Che cos'è il male?

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Questo argomento contiene 27 risposte, ha 8 partecipanti, ed è stato aggiornato da InneresAuge InneresAuge 3 anni, 11 mesi fa.

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  • #49386

    Nuzzi
    Partecipante

    Prendo spunto dall'articolo che ho letto in prima pagina di Piero Cammerinesi il quale illustra la visione “Staineriana” del rapporto bene/male.
    Mi rifaccio a una frase estrapolata proprio da quell'articolo che recita così:

    Siamo immersi in una policroma molteplicità con cui dobbiamo fare i conti, anche se a volte preferiremmo rifugiarci in un indifferenziato Nirvana dove qualcuno ci sussurra all'orecchio che gli opposti sono tutti irreali e che, tanto, siamo schiavi e sempre lo saremo.

    Ecco questa frase porta con sè, dal mio punto di vista, delle indubbie verità e delle dubbie verità, vediamole.

    1- Siamo immersi in una policroma molteplicità

    Questa è senza dubbio una verità. E il fine di molte filosofie o approcci religiosi è quello di mettere ordine in questa molteplicità. Molta della filosofia, molte religioni e oggi la scienza, ci dicono quello che è buono separandolo dal cattivo, quello che è vero separandolo dal falso, quello che è giusto dall'ingiusto e così via.
    Ma è realmente così? Possiamo noi dire che una cosa è sempre buona? O sempre vera? o sempre giusta?
    Io dico di no. Il mio punto di vista è che il concetto di bene e male (così' come gli altri assoluti) è mutevole e cangiante, e soprattutto che i giudizi sulle cose non possono essere assoluti, ma dipendono esclusivamente dal nostro punto di vista. Senza il nostro punto di vista è insensato parlare di bene e male.
    Faccio un esempio idiota, per capirici.
    Essere ricchi è meglio di essere poveri? avere una valigia piena di banconote da 500 euro è meglio che non averla?
    La risposta è dipende: se sono un poveraccio che fa fatica ad arrivare alla fine del mese probabilmente vivrò il mio possedere la valigia piena di soldi come un bene; ma se mi trovo in mezzo a un branco di ladri e assassini avere quella valigia non lo considererò un bene, anzi! Magari maledirò il momento in cui l'ho trovata.
    La stessa cosa vale per qualsiasi altro tipo di “assoluto” (a parte la matematica e la geometria).
    Possiamo dire che una cosa è assolutamente buona? No, dipende dal punto di vista da cui la guardiamo.
    Se cado in moto e mi rompo una gamba lo considererò un male, ma se due giorni dopo mi arriva la chiamata alle armi perchè il mio paese è entrato in guerra quello che un giorno prima era “il male” diventa il colpo di fortuna che mi permette di non andare in guerra a morire. Allora il cascare in motorino è sempre un male? No, dipende dal punto di vista da cui lo guardo.
    Questa è la lezione delle filosofia antica: lo sapeva bene Eraclito da Efeso e lo sapevano bene anche i taoisti a qualche migliaia di km di distanza.
    Il concetto di bene e male non è assoluto ed esterno da me, sono io che definisco una cosa buona o cattiva, sulla base di come io entro in relazione con quella cosa. Se io non ci sono, non esistono i concetti di bene e male.
    Il lupo che sbrana l'agnello è malvagio? Si dal punto di vista della pecora che lo ha generato, no dal punto di vista dei lupacchiotti che mangeranno qualcosa dopo giorni di digiuno.

    2- … anche se a volte preferiremmo rifugiarci in un indifferenziato Nirvana dove qualcuno ci sussurra all'orecchio che gli opposti sono tutti irreali e che, tanto, siamo schiavi e sempre lo saremo.

