a te donna…

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Questo argomento contiene 19 risposte, ha 11 partecipanti, ed è stato aggiornato da  cenereo 9 anni, 1 mese fa.

Stai vedendo 10 articoli - dal 1 a 10 (di 20 totali)
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  • #122152

    cenereo
    Bloccato

    ..Non esiste Donna se non c'è uomo che l'ami e la veneri per la sua natura..
    tutto ciò che umilia la donna,distrugge l'uomo e viceversa..di questo il mondo non ne prende più coscienza da quando la Donna ha disconosciuto sua Madre,abbandonando la meravigliosa veste di grazia che il Creato aveva fatto per Lei..
    La femmina così, spogliatasi della regale veste,
    rincorre ora l'illusione del potere effimero di competizione,vedendo il compagno come nemico,sottoscrive al contratto della separazione,
    incosapevole che è la sua paura a farle da sposo..si fà così amica e compagna della distruzione..perdendo il compito a Lei affidato,la sua vera e magnifica forza reale,quella della Creazione…


    #122154
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Cene…. :bay:
    purtroppo è così….assistiamo allo smarrimento completo della donna…
    ma sono povere vittime del sistema…ne abbiamo già parlato… -|-


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #122155
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Auguri di tutto il cuore a tutte le donne del mondo :cor:


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #122153

    cenereo
    Bloccato

    [quote1236522878=farfalla5]
    Cene…. :bay:
    purtroppo è così….assistiamo allo smarrimento completo della donna…
    ma sono povere vittime del sistema…ne abbiamo già parlato… -|-
    [/quote1236522878]
    ..non ne è mai abbastanza per deprogrammare secoli e secoli di credenze…e la più grave è proprio quella di ritenersi vittime…


    #122156
    elerko
    elerko
    Partecipante

    Donna…
    ..Grazie di esistere!!!!

    Auguri tutti i giorni/mesi/anni della tua vita!

    e non solo oggi “ricorrenza razzista che denigra la donna”!


    #122157

    Massi
    Partecipante

    Mi associo ,DONNA grazie di esistere !!! :amicil: :guit:

    Auguri a voi che illuminate e rendete magica la vita di noi uomini, per l'eternità. :cor: :kiss:


    #122158
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    BREVE VIAGGIO NEL TEMPO DELL´ESSERE DONNA
    IN PRINCIPIO C'ERA LA DEA

    “In principio” la vita nella sua interezza scaturiva dal ventre
    femminile: così testimoniano i ritrovamenti nei siti archeologici più
    antichi (Paleolitico e Neolitico); donne con forme tonde, coi seni
    esuberanti e grosse natiche, con simboli quali la spirale, che
    riportavano metaforicamente al mondo uterino.
    L'uomo antico non poteva far altro che prendere atto che la vita si
    perpetuava attraverso la donna e solo attraverso essa.

    Benchè alcuni studiosi sostengano che l'uomo primitivo non era in
    grado di correlare il contributo maschile alla procreazione con la
    gravidanza, e che fosse questo il motivo di tanta divinizzazione della
    donna, relegando i ritrovamenti di statuette con fattezze
    esageratamente femminili ad un “uso erotico” del maschio; altri
    osservano che l'uomo primitivo doveva avere per forza maggiore
    consapevolezza della vita e dei meccanismi biologici, sebbene fosse
    una consapevolezza diversa da quella che possiamo avere noi oggi.
    Viveva a stretto contatto con la natura; la vita e la morte erano
    quotidianamente sotto i suoi occhi. Di questo parere è anche Marjia
    Gimbutas, archeologa lituana nota per i suoi studi scientifici sul
    culto della Grande Madre, secondo la quale il ruolo paterno nel
    processo di riproduzione era compreso dalle popolazioni del Neolitico,
    dato che gli uomini di quell´epoca erano acuti osservatori della
    natura.

