Cronaca di Un'Elucubrazione Mentale

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Questo argomento contiene 3 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da giusparsifal giusparsifal 8 anni, 5 mesi fa.

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    giusparsifal
    giusparsifal
    Partecipante

    E' da molto tempo che cerco di capire diversi concetti e pensieri che esistono sul tema dell'individualità.
    Il tema, da quel che posso leggere in giro, è davvero controverso ed è spesso contrapposto a quello di collettività; su questi due temi si gioca spesso una sorta di “sporca” partita, con strumentalizzazioni sia da una parte che dall’altra.
    Da un lato si tende a mostrare l'individualità come un pericoloso esempio per la società e, spesso, a confondere i bisogni personali con l'egoismo; dall'altro, il concetto di collettività viene visto come un appiattimento delle volontà personali a favore di uno “status quo” che va contro l'evoluzione stessa dell'essere umano.
    Faccio un esempio banale: nel film “Zeta la formica” ci viene mostrato come l'individuo può modificare tutta una serie di regole precostituite della collettività (peraltro perfetta nei suoi meccanismi come può essere quella di un formicaio) passando prima per la “criminalizzazione” da parte della società e poi come “salvatore” della stessa.
    D'altro canto, tutti i segnali che quotidianamente ci arrivano sono atti a disincentivare tali atteggiamenti perché ritenuti, a seconda dei casi, inopportuni o persino eversivi.
    Insomma è come se ci dicessero “siate voi stessi, omologandovi a tutto il resto”.
    Un messaggio “psicotico”.

    Le risposte che ognuno di noi da a questo messaggio, di conseguenza, sono altrettanto contraddittorie: da una parte si crede che il proprio interesse debba sovrastare quello della collettività, dall'altra si promuove una cultura che pone in primo piano i bisogni della società rispetto al bene personale.
    Questa contraddizione, molto evidente se guardiamo qualche anno indietro, era appunto espressa in maniera quasi esemplare dagli U.S.A. e dall'U.R.S.S. .
    In entrambi i casi si trattò, dal mio punto di vista, di cattive estremizzazioni (come tutte le estremizzazioni sanno essere) e considero quella statunitense la più contraddittoria perché comunque l'individuo era tenuto ad “omologarsi” alla società consumistica. L'individuo era perciò si libero di pensare a se stesso ma nei termini consumistici che il Sistema prevedeva.
    Quella sovietica, d'altro canto, era una vera e propria umiliazione dell'individuo, fatto salvo per quegli individui che erano al potere però!
    Queste due filosofie di vita (“penso a me stesso, degli altri non me ne importa nulla” contro “non sono che parte di un ingranaggio più grande e mi sacrifico totalmente ad esso”) sono ovvie estremizzazioni che non si spiegano solo considerando le nazioni sopra citate.
    In realtà questi temi sono probabilmente vecchi quanto il mondo ed infatti tante geniali e brillanti menti si sono succedute nel corso della storia in questo dibattito.

    Se arriviamo, seguendo questi discorsi, ad analizzare da vicino la vita di tutti i giorni, ci rendiamo conto di come tutti noi si debba dobbiamo “lottare” quotidianamente con questa contraddizione.
    Anzi, è proprio dagli esempi di vita quotidiana che possiamo maggiormente “apprezzare” tutto questo.
    Non che le cose risultino più facili da analizzare, peraltro…
    La linea che divide l'EGO dall'IO è molto sottile, spesso impercettibile, sempre che questa linea esista.
    Già parlare di EGO e IO può generare confusione e questo argomento meriterebbe uno scritto a sé stante, anzi, più di uno 🙂
    Per il discorso che vorrei fare, in via generale partirò dal presupposto ([u]e da questa accezione del termine EGO[/u]) che l'EGO faccia muovere gli esseri umani in una direzione totalmente individualista (“penso a me stesso, degli altri non me ne importa nulla”) e che l'IO presupponga un atteggiamento “centrato” su se stesso con ampia visione del mondo che lo circonda.
    Ma esiste “almeno” un'altra tipologia di persona, quella, diciamo così, “orientata” verso gli altri, a tal punto da dimenticare (o mettere da parte) le esigenze personali.
    Quella che “io per gli altri mi faccio in quattro” o “basta che sta bene lui/lei” e così via dicendo.
    Quanti ne conosciamo? Probabilmente meno di quante ce ne siano di egoiste, o forse no, comunque nel nostro personalissimo egoismo queste persone diventano “utili” e le diamo, per assurdo, meno importanza.
    Ed è proprio pensando ad una persona del genere, persona a me molto cara, che un giorno mi sono imbattuto in una mia classica elucubrazione mentale.
    In un pomeriggio semi estivo, sdraiato sul letto, pensavo a come cercare di trasmettere il mio pensiero su come e quanto possa essere sbagliato un atteggiamento troppo orientato verso gli altri (che fa da controparte all'egoismo) specie quando la persona stessa presenti delle problematiche interiori che le impediscano una crescita personale.
    Non pensiate stia parlando di casi rari: nel modo in cui io la vedo, esse sono probabilmente in numero ancor maggiore dei cosiddetti egoisti, altrimenti mi sembrerebbe difficile capire come questo mondo sia ancora in piedi.
    So che mi crederete pazzo dopo aver letto tutto, ma mettetela così, a volte a me piace “giocare” con le parole e cercare, se possibile, un insegnamento, magari pratico.

