione dell'acqua.
A sostegno della convinzione di Per il Bene Comune sulla non differenza fra i partiti del centro-destra-sinistra, ci sono esempi di ogni sorta. Infatti, se il centro destra è “reo” di aver inserito l'attuale normativa sulla gestione dei servizi idrici, dovremmo anche ricordare che il primo comune ad individuare con gara il socio privato per la società di gestione dell'acqua fu quello di Arezzo, con una giunta di centro sinistra, alla fine degli anni '90, grazie alla legge Galli del 1994. Il risultato? Tariffe alle stelle, bassissimi investimenti , utili certi per i privati, ruolo assolutamente marginale del pubblico sulle decisioni principali.
D'altra parte la vita ai Comuni (o ai consorzi di Comuni) è stata resa piuttosto difficile se si considera la mole degli investimenti necessari: il ricorso al debito con gli istituti di credito privato (e ai letali salsicciotti SWAP) è sempre più arduo, mentre la Cassa Depositi e Prestiti, presieduta da Franco Bassanini (marito della Lanzillotta che privatizzò Acea), viene meno al suo compito statutario. Per quale ragione? Perché oggi anche la CDP è una società per azioni, il cui 70% è detenuto dal ministero dell'Economia, mentre il rimanente è suddiviso in 66 fondazioni bancarie ,molte delle quali interessate al business del servizio idrico). Questa situazione ha indotto Riccardo Petrella (autore de Il manifesto dell'acqua) ed ex presidente dell'acquedotto pugliese, a dire che se anche il capitale sociale del gestore è pubblico, ma gli investimenti sono finanziati attraverso prestiti contratti con le banche, parlare di gestione pubblica del servizio è “una mistificazione”.
Il primo acquedotto ad essere quotato in borsa fu quello di Roma, nel 1999, con sindaco Rutelli e assessore Linda Lanzillotta, quella che di concerto con Bersani e Di Pietro propose nel 2007 il decreto che prevedeva l'affidamento dei servizi pubblici – compresi quelli idrici – tramite gara, a società anche private; decreto dal quale fu prontamente stralciata l'acqua grazie alla battaglia di Rifondazione Comunista in Parlamento e al contributo decisivo del Sen. Fernando Rossi in Commissione Affari Costituzionali al Senato. Tornando ad Acea, a quell'epoca, Presidente era Chicco Testa (vi dice niente?) e con lui venne decisa la vendita del 49% delle azioni di Acea. I due maggiori azionisti privati diventarono Gaz de France-Suez, che aveva intenzione di utilizzare Acea come un cavallo di Troia per penetrare nel mercato italiano (come dimostrato dall'Antitrust), e Francesco Gaetano Caltagirone che, non solo essendo costruttore è parte interessata agli interventi richiesti nei prossimi 30 anni nel settore, ma è anche vice-presidente di una banca che investe nei servizi idrici (Monte dei Paschi di Siena, la cosiddetta “banca di sinistra”).
A onor del vero, il decreto del governo Berlusconi ha oggettivamente dato impulso alla speculazione finanziaria delle aziende: diverse società che gestiscono l'acqua sono quotate in borsa. Ad esempio A2A, le quotate Acea, Acegas Aps, Acque Potabili, Acsm-Agam, Enia, Hera, Iride, Mediterranea delle Acque hanno come azionisti banche del gruppo Unicredit, Intesa San Paolo, GdF-Suez, Veolia (come Chicco Testa…non vi dice niente?), oppure costruttori come Impregilo e il già citato Caltagirone. Tuttavia, la spinta a trasformare le società municipalizzate in SpA è arrivata prevalentemente da città amministrate dal centro sinistra (prima DS e poi PD), in vari casi ancor prima del decreto oggetto del referendum: Torino, Genova, Bologna, Reggio Emilia. Gli amministratori delegati di queste aziende, ufficialmente a maggioranza pubblica, ma SpA quotate in borsa, dichiarano senza problemi che l'acqua per loro è una merce e gestiscono il servizio idrico secondo l'ottica del profitto.
