Cerchio Ifior

Home Forum TEOLOGIA Cerchio Ifior

Questo argomento contiene 35 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da brig.zero brig.zero 8 anni, 1 mese fa.

Stai vedendo 10 articoli - dal 1 a 10 (di 36 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #36455
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    … per chi fosse interessato … :ok!:

    [color=#0033ff]Forum del Cerchio Ifior[/color]

    Questo forum è stato aperto per permettere a chi si interessa delle tematiche trattate dall'Insegnamento all'interno del Cerchio Ifior di dialogare e confrontarsi con altre persone che nutrono gli stessi interessi, anche se, magari con finalità diverse.
    Ma anche per poter chiarire e confrontarsi con altri amici su eventuali dubbi o sulla giustezza delle proprie interpretazioni.
    Ovviamente il “vero” insegnamento non può essere altro che quello espresso dalle parole delle Guide e riportato nei volumi del Cerchio.
    Di conseguenza quello che viene espresso dai partecipanti al forum va considerato un'interpretazione personale delle parole delle Guide e, quindi, fortemente sottoposto alla personale percezione soggettiva.
    Abbiamo pensato di suddividere il forum in sezioni, con l’intenzione di farlo diventare qualcosa di “vivo” e flessibile. Col tempo crediamo che troveremo senza dubbio la formula migliore. Per ogni sezione verrà messa una breve introduzione
    per chiarirne le finalità ed il regolamento tipico.

    Il link per accedere al forum è il seguente:

    http://ifior.forumfree.it/

    Il Forum, tranne alcune sezioni, è aperto a tutti i visitatori in sola lettura, per poter parteciapare alle varie discussioni ed inviare, così, i propri messaggi è necessario iscriversi e compilare un breve “questionario” che troverete nella sezione “Introduzione e Regolamento generale”.

    All'interno del Forum è stata inoltre creata un'apposita sezione dedicata ai Giovani under 25, per qualsiasi informazione potete contattare questo indirizzo
    e-mail : e.barcheri@libero.it

    Grazie e buona permanenza!

    http://www.ifior.altervista.org/forum.htm


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #36456
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [color=#0033ff]Chiarimenti sul karma [/color] 🙂

    http://ifior.forumfree.it/?t=50994589


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #36457
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Ciao brig
    non te la prendere, sei sempre educato e rispettoso, mi dispiace doverlo scrivere, ma come abbiamo fatto (se non ci è sfuggito qualcosa) in passato, devo farti notare che se si vuole far conoscere il proprio sito dovreste mettere il link o un messaggio nella vostra firma in fondo.

    Grazie 🙂


    #36458
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [quote1287731150=Richard]
    Ciao brig
    non te la prendere, sei sempre educato e rispettoso, mi dispiace doverlo scrivere, ma come abbiamo fatto (se non ci è sfuggito qualcosa) in passato, devo farti notare che se si vuole far conoscere il proprio sito dovreste mettere il link o un messaggio nella vostra firma in fondo.

    Grazie 🙂
    [/quote1287731150]

    … :bay: Richard … grazie per la chiarezza … anche se NON :ummmmm: riesco a capire – scusa- :hihi: ma non -|- cosa dovrei mettere in quanto NON è il mio sito … [color=#0066ff]è solo una CONDIVISIONE di informazioni che potrebbero aiutare nella COMPRENSIONE di NOI stessi[/color] … io non appartengo a nessuno … e NON ho assolutamente NESSUN sito.
    [color=#ff6600]SONO[/color] per chi vuole etichettarmi :hehe: … a tutti i costi … #fisc
    un [color=#ff6600]Individuo[/color] [color=#0033ff]Qualunquista[/color] [color=#009900]Libertario Radicale[/color]
    :salu:

    :to: :
    Transeunte! … che si sente … di esistere e [color=#ff6600]sente[/color] ciò che esiste . :VV:

    [color=#ff6600]E so che solo allorché sarò pienamente maturo e tutto il mio essere sarà fuso in un’equilibrata e funzionale entità, io troverò la gioia di unirmi con quell’Amore sconosciuto ma potente, dolce ma tiranno, forte ma delicato, costante ma immenso che in continuazione mi chiama a Sé e che costituisce il vero perché della mia esistenza[/color] [size=7][color=#ff3300]Scifo[/color] :medit:


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #36459
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    ecco bene, avevo questo dubbio ma leggendo ho pensato che fosse tuo, todo bien amigos soi escopiato come una flotillas de balloons :hehe:


    #36460
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [quote1287743854=Richard]
    ecco bene, avevo questo dubbio ma leggendo ho pensato che fosse tuo, todo bien amigos soi escopiato come una flotillas de balloons :hehe:
    [/quote1287743854]

    … mira il cielo amigos … :salu: flotillas de ballonns … sono in procinto de escopiar !alien
    non mirar il dito … como lo CICAP che fa Cileccap … de merendero … :hehe:


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #36461
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    Le emozioni
    http://ifior.forumfree.it/?t=51562986

    La cristallizazione
    http://ifior.forumfree.it/?t=51575914

    Cominciare da poco e da vicino
    http://ifior.forumfree.it/?t=51319796

    La rabbia sociale, la violenza e le atmosfere, …
    http://ifior.forumfree.it/?t=51711549


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #36462
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [color=#0033ff]Condizionamento e archetipi sociali[/color]
    Definizioni di Georgei:

    Condizionamento (Dall'Uno all'Uno, vol. I)Costrizione posta all’individuo sia dalla società sia dall’introiezione che egli ha fatto degli archetipi transitori e delle norme morali, civili e religiose cui egli è sottoposto nel corso della sua vita.
    Più l’individuo è evoluto meno è soggetto ai condizionamenti. Questo non significa che la persona non soggetta ai condizionamenti sia necessariamente un ribelle: al contrario, solitamente, queste persone accettano liberamente i condizionamenti cui vengono sottoposti (cosicché, in questo caso, non si può neppure più definirli «condizionamenti») senza, per questo, sentirsi imprigionati, dal momento che ne capiscono la necessità e l’utilità.
    In realtà si può affermare che l’evoluto ha, come pressoché unico condizionamento, l’ampiezza del suo sentire e, quindi, della sua comprensione.

