Aung San Suun Kyi

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Questo argomento contiene 18 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da  marì 8 anni, 11 mesi fa.

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  • #126426

    marì
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    Anche i potenti cercano di dimenticarsene scrollando le spalle in segno di impotenza
    di Cecilia Brighi

    E’ di questi giorni l’allarmante notizia che Aung San Suun Kyi , tenace e coraggiosa eroina birmana, premio Nobel per la Pace, agli arresti domiciliari ormai dal 30 maggio 2003, che complessivamente dal 1988 ha passato oltre 13 anni privata della sua liberta’ e’ di nuovo gravemente malata, debole, malnutrita e disidratata. Purtroppo anche il suo medico curante il dottor Tim Myo Win, che puo’ visitare la leader birmana solo alcuni giorni al mese e’ stato arrestato. Il 27 maggio dovrebbero scadere ancora una volta gli arresti domiciliari della leader birmana, ma l’appello per la sua immediata liberazione, presentato dal suo legale e’ stato respinto ancora una volta dalla giunta militare. Ora poi, dopo l’arresto di un cittadino americano che aveva raggiunto a nuoto il compound dove e’ reclusa la leader birmana e che si era fermato nella casa per due giorni, ogni anche debole speranza per la sua liberazione sembra essere svanita.
    L’arroganza e l’indifferenza della giunta e’ nota al mondo, anche i potenti cercano di dimenticarsene scrollando le spalle in segno di impotenza. Lo scorso anno, proprio ai primi di maggio la giunta aveva ricevuto la segnalazione da parte delle autorità indiane dell’imminente arrivo di un devastante ciclone e nessun allarme era stato lanciato alla popolazione. Risultato 140.000 morti e oltre due milioni e mezzo di senza tetto. Come se non bastasse solo dieci giorni dopo questo drammatico evento, la giunta aveva mantenuto la data per la effettuazione di un referendum per la approvazione della loro costituzione. Una costituzione che sancisce la continuazione del potere militare, travestito da potere civile. Un referendum il cui voto e’ stato imposto con la forza, con il ricatto, con le minacce e gli arresti. Una costituzione che viene rifiutata dal governo birmano e da tutte le principali organizzazioni democratiche. Infatti, l’Unione dei Parlamentari Birmani in una sua dichiarazione formale del gennaio scorso ha affermato che “la costituzione del 2008 del regime birmano non porti alla democrazia, non risolva i problemi nazionali o porti pace e prosperità alla nazione. I leader militari dovrebbero rivedere la costituzione insieme alla NLD e agli altri stakeholders in modo che gli emendamenti costituzionali possano essere introdotti in modo da ridurre il controllo dei militari sui diversi aspetti della vita politica e rimuovere le restrizioni imposte sui diritti fondamentali del popolo di tutte le nazionalità” Sulla stessa lunghezza d’onda le conclusioni del vertice delle organizzazioni democratiche birmane sottoscritte dal Governo birmano in esilio NCGUB, dalla piu’ grande coalizione delle organizzazioni democratiche l’NCUB, dalla lega delle donne birmane, dal Congresso degli studenti e dei Giovani Birmani e dal Forum della gioventù etnica NYF. Tutte queste organizzazioni ritengono che “ la costituzione del 2008 non e’ in grado di superare le crisi politiche economiche e sociali del paese, ma consolida il potere militare. Abolire la costituzione del 2008 è pertanto fondamentale nella costruzione di una transizione democratica ed uno dei più immediati compiti del movimento democratico”. Tutte queste organizzazioni, governo in esilio in primis, ribadiscono la loro opposizione alle elezioni del 2010 “ che renderanno concreta la costituzione del 2008 e si impegnano ad opporsi collettivamente alle elezioni del 2010 se il regime continua ad ignorare le proposte e le raccomandazioni delle forze politiche compresa la NLD e la comunità internazionale. le proposte includono il rilascio incondizionato di tutti i prigionieri politici, compresa Aung san Suu Kyi e U Khun Htun OO e il dialogo sostanziale e la revisione collettiva della costituzione, per portare ad un processo politico inclusivo nel paese” Queste dichiarazioni non rappresentano un dato secondario e non possono essere ignorate, soprattutto dalla Unione Europea che pur sostenendo giustamente l’urgenza della liberazione immediata della leader birmana e dei detenuti politici, afferma, d’altro canto la disponibilità ad accettare le elezioni del 2010 a patto che vengano date effettive garanzie democratiche ed un maggior rispetto dei necessari standard internazionali di legalità. Una contraddizione profonda che potrebbe portare a sottovalutare gli effetti dei risultati elettorali, costruendo le basi per una sorta di “dittatura di mercato” , che farebbe comodo al sistema degli affari.
    Se le elezioni si terranno sulla base di questa costituzione farsa, nel nuovo parlamento siederanno il 25 % di militari nominati dal Comandante in Capo dell’esercito e qualsiasi comitato che si dovra’ occupare di questioni che attengono alla difesa o alla sicurezza saranno composti esclusivamente da militari.
    Quindi una democrazia finta, che si baserebbe su una costituzione che basterebbe leggere anche superficialmente per capire come nulla cambierebbe nella sostanza. Forse una maggiore incisività europea soprattutto nel dialogo con Cina, India e Russia potrebbe portare risultati se vi fosse un margine negoziale maggiore con questi paesi e con l’Asean.
    L’Unione Europea, ha appena reiterato le sanzioni economiche mirate, condizionandone la continuazione alla apertura reale del dialogo, sulla stessa lunghezza d’onda e con una maggiore puntualità di strumenti e di controlli si trovano Stati Uniti, Canada e Australia.
    Molti sono gli strumenti giuridici in mano ai paesi. Dalla Corte Penale Internazionale, alla Corte Internazionale di Giustizia, al Consiglio di Sicurezza. Tra pochi giorni si apre poi la Conferenza annuale dell’ILO e sarebbe importante che in quella sede le dichiarazioni della Unione Europea escano dalla usuale “ profonda condanna e sdegno” per decidere ulteriori forme di pressione politica che tanto preoccupano la giunta militare, come ad esempio il deferimento della giunta militare alla Corte Internazionale di Giustizia per la violazione della Convenzione sul lavoro forzato. Una decisione che la giunta teme profondamente, perche’ pile di giurisprudenza internazionale decisa dall’ILO inchioderebbero i militari birmani ad una rapida e sicura condanna. Decine di migliaia di persone ancora oggi, sono vittime di questa forma di schiavitù da parte di un esercito che e’ il decimo al mondo, e di un governo che ancora oggi invece di utilizzare i proventi delle grandi risorse naturali per il bene del suo popolo, lo lascia letteralmente morire di fame e di terrore. Vedremo se il nostro governo e se la Unione europea sapranno dare un segno forte di discontinuità e di coraggio politico. Nel frattempo il Ministro degli Esteri Frattini potrebbe fare un gesto importante, convocando urgentemente l’ambasciatore birmano in Italia per esprimergli tutto lo sdegno del paese e la richiesta di una immediata ed incondizionata liberazione della leader birmana Aung San Suu Kyi e di tutti i prigionieri politici, preannunciando anche ulteriori passi ed iniziative politiche sul piano internazionale e a livello ONU.

