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“Il pifferaio magico…” di Giobbe Covatta.

C'era una volta un regno vicino a Bergamo governato da un re cattivo e schifoso.

Questo re era così cattivo che, quando schiattava le vecchiette con la macchina, tornava indietro e se le prendeva solo di striscio gli passava sopra un'altra volta in retromarcia. Era così cattivo che Saddam Hussein, quando lo incontrava, si faceva il segno della croce.

Era così schifoso che teneva l'ermellino con la forfora, teneva dei foruncoli in faccia come pizze margherite. L'unica cosa bella che teneva erano le trecce, lui le aveva sotto le ascelle. Lo so che fa schifo, ma d'altra parte era schifoso!!

Anzi era così schifoso che molti lo chiamavano Re Nale, i più generosi Re Pellente. Ma il suo vero nome era Umberto e si faceva chiamare il Boss.

Un brutto giorno nel regno morì la gatta: Principessa, questo era il suo nome. Il regno incominciò a popolarsi di topi. I sudditi erano disperati. Anche il re era preoccupato, non si sapeva più cosa fare quando a un tratto, da lontano, si udì un suono di flauto.

Umberto Boss fece chiamare il Pifferaio che rispettoso si presentò alla reggia. “Ti ho fatto chiamare”, tuonò Re Umberto, “perchè è morta la Principessa”.
“Mi dispiace”,disse il Pifferaio,pensando che si trattasse della figlia del re.
“Non importa se è morta” rispose il re, “ormai era vecchia. Non andava neanche più ai giardini per i suoi bisogni, faceva tutto sui tappeti, era diventata un problema. Usciva solo per accoppiarsi perchè,nonostante l'età,andava ancora in calore”.

Il Pifferaio era annichilito, ma ebbe un principio d'infarto quando il re continuò. “Si strofinava addosso a tutti quelli che entravano nel castello, ricordo che per evitare questo problema, a tre anni la feci accoppiare con un maschio, non l'ho fatto prima perchè gli si rovina il pelo!”…

Il Pifferaio si sedette ma il re non gli dava tregua. “Era bello sai! Da giovane aveva un pelo morbidissimo, ma ormai le cadeva a ciocche dalle cosce, dal petto, un disastro!”.

Il Pifferaio era verde bottiglia, accusava forti dolori allo stomaco e fu colpito da nefropatia extrasistole e ipoplasia midollare. La sintomatologia peggiorò quando il re concluse dicendo: “Pensi, era così malconcia che non mangiava neanche più topi!”.

Una volta chiarito l'equivoco, ci vollero tre ore di tempo per far riprendere il Pifferaio. Come si fu rimesso in sesto si mise subito al lavoro col suo flauto che come tutti sanno, era magico. Comincio' a suonare le prime dieci canzoni preferite dei topi, le Top Ten.

'Topolin, topolin', 'Scandalo al sole perché ti sei messa in topless', 'Mala femmena ovvero zoccola' e così portò tutti i topi fuori dal paese.

“Senti un po'” disse il re Umberto Boss,detto anche Re Cesso, “visto che hai portato via i topi suonando le canzoni preferite, non è che per caso conosci 'O Sole Mio', 'Funiculì funiculà', 'Torna a Surrient'…”

“Ma allora sei razzista” lo interruppe il Pifferaio. “Chi? io?! ” eslamò il re. “Ma per carità! Io non sopporto i meridionali, i negri, gli arabi, gli omosessuali, gli ebrei, i mancini, i calvi, gli allergici, le donne, i balbuzienti, Servio Tullio, Tullio Stilo, Tarquinio Prisco, Tarquinio il Superbo”.

Il Pifferaio, che era di Torre Annunziata, si risentì molto, fece tornare tutti i topi e ne chiamò qualcuno anche da Castellammare di Stabia. E il re Umberto Boss del regno vicino a Bergamo morì di rabbia e di leptospirosi.

Stretta la foglia, la via prende una brutta piega.
Bisogna stare attenti a quelli della Lega.