    Caro Piero Cammerinesi, questa frase te la potevi risparmiare.
    Il mondo indifferenziato non è un rifugio, ma è un mondo in cui stai faticosamente e con coraggio.
    Rispondimi: è più facile vivere in un mondo in cui il bene e il male sono definiti (e quindi sai come comportarti) oppure è più facile vivere in un mondo indifferenziato ( in cui devi mantenere un'attenzione costante a te stesso per comprendere cosa sta accadendo?). Io sono del parare che il rifugiarsi sta più nel mondo in cui gli opposti sono precisi, definiti e contraddittori. E' una vita più semplice, mi hanno detto cos'è il bene e mi basta farlo.
    Ma chi ha stabilito quale dovessere essere il bene? Stainer?, Reich?, Gesù?, Budda?, Maometto? Dio? Krishna? Confucio? Lao Tzu?
    E se tutti questi descrivo il bene ASSOLUTO, com'è che le loro visioni sono così diverse e in molte parti contraddittorie?
    Come fanno persone che descrivono una cosa oggettiva a darne descrizioni così differenti e soprattutto contraddittorie?
    Quante volte nella storia noi bolliamo come malvagi i comportamenti di persone che erano al tempo dei fatti, straconvinte di fare del bene?
    La schiavitù a mio parere sta nella non scelta personale; abdicare a se stessi in nome di un'ideologia dovrebbe essere vista come una sconfitta invece che come la liberazione dalla schiavitù, non trovi?


    #49387
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    http://thumbs.dreamstime.com/z/icon-tao-moon-sun-representation-good-evil-astral-sky-34645041.jpg

    http://www.edgarcayce.it/media/benecontro.htm

    ogni tipo moderno di terrore risale a tempi lontanissimi della storia della vita cosmica ed intelligente. Era stato un periodo di tempo in cui le anime – come esseri angelici – originalmente sperimentarono con la libertà spirituale – e fallirono. Egli sapeva che c’è una verità cosmica in tutte le storie sulla guerra tra i figli della luce ed i figli delle tenebre. Storie di questo genere si trovano in Grecia, Scandinavia, Palestina, Persia, India e altrove. Quella verità cosmica è che vi è un nesso demonico fra i terroristi moderni ed i racconti di Cayce di molto antichi manipolatori del corpo, della mente e dello spirito umani, che praticarono in modo illecito in un’Atlantide vacillante per una forza seduttrice sempre presente – e un campo di forze – del male.
    Chiamati i figli di Belial (3376-2, 416-1 e 820-1) ed avendo affinità con delle bande rinnegate di angeli, questi tipi di anime continuano a vagare sulla terra. Nelle letture di Cayce, essi sono il grande simbolo dell’arte dell’egoismo. Non appartengono ad alcuna religione particolare perché possono trovarsi in varie religioni e società in tutta la storia

    http://www.edgarcayce.it/media/ifiglidellalegge.htm

    I Figli di Belial furono di un gruppo, o quelli che cercavano di più la gratificazione, la soddisfazione, l’uso di cose materiali per sé, senza pensiero o considerazione sulle loro origini né sulle privazioni nelle esperienze di altri. O, in altre parole, come lo definiremmo oggi, essi erano quelli senza un criterio di moralità.
    L’altro gruppo – – quelli che seguirono la Legge dell’Uno – – avevano un criterio. I Figli di Belial non avevano un criterio, eccetto quello del sé, dell’esaltazione del sé.

    :ummmmm:


    #49388

    Omega
    Partecipante

    [quote1403360565=Nuzzi]
    Molta della filosofia, molte religioni e oggi la scienza, ci dicono quello che è buono separandolo dal cattivo, quello che è vero separandolo dal falso, quello che è giusto dall'ingiusto e così via.
    Ma è realmente così?
    [/quote1403360565]
    Teoricamente non abbiamo bisogno che qualcuno ce lo dica (scienza, religione, società), tuttavia ben vengano i consigli perché alcuni di noi forse potrebbero beneficiarne.

    [quote1403360565=Nuzzi]
    Possiamo noi dire che una cosa è sempre buona? O sempre vera? o sempre giusta?
    [/quote1403360565]
    Spesso dipende dal contesto.

    [quote1403360565=Nuzzi]
    Essere ricchi è meglio di essere poveri?
    [/quote1403360565]
    No per molti, si per pochi. I “molti” si sarebbero rovinati con i soldi, i “pochi” il denaro l'avrebbero distribuito equamente a chi ne ha bisogno veramente.

    [quote1403360565=qualcuno]
    mi hanno detto cos'è il bene e mi basta farlo.
    [/quote1403360565]
    Ecco, la maggioranza preferisce una falsa spiritualità priva di esperienza diretta e fatta di regole o risposte preconfezionate.