    fonte
    http://www.articolo21.info/8433/notizia/anche-i-potenti-cercano-di-dimenticarsene.html

    Ed oggi leggo:

    BIRMANIA:SUU KYI INCRIMINATA PER VIOLAZIONE DETENZIONE

    RANGOON – La leader dell'opposizione in Birmania, Aung San Suu Kyi, è stata incriminata per aver violato gli arresti domiciliari in occasione della visita non autorizzata di un americano alla sua residenza e il suo processo si aprirà il 18 maggio. Lo dice il suo avvocato.

    San Suu Kyi, 63 anni, che ha trascorso 13 degli ultimi 19 anni agli arresti, è accusata di aver infranto le regole della sua assegnazione agli arresti domiciliari, che durano dal 2003. Con lei sono stati incriminati anche due collaboratori domestici della leader. Il fatto a cui fa riferimento l'incriminazione è il gesto di un cittadino americano di 53 anni, John William Yeattaw, che una decina di giorni fa si era introdotto furtivamente nella sua residenza a nuoto per renderle visita e per questo era stato per questo arrestato. Stamani Suu Kyi è stata tradotta dalla sua residenza al carcere di Insein, a Rangoon. “Le autorità hanno incriminato Aung San Suu Kyi e due collaboratori domestici in base all'articolo 22” della legge contro la sovversione, ha dichiarato l'avvocato Hla Myo Myint. Anche il visitatore Usa e' stato incriminato.

    fonte
    http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_961761419.html


    #126427

    marì
    Bloccato

    Chi vuole aderire all'appello lanciato da AMNESTY puo' firmare qua nel loro sito

    http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/134


    #126428

    marì
    Bloccato

    15 Maggio 2009

    Birmania. Barroso: “Rammarico per arresto di Aung San Suu Kyi”

    Il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, ha espresso “profondo rammarico” per l'arresto della leader democratica birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. È quanto ha riferito il portavoce dello stesso Barroso a Bruxelles, Johannes Laitenberger.