Credo sia comprensibile dunque il nostro disagio nell'aver sostenuto una battaglia referendaria con quei soggetti che proprio nelle loro amministrazioni e ben prima del governo Berlusconi avviarono la privatizzazione dell'acqua: si tratta di sostenere l'abrogazione di un decreto legge che di certo non va nell'ottica dell'acqua pubblica, ma che di fatto è in linea di totale continuità con lo sfacelo avviato dal centro sinistra.
Infatti, se la corsa verso i partner privati e le gare d'appalto non è una novità introdotta dal governo Berlusconi, cosa ha autorizzato Comuni e Società ad agire come nei casi già citati (e in tanti altri affini)? Troviamo quindi quello che a mio avviso è da considerarsi il primo bersaglio di un'onesta battaglia per l'acqua pubblica, ovvero il capitolo V del T.U.E.L. del 2000, con Presidente del Consiglio Giuliano Amato, a governo di una maggioranza di centro-sinistra (in linea di continuità con quelle privatizzazioni già avviate dai gvoerni italiani a partire dal panfilo Britannia nel 1992). Nell'articolo 113 del Testo Unico degli Enti Lcoali infatti vengono introdotte le modalità di gestione con società di capitali (come appunto le SpA, che sono società di diritto privato), dove il capitale viene ad assumere un'enorme rilevanza concettuale e sostanziale.
C'è poi un secondo grandissimo bersaglio da colpire, ovvero la definizione della gestione del servizio idrico che, dal momento che l'acqua è un bene comune, non può essere considerato di rilevanza economica (prevedendo dunque nella gestione dello stesso almeno una copertura tra costi e ricavi). Il secondo quesito referendario è tutto in quest'ottica, ma raggiunto il quorum e con la vittoria del sì anche al primo quesito sull'acqua, non è sufficiente per una vera ri-pubblicizzazione. La vittoria del sì infatti non cancellerà la struttura di società dei capitali in mano a soggetti pubblici e – come già detto- tutta l'attività di gestione continuerà a rispondere a regole e norme di diritto privato. Al di là del meritorio lavoro svolto da tante teste libere nel compitato per l'acqua pubblica, vinto questo referendum, i partiti e le forze di centro sinistra che lo hanno sostenuto dovrebbero dimostrare, se non si è trattato solo di una foglia di fico per raccattare consenso nell'elettorato, un reale pentimento, facendo immediatamente retromarcia nei comuni dove hanno ceduto l'acqua pubblica a gruppi di costruttori, banchieri, multinazionali, ecc…
Insomma in genere sono sempre andata a votare sicura di me, anche se si trattava di annullare con convinzione la scheda quando sapevo essere presenti solo partiti che appartengono al sistema. A maggior ragione se si tratta di un referendum, perché è un mio diritto esprimermi (anche se preferirei farlo se non ci fosse il quorum). Questa volta lo ammetto, vado a votare SI a tutti e quattro i referendum, ma per uno mi turo il naso, perché se pure non considero positiva l'attuale normativa e credo che debba essere abrogata, è anche vero che in ogni caso non cambierà nulla rispetto alle dannosissime scelte di privatizzazione dell'acqua avviate a partire dalla fine degli anni '90.