    [quote1403360565=Nuzzi]
    Ma chi ha stabilito quale dovessere essere il bene? Stainer?, Reich?, Gesù?, Budda?, Maometto? Dio? Krishna? Confucio? Lao Tzu?
    E se tutti questi descrivo il bene ASSOLUTO, com'è che le loro visioni sono così diverse e in molte parti contraddittorie?
    [/quote1403360565]
    Al tempo di Cristo, era giusto essere Cristiani. Al tempo di Buddha, era giusto essere Buddhisti. Al tempo di Muhammad, era giusto essere Musulmani. Al tempo di Rael è giusto essere Raeliani. Il messaggio “celeste” o cosmico cambia un po', perché cambiano le condizioni di vita e la nostra capacità di comprensione.

    [quote1403360565=Nuzzi]
    Come fanno persone che descrivono una cosa oggettiva a darne descrizioni così differenti e soprattutto contraddittorie?
    [/quote1403360565]
    Per me la spiritualità non è seguire le regole altrui (per di più passivamente) per saper o “imparare” a vivere ma utilizzare le indicazioni di chi è più saggio di me per raggiungere [u]autonomamente[/u] un buon livello di coscienza, quindi vivere secondo le indicazioni della Coscienza che Io Sono, senza interferenze esterne.

    I profeti e maestri non fanno altro che prendere spunto dal contesto dove sono inseriti per illustrare come vivere più felici e in modo più responsabile in QUEL particolare contesto. Il quale logicamente cambia di epoca in epoca e di luogo in luogo.

    La parola meditare tra l'altro significa esercitarsi. L'uomo si esercita per conoscersi. Ma finché non si ri-Conosce definitivamente, tende ad aderire all'ordine costituito.

    [quote1403360565=Nuzzi]
    Quante volte nella storia noi bolliamo come malvagi i comportamenti di persone che erano al tempo dei fatti, straconvinte di fare del bene?
    [/quote1403360565]
    E' molto frequente. Del resto innumerevoli volte gli uomini hanno compiuto il male in buona fede e in nome del bene. L'errore che si ripete ancora oggi poiché non basta l'intenzione, occorre vedere quali sono gli effetti a lungo termine sulla Natura e sull'Uomo, delle nostre azioni o non-azioni, pensieri e non-pensieri.


    #49389

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403362529=Richard]

    http://www.edgarcayce.it/media/benecontro.htm

    ogni tipo moderno di terrore risale a tempi lontanissimi della storia della vita cosmica ed intelligente. Era stato un periodo di tempo in cui le anime – come esseri angelici – originalmente sperimentarono con la libertà spirituale – e fallirono. Egli sapeva che c’è una verità cosmica in tutte le storie sulla guerra tra i figli della luce ed i figli delle tenebre. Storie di questo genere si trovano in Grecia, Scandinavia, Palestina, Persia, India e altrove. Quella verità cosmica è che vi è un nesso demonico fra i terroristi moderni ed i racconti di Cayce di molto antichi manipolatori del corpo, della mente e dello spirito umani, che praticarono in modo illecito in un’Atlantide vacillante per una forza seduttrice sempre presente – e un campo di forze – del male.
    Chiamati i figli di Belial (3376-2, 416-1 e 820-1) ed avendo affinità con delle bande rinnegate di angeli, questi tipi di anime continuano a vagare sulla terra. Nelle letture di Cayce, essi sono il grande simbolo dell’arte dell’egoismo. Non appartengono ad alcuna religione particolare perché possono trovarsi in varie religioni e società in tutta la storia

    http://www.edgarcayce.it/media/ifiglidellalegge.htm

    I Figli di Belial furono di un gruppo, o quelli che cercavano di più la gratificazione, la soddisfazione, l’uso di cose materiali per sé, senza pensiero o considerazione sulle loro origini né sulle privazioni nelle esperienze di altri. O, in altre parole, come lo definiremmo oggi, essi erano quelli senza un criterio di moralità.
    L’altro gruppo – – quelli che seguirono la Legge dell’Uno – – avevano un criterio. I Figli di Belial non avevano un criterio, eccetto quello del sé, dell’esaltazione del sé.