    Condizionamento (Dall'Uno all'Uno, vol. II-2)Io direi che la definizione più semplice, più immediata e più generale che si possa dare al termine «condizionamento», è questa: «fattore che con la sua influenza provoca un determinato comportamento».

    Archetipo
    Vibrazioni che servono da riferimento alla coscienza dell’individuo per percepire fino a che punto la comprensione raggiunta è reale. Sono stati distinti in «archetipi permanenti» e in «archetipi transitori».
    I primi (archetipi permanenti) provengono direttamente dall’Assoluto, non sono modificabili e determinano il percorso evolutivo dell’intera razza umana. I secondi (archetipi transitori) si formano dalle esigenze evolutive di gruppi più o meno grandi di individui aventi percorsi simili, e determinano l’andamento etico, morale e storico di persone, gruppi, nazioni, popoli, mutando col mutare delle comprensioni che li avevano generati.

    Messaggio esemplificativo
    Il concetto di condizionamento va di pari passo con quello di libertà. Comprendere, quindi, qual è il condizionamento, qual è la sua influenza, la sua importanza, la sua nascita e – al limite – la sua fine porta, inevitabilmente, a comprendere qual è, in realtà, la libertà dell’individuo.
    È tipico dell’individuo che pensa agli argomenti ed ai perché dell’esistenza, tendere a pensare in modo escatologico: o meglio, tendere a vedere soltanto le cose che più colpiscono, in grande, senza rendersi conto che vi possono essere altri fattori più piccoli, più sottili, ma per questo non meno egualmente importanti. Io sono sicuro che se ad ognuno di voi chiedessi un esempio di condizionamento mi verrebbe risposto – con grande probabilità – che l’essere umano è condizionato dalla società… oppure da ciò che i mezzi di comunicazione fanno pervenire alla massa… oppure che è condizionato dalle condizioni lavorative… oppure che è condizionato da quella che è la sua situazione sociale, la sua vita all’interno del suo ambiente familiare… E se pure, questo, in parte può anche essere vero, io dico, fratelli, che il condizionamento è tante altre cose. Pensate, per fare dei piccoli esempi, a quanto è condizionata la vostra vita anche soltanto dal semplice fatto che voi respirate! Avete mai pensato a questo, fratelli? (Rodolfo)

    Quando si usa il termine «condizionamento», solitamente gli si dà una connotazione negativa. Vero, questo? Invece, se ci pensate bene, secondo la famosa ambivalenza – ed è una cosa a me cara – non è detto che il condizionamento sia sempre negativo. Ad esempio, una legge umana che – attraverso l’imposizione di determinate pene – impedisce all’uomo di uccidere un altro uomo, è un condizionamento: perché l’uomo, se non fosse sottoposto al condizionamento (magari con la paura del carcere a vita) non avrebbe il freno per non commettere un omicidio.
    Siete convinti che è un condizionamento, questo? Ecco quindi che in questo caso il condizionamento non è negativo, ma è un condizionamento utile perché riesce ad ottenere questo scopo. Allo stesso modo, naturalmente, vi sono tanti altri esempi. Il buon Rodolfo, prima, parlava del condizionamento che vi dà – momento per momento – il fatto stesso di respirare. È evidente che voi respiriate meccanicamente (e quasi sempre senza rendervi conto del fatto che state respirando); ma, se poneste attenzione al vostro respiro vi rendereste conto – anche – che «dovete» respirare: non potete fare a meno di respirare. Potete anche provare a stare senza respirare il più possibile, ma prima o poi il respiro dovete emetterlo ed immetterlo. Questo è chiaramente un condizionamento di tipo prettamente fisiologico, ma non dimenticate che avete un corpo fisico con delle sue meccaniche che, per il fatto stesso che sono insite all’interno del vostro corpo fisico, volenti o nolenti vi condizionano. Pensate, d’altra parte, alla sessualità e a quanto essa vi condizioni nell’arco di tutta la vostra vita. C’è forse, però, qualcosa che va esaminato di pari passo al condizionamento: è possibile che il condizionamento agisca su tutti allo stesso modo, oppure no?
    E se non agisce su tutti allo stesso modo allora: perché non agisce su tutti allo stesso modo? Come mai il condizionamento che su una persona serve da freno su un’altra scivola come se neanche esistesse?
    Questa direi, creature, è una domanda legittima, sulla quale forse val la pena discutere un attimo. (Scifo)

    La questione è che ogni individuo in realtà ha un’evoluzione diversa da un’altro, e il condizionamento che dimostra è sempre diverso, a seconda della quantità di evoluzione (e quindi del tipo di sentire) che l’individuo possiede. Il condizionamento è reso possibile nella persona che è in condizione di essere condizionata; ma la persona che raggiunge un certo sentire interiore e, quindi, una certa ampiezza di consapevolezza, vedrà in qualche modo limitata la possibilità di essere condizionata o, quanto meno, le cose che comunemente condizionano la maggioranza degli altri suoi fratelli, su di lei non avranno alcun effetto o, tutt’al più, avranno un effetto marginale.
    Questo significa che l’individuo evoluto sarà al di fuori da ogni condizionamento; questo significa – semplicemente – che man mano che l’individuo evolve, il suo condizionamento, le sue «fonti» di condizionamento, saranno diverse. Resteranno quelli che sono gli impulsi biologici, fisiologici, quelli, cioè, essenziali per portare avanti l’esistenza del proprio corpo fisico; tuttavia gli altri condizionamenti, senza dubbio, sulla persona evoluta avranno un effetto molto minore di quello che avranno sulle persone meno evolute.
    Si è parlato, ad esempio, di sessualità: la sessualità certamente influenza, in qualche modo, ognuno di voi. Bene: anche la sessualità ha un modo di condizionare, una possibilità, una capacità di condizionare diversa, a seconda che venga vissuta dall’individuo più evoluto o meno evoluto. L’individuo meno evoluto si lascerà possedere dalla propria sessualità: lascerà che essa governi le sue azioni, governi le sue simpatie, dia un indirizzo alle sue stesse giornate.
    L’individuo che ha raggiunto, invece, un certo sentire, che ha raggiunto una certa evoluzione e, quindi, ha compreso meglio cosa sia la sessualità (e abbia superato quei problemi che essa comporta), non è detto che non avrà più alcuna forma di sessualità, ma questa volta non sarà più la sessualità a governare lui, ma sarà lui a governare la propria sessualità. (Moti)