    Una riflessione può aiutare a comprendere l´importanza della donna
    nella generazione: se una coppia avesse un rapporto sessuale e
    concepisse e l'uomo (per disgrazia) l'istante dopo morisse, la vita
    sarebbe in grado di proseguire il suo corso e il bambino nascerebbe
    ugualmente. Viceversa se l'istante dopo il concepimento fosse la donna
    a morire con essa morirebbe anche il figlio futuro. L'uomo ha il
    potere della scintilla iniziale, dell´”inseminare”, del dare il via al
    processo ma è nelle mani delle donne – anzi nel ventre delle donne, il
    calderone alchemico che genera nuovi esseri – il potere della vita.
    Probabilmente è questo il motivo per cui le prime rappresentazioni di
    divinità ritrovate in tutta Europa sono intimamente legate al mondo
    femminile.

    Le statuette erano dunque rappresentazioni divine della Dea Madre,
    Madre di tutta la Vita, e non oggetti erotici per i giochi maschili.
    Meravigliosa nonostante l'età, ancora oggi la Venere di Laussel ci
    mostra come il calendario che scandiva la vita delle prime società
    fosse indubbiamente femminile.
    Il bassorilievo in pietra scolpita risale al Paleolitico Superiore
    (30.000 – 20.000 a.C.) ed è ora conservato al Musée d'Aquitaine,
    Bordeaux, Francia.

    Detta anche “Dea del corno”, ritrae una figura femminile che regge
    nella mano destra un corno con tredici tacche.
    E' evidente il riferimento alla falce lunare e al potere connesso con
    l'astro. Le tredici tacche potrebbero benissimo corrispondere alle
    tredici lunazioni che si verificano all'interno di un anno solare, un
    tempo misurabile da un solstizio invernale ad un altro.
    I primi calendari sono stati effettivamente lunari ed ancora oggi
    grandi culture come quella islamica e quella ebraica conservano tale
    tipo di computazione del tempo, per non parlare del calendario delle
    feste cattoliche che si basa principalmente sulla luna piena pasquale.
    Sul corno della Venere di Laussel sono state individuate 13 tacche
    riferibili al calendario lunare e, poiché la luna ha un ciclo di 28
    giorni circa, veniva automatico associare ad esso il ciclo femminile,
    anch´esso di 28 giorni.

    La Venere di Laussel con la mano sinistra si tocca il ventre
    arrotondato segno di gravidanza (altro momento governato dall´astro
    lunare) forte simbolo di fertilità e rigenerazione della specie. La
    Venere è dipinta con ocra rossa, evidente rimando al sangue mestruale.

    Sin dai primordi dunque, la luna era il riferimento dello scorrere
    ciclico dell´anno, ed era su di essa che si basavano (e si basano
    comunque ancora oggi anche se in modo non ufficiale) le semine, i
    raccolti, ma anche le gravidanze, la cova dei pulcini, le potature
    etc.
    Infatti la luna è la Grande Signora, è una donna ed è lei che regge il
    crescere della vita e tutto quello che si genera o rigenera.
    Inoltre la luna governa i liquidi: è stato oramai appurato anche
    scientificamente che essa influenza, oltre le maree, anche il mestruo
    ed il suo comparire. Ancora nel secolo scorso molte contadine usavano
    regolarsi guardando la fase lunare.
    La Venere di Laussel rappresenta la sintesi culturale ed energetica
    del potere femminile e, da almeno 25.000 anni, ci ricorda qual è il
    segreto che è alla base della vita.

    Il culto di una Grande Madre portatrice di fecondità sia nelle specie
    animali che in quelle vegetali, è stato tenuto in gran conto in tutto
    il nostro passato antico, quel passato di cui nulla si studia a scuola
    e che solo ora riemerge a fatica grazie al contributo di archeologi e
    studiosi che hanno smesso di leggere la storia solo con occhi
    maschili.