    :ummmmm:
    [/quote1403362529]

    Ciao Richard,
    Dunque prendo in esame la tua ultima frase: “I Figli di Belial non avevano un criterio, eccetto quello del sé, dell’esaltazione del sé” che mi sembra la frase chiave del punto di vista che hai espresso.
    Detta così, questa frase sembra sottolineare che il “criterio del sè” non è un criterio valido per farci dire che i figli di Delial avessere criterio. E' un criterio che fa eccezzione. E invece proviamo aimmaginare che i Figli di Belial avessero un criterio, il criterio del se.
    Cos'è il criterio del se?
    siamo abituati a considerarlo come un criterio sbagliato, come un abomio, ci richiama alla memoria concetti sgradevoli come quelli di egoismo e di sopraffazione, ma siamo certi che sia veramente così?
    Secondo me criterio del se significa che ho riconosciuto la natura mutevole della mia esperinza sulla terra, e ho capito che limitare questa mutevolezza con dei concetti fissi e immutabili porta problematiche.
    Perchè se le cose per natura sono mobili, in che modo dei concetti fissi le possono descrivere in modo certo?
    Se guardiamo bene, nel corso della storia l'idea di bene e di male è mutata assai nei confronti del passato e cose che oggi sono normali, in passato non sarebbero stato tollerate e cose che per noi sono abomini in passato sono state considerate buone. Pensate a come regirebbero la maggiorparte dei cristiano in europa se la chiesa continuasse a bruiciare gli eretici. Eppure pochi secoli fa era un sollievo per tutti se una strega veniva bruaciata viva.
    Ma il punto su cui vorrei porre l'accento è che il criterio del se non prevede affatto l'assenza di criteri.
    Prevede l'assenza di criteri egemoni.
    Esistono tutti i criteri ma semplicemente hanno pari dignità, non ce ne sono alcuni sempre giusti e alcuni sempre sbagliati, sono mutevoli.
    E io ho la possibilità istante per istante di scegliere a quali criteri rifare la mia scelta…scegliere se essere coerente con altre scelte o non coerente, scegliere di comportarmi in modo giusto o in modo sbagliato, in poche parole posso scegliere.
    E, lo ripeto, posso anche scegliere di essere contraddittorio con le scelte che ho fatto in precedenza, perchè magari ho capito che la realtà dentro di me è sempre contraddittoria.
    L'idea che invece esista una verità egemone e che le altre debbano starci sotto, mi pare un'idea pericolosa, che porta al “pensiero unico” e alla fine delle meravigliose differenze fra le nostre specificità.
    Siamo miliardi sul pianeta ognuno con una sua unica singolarità, oguno con un suo modo di comprendere il mondo.
    Perchè mai dovremo dire che alcune idee sono giuste sempre o sempre sbagliate dividendo il mondo in angeli buoni (quelli che le rispettano) e demoni malvagi (quelle che non le rispettano)
    Lo potremmo fare per un fine comune, come si fa nel caso della legge che regolamenta una società, ma chi può essere così certo di quale sia il fine ultimo dell'esistenza? E se anche lo intuisse come fa ad essere tanto sicuro di avere ragione da imporre il divieto di pensare in altro modo?


    #49391
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Cammerinesi sara registrato nel forum

    Intanto vi risponde :

    “Caro Nuzzi, premetto subito che questo articolo nasce da una conversazione incentrata non sul male, ma sul nostro comportamento, sulla nostra reazione consueta davanti al male. Reazione che è caratterizzata dal pendolarismo attivismo/passività, materialismo/misticismo proprio della diversa costituzione animica di chi interagisce con il male esteriore.

    Necessariamente dunque non poteva essere né esauriente né tantomeno esaustivo in relazione alla vastissima riflessione sul male in sé. Non avevo la pretesa, in questo breve contributo, di toccare aspetti esoterici particolarmente complessi, cosicché esso appare naturalmente parziale. Voleva essere una semplice riflessione su come normalmente noi tutti – seguaci o meno di vie spirituali – re-agiamo di fronte al male che ci viene incontro dal mondo esterno e, in particolare, al male che vediamo nelle menzogne e nelle sopraffazioni del potere.

    Di fronte a questo male si passa da un estremo all'altro, dall'ira furibonda del rivoluzionario alla passività di chi crede che qualsiasi azione sia inutile perché tutto è previsto e tutto è giustificato.

    Sono evidentemente d'accordo con le tue osservazioni collegate al punto 1.