    Se davvero aveste un’evoluzione tale da essere partecipi in queste cose degli altri, a quel punto capireste che quelle persone stanno attraversando quel tipo di condizionamento perché ne hanno bisogno. Quindi non sareste tristi: partecipereste, ma senza tristezza. Ricordate che il vero evoluto, quando vede una persona che soffre, non piange: non piange «per lui»…
    L’individuo evoluto non piange «per» chi soffre, piange «con» chi soffre: è ben diversa, la cosa! (Zifed)

    Condizionamento…Quanto spesso si sente questa parola, ma quanto meno spesso gli individui che la pronunciano si sono chiesti chi è che condiziona e chi è che si lascia condizionare! (Vito)

    Per poter rispondere a questa domanda è necessario, fratelli, ricordare tutta la parte di insegnamento che riguarda la costituzione dell’individuo.
    Infatti – anche se comunemente si tende a pensare e ad affermare che sono gli elementi esterni quelli che condizionano il comportamento dell’essere umano – si può cercare in realtà colui che condiziona all’interno dell’individuo stesso.
    Chiaramente non l’individuo come sua semplice espressione all’interno del piano fisico, ovvero non come persona incarnata stessa, bensì come individualità completata da tutte le sue manifestazioni nei vari piani di esistenza.
    Questo cosa sta a significare?
    Sta a significare che i fattori che rispondono agli influssi esterni e che, quindi, inducono al condizionamento dell’individuo, risiedono proprio nell’individuo stesso ed è dall’individuo stesso che si dipartono, facendo sì che sia lo stesso individuo, in realtà, a condizionarsi e non che sia l’esterno a condizionare, da sé solo, l’individuo. Questo punto che, forse, dicendolo e ascoltandolo, può apparire molto semplice a prima vista, in realtà è essenziale che venga assimilato per poter comprendere poi tutto il discorso filosofico sulla libertà e sul libero arbitrio. (Rodolfo)

    Prendiamo, dunque, l’individuo, la persona che voi vedete accanto a voi, di cui recepite la forma fisica e di cui sapete che esistono altri corpi di esistenza.
    Ricapitoliamo velocemente tutto il discorso: l’individuo è costituito da un corpo fisico, uno astrale, uno mentale, uno akasico o della coscienza e da quelli che noi chiamiamo in blocco «corpi spirituali».
    Il corpo fisico è quello che vedete sul piano fisico.
    Il corpo astrale è quello che governa le emozioni e i desideri. Il corpo mentale è quello che dà la possibilità di pensare, di ragionare all’individuo.
    Il corpo akasico è quello che dà la spinta all’azione dell’individuo attraverso quella che, comunemente, viene definita in senso più ampio «coscienza», e i corpi spirituali sono quelli che costituiscono, in fondo, la vera essenza dell’individuo.
    Ora, è chiaro che se questi corpi esistono, oltre ad avere una funzione «meccanica» per aiutare l’individuo ad esprimersi nel piano fisico, debbono per forza avere anche degli altri perché: il corpo astrale non può esistere soltanto per permettere al corpo fisico di sentire il caldo, il freddo, il piacere, il dolore e via e via e via, ma questo corpo astrale deve avere anche delle altre funzioni… altrimenti si potrebbe arrivare a pensare che è uno spreco, in quanto sarebbe bastato concentrare nel solo corpo fisico tutte queste qualità senza andare a complicare troppo le cose!
    Che necessità vi è degli altri vari corpi dell’individuo? Che necessità c’è di un piano astrale, di un piano mentale e così via quando avrebbe potuto esserci soltanto un piano fisico? Chiaramente è un discorso veramente complesso. Vediamo, quindi, di dare solo qualche spunto su cui pensare.
    È evidente, prima di tutto, che se esistesse soltanto il piano fisico l’individuo avrebbe molte minori possibilità di fare esperienza.
    Questo perché vorrebbe dire che la consapevolezza dell’individuo sarebbe tutta soltanto sul piano fisico, d’accordo?
    Se così fosse dovrebbe – per forza di cose – essere tutto alla coscienza.
    Se fosse tutto alla coscienza l’individuo sarebbe statico, non avrebbe più molte dinamiche interne.
    Se non avesse più molte dinamiche interne ecco che allora tenderebbe a cristallizzare, a fermarsi, a portare avanti i suoi giorni senza molte spinte.
    Non soltanto, ma allorché incontrerebbe la possibilità di fare un’esperienza probabilmente si girerebbe dall’altra parte e si allontanerebbe tranquillamente.
    Pensate quante volte un’esperienza – magari anche dolorosa – l’avete vissuta vostro malgrado, finendoci in mezzo spinti… da che cosa non lo sapete neppure voi.
    Quindi, come minimo, gli altri corpi forniscono le spinte per spingere l’individuo incarnato verso l’esperienza e, quindi, verso la conoscenza, la comprensione, l’evoluzione e via e via e via. Sono, quindi, un mezzo per farvi fare esperienza a fini evolutivi.
    Cosa c’entra il discorso del condizionamento con tutto questo, creature?
    È evidente: questo sta a significare che, quanto meno il vostro corpo astrale e il vostro corpo mentale condizionano il vostro modo di pensare, di agire, di essere. Però, ricordate che il vostro corpo astrale e il vostro corpo mentale, così come quello fisico, sono diversi ad ogni incarnazione, quindi, in realtà, anch’essi sono condizionati, spinti da qualche cosa: basta pensare che ogni individuo al momento della nascita, un po’ alla volta, si costruisce quello e solo quel corpo astrale, corpo mentale, corpo fisico. Bene, queste direttive da dove arrivano?
    Arrivano principalmente dalle esperienze che sono state fatte nelle vite precedenti e che risiedono nel corpo akasico, il quale è proprio preposto ad attrarre quel certo tipo di materia astrale, mentale e fisica per costruire quei corpi che sono necessari in quell’incarnazione per avere le esperienze adatte a conseguire altra evoluzione.
    Allora questo significa, evidentemente, che il corpo akasico condiziona non soltanto il corpo fisico, ma anche quello astrale e quello mentale.(Scifo)