    Pare che i primi manufatti così come le prime iscrizioni artistiche
    sulle pareti delle caverne non fossero legati solo alla caccia, come
    si è sempre pensato: le immagini di bastoncini e linee dipinte
    raffiguravano in effetti non armi ma vegetali; erano prevalentemente
    società di cacciatori-raccoglitori, dovevano quindi conoscere molto
    bene il regno vegetale e passarsi anche informazioni a riguardo.
    La lettura convenzionale ha fatto in modo però che questi venissero
    letti come raffigurazioni di lance e armi. Scrive Riane Eisler: “i
    dipinti murali del Paleolitico venivano associati alla caccia, persino
    quando ritraevano donne danzanti (…) le prove di una forma di culto
    antropomorfico incentrato sulla donna – come i ritrovamenti di
    raffigurazioni femminili incinte e con fianchi larghi – venivano o
    ignorate, o classificate esclusivamente come oggetti sessuali
    maschili: «Veneri» erotiche obese o «barbare immagini di bellezza»” .
    In tutto il Paleolitico, ma anche nel Neolitico, erano le
    rappresentazioni femminili a prevalere: donne gravide, panciute, dai
    seni rigonfi, con vagine evidenti che non potevano ridursi ad oggetti
    di un culto sessuale maschile!
    La Grande Madre regnava incontrastata perché era lei che garantiva la
    vita, il proseguimento della specie, la fertilità dei vegetali e la
    scansione dei cicli di generazione e trasformazione.

    Ma la conclusione trabocchetto nella quale non si deve cadere (e che
    sia la Gimbutas sia la Eisler ci aiutano ad evitare) è che se il culto
    del femminile era prevalente, inevitabilmente il mondo maschile doveva
    essere sottomesso.
    Questa logica dominante/dominato appartiene alla forma mentis del
    pensiero maschile: Riane Eisler ipotizza invece in contrapposizione
    alla “cultura della spada” (maschile/patriarcale), la “cultura del
    calice” dove il femminile/matrilineare (non matriarcale!) aveva
    sicuramente grande importanza ma dove vigevano pari opportunità di
    espressione all´interno di valori come l´accoglienza, la gentilezza,
    la grazia, l´estetica, l´armonia di forme e contenuti, la pace in
    contrapposizione alla guerra, il rispetto delle differenze e la
    cooperazione in contrapposizione alla competizione.
    Una società in cui anche il femminile ha il suo spazio doveva essere
    sicuramente così, perché il mondo femminile è necessariamente mutuale:
    la donna ha bisogno di altre donne, degli uomini e della comunità per
    partorire, per allevare i figli, per proteggere la specie che genera.
    Non può vivere in un mondo competitivo. La Reisler chiama questo
    modello gilania (gylany), dove gy riconduce al greco gyné, donna e an
    ad andros, uomo. La lettera L che li unisce descrive il linking
    (l´unione) “delle due metà dell´umanità, contrapposto alla supremazia,
    come avviene nell´androcrazia, dell´una sull´altra. In greco deriva
    dal verbo lyein o lyo, che a sua volta ha un duplice significato:
    spiegare o risolvere (come in analisi), oppure sciogliere o liberare
    (come in catalisi). In questo senso la lettera l rappresenta la
    soluzione dei nostri problemi, mediante la liberazione delle due metà
    dell´umanità dalla avvilente e mistificante rigidità di ruoli imposta
    dalle gerarchie di dominio insite nei sistemi androcratici” .

    La Grande Madre con il suo culto, esteso in tutta Europa così come in
    Oriente e in altri continenti, era portatrice forti valori sociali. In
    queste comunità l´uomo non era sottomesso ma “i due principi (maschile
    e femminile) si manifestavano l´uno accanto all´altro. La divinità
    maschile, con l´aspetto di un giovane o di un animale maschio, sembra
    affermare e consolidare le forze della femmina attiva e creatrice.
    L´uno non è subordinato all´altra: completandosi reciprocamente il
    loro potere si raddoppia” .