Per concludere, oltre all'invito ad andare a votare apponendo 4 croci sul SI, rivolgo un appello a tutti i cittadini , chiaramente fuori dagli schematismi e opportunismi partitocratici di una o dell'altra tifoseria, affinché dal 14 giugno esigano dai loro Comuni e dalle loro Province – con tutte le forme di partecipazione democratica possibili – la dichiarazione di non rilevanza economica del servizio idrico all'interno dei rispettivi statuti. In questo modo, l'acqua perderà interesse economico per i privati, smetterà di essere merce e tornerà ad essere un bene comune.
Per il Bene Comune
http://ariachetira.blogspot.com/2011/06/non-anneghiamo-in-un-bicchier-dacqua.html

IN MERITO ALL'ARTICOLO POSTATO DAL TITOLO: L'ARIA CHE TIRA.
.pubblicata da EMERGENZA VERIFICA QUESITI REFERENDUM ACQUA il giorno venerdì 3 giugno 2011 alle ore 16.23.E' assurdo!!! più ti metti a sviscerare la questione e più ti rendi conto di come stanno le cose.

Le uniche parole che secondo me hanno un valore nel presente articolo pubblicato anche qui in bacheca

http://ariachetira.blogspot.com/2011/06/non-anneghiamo-in-un-bicchier-dacqua.html

sono quelle finali che qui riporto e che mi hanno fatto riflettere parecchio

…. rivolgo un appello a tutti i cittadini , chiaramente fuori dagli schematismi e opportunismi partitocratici di una o dell'altra tifoseria, affinché dal 14 giugno esigano dai loro Comuni e dalle loro Province – con tutte le forme di partecipazione democratica possibili – la dichiarazione di non rilevanza economica del servizio idrico all'interno dei rispettivi statuti. In questo modo, l'acqua perderà interesse economico per i privati, smetterà di essere merce e tornerà ad essere un bene comune.

I COMUNI SONO DEGLI ENTI AUTONOMI CON UN LORO STATUTO.

QUINDI GLI EVENTUALI AUTOREFERENZIATI DIFENSORI DELL'ACQUA E SUPPORTERS DEI REFERENDUM DEI 2 SI

Perchè mai si sono messi a lavorare sulla preparazione di un referendum, molto piu costosa ed impegnativa, invece di creare un movimento nazionale atto a coinvolgere le forze sane e civili nei vari comuni italiani imponendogli da subito la dichiarazione di non rilevanza economica del servizio idrico all'interno dei rispettivi statuti ???????

MI SBAGLIO? NON TROVATE??? http://www.facebook.com/profile.php?id=1026791815&ref=ts#!/notes/emergenza-verifica-quesiti-referendum-acqua/in-merito-allarticolo-postato-dal-titolo-laria-che-tira/171124342949202

ecco … 😕 … [color=#0033cc]è un bel casino.[/color]

[color=#0033ff]ho trovato l'aggiornamento [/color]… buona :yesss:
SO CHE E' LUNGO E PALLOSO… MA VALE LA PENA LEGGERLO – Sono le motivazioni di Loris Palmerini a NON VOTARE “SI”
.pubblicata da EMERGENZA VERIFICA QUESITI REFERENDUM ACQUA il giorno sabato 4 giugno 2011 alle ore 23.29.TRATTO DAL SITO DI LORIS PALMERINI – RIFLESSIONI E ANALISI DEI REFERENDUM ABROGATIVI SULL'ACQUA – certo che se ha ragione, questo referendum è la più grande truffa ai danni dei cittadini Italiani.

C’era qualcosa che non capivo sul quesito referendario sull’acqua. Quando è così di solito e’ perché c’è un inganno. Allora prima ho ragionato con i sostenitori del Sì, e già subito era chiaro una cosa: SE VINCE IL SI’ l’ACQUA RIMANE IN MANO AI POLITICI CHE L’HANNO GESTITA FINO AD OGGI. Ma poi, ragionandoci, ho capito che c’era qualcosa di più, qualcosa di SPAVENTOSO.

Sono andato a leggere le norme e ho VERIFICATO che la VITTORIA DEL SI realizzerebbe il piu’ grande furto dei politici a danno delle comunita’ locali e A FAVORE DELLE MULTINAZIONALI .

Il Referendum sulla privatizzazione dell’acqua (che non esiste- non c’è nessuna privatizzazione) viene presentato con falsità a dir poco TRUFFALDINE. e il risultato sarà LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA PER DAVVERO.

Ecco perché nemmeno il centro destra dice nulla, ANZI SILENZIOSAMENTE ACCONSENTE.

IN UN VIDEO ECCO MOSTRATA LA VERITA’ LEGGENDO LE LEGGI

Il quesito n.1 del Referendum viene presentato per un referendum per salvare la proprietà dell’acqua,

ED INVECE COLPISCE LA PROPRIETA’ DEI COMUNI A FAVORE DELLA VENDITA.

Si tratta di un REFERENDUM SU TUTTI I SERVIZI PUBBLICI, non solo dell’acqua (sono esclusi solo i serivizi di gas naturale, energia elettrica e il trasporto regionale ferroviario).

Le norme della Unione Europea e la Costituzione impongono che SI DEBBANO GARANTIRE A TUTTI I SERVIZI ESSENZIALI ma facendo in modo che NON CI SIANO CARROZZONI POLITICI . L’art.23 – bis che si vuole abrogare AFFERMA CHIARAMENTE questo principio.

