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camillo
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Partecipante

1 considerazioni sulla teoria pubblicata da Keshe nel primo libro.

Quello che sto per dire è una mia personale interpretazione del primo libro di Keshe.
Provo a riassumere il più sinteticamente possibile i tre punti salienti.

1° postulato: La comprensione del comportamento degli atomi è incompleta, la parte mancante è quella che riguarda il comportamento dei protoni neutroni ed elettroni quando si trovano sotto forma di plasma nel VUOTO. Keshe ipotizza che queste particelle elementari presentino un comportamento paragonabile a quello dei gas.
Quando le particelle elementari si trovano agglomerate in un gran numero in uno spazio ristretto si restringono, quando si trovano libere nel vuoto si allargano.
Allargandosi perdono “durezza” e sono molto più penetrabili. Non ce ne siamo accorti perchè nelle interazioni nucleari che facciamo con gli acceleratori di particelle non possiamo mandare un singolo protone contro un altro nel vuoto, la probabilità che due protoni collidano è bassissima sarebbe come sparare con due fucili da Milano a Roma e viceversa e sperare che a metà strada i due proiettili collidano. Pertanto negli acceleratori usiamo fasci densi di particelle contro altri fasci densi. Certo questi fasci viaggiano nel vuoto ma quello che conta è che il fascio è denso è come una galassia che si scontra con un altra galassia.
Ricordo che in un centimetro cubo di idrogeno ci sono più di 10 alla 19 atomi di idrogeno cioè 10.000.000.000.000.000.000. atomi. Nel vuoto cosmico possiamo trovane uno solo o anche meno.
Se immaginate l'atomo come un essere umano quando è insieme agli altri si comporta come folla, quando l'uomo è da solo isolato con un buon spazio di libertà si comporta come individuo libero e mostra la sua vera identità.
Concludendo Keshe ipotizza che quando un protone è privato dal suo elettrone ionizzandolo (diventa un plasma) e nello stesso tempo gli viene dato spazio di libertà allontanando i suoi simili mediante la creazione del vuoto, ebbene in tal caso la penetrabilità del protone cambia, non valgono più le leggi conosciute e stabilite con i fasci densi, quindi il protone è penetrabile con molta meno energia.

2° postulato: Quando il protone (o altra particella) viene penetrato e aperto in modo “dolce” (Keshe usa questo termine) esso si apre mostrando tre componenti. E' come aprire un barattolo usando un opportuno apriscatole, il contenuto si mostrerà integro e vedremo ciò che sta dentro. C'è una bella differenza da quello che facciamo normalmente con gli acceleratori nucleari, lì è come sparare con un grosso cannone contro un barattolo che non riusciamo ad aprire altrimenti; certo quello che rimane dopo la rottura è un insieme caotico di cocci mescolato ai resti del nostro proiettile.
Se paragoniamo il protone ad un'automobile possiamo dire che essa contiene tre individui che Keshe chiama materia, antimateria, materia-oscura, il punto è che per vederli dobbiamo aprire la porta dell'auto e farli scendere integri, se invece spediamo la macchina ad alta velocità contro un muro troveremo… polpette.

3° postulato: Una volta aperti i modo dolci molti protoni, le tre componenti che le formano sono libere di riaggregarsi in modo differente, più conveniente per loro. Sono le condizioni ambientali a determinare il risultato finale. Come dire che se per esempio apriamo 10 automobili ne usciranno 30 individui (tre per ogni auto) ebbene se le condizioni ambientali lo permettono questi trenta individui potrebbero decidere di stare insieme quindi ripristinando le condizioni ambientali normali ci troveremo ad avere una corriera con 30 individui anziché le 10 auto di partenza.

La teoria è interessante soprattutto per le implicazioni ma che prove ci sono?
Se da una parte è vero che Keshe non ha fatto vedere nulla di verificabile, è però altrettanto vero che sono comparse prove indirette, e proprio perchè provengono da fonti indipendenti, cominciano a dare un notevole contributo alla teoria.

Le prove riguardano il 1° postulato

Il ricercatore Bohm scoprì che nel plasma, gli elettroni smettevano di comportarsi come particelle separate e si comportavano come parte di un insieme più grande interconnesso. Nonostante che il loro movimento individuale sembrasse casuale e caotico, grandi quantità di nuvole elettroniche causavano l’impressione di un comportamento sorprendentemente ben organizzato. Come una creazione cellulare, il plasma rigenerava e isolava costantemente tutte le impurità su una parete, allo stesso modo in cui un bio-organismo racchiude tutte le sostanze estranee in una ciste.
Bohm era impressionato da queste proprietà organiche e disse che spesso sentiva che il mare di elettroni era “vivo”.
Quindi, quando divenne professore assistente all’università di Princeton, continuando con questi studi , rilevò nuovamente che l’apparente movimento accidentale di separazione degli elettroni riusciva a creare effetti di movimento altamente organizzati. Egli scoprì che un intero oceano di particelle elementari, avevano dei comportamenti peculiari esattamente come il plasma. Ciascuna di loro sembra essere consapevole delle altre incalcolabili milioni di particelle. Bohm chiamò i movimenti collettivi degli elettroni “plasmoni “.
Come Pribram pubblicò il suo primo articolo sulla possibile natura olonomica del cervello nel 1966.

Le conferme pratiche sono ora arrivate da un filmato dei russi citato da Richard recentemente proprio in questo forum.

Nel film pubblicato a dicembre 2012 si fa vedere come nella stazione orbitale un contenitore connesso con il vuoto esterno fosse riempito di particelle ionizzate agganciate a gruppi particolari di strutture per poter rendere visibile alle telecamere. Con grande sorpresa di tutti il comportamento non era per niente simile a quello previsto, ma… guardatevi il filmato!

A terra i tecnici non volevano credere a ciò che vedevano, anche qui compare una strana considerazione… sembrano “vivi.” La stessa cosa lo dice Keshe ripetutamente nei suoi libri, anzi sostiene che una volta che si sono organizzati questi plasmi assumono una loro personalità. Questo concetto Keshe me l'ha ribadito personalmente durante un colloquio.

C'è poi tutto il lavoro di David Lapoint (già citato più volte in questo dibattito) che fa vedere chiaramente come inaspettatamente si formi una sfera di plasma luminosa generata da particolari campi magnetici interagenti col plasma.
ttp://www.youtube.com/watch?v=9EPlyiW-xGI