    Il cammino evolutivo dell’individuo è tale per cui gli elementi esterni che, solitamente, influenzano e condizionano il comportamento della persona dalla bassa o dalla media evoluzione, un po’ alla volta non hanno più alcuna influenza sull’individuo stesso.
    Ecco così che, a mano a mano, che l’evoluzione diventa comprensione e sentire, allargandosi all’interno dell’individualità, tutti quei fattori che prima si riflettevano sulla condizione del sentire dell’individuo inducendolo a comportamenti quasi obbligati ora, con l’acquisizione di un sentire più ampio, penetrano nell’individuo ma non provocano più alcuna eco e, quindi, l’individuo non si lascia condizionare, non reagisce ad essi. (Anonimo)
    http://ifior.forumfree.it/?t=51996589


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #36463
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    conscio e inconscio :ok!:

    … sarà bene ideare una definizione piuttosto restrittiva di che cosa sia l' inconscio , e direi che quella più restrittiva, la più semplice da poter usare è proprio quella di prendere alla lettera la parola inconscio , ovvero tutto ciò che non è alla coscienza dell'individuo.
    … pur essendo la definizione più restrittiva possibile vi dovreste rendere conto da soli che già anche così l' inconscio si prospetta come qualche cosa di veramente enorme, di veramente non circoscrivibile in limite angusti così come potreste fare per molte altre cose inerenti l'individuo… Infatti nell' inconscio c'è tutto quello che non è alla coscienza dell'uomo: vanno messi i desideri repressi, vanno messe le sensazioni nascoste, i pensieri non espressi, addirittura i sogni, addirittura le percezioni extrasensoriali che non vengono portate alla coscienza, e che in realtà in qualche misura ogni individuo possiede, ma, al di là di tutto questo, vi è ancora la parte che tutti voi conoscete, esoterica dell'individuo, ovvero il suo vivere, il suo essere anche non soltanto tra la materia fisica, ma anche tra la materia di altri piani di esistenza, vuoi il piano astrale, il piano mentale, vuoi i piani spirituali in genere.
    Ora se per coscienza noi intendiamo semplicemente l'avere nella mente dell'individuo cosciente, dell'individuo fisico una certa cosa, forse a questo punto non rendiamo abbastanza giustizia alla complessità, all'individualità, all'individuo come insieme, in realtà, la coscienza va intesa in senso molto più ampio, tant'è vero che noi identifichiamo la coscienza non con quello che l'individuo pensa o ritiene di essere , allorché è incarnato nel corpo fisico, ma con ciò che egli deve scoprire di essere, è già e non è consapevole di esserlo e questa consapevolezza, questa coscienza vera e propria identificabile in gran parte con il Sé degli orientali, è posto su quello che noi definiamo piano akasico.
    In questo piano, come voi sapete perché è stato ripetuto più e più volte, viene trascritta l'esperienza dell'individuo, e quindi la sua coscienza viene un po' alla volta illuminata, fino a quando egli riscopre tutto il suo vero essere al di là di questo piano l'individuo è già consapevole, è già cosciente, quindi al di là del piano akasico non si può più parlare di inconscio , l' inconscio è qualche cosa che esiste soltanto tra il piano fisico e il piano akasico, o per lo meno gli stati inferiori di materia più pesante del piano akasico, e porta con sé, quindi, tutte le movenze, tutte le vibrazioni che non arrivano a compimento sia del piano astrale che del piano mentale, sia tutti i sommovimenti che le esperienze del piano fisico procurano all'individuo …(Georgei 1-9-87)

    Se accettiamo che per inconscio si intenda ciò che non è conscio, cioè ciò che non è alla coscienza consapevole dell'individuo, allora si deve arrivare a comprendere che l' inconscio è costituito da tutto ciò che non arriva, appunto, alla sua consapevolezza.
    Uno degli errori principali, concettualmente almeno, per quanto riguarda la concezione dell' inconscio , è quello che porta le persone interessate agli insegnamenti a finire col considerare l'inconscio una sorta di alter-ego dell'Io, quel famoso Io di cui noi e altre Guide, un po' dovunque nei tempi e nei secoli siamo andati parlando all'umanità.
    In verità non è possibile confondere l'Io con l' inconscio ….
    L' inconscio … è qualcosa di più organico, di più costituito armonicamente, anche se ha qualcosa in comune con l'Io; infatti anche l'inconscio non è altro che una risultante: la risultante delle tensioni e delle censure che si formano tra ciò che l'individuo è nei suoi piani diversi dal piano fisico e la sua consapevolezza all'interno del piano fisico. (Scifo 6-3-91)
    Questo fa presupporre che l' inconscio non sia un tutt'unico organico, ma sia, in realtà, un mosaico di varie possibilità, aventi ognuna una propria sfera particolare che, tuttavia, reagisce in concorso con le altre, arrivando, in qualche modo, a formare il modo d'essere dell'individuo, diventando così, indirettamente, uno degli stimoli che porta l'individuo a crearsi un Io, fittizio e irreale, ma agente lo stesso all'interno del piano della materia.
    (Moti 6-3-91)