    Dal 20.000 circa a.C. sino al 3.000 a.C. circa, intervallo storico di
    cui si sa poco e ancor meno viene divulgato, il culto della Grande
    Madre era prevalente. Probabilmente, pur non senza contraddizioni, la
    struttura sociale e culturale era profondamente diversa da quella
    attuale, senza dubbio però la donna in tutto questo aveva un ruolo
    centrale: sacerdotessa, madre, guaritrice.
    Nella Creta preellenica il culto della dea era manifestato ovunque: le
    rappresentazioni rimandano sempre alla natura, alla bellezza, alla
    pace. Non vi sono immagini di guerre, di re, ma di sacerdotesse, di
    giovani, di giochi. La sessualità era piacere e gioco, la vita era
    considerata un godimento e, anche se vi erano classi sociali, la
    ricchezza era equamente distribuita. Non esisteva un esercito se non
    per tutelarsi durante i commerci con l´esterno.
    La Dea era amata e rispettata ed il ruolo sacerdotale era femminile.
    In questo contesto l´arte, la scrittura e la tecnologia fiorivano.
    Creta ha vissuto 1500 anni di pace completa mentre tutto attorno ad
    essa le guerre di conquista da parte di popolazioni portatrici del
    culto della spada, del dio solare conquistatore, distruggevano senza
    pietà le antiche civiltà, deboli perché avevano centrato la loro
    esistenza sulla mutualità.
    Questo sistema, come ipotizza la Gimbutas, venne distrutto
    completamente da invasioni di popolazioni nomadi scese dal nord, i
    Kurgan come lei stessa li chiamò, che annientarono le forme d´arte,
    violentarono le donne, uccisero gli uomini e con quello che restava
    costruirono i nuovi modelli sociali: il dio divenne maschile e la
    spada il segno del potere.
    La cultura fu stravolta e fu l´inizio di questa nuova era nella quale
    la donna sarebbe diventata il lato debole (quando non il maligno
    impersonificato, la vanità e la superficialità) mentre nell´uomo
    risiederebbero la scienza, la conoscenza e il dominio.

    L´ERA DELLA SPADA

    Il culto della Dea proseguì come un fiume sotterraneo e silente:
    Artemide, Isthar, Iside, Selene, Ecate, Cibele e via dicendo… le
    dee, mogli o amanti di altrettanti dèi potenti e regnanti, tessevano
    comunque i destini dell´umanità.
    Divinità che oggi appaiono controverse, tanto potenti e generose
    quanto distruttive e demoniache, vennero attaccate con violenza dalle
    religioni monoteistiche ed infine dalla Chiesa Cattolica che si è
    sforzata per secoli di estirparne il culto anche sostituendo con
    perfetto sincretismo i rituali definiti pagani con i suoi e
    sovrapponendo festività e simboli.
    Ma la Vergine Maria – non riconosciuta come divinità dai cristiani – è
    purtuttavia amata e venerata in ogni modo. Ancora oggi nel culto
    cattolico, la maggior parte dei templi (chiese) sono dedicati a lei,
    ed è lei a manifestarsi attraverso le apparizioni e a compiere
    miracoli.

    Il culto della Dea Madre è ufficialmente defunto ma con esso anche la
    cultura della vita: se nel tempo antico “la principale immagine
    religiosa era quella di una donna che partorisce e non, come ai nostri
    tempi, quella di un uomo che muore sulla croce, si può ragionevolmente
    dedurre che nella società e nell´arte prevalevano la vita e l´amore
    per la vita, anziché la morte e la paura della morte” .

