Conoscenza non significa Comprensione …

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Questo argomento contiene 31 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da brig.zero brig.zero 9 anni, 3 mesi fa.

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  • #9350
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    Riporto qui di seguito dei brani di Vito, Florian, Scifo, Ananda e Georgei tratti dalla seduta completa del 10.1.1987 del Cerchio Ifior

    che contiene delle importanti e chiare, inequivocabili indicazioni.
    Buona lettura!

    (……)
    Pace a voi!

    Pace a voi, amici che da più tempo ci seguite, e pace a voi amici che, invece, da poco tempo, ascoltate le nostre parole.

    Indubbiamente non si può dire che voi, tutti quanti o perlomeno tutti coloro che si sono interessati a questi argomenti, non conosciate l'insegnamento. Il fatto che voi da anni leggete, ascoltate, seguite in qualche modo quanto viene proferito in sedute di questo tipo significa che in qualche modo avete della conoscenza.

    Tuttavia, come voi ben sapete e come noi amiamo sempre sottolineare, conoscenza non significa comprensione; voi sapete benissimo infatti che le due cose sono molto ma molto diverse.
    La conoscenza, infatti, è l'apprendimento di determinati concetti, di nozioni, teorie e via dicendo e può essere, al limite, un fatto strettamente culturale, mentre la comprensione – e ve lo dice il termine stesso – significa fare proprie, acquisire magari quegli stessi concetti, quelle teorie, quelle idee che conoscevate. Quindi comprensione significa fare proprio, sentire, migliorarsi, e quindi in qualche modo evolversi, e raggiungere una maggiore coscienza.

    Ancora di più – per precisione – la conoscenza non vi migliora interiormente, voi potreste conoscere tutto lo scibile di questo mondo senza aggiungere un milligrammo in più alla vostra interiorità: ma se voi, invece, riusciste a comprendere solo un milligrammo della vostra conoscenza, certamente sareste differenti, quantomeno migliori.

    È evidente, però, che passare dalla conoscenza alla comprensione certamente non è cosa facile, altrimenti tutti coloro che seguono questi insegnamenti da parecchio tempo dovrebbero essere non dico degli “illuminati” ma, per lo meno, dovrebbero essere sulla buona strada, ma così non è. Questo significa che esiste effettivamente qualche cosa che vi impedisce, vi blocca, e vi rende difficoltoso il fare questo salto di qualità così tanto necessario.

    A questo punto potrei dirvi per semplificare le cose, e magari concludere anche il discorso, che una delle ragioni, anzi la ragione principale che vi impedisce di fare questo salto di qualità risiede in quell'illusione che noi abbiamo chiamato “Io”, ma sarebbe troppo comodo fornirvi questa spiegazione, e non vi spiegheremmo nulla, in quanto fare una tale affermazione significa dirvi tutto e nel contempo non dimostrare assolutamente nulla.

    Invece noi vogliamo dimostrarvi qualcosa o per lo meno ci vogliamo provare!

    Vorremmo quindi entrare un pochino più nel particolare, scendere più in profondità e cercare di intravedere almeno alcune – tanto per essere carini con voi e non svilirvi – delle cause che vi impediscono di migliorarvi nel senso di far diventare la vostra 'conoscenza', 'comprensione'.
    Una di queste cause – tanto per essere originali e per non essere accusati di dir sempre le stesse cose – risiede nella pigrizia, pigrizia mentale naturalmente, non certamente pigrizia d'altro tipo. Pigrizia che usiamo nel senso di lentezza, lentezza nell'agire non per incapacità ma per scarsa volontà. Lentezza quindi nell'apprendere, nel capire, nel comprendere, nell'acquisire.
    Ma vorrei fare un esempio pratico in modo che tutti quanti riusciate a comprendere meglio quanto vogliamo dirvi.

    Quando, qualche tempo fa, abbiamo pallidamente incominciato a parlarvi del cammino del pensiero filosofico degli evoluzionisti (vi ricordate che parlammo di Darwin, di Spencer, di Leibniz?) ebbene, a quel punto, se non tutti, ma almeno alcuni di voi, sono “andati in tilt”, come siete usi dire voi, sono “andati in tilt” dicendo, trovandosi di fronte a tali tematiche: “Ah… ma è troppo difficile…”, “Ah… ma questo significa che devo rimettermi a studiare…”, “Ah… ma questo mi crea dei problemi non indifferenti… non ho tempo di qua, non ho tempo di là…”.
    Ebbene, io vi dico che non v'è nulla di veramente cosi difficile in quanto noi andiamo dicendo, purché esista alla base la buona volontà o il desiderio di seguirci. Non v'è nulla di veramente così inaccessibile per le vostre menti, se soltanto siete disponibili, se soltanto desiderate veramente comprendere, seguirci, e cercare magari di ragionare anche un pochino per conto vostro.