    Cercando di essere il più chiari possibile, intendiamo con questo discorso affermare che l'inconscio ha tante componenti quante sono le pulsioni dell'individuo, quanti sono i suoi piani di esistenza e, quindi, i suoi corpi, quante sono le sue vite ed esperienze passate, quanto è (e di che tipo) il suo sentire.
    Esiste un inconscio fisico, fisiologico; esiste un inconscio per quello che riguarda i suoi desideri, le sue passioni; esiste un inconscio per quello che riguarda il suo ragionamento, la sua capacità di ragionare; esiste un inconscio per quello che riguarda la sua coscienza; esiste un inconscio, addirittura, per quello che riguarda la parte più alta dell'individuo che fa capo alla scintilla divina.
    Rodolfo 6-3-91

    L'inconscio è senza dubbio un argomento, affascinante, anche perché, inevitabilmente, dà la possibilità ad ognuno di voi, di riflettere su sè stesso e quindi di proiettare ciò che eventualmente pensa, o capisce, o crede di capire, in quei piccoli momenti della vita quotidiana in cui cerca di barcamenarsi per arrivare a raggiungere ciò a cui tende e che ancora non comprende.
    … Naturalmente parleremo del buon Freud, parleremo dell'inconscio collettivo, quindi di Jung, parleremo anche di quell'Adler, che viene considerato e ritenuto assolutamente il terzo e il meno importante di coloro che di psicologia si sono occupati in modo più sistematico, rilevando come quest'ultimo, forse, abbia in realtà alcuni punti molto importanti da cui non è possibile discostarsi perché possono servire a far luce sui meccanismi dell'inconscio…..
    Naturalmente, come nostra abitudine, non ci limiteremo soltanto alla parte strettamente cognitiva, seppur necessaria, poiché è una cosa che non abbiamo mai fatto in quanto contraddirebbe quando diciamo che per ottenere la giusta conoscenza, la giusta verità, bisogna arrivare a tutti gli elementi che la compongono. Quindi osservare sia la parte cognitiva, sia la parte invece più interiore, più sfuggente, per arrivare addirittura, magari, a quella parte mistica che sembra discostarsi così tanto da quella che è la vita di tutti i giorni.
    Parleremo quindi delle meccaniche interiori dell'individuo, di quella parte – esoterica – che noi da anni e anni (e assieme a noi anche altri naturalmente) andiamo ripetendo a tutti voi, cercando di esaminare quei meccanismi interiori, che non sono più soltanto parte del vostro piano fisico, ma che abbracciano tutta la realtà dell'individualità e del piano di esistenza di tutti gli individui.
    Infine attraverso il concetto di vibrazione (e so che questo vi spaventa, creature!) riallacceremo tutto il discorso a quanto siamo andati e stiamo andando dicendo in questi ultimi tempi su Dio, in modo da creare quel ponte logico che passa dalla conoscenza, dalla razionalità per arrivare al misticismo e quindi, compiuto il cerchio, arriva a riunirsi con quella che è la Realtà Assoluta, la Realtà Totale….
    (Scifo 16-3-91)

    D – Senti, noi ci siamo chiesti, tra le varie cose, se esiste un inconscio spirituale. Forse non abbiamo capito bene che cosa si intende, perché la scintilla di per sé non dovrebbe avere un inconscio, però lo può creare nell'uomo, o c'è troppa distanza, diciamo, tra la creatura umana e la scintilla, per cui, a un certo momento non si sentono le sollecitazioni della scintilla?

    R – Questa è una domanda che, anche lo strumento che sto usando si era posta proprio oggi pomeriggio, in quanto nella prima lettura gli era sfuggito questo particolare; e la cosa devo dire che gli ha procurato anche qualche problema, in quanto, secondo questa persona, affermare che la scintilla possieda un inconscio è una cosa inconcepibile e assurda. Ritorniamo un attimo a quella semplicissima definizione, peraltro comoda per i nostri scopi, che abbiamo usato per definire l'inconscio, ovvero: tutto ciò che non è alla coscienza, alla consapevolezza, giusto?
    Ora, questo cosa sta a significare? Che allorché si parla di inconscio bisogna considerare il punto di vista da cui viene considerato l'inconscio; perché chiaramente, per poter osservare qualcosa che è inconscio bisogna essere prima dell'inconscio, giusto?
    Ovvero, per spiegarmi meglio, per chi eventualmente non capisce: per poter parlare meglio di un inconscio dell'essere umano incarnato, bisogna che l'individuo sia su un piano di consapevolezza tale per cui, al di là del suo piano fisico, per lui stesso esista qualcosa che egli non conosce e non comprende, o di cui è inconsapevole. E' chiaro che questa prospettiva, questo modo di osservare l'inconscio, si sposta mentre si sposta la consapevolezza dell'individuo; quindi, allorché la consapevolezza dell'individuo è ritirata sul piano astrale, l'inconscio si sposterà all'interno del piano mentale, perché ci sono cose nel piano mentale che, colui che è consapevole sul piano astrale non riesce a comprendere ancora, giusto?
    Il discorso, naturalmente, si sposterà sul piano mentale e quando l'individuo sarà consapevole sul piano mentale sarà inconscio di ciò che c'è veramente sul piano akasico.
    E si può andare avanti, anzi, indietro a ritroso, fino a quando si arriva alla scintilla; è chiaro che la scintilla ha una grande consapevolezza, ma non ancora la consapevolezza suprema. Si rende conto di essere una parte di Dio ma non è ancora fusa con Dio; ecco, quindi, che in quel momento per la scintilla l'inconscio diventa, a questo punto, l'Assoluto stesso.
    Vi sembra chiara la spiegazione, è soddisfacente? (Scifo 16-3-91)