    Finita l´era del culto della Grande Madre, la donna venne relegata ad
    un ruolo secondario: generatrice e nutrice di figli, il suo ruolo
    esclusivo doveva essere l´occuparsi della famiglia. Non aveva diritto
    all´istruzione, non ricopriva ruoli sociali rilevanti. L´arte
    sacerdotale le veniva negata così come quella medica, nonostante
    fossero due ruoli che precedentemente le erano propri.
    L´anima le verrà concessa molti secoli più tardi.
    Le streghe abbondarono in tutta Europa ed il genocidio si massa si
    compì grazie all´immanente cultura della spada, “un massacro quale non
    si era mai visto, che forse ha superato per ferocia qualunque altra
    impresa sanguinaria” .
    Ma sopravvivere è l´arte femminile: la donna attraversa, a differenza
    dell´uomo, dei riti d´iniziazione naturali che la obbligano a
    confrontarsi col mistero della vita/morte. I dolori del mestruo, il
    peso delle gravidanze per non parlare dell´intensità del parto. Eventi
    fisiologici che lasciano in lei una traccia, che le insegnano ad
    andare oltre, a rinunciare al proprio ventre, alla propria
    interiorità, per dar spazio all´altro.
    La trasformazione è la caratteristica del femminile: dalla
    “lunaticità” della quale veniamo spesso accusate e che rimanda al
    nostro astro dominante, alla mutevolezza rappresentata dal serpente,
    che in antichità ha raffigurato la Grande Madre, la donna e il suo
    potere e poi è stato per secoli simbolo dei regnanti in Egitto, così
    come ora è l´effige dell´arte medica.
    Il serpente cambia pelle, è dunque mutevole; vive nelle cavità della
    terra e le viscere della terra sono il mondo oscuro dove la vita parte
    e ritorna, così come è oscuro il ventre materno.
    Fu un serpente, o un drago, a custodire la conoscenza antica e ad
    offrire ad Eva tale conoscenza.

    L´ULTIMO RETAGGIO: LA CULTURA CONTADINA DEL `900

    Le trasformazioni sono dunque l´arte del femminile. Le vive sulla sua
    pelle con le iniziazioni fisiologiche, ma le utilizza nella
    quotidianità perché le sue competenze domestiche sono tutte arti
    trasformatorie.
    Joselyne Bonnet affronta con grande fascino tale argomento; in una
    ricerca, svolta in Francia negli anni ottanta del secolo scorso tra le
    contadine che avevano ancora nelle mani e nella mente gli antichi
    ruoli femminili, ella recupera le abilità e le radici millenarie dei
    gesti quotidiani.
    La filatura era la prima iniziazione: in età puberale la fanciulla
    imparava a ricamare “le cifre” su un imparaticcio per poi cominciare
    il lungo lavoro del corredo. Le cifre (ovvero tutto l´elenco
    dell´alfabeto più la scala numerica) venivano ricamate con un filo
    rosso che rimanda al sangue mestruale, inoltre le allusioni all´ago e
    al filo erano il primo richiamo alle funzioni sessuali maschili e
    femminili.
    Il bucato seguiva come competenza da acquisire ed, ovviamente, erano i
    pannolini del mestruo a dover essere ripuliti del sangue tabù:
    esisteva un lungo rituale che prevedeva un primo lavaggio a parte di
    tale biancheria e solo quando erano puliti potevano essere inseriti
    nel resto del bucato. Lunghi riti del bucato sono stati riscontrati
    anche in Piemonte in una ricerca da me effettuata negli anni novanta:
    l´acqua del primo lavaggio dei pannolini veniva buttata in luoghi
    ricchi e apportatori di fertilità come il letame o il concime
    vegetale; una donna non poteva lavare la biancheria durante il ciclo e
    le sue compagne dovevano cantare mentre facevano il bucato perché la
    biancheria diventasse bianca.