    Oh, non per niente questa è un'elucubrazione Mentale!

    Per quanto “ne so” il ragionamento che è via via scaturito lo riconosco come mio, non posso però ignorare che qualche mente più pazza (o più eccelsa, dipende dai punti di vista) della mia abbia già ben espresso le cose che vado a raccontare.
    Dicevo, nel cercare di spiegare il mio pensiero secondo il quale (e qui vengo allo scoperto) la persona da privilegiare è se stessa ed una volta raggiunta una certa crescita (spirituale e/o psicologica che dir si voglia) si può provare ad aiutare gli altri, una frase mi venne in mente:

    In principio era il Verbo (Giovanni 1,1)

    Specificazione: non mi sento più un cattolico da molti anni (pur avendo ricevuto il Battesimo, la Prima Comunione e la Cresima) e sebbene riconosca nella figura di Gesù un figura importantissima nella Storia dell'Umanità, non posso certo definirmi cristiano.
    Per cinque anni circa, però, sono stato molto vicino alla religione, ed in parte alla cultura, Ebraica, successivamente abbandonata.
    Ciò nondimeno non credo mi sia possibile, personalmente parlando, ignorare totalmente la cultura e le radici giudaico-cristiane in cui, appunto, sono nato e cresciuto.
    Tutto ciò però mi aiuta, almeno secondo la mia esperienza, a leggere e studiare i testi sacri, comunque bellissimi, con un occhio quantomeno più “critico”.
    Ma la mia non vuol essere una disquisizione teologica: mi “servo”, per così dire, delle cose che ho appreso, nella mia soggettività ovviamente, per darmi delle risposte.
    In più, secondo me, i testi sacri vanno oltre la fede o la critica ragionata: essendo libri che l'umanità legge e studia da circa 4.000 anni sono entrati a far parte integrante del nostro modo di pensare.
    Che siano Verità o leggende, insomma, essi, in qualsiasi cultura, hanno modellato il mondo degli esseri umani.

    In principio era il Verbo, quindi, e questo pensiero mi spiazzò molto. Che cosa c'entrava con il discorso che volevo fare? Ma a volte, si sa, i pensieri si insinuano così fortemente che mi parve inutile ignorarlo e poi… mi piaceva assecondarlo 🙂
    Cominciai perciò a pensare al verbo, nel senso letterale della parola.
    Che verbo era?
    Se era il primo, pensai doveva essere un verbo particolare. Prendendo in considerazione la frase in se, quel “principio” mi dava l'idea che prima (e fino ad allora, in realtà) non esistesse niente.
    “Esisteva” solo il Verbo.
    Per dirla in maniera grossolana, cominciai a pensare che il verbo non potesse essere, che ne so, camminare o mangiare altrimenti avrei dovuto chiedermi anche “chi” facesse queste azioni e quando le aveva iniziate se era, appunto, il principio.
    Via via finii con il pensare ai nostri ausiliari ma anche avere presupponeva un soggetto che possedesse e così via dicendo.

    Essere.

    Essere era il verbo. Al di là di ogni pensiero filosofico e quant'altro (discorsi che non ho, sinceramente, la competenza di affrontare) credo che a tutti noi sia chiaro e immediato che essere “è” il punto primo. Senza “essere” null'altro c'è, non voglio fare un discorso pseudo filosofico, soffermatevi solo un attimo a pensare e “sentite” se non è così.
    Forse potrà apparirci così scontato da non giustificare neanche il fatto stesso di pensarci, ma se ci pensiamo è così. Innanzitutto “siamo”.
    Se comunque dovesse trovarvi in disaccordo questo ragionamento, quello che posso chiedervi è di andare avanti con la lettura.
    Il mio, in fin dei conti, è solo un personale punto di vista 🙂
    Ora, avendo accettato la frase iniziale come “assioma”, il mio EGO fu particolarmente contento di aver trovato in maniera così rapida e soddisfacente una risposta alla domanda sebbene il suggerimento fosse implicito nella frase stessa (In principio “era” il Verbo).