La legge pone i paletti e stabilisce che, PUR GARANTENDO A TUTTI I SERVIZI ESSENZIALI, si deve trovare il modo che il comune possa far RISPARMIARE I CITTADINI con il ricorso al mercato dove possibile. La legge oggi non esclude che si possano affidare i servizi anche a cooperative sociali oltre che alle società. Se vince il sì prima tutto DIVENTERA’ STATALE, ma in seguito, per imposizione europea sulla concorrenza nei servizi, si dovrà rimettere tutto sul mercato, cioé verrà svenduto alle multinazionali .

Quello che l’attuale legge (che si vuole cancellare) va a colpire, è proprio IL MODO CHE HANNO I CARROZZONI POLITICI DI GESTIRE LE COSE ANCORA IN REGIME DI MONOPOLIO, MA SOLO FINO ALLA VENDITA OBBLIGATA DALLA UE

Per fortuna questo è vietato dalle NORME EUROPEE, ecco perché dopo aver STATALIZZATO TUTTO, il governo sarà costretto a vendere al miglior offerente, E SOLO LE MULTINAZIONALI SARANNO IN GRADO DI COMPERARE , a prezzi stracciati.

I promotori hanno convinto tutti che si tratta di un referendum per la PROPRIETA’ DELL’ACQUA, ma è falso. Si tratta della sola distribuzione, anzi, si vuole cancellare una parte di legge che AFFERMA CHIARAMENTE CHE LE RETI IDRICHE SONO PUBBLICHE.

Se vince il Sì …… LE MULTINAZIONALI POTRANNO COMPERARE ANCHE LA RETE E FARE IL PREZZO CHE VOGLIONO MENTRE OGGI E’ VIETATO.

Per altro la legge già ora stabilisce che LA RENUMERAZIONE DELLE SOCIETA’ PRIVATE E’ LIMITATA AL RECUPERO DELL’INVESTIMENTO.

Cioé oggi c’è il principio che NIENTE INVESTIMENTI – NIENTE GUADAGNI e recuperati gli investimenti si ridiscute il contratto.

Quando le Multinazionali compreranno la rete, FARANNO QUELLO CHE VOGLIONO.

OCCORRE LEGGERE MONTAGNE DI LEGGI, TRATTATI, NORME, REGOLAMENTI PER CAPIRE LA PORTATA DEL REFERENDUM.

Basti pensare che l’articolo di legge che si propone di cancellare è di circa 4 pagine.

La sentenza costituzionale che si cita nel quesito è di 110 PAGINE , e verte su intricati conflitti fra governo e alcune regioni sulla questione dei servizi pubblici, compresa la gestione dei rifiuti. Le regioni più attive nella diatriba costituzionale sono state la CAMPANIA, LA LIGURIA, LA TOSCANA, L’EMILIA IL PIEMONTE, L’UMBRIA E LA PUGLIA.

La Campania si è vista perfino cancellare un pezzo di proprie leggi. Ma sostanzialmente la Corte ha tolto l’ingerenza del Governo nelle regioni, pur non permettendo alle regioni di monopolizzare il mercato regionale.

Per capire la portata del quesito diamo un’occhiata REALE ALLA LEGGE cercando di dire l’essenziale.

L’articolo 23-bis CHE SI VUOLE CANCELLARE PER INTERO DICE (LEGGI)

1. Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la piu’ ampia diffusione dei principi di concorrenza, di liberta’ di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonche’ di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalita’ ed accessibilita’ dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarieta’, proporzionalita’ e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili.

Si rileggano le parti in neretto, garantiscono il servizio essenziale: NESSUNO VERRA’ MAI PRIVATO DELL’ACQUA COME INVECE SUCCEDE OGGI IN CERTE ZONE

Leggendo il seguito del punto 1 (comma 1 art.23 bis) si capisce che l’abrogazione andrà a colpire TUTTI I SERVIZI PUBBLICI LOCALI tranne la distribuzione del gas naturale, dell’energia elettrica e il trasporto ferroviario regionale.

Il punto 2 stabilisce le regole di affidamento dei servizi locali che sono diversi a seconda che la società di servizi sia privata o di proprietà mista pubblica e privata (cioé dei comuni con operatori locali).