    Fintanto che era nubile la ragazza aiutava in cucina ma non era un suo
    compito: solo col matrimonio lei acquistava il simbolo del potere
    femminile contadino, il mestolo. Avere il mestolo in mano è il segno
    che la donna è maturata, conosce la sessualità simboleggiata nell´arte
    culinaria dal fuoco, dai bollori e dalle trasformazioni alchemiche del
    cibo da materia prima a nutrimento.
    Anche la preparazione del pane e degli altri composti lievitanti era
    prerogativa femminile; questo alimento contiene simbologie di ampia
    portata: è l´unione alchemica del lavoro maschile e di quello
    femminile, ha un processo di lavorazione che richiede il lento
    rigonfiarsi così come il ventre materno si espande durante la
    gravidanza. Non a caso il mobile destinato ad accogliere la madre,
    ovvero l´impasto con il lievito da usarsi per produrre il pane, era la
    madia, un cassettone fatto nella stessa forma delle culle in legno che
    accoglievano i neonati.
    La donna era l´esperta del nutrimento, essendo in grado di produrre
    l´alimento per eccellenza: il latte.
    I bambini venivano allattati più a lungo possibile, sia per garantire
    l´immunità alle malattie, sia perché era un risparmio economico
    notevole ed infine perché era anche strumento di controllo delle
    nascite, ritardando l'allattamento il ritorno della fertilità.
    L´orto era un´altra relazione nutritiva: esso conteneva tutti gli
    alimenti base ma anche le erbe aromatiche con i loro indubbi poteri
    terapeutici. Cibo e medicina convivevano perché l´arte della
    trasformazione è anche arte di guarigione, l´antica arte femminile
    dell´uso magico delle erbe. L´arte dell´orto e del giardino erano
    prerogativa delle donne anziane, già detentrici di un sapere femminile
    maturato con l´esperienza, divenute custodi della fecondità.
    La donna aveva la capacità di trasformare, di modificare le sostanze
    per renderle utili al proseguimento della specie e quest´arte le è
    naturale perché lei è la sola a produrre da sé sostanze, il sangue in
    primo luogo.
    Neumann identifica i misteri di trasformazione femminile legati al
    sangue in questa sequenza: mestruo e gravidanza. Egli considera il
    terzo mistero di sangue la trasformazione di sangue in latte materno,
    “fondamento dei misteri primordiali della trasformazione del cibo” e
    questo è ricollegabile all´arte culinaria che nel mondo contadino era
    competenza solo della donna sposata e quindi in grado di generare.
    Alle trasformazioni del mondo esterno si aggiungevano le
    trasformazioni interne del ciclo vitale della famiglia: le donne
    presiedevano alle nascite, educavano ed allevavano i bambini
    nell´infanzia, si occupavano delle puberi e della loro entrata nel
    clan femminile, procuravano il corredo (a volte unica proprietà delle
    fanciulle) necessario a garantire la base economica di tutta una vita
    futura, educavano alla sessualità con allegorie e metafore, si
    prendevano cura dei familiari, delle malattie, delle convalescenze e
    della morte. Anche la cura delle tombe era in mano alle donne.

    “DONNE” OGGI?

    Questo lungo excursus tra abilità e competenze femminili è necessario
    per comprendere a quale profondità si situa quello che non è un
    incidente biologico: ovvero la natura femminile.
    La sua fisiologia è strettamente collegata al suo ruolo sociale. Sta
    ai modelli di una cultura dare rilievo o sottovalutare tale aspetto.
    Ogni donna è portata naturalmente, direi per istinto, ad occuparsi del
    benessere degli altri. Il fatto che nella società d´oggi sia stata
    espropriata delle sue abilità di base inevitabilmente produce
    malessere. Naturalmente non è pensabile restaurare i ritmi e le
    abitudini dei tempi andati, ma vale la pena di riflettere al ruolo
    riservato alla donna nella società odierna e a come sono viste e
    gestite alcune manifestazioni – una volta considerate sacre – del
    femminile.