    E vi posso assicurare, inoltre, che l'affrontare tematiche di questo tipo, parlare delle teorie degli evoluzionisti, non era e non è molto più difficile del cercare di comprendere la logica e la filosofia che sta alla base del linguaggio atlantideo – sempre per restare nell'ambito dell'esempio.
    Eppure è successo, osservandovi, che molti di voi (o alcuni di voi) hanno trovato una maggiore attrattiva, si sono sentiti particolarmente interessati verso quel discorso del linguaggio promessovi da Scifo, mentre hanno provato una certa reticenza nel continuare a seguirci lungo la nostra breve storia dell'evoluzione del pensiero filosofico nel corso dei secoli.

    Questo perché secondo voi?

    Una delle ragioni potrebbe risiedere nel fatto che sentire parlare del linguaggio atlantideo (che, in fondo in fondo, poi è cosa morta in quanto attualmente se ne ha soltanto qualche lontana risonanza) non vi impegnava troppo intellettualmente in quanto vi bastava, vi era sufficiente, ascoltare quello che vi veniva raccontato, indipendentemente dal fatto che poi lo riteneste giusto, vero e valido; mentre il sentirvi raccontare la storia della filosofia dei più grandi pensatori riguardava qualche cosa della vostra stessa storia, della vostra società, in quanto le vostre scienze, la vostra cultura, la vostra società stessa è costruita anche sulla base di questo pensiero filosofico – questo non lo potete negare – e seguire questo discorso significava richiedervi di conoscere, minimo minimo, i punti essenziali ed avere almeno una base di queste stesse tematiche su cui proseguire il discorso.

    E questo, a nostro avviso, può essere causato soltanto da quella pigrizia mentale di cui si cercava di parlarvi prima.

    Ma non voglio, come mio solito, dare risposta a quel tipo di interrogativi; ve li lascio, ve li regalo, ed ognuno di voi cerchi di darsi risposta, consapevolmente, onestamente e sinceramente, ricordando però che tutto quanto è stato affermato fino a questo momento da me, non vuole certamente essere un rimprovero, tanto meno vuole essere una critica, ma vuole soltanto essere un invito affinché ognuno di voi sia mentalmente libero, malleabile, pronto e ricettivo, in quanto Ia Realtà è comprensiva di tutto e per essere capita deve essere vista in ogni sua sfaccettatura e in ogni suo aspetto.

    Io vi auguro di riuscire a fare soltanto un piccolo passo in avanti e senz'altro anche il nostro venire a parlare tra voi potrà migliorarsi e rispondere in misura sempre maggiore ai vostri bisogni mentali.

    Vito

    (……)
    Un altro limite che voi stessi vi imponete è dato dalla percezione soggettiva della realtà.
    Questo discorso, di cui tanto si è parlato, è valido nei vostri rapporti interpersonali; se, cioè, ben difficilmente ognuno di voi riesce a percepire allo stesso identico modo del proprio vicino una situazione, un discorso, una parola detta da un'altra persona, figuriamoci che cosa può accadere con concetti astratti pronunciati da Guide o Maestri invisibili, delle cui intenzioni, certamente, non si riesce a percepire nulla.

    Questo limite che nasce appunto, dall'interazione dei tre Io che sono stati prima menzionati, non può essere ovviato in modo drastico ed immediato, però c'è qualcosa che ognuno di voi potrebbe fare affinché l'insegnamento gli giunga nel modo più completo possibile.

    Questo modo risiede nel cercare di comunicare l'insegnamento e confrontarlo con gli altri. Se, infatti, ascoltando un messaggio delle Guide, ognuno di voi riceve un'impressione particolare, molto utile sarebbe per ognuno di voi confrontare questa impressione con altre persone che allo stesso modo erano presenti e che allo stesso modo hanno ascoltato quelle parole. Questo perché, se io capisco “A” da quanto viene detto e se il mio vicino capisce “B” da quanto viene detto e se magari la verità è “C”, può essere che allora, a forza di confrontarci e di discutere e disquisire assieme, io e lui, riusciamo a intravedere “C”.

