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Il dott. Joe Dispenza è uno dei ricercatori e insegnanti che ha preso parte nel film >>> What the bleep do we know?! (Ma che… bip… sappiamo veramente?!), vincitore di diversi premi.

Il suo nuovo libro, appena uscito in lingua italiana, >>> Evolvi il tuo cervello: La Scienza della Trasformazione della mente, offre uno straordinario resoconto approfondito su come funziona il cervello ed in che modo le persone possano trasformarlo cambiando, letteralmente, la loro mente. Il suo lavoro mostra un modo del tutto nuovo di concepire chi e cosa sono gli esseri umani e tutto ciò che per noi è possibile avviandoci verso il futuro.

LL: Nel suo libro cita che le sue esplorazioni l'hanno indotta ad essere ottimista riguardo gli esseri umani. E' interessante, può illustrarmi meglio il concetto?

JD: Quando viviamo stati emotivi tormentati o distruttivi, c'è sempre un vuoto tra il modo in cui le cose appaiono ed il modo in cui sono veramente. Nel momento in cui cominciamo a creare dei cambiamenti in noi stessi ed a concederci il permesso di superare le nostre limitazioni, questo spazio tende a diminuire.

Nel momento in cui ciò che siamo veramente si avvicina al modo in cui ci mostriamo agli altri, questa maggiore trasparenza ci consente di compiere cose straordinarie. Per questo motivo sono ottimista.

Quando le persone infrangono la parvenza o la facciata dell' immagine che presentano di sé stesse, c' è una propensione naturale alla generosità e al desiderio di influire positivamente sul mondo, di generare cambiamenti, di offrire il proprio contributo, di mutare il corso del destino.

Per le persone realmente ispirate a riscoprire sé stesse, poiché hanno superato certe cose o hanno realizzato i propri sogni, il quesito successivo sarà come poter contribuire al mondo, come poter aiutare l'umanità, cioè dimorare nel nostro naturale stato d'essere

LL: In Evolvi il tuo cervello scrive in merito alla possibilità di cambiare il “Sé”, un concetto che a cui si ricollega con regolarità. E' un pò come se lei dicesse che quando ci riusciamo, approdiamo ad un modo di essere più altruista o benevolo…

JD: Sì, credo che l'identità che abbiamo sia modificabile. La psicologia sostiene che all'età di 35 anni circa, la nostra personalità è un “flusso permanente”, ossia che possediamo un certo numero di istruzioni automatiche preelaborate che abbiamo memorizzato per utilizzarle in qualsiasi circostanza. In altre parole, non dobbiamo apprendere niente di nuovo né fare nulla in modo diverso, poiché potrebbe sconvolgere la nostra continuità chimica.

Mi riferisco alle comodità quotidiane, le sensazioni prevedibili, le opinioni convenienti o le consuete abitudini che governano esattamente il nostro destino.

Ciò che stiamo iniziando a comprendere da un punto di vista neuroscientifico è che il cervello non consiste in quell'insieme di circuiti neurali fissi che eravamo abituati a pensare e che veniamo modificati da ogni singolo pensiero che abbiamo, da ogni esperienza che abbracciamo, le cose che facciamo, le nostre fantasie segrete, i nostri sogni, le nostre speranze.

Tutti questi pensieri che elaboriamo, modellando e plasmando il cervello, sono letteralmente perfezionanti. Se accettiamo l'idea che i nostri pensieri hanno a che fare con il nostro destino o il futuro, come mai continuiamo a provare gli stessi stati d'animo?

Come mai abbiamo un brusio di voci e chiacchiere in testa che ci distolgono dalle nostre reali capacità? La verità è che siamo ciò che pensiamo, a livello neurologico. Siamo ciò che facciamo, a livello neurologico. E' questo in definitiva che forgia le nostre consuetudini.

Cambiare significa dunque liberarsi della cattiva abitudine di prevenire noi stessi! Trascorriamo la maggior parte della nostra vita permettendo al nostro ambiente – i fattori che derivano dal mondo esterno – di condizionare ciò che pensiamo e chi siamo realmente. Ogni stimolo esterno – le persone, gli oggetti e le circostanze della vita – attiva un diverso circuito nel cervello. Cominciamo a pensare in maniera identica a ciò che ci sta intorno.

In altre parole, il mondo che ci circonda forma la nostra mentalità e se è vero che ciò che ci passa per la mente plasma il nostro futuro, significa che perseveriamo in decisioni e progetti conformi a ciò che ci risulta familiare. Cambiare vuol dire pensare ed agire diversamente nel medesimo contesto, pensare più in grande di come emotivamente ci si sente.

Cambiare consiste nel realizzare pensieri nuovi e far si che il cervello stesso funzioni in modo nuovo, liberandosi degli schemi e reti neurali che attiva normalmente, così che azioni e pensieri nuovi possano generare nuove realtà ed una vita migliore per le persone.

LL:Considera il suo libro un manuale di brain training che traccia il percorso da seguire per questo genere di trasformazioni?

JD: Evolvi il tuo cervello fornisce una prova attendibile che indica la via per comprendere quanto il cervello sia estremamente malleabile, proprio come noi!

La difficoltà sta nel rivolgersi al perché stentiamo a cambiare o al perché ricadiamo continuamente nelle vecchie abitudini. Ho scritto questo libro per aiutare a fare una distinzione tra i due stati mentali in cui viviamo, ovvero lo stato di sopravvivenza e lo stato di creazione (nell'originale: survival and creation).

Quando viviamo in sopravvivenza, esistono solo poche cose importanti per noi. Tutta la nostra attenzione è focalizzata sul corpo, sull' ambiente che ci circonda e sul tempo. Nel momento in cui percepiamo una minaccia, o viviamo una certa circostanza, reale o immaginaria, vengono rilasciate delle sostanze chimiche dall'organismo che innescano questo sistema nervoso primitivo il quale a sua volta stimola una reazione biochimica legata allo stress ed in questo modo cominciamo ad agire come un animale in una situazione di emergenza.

Nell'altro stato mentale, invece, incontriamo prosperità, espansione, crescita, risanamento e rigenerazione. Quando viviamo lo stato di generazione(creazione), non esiste corpo e ambiente, né tempo. Di fatto, in questa condizione ci dimentichiamo completamente di noi stessi! Abbandoniamo le associazioni col mondo che ci circonda, con i nostri ricordi e sensazioni abituali.

Quando cominciamo ad apprendere come il cervello lavora in questo stato di generazione, ci accorgiamo che riesce a tracciare dei cambiamenti e a codificarli in modo permanente iniziando a creare nuove reti neurali che ci permettono di evolvere i nostri pensieri e azioni.

Dunque ho scritto il libro per coniare questa distinzione tra vivere in sopravvivenza- e come ciò influisce sul corpo e la mente – e vivere in questo intangibile stato di generazione, il quale indica che abbiamo creato qualcosa nel cervello e l'abbiamo messo in pratica così tante volte da rimanere codificato, e che il processo si è compiuto abbastanza volte da consentirci di avere degli effetti sul nostro futuro.
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