    Il mestruo, che una volta era visto come tabù ma rispettato (anzi la
    donna riusciva anche a ritagliarsi una fetta di privacy nella “casa
    delle donne”) divenne una “cosa sporca” che isolava ed infine, ora, è
    un evento da “nascondere e ignorare”: il mercato offre prodotti di
    vario genere per continuare coi ritmi di sempre e senza che “si veda”.
    Il tabù non è scomparso.
    La gravidanza ed il parto sono in mano a medici e non più al clan
    delle donne.Spesso è il cesareo a far venire al mondo nuovi esseri, a
    volte eseguito senza reale necessità e l´iniziazione femminile del
    parto svanisce.L´allattamento è proseguito con difficoltà da una sola
    parte di donne che, rese insicure dal poco sostegno psicologico e dai
    ritmi che devono inevitabilmente mantenere, riescono a prolungarlo per
    pochi mesi.

    Il cibo viene prodotto industrialmente da più mani e spesso è gia
    pronto (cinque minuti nel microonde…); sono altri che ci consigliano –
    cambiando opinione molto spesso – ciò che è meglio mangiare e dare ai
    nostri figli.
    Gli abiti non si rammendano più e le donne non sono più capaci di
    trasformare un filo di lana in un arazzo, una maglia o in calzini per
    l´inverno.
    Le erbe si trovano in farmacia già lavorate e ci sono depliant che
    spiegano il loro uso, se un familiare si ammala si va dal medico,
    anche per un banale raffreddore.
    La morte avviene negli ospedali ed una volta stabilito quale ditta si
    occuperà della salma i doveri del trapasso sono esauriti.

    In questo quadro di deleghe non resta alla donna (ma anche all´uomo in
    quanto identità maschile) che il compito di lavorare all´esterno, per
    ditte che non appartengono al clan familiare e che ovviamente
    perseguono interessi propri in cambio di moneta.
    Tale totale scissione dai ruoli primordiali femminili (il problema a
    questo livello è anche maschile) ha inevitabilmente esasperato alcuni
    disagi che si manifestano anche nelle sintomatologie delle quali le
    donne oggi soffrono: sindrome premestruale, depressione, cicli
    irregolari, cali della fertilità, parti cesarei, incapacità di
    allattamento, calo della libido, obesità, anoressia e bulimia fino ad
    arrivare ai tumori degli organi femminili.

    La luna non è più una Dea, Dio non è più una donna e la donna non sa
    più essere donna.
    Occorrono grandi sforzi di consapevolezza per tornare a prendere
    coscienza della propria femminilità e della sua fisiologia lunare.

    © 2007 Testo di Micaela Balice, dottoressa in pedagogia, naturopata,
    specializzata in Fiori di Bach ed Erboristeria Popolare.
    Libera ricercatrice su miti e simboli dell'antichità con particolare
    attenzione per gli archetipi del femminile, il culto della Grande Dea
    e di Madre Terra.

    Scrive Poesie.
    Coltiva la Terra.

    :salu:
    :tk:


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #122159

    deg
    Partecipante

    Tutto molto bello ragazzi! (Brig, non ho letto ancora… )
    Ma io starei attenta a non festeggiare tutte le donne, come non festeggierei tutti gli uomini! !lol
    E poi, questo lo potevate scrivere anche ieri, anche il mese scorso….. #fisc


    #122160

    Massi
    Partecipante

    [quote1236525864=deg]
    Tutto molto bello ragazzi! (Brig, non ho letto ancora… )
    Ma io starei attenta a non festeggiare tutte le donne, come non festeggierei tutti gli uomini! !lol
    E poi, questo lo potevate scrivere anche ieri, anche il mese scorso….. #fisc
    [/quote1236525864]

    Ma vi abbiamo sempre nei nostri cuori Deg anche se non lo diciamo ogni giorno…. !heart :&D
    Io ho scritto DONNA maiuscolo per indicare l'archetipo,la Madre Dea….


    #122161

    deg
    Partecipante

    [quote1236527887=Massi]

    Ma vi abbiamo sempre nei nostri cuori Deg anche se non lo diciamo ogni giorno…. !heart :&D
    Io ho scritto DONNA maiuscolo per indicare l'archetipo,la Madre Dea….

    [/quote1236527887]

    Seeeeeeeeeeeeeeee…. Dicono tutti così…………!!
    :hehe:


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