    Provate dunque, figli e fratelli, anche voi a confrontarvi con gli altri, a discutere, a dire ciò che avete vissuto, come lo avete vissuto e come lo avete capito. Potrebbe anche non avere alcun risultato questo vostro tentativo, ma tuttavia perché non provare, perché non sperare che qualche cosa si riesca veramente a compiere, e in qualche modo la comprensione possa essere avvicinata?

    Florian

    (……)

    Non sto a dire i nomi di ognuno di voi, perché siete molti, però mi piacerebbe sentire, molto velocemente, se tutti avete compreso quanto è stato detto nella prima parte, se vi trovate d'accordo con gli argomenti portati. Coraggio!

    D – Sì, sì… in linea di massima…

    R – Ecco, allora, tanto per risentire – perché un “no” potrebbe essere andato perso nel frastuono – vediamo invece se c'è qualcuno che non è d'accordo con quanto è stato detto. Nessuno?
    Benissimo, vedo che siete tutti d'accordo. Ne arguisco, quindi, che siete d'accordo sul fatto che l'insegnamento va visto, per essere compreso, in tutte le sue diramazioni e non soltanto osservandolo in una specifica direzione. Ne consegue ancora che tutti voi ammettete che è necessario abbandonare quella pigrizia mentale e cercare quindi di diventare più attivi, più partecipi di quanto è stato detto. Ne consegue ancora, che tutti voi siete unanimemente d'accordo nel far sì che questa conoscenza non si fermi soltanto a livello mentale, ma tenda, possibilmente, a diventare una comprensione, quindi a farvi procedere nel vostro cammino evolutivo. Ne consegue ancora, che tutti voi vi rendete conto di quanto sia necessario possedere una certa conoscenza; ne consegue ancora – perdonatemi se sono così noioso, ma è giusto che in un lavoro di questo genere le cose siano molto chiare fin dall'inizio – ne consegue ancora che tutti voi siete consapevoli e d'accordo sul fatto che per poter andare bene avanti nell'insegnamento, sia voi verso la comprensione, sia noi verso nuovi temi che vi aiutino a raggiungere nuove comprensioni, è necessario che voi impariate a comunicare con gli altri le vostre verità soggettive, in modo da rendere sempre più oggettive tramite lo scambio mutuo e vicendevole.

    Bene, in quest'ottica non resta altro da fare che dirvi quale sarebbe, secondo noi, il modo migliore per ottenere tutto questo. Per prima cosa, ad esempio, sarebbe bene che i vari gruppi dislocati in posti diversi si unissero una volta ogni tanto per confrontare le idee, per scambiarsi opinioni, per accendere, al limite, discussioni, ove non tutti siano d'accordo, anche allo scopo di reperire le domande necessarie a far proseguire le sedute che verranno, in modo tale che non si tratti di sedute di cinque minuti di convenevoli, di buonasera e arrivederci al mese prossimo!
    Questo, naturalmente, comporta necessariamente un dimostrare che perlomeno l’insegnamento etico-morale è stato introiettato in buona parte, e che quindi in vista di un conseguimento maggiore per tutti, bene sarebbe riuscire all'interno di un gruppo ad andare oltre a quelle che possono essere le maggiori o minori simpatie, i maggiori e minori problemi, ricordando che tutto ciò che dal gruppo viene raggiunto, in realtà è raggiunto non dal gruppo in se stesso come organizzazione, bensì dalla crescita del singolo.

    (……) Scifo

    OM TAT SAT

    Pace a voi, figli e fratelli, che ancora una volta questa sera siete qui al nostro cospetto ad ascoltare con pazienza le nostre parole.

    Nei tempi passati vi era stato parlato del passaggio dalla conoscenza alla comprensione. Bene, ricordate fratelli che la conoscenza, pur non fornendo essa stessa comprensione, d'altra parte invece è necessaria per fornire il materiale sui cui poi la consapevolezza e la comprensione diventeranno “sentire”.