    Ma vediamo un attimo … in linea di massima com'era costituita la personalità secondo il caro amico Sigmund. In particolare cerchiamo di vedere che cos'era l'inconscio.
    In una prima fase dei suoi studi l'inconscio rappresentava un complesso psichico che racchiudeva le pulsioni, i bisogni che non riuscivano a trovare l'estrinsecazione e una manifestazione a livello di comportamento, quindi tutto ciò che veniva dall'individuo represso fin da bambino.
    In un secondo periodo, susseguente ad altri studi che Freud aveva fatto, l'inconscio non indicava più la sfera d'un complesso psichico, ma era soltanto un attributo di alcune (di due in particolare) delle tre istanze che costituivano il vero complesso psichico dell'individuo.
    Questo complesso psichico era costituito da una prima istanza da lui chiamata Es o Id che non era propriamente l'inconscio anche se aveva le stesse caratteristiche della definizione da lui stesso data di inconscio nella fase precedente: l'Es rappresentava il serbatoio delle pulsioni dell'individuo, pulsioni che, in linea di massima, non riuscivano ad avere un'estrinsecazione e, quindi, ad arrivare alla fase precosciente e, ancor meno, alla fase cosciente. Tutto ciò che fa parte di questo serbatoio, di questo Es è inconscio, cioè inconsapevole.
    La seconda istanza è rappresentata dall'Io: l'Io, secondo il buon Freud, è ciò che si vede praticamente dell'individuo; l'Io è preposto all'attività logico-mentale, l'Io è legato alle percezioni, quindi all'attività fisica del corpo, tuttavia anche l'Io ha una parte inconscia. Questo Io ha una certa autonomia anche se è strettamente legato all'Es da cui riceve gli impulsi per l'azione e all'altra istanza chiamata Super-io che controlla la qualità di queste azioni.
    L'ultima istanza, come vi ho appena detto, è quella da lui chiamata Super-io. Il Super-Io sarebbe, per dirla proprio semplicemente, una specie di coscienza che si erge a giudice dei comportamenti messi in atto dall'Io.
    Non vado oltre, anche perché diventerebbe una cosa noiosa, però voglio fare un piccolissimo raffronto con quanto noi siamo andati dicendo in questi lunghissimi anni.
    L'Es di Freud potrebbe essere assimilabile ad una interazione tra il corpo fisico con i suoi bisogni e le sue pulsioni e il corpo astrale, in quanto sede del desiderio. Il Super-io potrebbe essere paragonabile all'interazione tra la parte più sottile del corpo mentale e il corpo akasico, mentre l'Io potrebbe essere la risultante delle interazioni tra questi quattro corpi…. (Vito 4-5-91)

    … La prima cosa a cui ha fatto cenno il nostro amico Vito è la teorica divisione in conscio, preconscio e inconscio.
    Conscio, naturalmente, è tutto ciò che è alla coscienza quindi, in teoria, esattamente all'opposto di inconscio. Ora diciamo che la terminologia usata in questo caso da Freud può essere usata anche da noi poiché come schematizzazione può avere un suo valore, tuttavia vi sono alcune cose che non coincidono, non combaciano con le teorie freudiane….
    Ora, ciò che noi intendiamo per conscio è sì qualche cosa che è sì alla coscienza dell'individuo, ma il problema è la diversa connotazione di questa frase. Infatti, quando noi diciamo “ciò che è alla coscienza dell'individuo” non intendiamo ciò che è alla mente dell'individuo, non intendiamo ciò che egli pensa o riesce a pensare o crede di aver capito ma, veramente ciò che appartiene alla coscienza dell'individuo ovvero a quella sua parte più elevata nella quale vanno inscritte tutte le sue esperienze e le capacità di comprensione che egli ha acquisito nel corso delle sue varie vite. Quindi una capacità di coscienza che non passa necessariamente attraverso la comprensione mentale e, quindi, non necessariamente si affaccia all'interno del piano fisico.
    Questo, se ci pensate bene, non è altro che ciò che noi andiamo affermando da molto tempo allorché diciamo che la comprensione che porta poi all'allargamento del sentire di ognuno di voi non necessariamente viene da voi riconosciuta, compresa e accettata nel corso della vostra vita, ma che la comprensione può esservi stata ed essersi inscritta nel vostro corpo akasico senza che voi ve ne rendiate conto.
    … A questo punto, naturalmente non può che essere diversa anche la definizione di ciò che è preconscio, …. per arrivare ad essere cosciente qualche fattore di comprensione, per diventare un fattore dell'allargamento del sentire, questa comprensione deve attraversare i vari corpi dell'individuo, deve ricevere informazioni dalla situazione vissuta sul piano fisico, deve ricevere la connotazione emotiva da parte del corpo astrale, deve aver elaborato mentalmente i dati ricevuti grazie al corpo mentale e deve poi essere stata in grado di trarre da questa elaborazione delle varie componenti la comprensione dell'esperienza e, quindi, arrivare alla coscienza.
    Ecco, il preconscio è la fase di elaborazione, la fase in cui i vari corpi elaborano i dati ricevuti, cercano (senza che, magari, l'individuo a livello fisico se ne renda conto se non attraverso a una sensazione di confusione interiore), elaborano i dati ricevuti e cercano una risposta. Nel momento in cui vi è questa ricerca, questa ricerca veramente nell'ombra dell'individuo, ecco che si può parlare di fase preconscia, in quanto la risposta è lì, sta per essere trovata, può essere trovata ma… non è detto che lo sia, cosicché può restare preconscia senza riuscire, per lo meno in quel momento, ad iscriversi nel corpo akasico.
    A questo punto mi sembra che il discorso sull'inconscio non possa essere che una logica conseguenza su tutto questo…
    Allora: se abbiamo definito come conscio la comprensione che si trascrive nel corpo akasico e che quindi diventa attiva, scritta, fissa nella coscienza, se abbiamo descritto come preconscio tutta quella zona in cui vi è il lavorio alla ricerca della comprensione, non può essere che definito come inconscio tutto l'insieme dei vari stimoli che provengono dai vari corpi dell'individuo prima di poter arrivare alla sua coscienza, ovvero quegli stimoli che influiscono attraverso l'esperienza, all'interno del piano fisico attraverso le situazioni (e che, quindi, stimolano qualcosa nell'individuo), quegli stimoli che muovono le emozioni e i desideri del suo corpo astrale mettendo in moto le forze che alterano l'equilibrio dell'individuo e che, quindi, gli fanno avvertire quella tensione, a volte dolorosa e insoddisfacente, che lo spinge a muoversi, a cercare una risposta per mutare la propria condizione, infine quegli stimoli che smuovono le energie del suo corpo mentale facendo sì che, grazie a queste energie, egli esamini tutte le componenti che gli stanno arrivando e cerchi, veramente, di arrivare alla comprensione. (Scifo 4-5-91)