    I concetti di bene e male non sono assoluti ed il nostro Io è centrale rispetto alla percezione di questi due apparenti opposti. Con il nostro pensiero noi creiamo i contenuti del mondo e soprattutto contribuiamo, mediante la fantasia morale, a trasformare il mondo. Trovi comunque presente questo concetto nella domanda N.1 che recita: “Se so che il male ha comunque una funzione positiva perché combatterlo?”. Se il male ha comunque una funzione positiva va da sé che la sua essenza è relativa e strettamente interconnessa con la mia entità individuale.

    Quanto al punto 2: no, non potevo risparmiarmela quella frase.

    Anzi essa è essenziale rispetto all'assunto della riflessione. Il senso dell'articolo vuole proprio rispondere ad un atteggiamento interiore di molti che oggi si fanno scudo di una visione spirituale per non sviluppare una comprensione ed una azione di cambiamento – spiritualmente motivato – nei confronti delle violenze e delle menzogne del mondo che ci circonda.

    La tua definizione della schiavitù e della relatività del bene ancora una volta mi trova perfettamente d'accordo.

    La tua ultima domanda retorica è tanto vera da essere di fatto centrale rispetto al senso dell'”individualismo etico” di Filosofia della Libertà.

    Temo, insomma – visto che non trovo nessun disaccordo con i tuoi pensieri – che tu abbia non compreso o mal interpretato la mia frase del punto 2; infatti, il termine da me usato “indifferenziato” non voleva indicare il contrario di definito – tu scrivi “un mondo in cui il bene e il male sono definiti” – ma più semplicemente si riferiva a QUELLA specifica obiezione di chi si ritira in una dimensione solo 'mistica' affermando che se tutto è giustificabile, se il male è anche bene, nulla si può fare né nulla andrebbe fatto per cambiare le cose.

    La questione della relatività della dicotomia male/bene è tanto vera che le ultime righe della “Pietra di Fondazione” che potremmo definire il testamento spirituale di Rudolf Steiner così recitano:

    Luce divina

    Cristo-Sole,

    riscalda

    i nostri cuori;

    illumina

    le nostre menti;

    affinché diventi buono

    quel che noi

    fondiamo col cuore,

    quel che con le menti

    vogliamo portare alla meta.

    L'invocazione chiede al divino di far DIVENTARE buono ciò che io CREDO essere buono NEL PENSARE, SENTIRE E VOLERE.

    Ciao ciao


    #49392
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1403378100=Nuzzi]
    [quote1403362529=Richard]

    http://www.edgarcayce.it/media/benecontro.htm

    ogni tipo moderno di terrore risale a tempi lontanissimi della storia della vita cosmica ed intelligente. Era stato un periodo di tempo in cui le anime – come esseri angelici – originalmente sperimentarono con la libertà spirituale – e fallirono. Egli sapeva che c’è una verità cosmica in tutte le storie sulla guerra tra i figli della luce ed i figli delle tenebre. Storie di questo genere si trovano in Grecia, Scandinavia, Palestina, Persia, India e altrove. Quella verità cosmica è che vi è un nesso demonico fra i terroristi moderni ed i racconti di Cayce di molto antichi manipolatori del corpo, della mente e dello spirito umani, che praticarono in modo illecito in un’Atlantide vacillante per una forza seduttrice sempre presente – e un campo di forze – del male.
    Chiamati i figli di Belial (3376-2, 416-1 e 820-1) ed avendo affinità con delle bande rinnegate di angeli, questi tipi di anime continuano a vagare sulla terra. Nelle letture di Cayce, essi sono il grande simbolo dell’arte dell’egoismo. Non appartengono ad alcuna religione particolare perché possono trovarsi in varie religioni e società in tutta la storia

    http://www.edgarcayce.it/media/ifiglidellalegge.htm

    I Figli di Belial furono di un gruppo, o quelli che cercavano di più la gratificazione, la soddisfazione, l’uso di cose materiali per sé, senza pensiero o considerazione sulle loro origini né sulle privazioni nelle esperienze di altri. O, in altre parole, come lo definiremmo oggi, essi erano quelli senza un criterio di moralità.
    L’altro gruppo – – quelli che seguirono la Legge dell’Uno – – avevano un criterio. I Figli di Belial non avevano un criterio, eccetto quello del sé, dell’esaltazione del sé.

