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«Vorrei la risposta sulla mia autopsia»

Telefonate-barzelletta raccolte dal centralinista dell'ospedale. Nasce così un libro tutto da ridere: «Good bye Kareggi!»

Non resta che riderci sopra. Nell'estate «più orrenda» degli ultimi anni, come l'ha definita ieri Walter Veltroni sul “Corriere della Sera”, tra crisi economica, partiti in guerra, sputtanopoli, problemi irrisolti, ecco che c'è chi si affida al buonumore. Anche in Toscana vanno a gonfie vele i libri che fanno ridere, o anche solo sorridere. Nelle librerie toscane spadroneggiano per esempio «Le mie migliori barzellette ebraiche» di Daniel Vogelmann, ma anche «Good bye Kareggi!» di Alessandro Bini e Bruno Magrini (Morgana edizioni).

Tutto nasce dalle telefonate che un centralinista dell'ospedale di Careggi ha trascritto e che poi sono state in parte rielaborate e teatralizzate: «Good Bye Kareggi parla di uomini e donne che telefonano al centralino dell'ospedale e chiedono delle cose. Da ciò che dicono e da come lo dicono, ecco apparire il ritratto di una Firenze-Toscana-Italia e forse mondo che ci fa ridere, penare, intenerire», scrive l'attore Alessandro Benvenuti nella prefazione di Good bye Kareggi, da cui abbiamo scelto una piccola antologia delle telefonate più curiose, stravaganti e surreali.

Donna: «Lunedì posso telefonarvi appena mi sveglio?».

Scapolone: «Pronto? Devo prendere un appuntamento per ricoverare mia moglie in ortopedia. Il nome del professore non me lo ricordo. Ma è quello che è uno scapolone con le scarpe di camoscio…Se lei passa di lì, me lo chiama?».

Niente da fare: «Pronto? Mi passa un medico che non ha niente da fare nella mattinata?».

Dottorino-otorino: «Pronto? Mi passa il dottorino laringoiatra?».

Ieri: «Pronto? Potrei venire domani, invece di ieri?».

Gravida: «Sì, senta…vorrei essere messa in stato interessante. Sa mica a chi posso rivolgermi?».

Biopsia: «Pronto? Mi passa il professore? Sì, mi deve dare una risposta sulla mia autopsia…». !amazed

Morti: «Pronto? Mi passa i morti?». (Riferimento alle Cappelle del commiato dove a Careggi vengono messi i morti, ndr.)

Cognato: «Pronto? La Sippe non è riuscita a darmi il numero delle Cappelle del cognato…».

Risonanza magnetica: «Scusi, dovrei prenotare una risonanza magnifica…».

Vagina: «Pronto? Sono disperata! C'è un pronto soccorso per la mia vagina?».

Uovo: «Pronto? Domani devo fare una prova allergica all'uovo. Ma domani l'uovo lo devo portare lesso o fresco?». !amazed

Preservativi: «Volevo sapere come sta una mia amica perché ha inghiottito… sì, un preservativo alla fragola. Me la passi, perché sono in pensiero… e poi, anche per sapere dove ha messo la scatola, perché me ne servirebbe uno subito…».

Prostata: «Pronto? Vorrei prenotare una prostata agli occhi».

Depressione: «Mi passa quello biondo alto che cura la depressione? Voglio prenotare un ricovero, perché vorrei ammazzarmi…».

Suicidio: «Telefono dal 118 di Avellino. Mi è stato segnalato un tentativo di suicidio a Firenze. Me lo passa?». hahaha

In coma: «Mi passa un paziente? Ci posso parlare? So che è in coma lì da voi. L'ho saputo ora, ma è successo venti giorni fa. Vuole il nome e il cognome? Ma il mio o il suo?». !amazed

Dottore: «Pronto? Ma lei è una persona normale o un dottore?».

Ostropedia: «Mi passa l'ostropedia? Perché io sono una telefonata urgente da Pistoia. Che mio fratello è stato operato da un professore alto e moro con un neo alla tempia che non mi piace punto…».

Socrate: «Volevo fare una risonanza magnetica lombare e lombare socratica». !amazed

Ginecologia: «Per cortesia, mi passa la ginecologia ortopedica?».

Odontolatria: «Pronto? Mi passa l'odontolatria?».

Sgravare: «Veloce! Mi passa dove vanno a sgravare?».

Sala parto: «Pronto? Mi passa la Sala Parto delle donne?».

Topone: «Vorrei fare un topone vaginale».

Urodinamica: «[color=#990000]Mi passa l'urodinamica? Ma che bisogna fare, la pipì correndo?»[/color]. !amazed


IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.