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#92868

Kame1
Bloccato

[quote1331718001=Richard]
ci sono polemiche in rete su quel video, non si capisce se siano o meno parole di Einstein

però tempo fa trovati questo http://www.disf.org/Voci/137.asp

Cosa significa “Dio” per Einstein

All'inizio della sua vita Einstein si riferiva a Dio come ad una “intelligenza cosmica”, non indicando con questa espressione un'attribuzione personale, ma qualcosa di “sovrapersonale”, in quanto seguendo il pensiero di Spinoza riteneva che il termine persona, quando applicato all'essere umano, non poteva venire applicato, come tale, anche a Dio. Tuttavia egli ricorreva al modo giudeo-cristiano di parlare di Dio, secondo il quale Dio “rivelava” se stesso in una maniera ineffabile come quella verità che ha in sé la propria certezza. Spinoza affermava che la verità è la misura di se stessa. Il vero è il criterio di se stesso e del falso, così come la luce mostra se stessa e il buio; chi possiede un'idea vera, conosce simultaneamente sia di avere un'idea vera sia di non poter avere dubbi circa la verità della sua percezione (cfr. Ethica , XLIII). Una volta che una cosa è compresa, essa procede manifestando se stessa in forza della sua stessa verità, senza dover fornire prove ulteriori. Così, quando Dio rivela se stesso ai nostri pensieri, la nostra comprensione di lui è portata avanti dalla forza intrinseca della sua verità, perché egli stimola e spinge continuamente le nostre menti in modo sempre più compiuto.

Era in fondo in questo modo che Einstein pensava e si riferiva Dio che rivelava se stesso nella meravigliosa armonia e nella razionale bellezza dell'universo ( BELLEZZA, II.3); qualcosa che faceva appello, in modo intuitivo e non concettuale, ad una risposta data in umiltà, ad una meraviglia e riverenza che egli associava alla scienza e all'arte. Era in particolare in relazione alla scienza stessa che Einstein sentiva e coltivava quel senso di meraviglia e di timore reverenziale ( MISTERO, IV ). Una volta, quando il fotografo scozzese Alan Richards domandò ad Ernest Gordon, Decano della Cappella Universitaria di Princeton, come egli spiegava la combinazione della grandezza intellettuale di Einstein con la sua apparente semplicità, rispose: «Credo che dipenda dal suo senso di grande rispetto ( reverence )». Ciò era profondamente vero: l'istinto religioso e quello scientifico erano in Einstein una sola cosa, perché alla base di entrambi vi era la sua riverente intuizione di Dio, il suo immutato timore al pensiero di fronte ai pensieri del “Grande Vecchio” (the Old One). Sebbene Einstein non fosse un fedele e praticante ebreo, egli sarebbe certamente stato in accordo con l'invito del rabbino Shmuel Boteach di porre Dio stesso, e non le prescrizioni legali ( halacha) , al centro del giudaismo. «La scienza può essere creata soltanto da chi sia completamente vocato alla libertà e alla comprensione. Questa fonte emotiva, tuttavia, scaturisce dalla sfera della religione. Ad essa appartiene anche la fede nella possibilità che le regole valide per il mondo dell'esistenza siano razionali, cioè comprensibili per la ragione. Non riesco a concepire uno scienziato genuino che difetta di tale fede profonda. Possiamo esprimere la situazione con una immagine: la scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca» ( Pensieri, idee, opinioni , p. 29). Questa nota affermazione proviene dal suo discorso al seminario teologico di Princeton, ma lontano dall'essere isolata, essa viene ripresa praticamente in tutte le sue riflessioni circa la scienza, la religione e Dio. …..ecc..
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Condivido pienamente quanto scritto in questo post, la vera scienza deve essere sostenuta dalla spiritualità e viceversa.