E previsto anche che qualora “a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l’affidamento puo’ avvenire a favore di societa’ a capitale interamente pubblico, partecipata dall’ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall’ordinamento comunitario“ cioé società a maggioranza di proprietà dei comuni, purché questo sia giustificato dalla situazione , così che COMUNQUE VENGA GARANTITO IL SERVIZIO.

Fino alla sentenza della Corte Costituzionale, il governo poteva stabilire i criteri per gestire queste situazioni “eccezzionali” in base ai propri piani di stabilità (comma 10 lett.a) ma questo E’ STATO CANCELLATO in quanto in base alla Costituzione il compito SPETTA alle regioni. Questo vuol dire che se vincono i “Sì” tutto torenerà IN MANO ALLO STATO a danno delle regioni e sopratutto dei comuni che oggi sono i proprietari degli enti. Questo vorrà dire che le regioni che hanno assetato i propri cittadini non risponderanno più come invece oggi sono obbligati.

ATTENZIONE !!! : VIENE CANCELLATO il punto 5 dell’art.23 bis che afferma:

“5. Ferma restando la proprieta’ pubblica delle reti, la loro gestione puo’ essere affidata a soggetti privati.”

il che vuol dire che SE VINCERANNO I “Sì” ANCHE GLI ACQUEDOTTI POTRANNO ESSERE VENDUTI DALLO STATO ALLE MULTINAZIONALI COME GIA’ HANNO VENDUTO MOLTA PARTE DELLE RETI ELETTRICHE E DI TELECOMUNICAZIONE LASCIANDO ALLO STATO SOLO I COSTI !!!

In giro per l’Italia ci sono CARROZZONI DI POLITICI che sopravvivono parcheggiati dentro alcuni enti di servizio pubblico che invece OGGI SONO DESTINATI A SPARIRE . Infatti il punto 8 dell’art.23 BIS li condannano a sparire dal 1 gennaio 2012 , e da allora le società di servizi dovranno assumere il personale secondo le regole di QUALITA’ ED EFFICIENZA, non per raccomandazione e indicazione politica.

SI TRATTA DI UN GRANDE RIPULISTI DELLA CASTA CHE IL REFERENDUM METTE IN DISCUSSIONE

Ricordate la recente puntata di Report sulle assunzioni alla società dei trasporti del comune di Roma?

Con l’attuale legge quei meccanismi sono destinati a sparire perché dal 1 gennaio e i bandi di gara di affidamento regolate dalle leggi europee a società trasparente impediranno le assunzioni “politiche”.

SE INVECE VINCONO I “SI’” QUESTI CARROZZONI SARANNO SALVI IN BARBA ALLE LEGGI EUROPEE – ANCORA PARASSITISMO – MA IN SEGUITO SARANNO COSTRETTI A VENDERE I TUBI ( CHE OGGI NON E’ POSSIBILE ) PER METTERE A POSTO LA RETE (LO STATO NON HA I SOLDI).

SARANNO LE MULTINAZIONALI A CUI VERRANNO VENDUTE LE SOCIETA’ E PROBABILMENTE ANCHE I TUBI, MA COMPRERANNO IL TUTTO CON I POLITICI DENTRO: SE VINCONO I SI SONO SISTEMATI A VITA !

Ma che cosa succederà SE VINCE IL REFERENDUM, cioé una volta CHE TUTTI I SERVIZI PUBBLICI DIVENTERANNO DELLO STATO?

Sicuramente l’Unione Europea sarà costretta ad aprire un procedimento di INFRAZIONE dell’Italia.

Forse l’Italia paghera’ una MEGA MULTA, ma poi alla fine l’Italia sarà costretta ad obbedire ALLE REGOLE EUROPEE oppure ad USCIRE DALL’EUROPA.

Cioè lo Stato sara’ costretto a vendere tutto quello che avra’ preso dai comuni (aziende buone e cattive ).

Ma tu sai che queste aste , essendo tutte su servizi pubblici, OVVIAMENTE VERRANNO FATTE IN STILE ENEL, ALITALIA ecc, vale a dire che compreranno tutto le MULTINAZIONALI

Mentre oggi i COMUNI ben amministrati sono proprietari di BUONE SOCIETA’ che le multinazionali non possono comperare PERCHE’ EFFICIENTI E TROPPO COSTOSE (alcune valgono miliardi), quando il Governo venderà TUTTA LA RETE NAZIONALIZZATA IN UN SOL COLPO a comperare saranno

SOLO LE MULTINAZIONALI !!!