    :ummmmm:
    [/quote1403362529]

    Ciao Richard,
    Dunque prendo in esame la tua ultima frase: “I Figli di Belial non avevano un criterio, eccetto quello del sé, dell’esaltazione del sé” che mi sembra la frase chiave del punto di vista che hai espresso.
    Detta così, questa frase sembra sottolineare che il “criterio del sè” non è un criterio valido per farci dire che i figli di Delial avessere criterio. E' un criterio che fa eccezzione. E invece proviamo aimmaginare che i Figli di Belial avessero un criterio, il criterio del se.
    Cos'è il criterio del se?
    siamo abituati a considerarlo come un criterio sbagliato, come un abomio, ci richiama alla memoria concetti sgradevoli
    [/quote1403378100]

    Bene.
    Cayce comunque non intendeva annullamento totale del se in quanto negativo assoluto…e ' un errore
    Ma intendeva dire che serve un equilibrio, rispettare il se ' e valorizzarlo si, ma capendo che si fa parte di un Tutto e quindi vedere Dio anche negli altri e non solo nel Se ' chiudendosi nella propria esaltazione

    Fa’ concessioni solo ai deboli.
    Sfida i forti se hanno torto. 1336-1
    http://www.edgarcayce.it/media/pensaaquestecose.htm
    Come è stato indicato, un po’ più paziente, un po’ più tollerante, un po’ più umile. Ma, come è stato indicato, non una tolleranza che diventi timida – – questo causerebbe una ribellione nel sé. Non una pazienza che non è positiva. Non umiltà che diventa morbosa o mancante di bellezza. Poiché, visto che l’essere ordinata fa parte del tuo essere, fa’ che la coerenza – – come la tenacia – – faccia parte del tuo essere. 1402-1

    http://www.edgarcayce.it/media/umilta.html
    Se uno ti colpisce sulla guancia, lui ha detto di ritirarsi? No! Piuttosto, porgi l’altra! Sii attiva nella tua pazienza; sii attiva nei rapporti con il tuo prossimo! 815-2


    #49390

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403400858=Richard]
    Cammerinesi sara registrato nel forum

    Intanto vi risponde :

    “Caro Nuzzi, premetto subito che questo articolo nasce da una conversazione incentrata non sul male, ma sul nostro comportamento, sulla nostra reazione consueta davanti al male. Reazione che è caratterizzata dal pendolarismo attivismo/passività, materialismo/misticismo proprio della diversa costituzione animica di chi interagisce con il male esteriore.

    Necessariamente dunque non poteva essere né esauriente né tantomeno esaustivo in relazione alla vastissima riflessione sul male in sé. Non avevo la pretesa, in questo breve contributo, di toccare aspetti esoterici particolarmente complessi, cosicché esso appare naturalmente parziale. Voleva essere una semplice riflessione su come normalmente noi tutti – seguaci o meno di vie spirituali – re-agiamo di fronte al male che ci viene incontro dal mondo esterno e, in particolare, al male che vediamo nelle menzogne e nelle sopraffazioni del potere.

    Di fronte a questo male si passa da un estremo all'altro, dall'ira furibonda del rivoluzionario alla passività di chi crede che qualsiasi azione sia inutile perché tutto è previsto e tutto è giustificato.

    Sono evidentemente d'accordo con le tue osservazioni collegate al punto 1.

    I concetti di bene e male non sono assoluti ed il nostro Io è centrale rispetto alla percezione di questi due apparenti opposti. Con il nostro pensiero noi creiamo i contenuti del mondo e soprattutto contribuiamo, mediante la fantasia morale, a trasformare il mondo. Trovi comunque presente questo concetto nella domanda N.1 che recita: “Se so che il male ha comunque una funzione positiva perché combatterlo?”. Se il male ha comunque una funzione positiva va da sé che la sua essenza è relativa e strettamente interconnessa con la mia entità individuale.

    Quanto al punto 2: no, non potevo risparmiarmela quella frase.

    Anzi essa è essenziale rispetto all'assunto della riflessione. Il senso dell'articolo vuole proprio rispondere ad un atteggiamento interiore di molti che oggi si fanno scudo di una visione spirituale per non sviluppare una comprensione ed una azione di cambiamento – spiritualmente motivato – nei confronti delle violenze e delle menzogne del mondo che ci circonda.

    La tua definizione della schiavitù e della relatività del bene ancora una volta mi trova perfettamente d'accordo.

    La tua ultima domanda retorica è tanto vera da essere di fatto centrale rispetto al senso dell'”individualismo etico” di Filosofia della Libertà.