    Uno dei punti di maggior difficoltà è nato da due apparentemente diverse definizioni che abbiamo fornito ultimamente a proposito di questi argomenti. Noi affermiamo che, partendo dal piano fisico, l'inconscio era tutto ciò che era “prima” del piano fisico; partendo dal piano astrale – ricordate, creature? – l'inconscio era tutto ciò che era “prima” del piano astrale; e tutto questo, insomma, era relativo a che cosa? Al punto del piano di esistenza sul quale l'individualità aveva la sua consapevolezza.
    Ecco quindi che, a mano a mano che la consapevolezza dell'individualità si sposta attraverso i vari piani di esistenza, diventa inconscio tutto ciò che al di fuori della sua consapevolezza; cosicché colui che ha la consapevolezza stabilita all'interno – che so io – del piano akasico, è inconsapevole in gran parte, o totalmente, di ciò che è sui piani precedenti, per arrivare alla famosa Scintilla e quindi, naturalmente, anche all'Assoluto.
    Ricordate certamente questo discorso.
    A quel punto poi, io, sempre “la pietra dello scandalo”, sono arrivato affermando, nell'ultimo incontro, che se – come dicevamo nella prima definizione (e questo è un punto di contatto fra le due definizioni) – si può definire conscio tutto ciò che appartiene alla coscienza, che arriva alla coscienza, allora poiché noi per coscienza intendiamo il corpo akasico dell'individuo, cioè quel corpo nel quale le comprensioni si iscrivono dopo aver tratto i frutti utili dall'esperienza, ne conseguiva che il conscio non era sul piano fisico, ma che si poteva definire conscio ciò che è sul piano akasico. (Scifo 25-5-91)

    Il lavorio dell'individuo ha sempre la meta di portare alla strutturazione del corpo akasico, quindi alla coscienza del corpo akasico, in quanto il corpo akasico in partenza, in realtà, è praticamente inconscio, e muove i suoi primi passi soltanto attraverso le spinte della scintilla, quindi abbastanza casualmente tra virgolette naturalmente, non con consapevolezza di cosa sta facendo o di dove si sta muovendo.
    Allora, cosa succede? Succede che è possibile asserire che si può definire come conscio, come parte conscia dell'individuo – per lo meno in modo utile a proseguire poi nel nostro discorso – tutta quella parte ormai strutturata che riguarda il corpo akasico quindi il sentire, quindi, in qualche modo, tutto il sentire ormai raggiunto dall'individuo, il quale diventa la parte conscia dell'individuo. Invece parte inconscia è tutta quella parte che non è ancora stata sistemata, dunque la parte di rompicapo che è ammassata alla rinfusa e che può essere messa a posto soltanto attraversando le varie città (cioé i vari piani di esistenza) e traendo dai vari piani di esistenza le esperienze che insegneranno, prima o poi, (con un'immagine, con un'altra persona, con un insegnamento), in che modo vada situato quel pezzo. E soltanto allorché l'individuo andrà con la sua esperienza, con ciò che ha acquisito negli altri piani, davanti al proprio quadro, al quadro del proprio corpo akasico con il pezzo in mano da inserire si renderà conto di come e dove questo pezzo può giustamente essere inserito. …
    :medit:

    http://ifior.forumfree.it/?t=53633414


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #36464
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    “Io devo, io posso, io voglio” #=


    Fratelli, sorelle, io vi vedo correre affannosamente per le strade dei luoghi in cui vivete, sopraffatti dall'ansia perché il tempo sembra non essere mai abbastanza, tormentati dall'impressione che la vostra vita non vi appartenga veramente ma che siate in eterna balia degli avvenimenti, irritati o, addirittura adirati, per la sensazione che non abbiate alcuna libertà, e che la vostra vita sia una continua costrizione in binari dai quali vorreste, inutilmente, poter deragliare.
    Miei cari, abbiate il coraggio, trovate dentro di voi la forza per fermarvi almeno un attimo a cercare il perché di tutto questo.

    Pensate forse che se le vostre giornate fossero di 100 ore non riuscireste lo stesso a trovare il modo per eludere voi stessi?
    Il vostro correre è così tristemente spesso dovuto alla vostra ansia di riempire le vostre giornate, illudendovi di riempirle con la quantità, invece che con la qualità del vostro vivere, cercando di compensare la vostra insoddisfazione aggiungendo in continuazione nuovi percorsi che percorrerete, come sempre, superficialmente, ritrovando alla loro fine la stessa insoddisfazione che vi muoveva all’inizio del vostro correre affannosamente.
    Ma fino a quando non troverete del tempo per voi stessi, per guardarvi davvero dentro, con estrema sincerità, il vostro correre assomiglierà sempre al vagare senza fine di una formica che non trova quello che vorrebbe trovare e che, in fondo, neppure sa che cosa stia veramente cercando.
    La vostra pretesa che il tempo non vi basti è evidentemente infondata, e per capirlo basta che calcoliate il tempo che trascorrete a fare cose che appagano il vostro Io, la vostra curiosità, il vostro apparire più che il vostro essere. Se la gestione del tempo fosse lasciata meno in balia del vostro Io e più in balia dei vostri veri bisogni riuscireste a comprendere quali sono le cose a cui dovreste dare la precedenza, col risultato che le vostre giornate sarebbero più soddisfacenti di quanto non siano solitamente.