Se vince il Sì sarà vantaggioso per le multinazionali

Non si abbiano dubbi che il governo SARA’ COSTRETTO A VENDERE TUTTO, altrimenti si dovrebbe USCIRE DALL’EUROPA. Anche perché sono richiesti investimenti per centinaia di miliardi , che lo Stato Italiano non ha.

Questo vuol dire che il referendum serve A ESPROPRIARE I COMUNI VIRTUOSI, e questo permettera’ AL GOVERNO DI FAR CASSA A DANNO DI QUESTI COMUNI, ma permetterà alle multinazionali di ENTRARE NEI MERCATI CHE OGGI LE SONO ESCLUSI PER LA PRESENZA DI BUONE SOCIETA’ DI PROPRIETA’ COMUNALE, cioè DEI CITTADINI.

Esattamente il CONTRARIO DI QUELLO CHE DICONO I COMITATI PER IL SI’

La conferma del reale scopo del Referendum sull’ acqua , NAZIONALIZZARE TUTTO, cioé dare in mano ai politici , è scritta pure nel sito del Comitato promotore del referendum , il comitato per il “Sì” , che scrive:

http://www.referendumacqua.it/chi-siamo.html

<>

Dunque vogliono la gestione dell’acqua pubblica, il che non ha nulla a che vedere con la PROPRIETA’ DELL’ACQUA. MA OGGI I TUBI SONO PUBBLICI , ED E’ IL REFERENDUM CHE LI RENDE VENDIBILI CANCELLANDO IL punto 5 dell’art.23-bis

Poi scrive:

<>

Quindi l’obbiettivo è difendere l’acqua dal mercato, ma non dagli interessi dei politici che fino ad oggi l’hanno gestita rubando e scialacquando riducendola ad un colabrodo.

<>

Quindi l’obbiettivo non è l’acqua, ma il mercato.

<>

Noi chi? I comuni, i comitati, o lo STATO COME SARA’ SE VINCONO I SI’

<>

Ecco: questo è l’obbiettivo dichiarato CHIARO e lampante: RENDERE STATALI (“ripubblicare”) i servizi idrici.

Questo significa METTERLI NELLE MANI DEI POLITICI DI ROMA , GLI STESSI CHE LO HANNO GESTITO PER 50 anni, gli stessi che hanno tenuto il sud a secco, che hanno poi fatto accordi con le camorre, magari gli stessi politici che gestiscono la spazzatura di Napoli ?

Ma stiamo scherzando ?

Io gli sputerei in faccia a quelli che hanno ridotto la rete idrica italiana ad un colabrodo, che hanno costretto paesi interi al razionamento dell’acqua per decenni.

Poi ci sono anche altre realtà, come le aziende PRIVATE a PROPRIETA’ COMUNALE efficienti che ci sono nelle Venezie.

Qui almeno le tariffe sono decenti, l’acqua è buona. Certo, ci sono in questi enti virtuosi anche alcuni politici che ci mangiano, ma con le norme attuali in futuro se sgarrano SARANNO COSTRETTI ALLA COMPETETITIVITA’, e non costeranno nulla ai contribuenti .

MA SE VINCE IL SI, anche le aziende PRIVATE di proprietà dei comuni che ci sono nel nord Italia VERRANNO RIMESSE IN MANO AI POLITICI DI ROMA, TUTTO STATALE, quello stato che ha ridotto Napoli ad una discarica.

DICONO : <>

Ma perché , hanno RUBATO l’acqua ? Qualcuno vuole rubare l’acqua ? O la verità è che l’Europa ci costringe a TAGLIARE I CARROZZONI POLITICI e questi si oppongono?

FORSE CHE DOPO AVER RESO DELLO STATO QUESTE AZIENDE DEL NORD LO STATO LE VENDERA’ ALLE MULTINAZIONALI PER FAR CASSA ?

FORSE L’OBBIETTIVO E’ PROPRIO QUELLO DI RAGGIRARE IL POPOLO ?