    Colui che apparentemente in una vita nulla conosce ma è dominato dall'ignoranza, la realtà gli insegna che potrebbe anche illuminarsi; e per voi che osservate dal piano fisico ciò risulta incomprensibile, ma ricordate, figli e fratelli, che l'individuo ignorante che osservate e che apparentemente, senza motivo e senza bisogno della conoscenza, arriva alla comprensione, ha alle sue spalle la comprensione raggiunta attraverso la conoscenza avuta in altre vite.
    Non dovete credere che soltanto in questa vita (e grazie alla conoscenza di questa vita) voi possiate arrivare a comprendere: molte volte l'atto della comprensione – quel momento in cui vi sembra improvvisamente di raggiungere la vostra coscienza e di trascrivere in essa qualcosa che proprio non vi aspettavate di poter trascrivere – anche se appare inaspettato e incomprensibile, ha le sue cause, come tutto nell'universo, e che se trascrivete un “sentire” attraverso la comprensione, questo accade perché le spinte di una conoscenza passata vi hanno fornito le basi per poterlo fare. Niente che voi possiate conoscere e ricordare in questa vita, ma certamente qualcosa che risuona in voi, proveniente da vite che avete avuto nel passato.
    Questo sottolinea quanto occorra considerare l'insegnamento in tutta la sua totalità; infatti, soltanto considerando tutto ciò che sta alle spalle dell'individuo (dai suoi vari corpi astrale, mentale, akasico e via dicendo, alle vite precedenti avute) si può arrivare davvero a comprendere anche ciò che altrimenti non si comprenderebbe. E se voi, figli e fratelli, volete davvero avvicinare la realtà, se volete veramente arrivare a comprendere, è necessario che impariate non soltanto ad avere delle ipotesi, non soltanto a porvi delle domande e a trovare delle risposte frammentarie, ma anche a riuscire a trarre dalle risposte frammentarie che avete trovato, una sintesi che vi avvicini sempre di più alla conoscenza della realtà oggettiva nella sua totalità.

    OM TAT SAT

    Ananda

    Ma cos'è, figli e fratelli, che impedisce all'individuo di usare la conoscenza, di ampliare la propria conoscenza? Se facessi questa domanda ad alcuni di voi, verrebbe risposto che è soltanto una questione di volontà, ovvero che l'individuo non riesce ad ampliare la conoscenza – e quindi la comprensione – poiché non possiede la volontà per farlo, ma in realtà io vi dico che la volontà non è quella che voi intendete: la volontà in se stessa non esiste come cosa reale, ma nasce soltanto dallo scontro tra fattori diversi. Questi fattori diversi sono il corpo astrale, il corpo fisico e il corpo mentale; la conoscenza infatti attraversa tutti e tre i piani, non un piano solo.

    Se non potete, tramite il piano fisico, avere le esperienze che ampliano la vostra conoscenza e raggiungere le cognizioni necessarie a questo ampliamento, chiaramente non potete arrivare a conoscere. Se non desiderate conoscere, se i vostri sentimenti, se i vostri desideri sono diretti in altre direzioni, per quanto voi vi sforziate di comprendere e di conoscere, questi vostri desideri (ovvero l'insieme del corpo astrale) vi allontanerà dalla conoscenza, distoglierà la vostra attenzione. Se la vostra mente si rifiuterà di comprendere, si rifiuterà di trattenere gli elementi conosciuti perché nel frattempo cercherà invece di arrivare a possedere, ad elevarsi, ad immagazzinare dati su dati senza fermarsi un attimo a meditare, allora la vostra conoscenza ancora una volta sarà bloccata. La volontà di conoscere nasce proprio dallo scontro tra essere fisico, essere astrale, essere mentale. È necessario, per avere la volontà di conoscere, che il corpo fisico possa portare la conoscenza a disposizione, e che il desiderio muova l'intelligenza verso la conoscenza e che il corpo mentale trattenga la conoscenza e la faccia sua, lavorandovi, per capirla sempre più profondamente.

    La pigrizia di cui si parlava prima nasce sempre e soltanto dalla diversità di impulsi e di tendenze di questi tre corpi.

    Se il corpo fisico richiede altri bisogni, che non contemplano la conoscenza; se, ad esempio, l'impulso sessuale vi chiama, questo basterà a distogliervi dal ricercare la conoscenza. Se il vostro desiderio sarà tale da sovrastare il vostro desiderio di conoscere, inevitabilmente, non arriverete a conoscere. Se la vostra mente vorrà possedere, inevitabilmente non potrete conoscere. E se uno soltanto di questi tre aspetti è in contrasto con gli altri, ecco che allora, come conseguenza, nasce la vostra pigrizia.

    Cercate, quindi, di orientare i vostri desideri, la vostra mente, verso gli stessi intenti. L'uomo equilibrato è l'uomo che veramente riesce a raggiungere qualche cosa per se stesso e per gli altri. La situazione di disequilibrio, amici, ricordatelo, è quella dalla quale sempre nascono i problemi e, addirittura, le somatizzazioni e le malattie. Vi saluto fratelli.