    Contrariamente a quanto tendete a pensare, sorelle, la vostra vita vi appartiene totalmente; non continuate ad attribuire all’esterno di voi stessi le responsabilità che sono solo e sempre vostre: questo comportamento non può che portarvi a una frattura tra la vostra manifestazione nel mondo fisico e le spinte del vostro sentire, rendendovi squilibrati e, di conseguenza, più indifesi contro la sofferenza.

    Allo stesso modo vi prego, fratelli, vi prego, sorelle, non continuate a cercare all’esterno di voi stessi la libertà: l’ingannevole sensazione di libertà che l’esterno vi può offrire, facilmente si rivela essere una nuova catena aggiunta alle vostre pastoie o, quanto meno, con la stessa facilità con cui vi viene offerta, quella falsa sensazione di libertà vi può essere tolta, togliendovi, contemporaneamente, tutte le vostre illusioni.
    La libertà che andate cercando dovete trovarla dentro di voi, e trovandola sarà vostra per sempre e nessuno potrà privarvene: la libertà di manifestare le vostre emozioni, di esprimere i vostri pensieri, di amare chi vi sta accanto, di percepire e assaporare la miriade di piccole e grandi cose belle che vi accadono in continuazione e che così spesso, travolti dall’insoddisfazione interiore che nutre i vostri cuori, vi scivolano accanto senza che voi ve ne accorgiate.

    “Io devo, io posso, io voglio”.
    Queste poche parole riassumono quello che dovrebbe essere il vostro percorso all’interno della vita che state vivendo.
    Fino a quando la vostra interazione con la vostra vita, il vostro lavoro, il vostro matrimonio, i vostri figli, i vostri cari, i vostri amici sarà governata dall’”io devo” difficilmente porterà altri frutti al di fuori della sofferenza, dell’insoddisfazione e del senso di inutilità; a quel punto, inevitabilmente, arriverà il momento terribile in cui vi renderete conto che le cose che avevate fatto perché dovevate farle e non perché le sentivate veramente come giuste vi travolgerà come una valanga, e allora vivrete con intensità il rifiuto dei doveri, il rancore verso gli altri, la rabbia per ciò che avete tralasciato di fare per voi stessi per adempiere a un malinteso senso del dovere.
    Certo, ci sono doveri che sembrano e sono inderogabili, ad esempio verso i vostri figli.
    Ma osservatevi con attenzione: quello che spesso fate per loro è davvero ciò che dovrebbero ricevere da voi o, in fondo, non è altro che un adempiere a quello che più vi risulta facile, disinteressandovi veramente di quelli che sono i loro bisogni, per tacitare la vostra coscienza e poter dire a voi stessi e agli altri quello che avete fatto o state facendo per loro?
    Se foste obiettivi vi rendereste conto che molte delle cose che fate sono frutto del vostro concetto del “dovere” e che, ponendo una maggiore attenzione e sensibilità, avreste potuto fare per loro cose forse meno appariscenti ma, senza dubbio, più utili per la loro formazione e la loro crescita.
    Tante sono le cose che potreste fare per migliorare la vita vostra e quella di chi vi sta accanto. E non parlo delle cose utili al sostentamento quotidiano (che in realtà sono molto poche e ben diverse da quelle che i modelli della vostra società o del vostro stato sociale vi presentano come necessarie e indispensabili), ma di tutte le piccole o grandi cose che permettono l’instaurarsi di rapporti di scambio, di condivisione, di partecipazione e, in ultima istanza, d’amore con le persone che interagiscono con voi.
    Non negatevi agli altri, e gli altri non si negheranno a voi, rendendo le vite di entrambi più utili e più facili da affrontare.

    E, non dubitatelo, fratelli, credetemi, sorelle, verrà il momento in cui il vostro essere nel mondo fisico non sarà più dettato dal dovere o discriminato da quello che credete di poter fare o non fare, ma scaturirà dal vostro sentire, e allora le vostre azioni saranno sempre quello che vorrete fare voi, proprio voi, al di fuori di qualsiasi condizionamento che dall’esterno possa venirvi imposto, trovando in voi stessi la vera espressione della vera libertà, quella della vostra coscienza.
    E quando arriverete a quel punto, fratelli, quando raggiungerete quel momento che sembra ancora così dolorosamente lontano, sorelle, vi chiederete per un attimo come sia stato possibile che, per così tante vite, non abbiate capito quelle cose che, alla luce dell’oggi, vi appaiono così semplici ed evidenti.
    Ma sarà solo il pensiero di un attimo, perché avrete anche la piena comprensione che non potevate comportarvi in maniera diversa dal momento che non avevate ancora raggiunto la capacità di essere veramente sinceri con voi stessi. E sarà da questa accettazione di ciò che eravate che scaturirà il vostro perdono verso voi stessi.

    E così, sorridendo di voi stessi, abbandonerete la ruota delle nascite e delle morte, pieni di gratitudine per le molteplici possibilità che l’Assoluto ha posto sul vostro cammino per indirizzarvi e aiutarvi nella scoperta di ciò che veramente siete. (Viola)

    http://ifior.forumfree.it/?t=53839597


    https://www.facebook.com/brig.zero

Stai vedendo 10 articoli - dal 1 a 10 (di 36 totali)

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.