    fonte
    http://www.loccidentale.it/articolo/brimania.+barroso:+%22profondo+rammaricato+per+arresto+di+aung+san+suu+kyi%22.0071508

    Birmania: Suu Kyi, intruso e' malato
    Soffre di disturbi della personalita'

    ROMA, 15 MAG -John Yettaw, l'americano che si e' introdotto nella casa di San Suu Kyi, e' un veterano del Vietnam che soffre di disturbi della personalita'. Lo ha detto al Times l'ex moglie dell'uomo che, intrufolandosi in casa della dissidente birmana Aung San Suu Kyi, ha provocato il nuovo arresto del premio Nobel per la pace 1991. Yvonne Yettaw ha riferito che l'ex marito a causa del suo stato di salute psichica riceve una pensione di invalidita' dal Dipartimento per gli affari dei Veterani di guerra.

    fonte
    http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mondo/news/2009-05-15_115338404.html


    #126429

    marì
    Bloccato

    Aggiornamento

    La sentenza del tribunale per violazione degli arresti domiciliari
    La giunta militare ha poi commutato la pena a 18 mesi

    Birmania, “San Suu Kyi è colpevole”
    Il premio Nobel condannata a 3 anni

    RANGOON – La corte birmana ha giudicato la dissidente Aung San Suu Kyi colpevole di aver violato la legge sulla sicurezza con una sentenza che la condanna a tre anni di reclusione, condanna che è stata però commutata dalla giunta militare al potere a 18 mesi di arresti domiciliari.

    La leader dell'opposizione birmana, premio Nobel per la Pace è stata considerata colpevole della violazione degli arresti domiciliari cui era già costretta dopo che un militante pacifista americano, John Yettaw, era arrivato a nuoto a casa sua. Yettaw è stato condfannato dalla stessa corte a sette ani di lavori forzati.
    11 agosto 2009
    http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/birmania-san-suu-kyi/condannata-san-suu-kyi/condannata-san-suu-kyi.html

    Tutto questo e' assurdo … in questo mondo assurdo :grrr:


    #126430
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    🙁


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #126431
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    vedremo in avanti che il suo sacrificio non è stato inutile…


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #126432

    Anonimo

    Che quei cretini imbecilli possano andare alla malora.


    #126433

    marì
    Bloccato

    [quote1250148583=Aldebaran]
    Che quei cretini imbecilli possano andare alla malora.
    [/quote1250148583]

    La temono … e si vede 😉


    #126434

    marì
    Bloccato

    BIRMANIA: VENERDI' SENATORE USA INCONTRERA' GIUNTA

    (AGI) – Rangoon, 12 ago. – Tenue apertura della dittatura birmana all'Occidente. Il senatore statunitense Jim Webb sara' da venerdi' prossimo a Myanmar per incontrare i vertici della giunta che l'altro giorno ha inflitto alla leader dell'opposizione, Aung San Suu Kyi, una condanna a 18 mesi di carcere, con l'effetto di tenerla fuori dalle prossime elezioni. Webb, democratico ritenuto molto vicino a Barack Obama, dovrebbe incontrare anche e soprattutto il capo della giunta militare, il generale Than Shwe. E' la prima volta in almeno dieci anni che un alto esponente delle istituzioni americane si reca a Myanmar per una visita ufficiale.

    http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200908130751-pol-rom1000-birmania_venerdi_senatore_usa_incontrera_giunta

    :bay:


    #126435

    marì
    Bloccato


    BIRMANIA: SUU KYI; UE VARA NUOVE SANZIONI

    2009-08-13 20:53

    NEW YORK – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato un documento – frutto di un compromesso tra i Paesi occidentali e la Cina – che esprime “grave preoccupazione” per la sentenza nei confronti della leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi. Il documento, una dichiarazione non vincolante approvata dai Quindici all'unanimità, non contiene la richiesta esplicita di liberare il premio Nobel per la pace, che era invece presente in una bozza proposta dagli Stati Uniti.