    Georgei

    http://ifior.altervista.org/

    :ok!:


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #9352
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    come a scuola
    un conto è ripetere a memoria e un conto è cercare di capire i concetti, comunque con la conoscenza si cerca di arrivare alla comprensione, se si è disposti a mettere in discussione le proprie convinzioni..


    #9353
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [quote1243706306=Richard]
    come a scuola
    un conto è ripetere a memoria e un conto è cercare di capire i concetti, comunque con la conoscenza si cerca di arrivare alla comprensione, se si è disposti a mettere in discussione le proprie convinzioni..
    [/quote1243706306]

    … la Scuola della Vita 😉
    … siamo qui per imparare a vivere … :si:


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    #9355
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Brig domani lo leggo con calma….


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #9356
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Vedo Brig che hai fatto le stesse letture, delle quali mi ci sono innamorata all'inizio della mia ricerca…

    e questo resoconto arriva proprio al momento giusto per me…

    tante volte mi domando, a che punto sono…

    è vero che sono totalmente cambiata, ho migliorato un sacco di cose…ma mi accorgo anche che nello stesso tempo sono peggiorata…come se al momento di verifica….cioè quando accadono le cose…non mi basta di sapere le cose e spesso sono molto più severa con gli altri e con me stessa….e ti devo dire la verità… questo aspetto di me non mi piace….

    avrò, senz'altro degli attenuanti perchè mi sono ammalata e vivo con i dolori atroci delle volte…ma spesso cado nella più buia depressione e mi domando :
    perchè non sono capace di reagire come vorrei…

    ritornando al testo che hai postato, al consiglio di Florian, dove dice di parlare, condividere e spiegare quello che abbiamo studiato, vissuto e capito….
    non è per niente semplice…
    infatti, dice di almeno di provarci…

    il problema di non essere compresi è molto frequente…tante volte ho provato…ma l'unico che mi ascolta,non comprende, ma ascolta pazientemente è mio marito…e la mia amica Shanty….

    pensa, faccio parte di un gruppo bhajan (canti vedici), ci riuniamo ogni giovedì da anni, e non siamo riusciti a mettere in pratica la direttiva più utile del nostro Maestro, cioè riunirci una volta al mese e fare un circolo di studio…

    questo dimostra che non cresciamo ne come gruppo ne individualmente…

    la pigrizia, della quale parla è un un ostacolo grosso di tanti credo, e si sa che non si tratta di pigrizia fisica me di mettere insieme tutti i tre corpi…astrale…fisico…e mentale…

    Beh, credo che sia un lavoro molto faticoso….


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #9358
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [quote1243780534=farfalla5]

    Vedo Brig che hai fatto le stesse letture, delle quali mi ci sono innamorata all'inizio della mia ricerca…

    e questo resoconto arriva proprio al momento giusto per me…

    tante volte mi domando, a che punto sono…

    è vero che sono totalmente cambiata, ho migliorato un sacco di cose…ma mi accorgo anche che nello stesso tempo sono peggiorata…come se al momento di verifica….cioè quando accadono le cose…non mi basta di sapere le cose e spesso sono molto più severa con gli altri e con me stessa….e ti devo dire la verità… questo aspetto di me non mi piace….

    avrò, senz'altro degli attenuanti perchè mi sono ammalata e vivo con i dolori atroci delle volte…ma spesso cado nella più buia depressione e mi domando :
    perchè non sono capace di reagire come vorrei…

    ritornando al testo che hai postato, al consiglio di Florian, dove dice di parlare, condividere e spiegare quello che abbiamo studiato, vissuto e capito….
    non è per niente semplice…
    infatti, dice di almeno di provarci…

    il problema di non essere compresi è molto frequente…tante volte ho provato…ma l'unico che mi ascolta,non comprende, ma ascolta pazientemente è mio marito…e la mia amica Shanty….

    pensa, faccio parte di un gruppo bhajan (canti vedici), ci riuniamo ogni giovedì da anni, e non siamo riusciti a mettere in pratica la direttiva più utile del nostro Maestro, cioè riunirci una volta al mese e fare un circolo di studio…

    questo dimostra che non cresciamo ne come gruppo ne individualmente…

    la pigrizia, della quale parla è un un ostacolo grosso di tanti credo, e si sa che non si tratta di pigrizia fisica me di mettere insieme tutti i tre corpi…astrale…fisico…e mentale…

    Beh, credo che sia un lavoro molto faticoso….