Andiamo a vedere i quesiti per capirci qualcosa e andiamo nel sito

http://www.acquabenecomune.org/

Intanto cominciamo con il notare che gli estensori dei quesiti sono TUTTI DEL SUD tranne 1

Estensori:

Gaetano Azzariti (ordinario di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza)

Gianni Ferrara (emerito di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza)

Alberto Lucarelli (ordinario di diritto pubblico Università di Napoli Federico II)

Ugo Mattei (ordinario di diritto civile Università di Torino)

Luca Nivarra (ordinario di diritto civile Università di Palermo)

Stefano Rodotà (emerito di diritto civile Università di Roma La Sapienza)

Il sito induce a pensare che si voglia “vendere” l’acqua, ma questo cosa significa ?

NON SI DEVONO PAGARE LE BOLLETTE ?

Non è che per caso con la NAZIONALIZZAZIONE della distribuzione si permetterà a chi non paga la bolletta di CONTINUARE A NON PAGARLA ?

Passiamo all’analisi tecnica del primo quesito:

Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione.

«Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?»

Intanto andiamo a prenderci la legge qui:

http://www.altalex.com/index.php?idnot=42063

e leggiamo che l’obbiettivo della legge è (art.1 lett.a)

<>

cioé si vuole aumentare la concorrenza che altrimenti i baracconi assistenziali ci portano a picco.

Questo l’obbiettivo della legge, OCCORRE VEDERE SE LO RAGGIUNGE E COME .

La legge parla di favorire la Banda Larga (internet insomma, art.2),

le Start Up (nuove imprese insomma, art.3 )

poi sistemi di investimento per l’innovazione avanzata(Art.4.1) specie per il Sud (art 4.1 bis aggiunto),

poi lotta all’inflazione (art.5 ),

BANCA DEL MEZZOGIORNO (art.6 TER) e via di seguito si parla di energia, IVA sugli idrocarburi, Case , TAV, EXPO, Istruzione, Riceca ecc

Nel Video l’analisi dell’art.23 che si vuole cancellare: esso stabilisce la proprietà pubblica delle reti, garantisce il servizio a tutti, obbliga alla trasparenze ed alla efficienza le classi parassitarie di parcheggiati politici, e pure mette molti freni all’arrivo delle multinazionali proprio nei servizi pubblici.

CERTO CHE CI SONO MOLTI DUBBI SUI VERI SCOPI DI QUESTO REFERENDUM

In sintesi:

Il quesito chiede di cancellare un intero articolo (il 23-bis) di 4 ( QUATTRO! ) pagine di una legge che allinea all’Europa e che riguarda QUASI TUTTI I SERVIZI PUBBLICI (acqua, spazzatura, trasporti locali ecc)

Al contrario di quello che fanno credere i promotori in questo articolo CHE SI VUOLE CANCELLARE e’ affermato:

– che la proprietà delle reti E’ PUBBLICA

– che il servizio è garantito a tutti

– che si deve garantire la trasparenza nelle assegnazioni (e non la camorra)

– che le societa’ multinazionali hanno grossi limiti nell’entrare

– che i guadagni delle societa’ devono ESSERE LIMITATI AL RECUPERO DEGLI INVESTIMENTI

In pratica SE VINCE IL REFERENDUM

– si conservano LE BARONIE e LE CASTE POLITICHE parcheggiate negli enti

– si dice no alla proprieta’ pubblica delle rete

– si pongono le condizioni per VENDERE TUTTO ALLE MULTINAZIONALI

A mio avviso il Referendum NON E’ DA VOTARE, perché votare NO può favorire il raggiungimento del quorum.

FINE ARTICOLO DI LORIS PALMERINI

Commento di Ernesto Inguastito:

Insomma Loris Palmerini ci invita…

(seppur controvoglia dopo tutte le entusiamanti motivazioni promosse con i media dai comitati del SI)

…a scegliere di non votare i quesiti dell'acqua, e a tapparsi il naso sulla legge RONCHI.

QUESTI SONO I SUOI VIDEO

VIDEO1

VIDEO2

SI RINGRAZIA PER L'ATTENZIONE…

…e si rinnova l'invito per chi volesse…

[size=36]di dimostrare il contrario su quanto affermato da Loris Palmerini, sarebbe di grande aiuto per tutti.


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