    Il testo, letto dal presidente di turno del Consiglio, l'ambasciatore britannico John Sawers, semplicemente “ribadisce l'importanza della liberazione di tutti i prigionieri politici”. La dichiarazione sottolinea inoltre “che il futuro della Birmania è nelle mani della sua popolazione”. Questo concetto – peraltro già presente nella bozza statunitense – è stato difeso in Consiglio, oltre che dalla Cina, anche da Russia, Vietnam e Libia. In passato Pechino e Mosca fermarono i Quindici anche sulle contestate elezioni in Zimbabwe, ribadendo il principio di “non-ingerenza”. Nel documento si “prende atto della decisione del governo della Birmania di ridurre la sentenza ad Aung San Suu Kyi”. Alla giunta dei generali viene chiesto di “prendere ulteriori misure per creare le necessarie condizioni per un dialogo genuino”. Sawers, sollecitato dai giornalisti sui cambiamenti rispetto alla versione originale voluta dagli occidentali, ha risposto laconicamente: “In Consiglio, Paesi diversi hanno punti di vista diversi”. L'ambasciatore britannico aveva convocato d'urgenza una prima riunione dei Quindici martedì pomeriggio, a poche ore dalla sentenza, senza ottenere un accordo. Ieri sono continuati i contatti tra le delegazioni. Lo stesso Sawers, in particolare, ieri ha incontrato il numero due della delegazione cinese al Palazzo di Vetro, Liu Zhenmin. Le consultazioni sono proseguite per tutta la mattinata di oggi, sfociando in un accordo di compromesso. Il testo approvato oggi “ribadisce che il Consiglio appoggia i buoni uffici del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon”. In luglio Ban aveva visitato la Birmania, incontrando i leader della giunta, ma non gli era stato permesso di vedere la Suu Kyi. Dopo la missione di Ban, il governo birmano ha annunciato una generica “amnistia per i prigionieri politici”, senza offrire altri dettagli.

    UE VARA SANZIONI BENI CONGELATI A GIUDICI
    BRUXELLES – La Ue ha varato nuove sanzioni contro la giunta militare birmana: lo annuncia la presidenza in un comunicato. Le nuove sanzioni prevedono che i quattro responsabili del verdetto contro Aung San Suu Kyi siano aggiunti alla lista delle persone indesiderate nella Ue, i cui beni saranno congelati. ''In reazione al verdetto contro Aung San Suu Kyi e data la gravita' della violazione dei suoi diritti fondamentali, il Consiglio ha adottato oggi nuove sanzioni contro la Birmania'', si legge nel comunicato della Ue. I 27 hanno anche esteso la lista delle persone e delle societa' birmane, o la cui proprieta' e' collegata al regime, soggette a misure restrittive.

    Da parte dell'Onu invece non ci sono ancora decisioni dopo due giorni di discussione. I Paesi occidentali, con in testa gli Stati Uniti, chiedono al Consiglio di Sicurezza una dichiarazione di condanna. La Cina, invece, ha una posizione più morbida perché considera il processo a Suu Kyi un affare interno al Paese asiatico.
    La bozza di documento preparata dagli Stati Uniti chiede al governo della Birmania “la liberazione di Aung San Suu Kyi e di tutti gli altri prigionieri politici”. La Cina, che in passato ha bloccato iniziative di condanna della Birmania, di cui è alleata, viene appoggiata in Consiglio anche da Libia e Vietnam, che invocano il principio di non-ingerenza negli affari interni birmani.

    Il Vietnam ha definito un “affare interno”, la condanna della leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi, pur incoraggiando “il proseguimento dell'attuazione del processo democratico” nel paese. “Riteniamo che il processo ad Aung San Suu Kyi sia un affare interno della Birmania”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri vietnamita Le Dung indicando comunque che Hanoi “segue da vicino i recenti sviluppi nel paese”. “Con gli altri paesi dell'Asean il Vietnam appoggia e si augura che prosegua l'attuazione del processo democratico e adotta misure per promuovere la riconciliazione nazionale e il dialogo tra le parti”, ha proseguito il portavoce. La non ingerenza negli affari interni dei paesi membri dell'Asean (l'Associazione dei paesi dell'Asia del sudest che riunisce Birmania, Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Singapore, Thailandia e Vietnam) è un concetto caro all'associazione e spesso portato avanti dal Vietnam. Il Laos, che è su posizioni simili, non ha fino a ora voluto commentare la notizia della condanna ad altri 18 mesi di domiciliari della leader birmana. Ieri la Thailandia, che ha la presidenza di turno dell'Asean fino alla fine dell'anno, aveva espresso “profonda delusione” per il verdetto.

    “Finalmente dalle parole ai fatti. La comunità internazionale si sta accorgendo che ciò che accade in Birmania non è una cosa normale”. Così il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna commenta ed accoglie positivamente le misure restrittive decise dal Consiglio dell'Ue a carico dei quattro responsabili del verdetto contro Aung San Suu Kyi. Già ieri il ministro Carfagna aveva ribadito la necessità di un inasprimento di sanzioni da parte della comunità internazionale nei confronti della Birmania.

    http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_1644368334.html


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