    [/quote1243780534]

    … :fri:
    ACCETTATI … per quello che sei e OSSERVATI senza giudicarti, intanto, :ummmmm: perchè sono già gli altri :hehe: che ti giudicano abbastanza, smettila di aspettare GODOT e di chiederti a che punto sei #fisc
    più che fare od avere bisogna ESSERE e tu sei già nel “quieora” se la smetti (smettila di giudicarti) … ringrazia l'esistenza :guit: che ti ha messo in contatto prima di tutto con l'insegnamento dei Maestri (la Conoscenza) :tesor: e poi grazie alla sofferenza §(° tante piccole Comprensioni … !lol ora ti aspetta ” la COMPRENSIONE” :medit: per poter arrivare al centro della tua individualità e vivere finalmente la libertà prospettata e tanto agognata … bisogna trovare le sfumature più sottili dell'ego e osservarlo nulla di più … l'osservatore passivo nell'attività solo esclusivamente di osservatore … è una schizofrenia consapevole … dove la paura va osservata alla sua nascita … come tutto il resto d'altronde 😉
    adesso ti dico un segreto … l'insegnamento mi è servito (come conoscenza) e come stampella a vincere la paura, ma il salto … è nell'[color=#ff6600]intimo[/color] :medit: in [color=#ff6600]sè [/color]stessi, il tempo con tutte le sue creazioni scompare come nuvole al sole, il risveglio è iniziazione, ogni attimo è unico ed irripetibile come il fiume di Eraclito, ti senti e senti di esistere, il tutto che vedi ti appartiene come essere, è morire e rinascere continuamente … è un fluire … vivi il presente come se fosse l'unico tempo che esiste … 🙂
    continua a fare quello che stai facendo (osservandoti) … libera il cuore … libera la mente ecco :si: così trovi la sorgente del fiume e realizzi il “Sentire Assoluto” dove cessa una condizione di divenire per esistere in stato di essere, dove il sentire fluisce liberamente :K:


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #9359

    perdi
    Partecipante

    concordo brig…
    ci giudichiamo abbastanza, ci puniamo abbastanza , cadendo in depressione , probabilmente perchè vorremmo cambiare le situazioni esterne , quando l'unica cosa che dobbiamo cambiare è proprio il nostro modo di comprendere le cose , e farle nostre…
    è difficile , molto , soprattutto quando per troppo tempo siamo stati abituati a pensarla in un certo modo …
    ma nn impossibile…
    l'io , sono io . esisto , vivo…
    vivere nel miglior modo possibile , e fare tutto ciò che può farmi stare bene , naturalmente nn a discapito degli altri , credo che bisognerebbe partire da questo


    #9354
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Brig, per me ESSERE non è così semplice…cerco in tutti i modi di trascendere questa mia debolezza…ma devo essere anche sincera con me stessa…è difficile!!!!!!


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #9360

    perdi
    Partecipante

    [quote1243786208=farfalla5]
    Brig, per me ESSERE non è così semplice…cerco in tutti i modi di trascendere questa mia debolezza…ma devo essere anche sincera con me stessa…è difficile!!!!!!
    [/quote1243786208]

    farfi , perchè dici così?
    sapere di avere delle debolezze è un gran passo…
    ti dico il mio parere , cara , che in questi mesi sto attraversando l'inferno , e aver scoperto di aver paura certe volte della solitudine , mi ha fatto fare un bel balzo ….
    ora devo comprendere il perchè…


    #9357
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1243786587=perdi]

    farfi , perchè dici così?
    sapere di avere delle debolezze è un gran passo…
    ti dico il mio parere , cara , che in questi mesi sto attraversando l'inferno , e aver scoperto di aver paura certe volte della solitudine , mi ha fatto fare un bel balzo ….
    ora devo comprendere il perchè…

    [/quote1243786587]

    Perdi, sarei una bugiarda se dicessi che ho la verità in tasca…
    la cerco, la studio, la medito 🙁

    è che mi sembra in certi casi di peggiorare anzi di migliorare…se il problema analizzo intellettualmente…saprei cosa fare…ma quando poi arriva fisicamente…spesso e volentieri mi perdo, reagisco di istinto…e poi mi pento.

    la cosa strana è, che la mia coscienza mi dice di aver ragione (sarà davvero la coscienza?) ma quando mi metto a riflettere, che magari potevo reagire diversamente….mi vengono un sacco di sensi di colpa…


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

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