    In principio era il (Verbo) Essere.

    Il passaggio mentale che mi portò dal verbo Essere a Infinito fu breve come un lampo. In effetti fu proprio così, una sorta di accensione di una luce.
    Essere è infinito, no?!

    (So di avventurarmi in un territorio a me ostico. Immagino i cultori di grammatica e/o di linguistica, quante me ne potranno dire :))
    Ma prendete quanto sto scrivendo per quel che è: un tentativo di tradurre in “pratica” alcuni concetti che ad uno ad uno meritano libri interi. Questo non è certo uno studio rigoroso della lingua.)

    Davanti a me “vedo” questa “immagine” infinita (per quel che posso cogliere) ed indefinita: Essere. Impossibile, per me, capire chi, cosa sia.
    Allo stesso tempo mi viene naturale pensare a ciò che la mia cultura mi ha insegnato: l'immagine dell'Essere viene immediatamente associata a quella di D-o e ne rispetta ogni caratteristica.
    Oh, giustamente mi direte che era chiaro sin dall'inizio che Giovanni intendesse D-o attraverso la parola Verbo :), come darvi torto.
    Ed è su questo filo di lana che mi sentivo e che volevo continuare a ragionare: da un lato il significato della frase, dall'altra una sua interpretazione letterale e vedere dove questo ragionamento mi portava.

    In principio era il (Verbo) (l') Essere Infinito.

    Ho visto che Cartesio parlava di Infinito e Indefinito. So solo questo perché l'ho sbirciato da Wikipedia, ma non so assolutamente di cosa parli 🙂
    A me, quel giorno, parve non poter scindere le cose: Essere “è” Infinito ed Indefinito.
    Se dovessimo guardarlo da un punto di vista umano, noi definiremmo ciò un'inutilità, priva di ogni “fine” (ed inizio :)).

    Arrivato a questo punto il discorso si complica enormemente perché mi risulta molto difficile cercare di spiegare il passo successivo mantenendo un briciolo di logica, semmai ve ne sia in tutto il resto. So che dovrò arrampicarmi sugli specchi, forse, e saltare da un percorso all'altro nella speranza di chiarire il mio pensiero.

    In realtà la domanda di fondo è inevasa, o meglio, scienza e religione ci danno varie interpretazioni, ma come trovarne un riscontro pratico?
    In sostanza, se il mio ragionamento si pone come obiettivo finale il dimostrare che l'individuo è primario rispetto al resto del mondo (e ciò vale ovviamente per ognuno di noi) pur senza incorrere nelle trappole dell'egoismo, come posso saltare dal punto in cui siamo arrivati (In principio era il (Verbo) (l') Essere Infinito) a dire che Egli compie un'azione?
    Questa risposta, dal mio punto di vista, è destinata a rimanere fondamentalmente senza spiegazione.

    Cosa spinge l'Essere Infinito a fare un'azione?
    Non sappiamo neanche “chi” la fa, in realtà!

    La scienza fa scaturire il tutto dal famoso “Big Bang”, teoria comunque in calo di popolarità, credo.
    La religione parla, più o meno, in un “Atto di Misericordia”, verso di noi (che al momento, credo, visto che siamo al Principio, non esistiamo neanche, però!).

    Avevo perciò qualche problema da risolvere. Mi trovavo di fronte ad un pensiero troppo grande per me, già il solo immaginare all'Essere Infinito mi faceva pensare che se non ero già uscito di senno lo sarei stato di lì a breve!
    Da buon pigrone, scelsi la via più facile che poi era quella che, in qualche modo ed in maniera assolutamente arbitraria, avevo intrapreso fin dall'inizio.
    Pensai questo: se (l') Essere Infinito compie un atto quale può essere, grammaticalmente parlando?
    In pratica, se prendo il verbo essere e lo voglio impiegare in qualche modo cosa devo fare (quale atto devo fare?).
    L'unico “atto” che allora (ma ancora ora) mi parve possibile è quello di Coniugarsi.

    Attenzione!

    Mi scuso in anticipo per tutti i percorsi mentali che dovrete affrontare nel seguirmi, è davvero un'elucubrazione mentale 🙂
    Spero solo di riuscire ad essere il più chiaro possibile…

    Questa storia del coniugare, devo dire (si si, è l'EGO che parla :)) è una gran figata.
    Scrivo questa cronaca a poco meno di un anno dall'aver concepito il tutto, ma già allora mi parve tale 🙂
    Nel frattempo ho cercato qualche riscontro su quelle che all'epoca erano intuizioni che partivano dalla testa, o dallo stomaco o dal cuore o da qualsivoglia sensazione abbia provato allora.