    Temo, insomma – visto che non trovo nessun disaccordo con i tuoi pensieri – che tu abbia non compreso o mal interpretato la mia frase del punto 2; infatti, il termine da me usato “indifferenziato” non voleva indicare il contrario di definito – tu scrivi “un mondo in cui il bene e il male sono definiti” – ma più semplicemente si riferiva a QUELLA specifica obiezione di chi si ritira in una dimensione solo 'mistica' affermando che se tutto è giustificabile, se il male è anche bene, nulla si può fare né nulla andrebbe fatto per cambiare le cose.

    [/quote1403400858]

    Caro Piero, secondo me la frase te la potevi risparmiare, era mendace e sibillina 😉
    Detto questo se siamo d'accordo con la visione relativista del giudizio allora tutto ok, però traspare un po' poco dalla lettura dell'articolo
    Condivido invece la necessità di discernere bene il fatalismo dalla pigrizia.
    Comunque l'articolo è scritto bene 🙂


    #49393

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403402395=Richard]
    Bene.
    Cayce comunque non intendeva annullamento totale del se in quanto negativo assoluto…e ' un errore
    Ma intendeva dire che serve un equilibrio, rispettare il se ' e valorizzarlo si, ma capendo che si fa parte di un Tutto e quindi vedere Dio anche negli altri e non solo nel Se ' chiudendosi nella propria esaltazione

    Fa’ concessioni solo ai deboli.
    Sfida i forti se hanno torto. 1336-1
    http://www.edgarcayce.it/media/pensaaquestecose.htm
    Come è stato indicato, un po’ più paziente, un po’ più tollerante, un po’ più umile. Ma, come è stato indicato, non una tolleranza che diventi timida – – questo causerebbe una ribellione nel sé. Non una pazienza che non è positiva. Non umiltà che diventa morbosa o mancante di bellezza. Poiché, visto che l’essere ordinata fa parte del tuo essere, fa’ che la coerenza – – come la tenacia – – faccia parte del tuo essere. 1402-1

    http://www.edgarcayce.it/media/umilta.html
    Se uno ti colpisce sulla guancia, lui ha detto di ritirarsi? No! Piuttosto, porgi l’altra! Sii attiva nella tua pazienza; sii attiva nei rapporti con il tuo prossimo! 815-2
    [/quote1403402395]

    Francamente ho capito poco delle citazioni che hai fatto, Richard. Magari perchè è tardi.
    Per la questione dell'annullamento del sè non credo di trovarmi in accordo con te. Secondo me continui a confondere l'io con il se (per usare una metafora speudojunghiana).
    Il se sa già di essere tutto connesso con l'esistenza, non è che lo deve capire. Quando parlo di criterio del se non intendo mica il fatto che uno debba percepirsi come grandioso o come Dio… semplicemente bisogna che ognuno in qualche modo si renda conto che la sua visione del mondo è la sua e basta che non ci sono regole per comprendere il mondo se non quelle che spontaneamente si generano in lui.
    Alias: se la pasta al pesto non ti piace, è inutile che continui a mangiarla perchè i vari “depositari della Verità assoluta” ti hanno detto che in paradiso ci va solo chi mangia la pasta al pesto. Meglio che smetti, e ti mangi quello che ti piace di più.


    #49394
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Allora siccome ho il criterio dell' io
    Mi prendo i soldi e faccio questo http://www.noncipossocredere.com/2012/06/27/cimitero-di-pneumatici-in-fondo-all-oceano/


    #49395

    Nuzzi
    Partecipante

    [quote1403438954=Richard]
    Allora siccome ho il criterio dell' io
    Mi prendo i soldi e faccio questo http://www.noncipossocredere.com/2012/06/27/cimitero-di-pneumatici-in-fondo-all-oceano/

    [/quote1403438954]

    Non capisco il tuo sarcasmo, secondo te una persona in grado di creare il cimitero dei pneumatici è una persona senza valori, senza criteri?
    Secondo e invece ha valori e criteri ben definiti ed egemoni e sono ad esempio il potere e il denaro. Se no non si spiega.
    Non è il mondo senza valori egemoni ad essere pericoloso, lo è molto di più il mondo di chi pensa che i suoi valori siano gli unici veri, buoni e giusti.
    Ma come facciamo ancora a discutere su questa ovvietà?


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