    Wikipedia:
    “Per coniugazione si intende la flessione del verbo, ossia la sua variabilità di forme”, e cliccando su flessione trovo “In linguistica si chiama flessione una qualsiasi variazione morfologica delle parole realizzata per indicarne i tratti grammaticali o sintattici .

    Sarò anche pazzo ma questa immagine dell'Essere Infinito (Indefinito) che si da una forma pare pura poesia!
    Ma non finisce qui.
    Con il termine coniugare noi intendiamo anche il “congiungersi in matrimonio”!

    So di camminare in territorio minato.

    Impossibile fermarsi ora.

    Perché ora l’Essere si coniuga e coniugandosi genererà tutti le forme dell’Essere ma innanzitutto si coniugherà con la prima persona singolare: IO.

    Non poteva “essere” diversamente: null’altro esisteva.

    Dicendolo in altri termini, la persona con cui l’Essere si coniuga (si sposa) è… se stessa…

    Perdonate la terminologia inadeguata, rileggendo alcune mie frasi mi rendo conto che obbligo chi legge a saltare da significati letterali a “significati dei significati.”
    Nonostante questo spero di rendere l’idea, questo mi preme 🙂

    L’Essere si sposa, innanzitutto, con se stesso: IO SONO.

    Leggiamo dall’Esodo:

    3:13 Mosè rispose a D-o:
    – Ecco, quando andrò dagli Israeliti e dirò loro: Il D-o dei vostri padri mi ha mandato da voi, essi mi chiederanno: “Come si chiama?”. E io cosa dovrò rispondere?

    3:14 E D-o disse a Mosè:
    – Io sarò sempre quello che sono! Poi soggiunse:
    – Così dovrai rispondere agli Israeliti: Il D-o che si chiama “Io-Sono”, mi ha mandato da voi.

    Non è bellissimo?
    🙂

    È D-o, mi verrebbe da dire, che conosce (curioso che i racconti biblici usino questo termine per indicare quelli che noi chiameremmo rapporti sessuali ma che vista sotto questa luce appaiono un qualcosa di più) se stesso, si sposa.

    Il Matrimonio Mistico (Interiore) per eccellenza lo compie l’Essere Infinito.

    “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Levitico, 19:18).
    È nota ormai l’implicazione di questa frase: “come” te stesso e ora, se permettete, ci anche chiaro il motivo.
    Perché la prima vera azione che l’Essere fa (e lo fa da tempo infinito, ossia che non ha un inizio né una fine) è sposarsi con se stesso.
    Forse ora è più facile osservare che linea, semmai c’è, che separa l’EGO dall’IO.

    L’IO presuppone amore, è amando se stessi che se ne elargisce agli altri.

    Ed ecco perché noi, OGNUNO di noi, è importante.

    Mi fermo qui, anche perché l’aver parlato di Amore fa scivolare questo discorso per i lidi più disparati.
    Potrei continuare all’infinito, forse, ma finirei con il dire sempre la stessa cosa. Lascio a voi tutte le implicazioni derivanti da questo modo di pensare e le varie critiche.
    Dal mio punto di vista spero di aver in qualche modo dimostrato che l’amore verso se stessi è imprescindibile se si vuol “dare” davvero qualcosa (quel nostro IO=AMORE) agli altri.


    #133800

    Erre Esse
    Partecipante

    Sono un po' affaticato, ma prometto che mi dedicherò a un'attenta lettura di questo post, di cui condivido il senso.


    #133801

    windrunner
    Partecipante

    In principio era il Verbo, la Parola –> il Suono (Vibrante dato dalla Parola)

    Principio comune a tutte le religioni…

    Il Suono –> OM, AMEN

    Il Principio Vibratorio (OM,AMEN) con il quale è costituita tutta la Creazione

    Lo dice anche la scienza che siamo fomrati da atomi vibranti, se potessimo sentirne il suono questo sarebbe l'OM!

    (E' possibile in realtà sentirlo)


    #133802

    ezechiele
    Partecipante

    bellissima elucubrazione Gius,

    condivido sia la tesi che l'ipotesi a monte,

    finche non ci si trova non si piò essere, senza coscienza di se e' impossibile amarsi e di cosnseguenza amare il prossimo!

    se tutti solo ci fermassimo un poco a soppesare il senso delle nostre parole e comprendessimo che ogni volta che utilizziamo energia per farlo diventiamo CO- creatori (me lo devo ricordare la prossima volta che mi salta la mosca al naso!) probabilmente questo vecchio pazzo mondo sarebbe un pochino più in bolla..


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