Educare i bambini

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Questo argomento contiene 6 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da prixi prixi 3 anni, 2 mesi fa.

Stai vedendo 7 articoli - dal 1 a 7 (di 7 totali)
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    Articoli
  • #49426
    abuandre
    abuandre
    Partecipante

    Desidero sottoporvi questo breve filmato. Attivare i sottotitoli in italiano.
    Con un sottile humor inglese, viene esposta la triste realtà del sistema educativo, dei cui danni non ci rendiamo conto!
    http://www.ted.com/talks/ken_robinson_says_schools_kill_creativity#t-248812


    #49427
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1403949507=abuandre]
    Desidero sottoporvi questo breve filmato. Attivare i sottotitoli in italiano.
    Con un sottile humor inglese, viene esposta la triste realtà del sistema educativo, dei cui danni non ci rendiamo conto!
    http://www.ted.com/talks/ken_robinson_says_schools_kill_creativity#t-248812
    [/quote1403949507]
    ci tramandiamo i danni di generazione in generazione, dobbiamo spezzare questo ciclo


    #49428
    abuandre
    abuandre
    Partecipante

    Qualche giorno fa leggevo sulla rivista Terranuova (del mese di Luglio-Agosto) che si sta diffondendo anche in Italia la “scuola familiare” ossia l'educazione elementare dei bambini affidata alle famiglie. Si è formato un gruppo di solidarietà chiamato Rete scuola familiare, che da consigli pratici su come districarsi con la burocrazia per poter avere il permesso di instruire i figli in casa.


    #224209
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    Niente scuola, i miei figli me li educo da sola a casa
    Posted by Tanja

    E’ PIU’ FACILE INSEGNARE CHE EDUCARE, PERCHE’ PER INSEGNARE BASTA SAPERE, MENTRE PER EDUCARE E’ NECESSARIO ESSERE
    San Alberto Hurtado

    “Quanto più la vita umana si separa da una vita vicina alla natura,
    la scolarizzazione diventa necessaria.
    In natura la pubblica istruzione non ha senso.”
    da “La rivoluzione del filo di paglia” di M. Fukuoka

    La Scuola Familiare è la possibilità da parte dei genitori, di impartire direttamente l’istruzione ai propri figli o di avvalersi di figure professionali da loro scelte.
    Non è molto diffusa in Italia, dove non vi è praticamente alcuna informazione al riguardo, mentre si tratta di una realtà molto praticata e conosciuta nei paesi anglosassoni (Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia…). Basta digitare la parola “homeschooling su un qualsiasi motore di ricerca per avere accesso a moltissimo materiale al riguardo: libri, blog, esperienze, materiale didattico, ecc….

    Contrariamente a quello che si crede, in Italia ad essere obbligatorio è il grado d’istruzione minimo da raggiungere e non la frequenza scolastica.

    Si chiama “homeschooling”, in italiano viene definita educazione parentale: in parole povere, quando la mamma diventa anche la maestra dei propri figli. Una scelta che sempre più famiglie mettono in pratica, e che contrariamente a quanto si pensa è perfettamente in regola con la legge. Abbiamo incontrato Erika di Martino, astigiana, quattro figli e una delle più convinte sostenitrici in Italia di questo tipo di istruzione

    null
    Una madre durante una lezione di botanica con i due figli

    Erika Di Martino è cresciuta e ha frequentato le scuole ad Asti, qui ha perfino un passato da speaker radiofonica per l’emittente “Primaradio”dal ‘94 al ‘98, ora vive tra Milano e Pavia ed è una convinta sostenitrice dell’homeschooling – educazione parentale, in Italia. Erika ha 32 anni e dopo avere conseguito un laurea in lingue straniere ed aver fatto l’insegnante per alcuni anni, ha deciso dieducare autonomamente i suoi quattro figli, in casa. Per educazione parentale si intende infatti quando una famiglia decide di assumersi la responsabilità di istruire i propri figli non mandandoli a scuola, ed Erika ha deciso che per i suoi bambini lei sarebbe stata non solo “la mamma”, ma anche “la maestra”.

    Inevitabile il richiamo alla memoria dell’antica figura dell’istitutrice, protagonista di un passato ottocentesco, ma non sarebbe corretto considerare Erika una moderna Jane Eyre perché lei è un’insegnante che attraverso l’homeschooling non istruisce i figli degli altri, ma i suoi.
    In Italia ci sono circa 500 famiglie che hanno preferito l’homeschooling all’istituzione scolastica e il fenomeno pare essere in crescita, tanto che queste famiglie hanno avvertito la necessità di fare rete per scambiarsi idee e consigli e creato a questo scopo il sito webwww.educazioneparentale.org.
    Perché educare da sé i propri figli anziché usufruire della scuola?

    Diverse sono le ragioni che spingono una famiglia a fare questo tipo di scelta e comunque i motivi non possono ridursi qui a una banale generalizzazione, ma risulta necessario ricercare il perché caso per caso. Proprio per questo siamo andati a cercare Erika, per saperne di più e per approfondire l’argomento con una persona che non solo ha scelto l’educazione parentale, ma che aiuta con consulenze ad hoc le famiglie che ne manifestano l’intenzione, a realizzare l’homeschooling.
    Erika per questo è ormai conosciuta anche dai media, è recente infatti la sua partecipazione al programma di La7 “Cristina Parodi live”. L’abbiamo trovata tramite il suo sitowww.controscuola.it, in cui apre tante piccole finestre sul suo mondo e sul suo modo di educare i figli.

    Erika, innanzi tutto che cos’è l’homeschooling e quali sono i principi su cui si basa?
    L’homeschooling si realizza quando una famiglia decide di educare i propri figli, gli educatori possono essere i genitori oppure la famiglia può decidere di avvalersi di tutor. Per quanto mi riguarda, mi avvalgo per musica di un tutor, mentre mi occupo personalmente di tutte le altre materie. La parola homeschooling può trarre in inganno e far pensare che i bambini stiano sempre in casa, mentre non è così.

    Dal punto di vista legale non ha avuto problemi?
    No, educare da sé i propri figli è perfettamente legale, ma è necessario presentare al dirigente scolastico del proprio circolo di riferimento una dichiarazione scritta in cui appunto ci si prende la responsabilità dell’educazione dei figli.

    Perchè questa scelta, da quali motivi deriva?
    Io sono stata prima allieva e poi insegnante nella scuola tradizionale e ho sempre avvertito l’ambiente scolastico come un po’ troppo statico e faticavo a fare passare metodi ed idee nuovi.
    Quando mio figlio è andato alla scuola materna per esempio è stato impossibile per noi genitori perfino offrirci di dipingere i muri della scuola perché c’erano sempre difficoltà qualsiasi altra proposta facessimo non andava mai bene. Insomma ho trovato tanti muri e i muri non fanno per noi, così la scelta di occuparmi personalmente dell’educazione dei miei figli.

    Per l’educazione dei suoi figli si avvale dei programmi didattici del Ministero? Avendo figli di età diverse segue programmi differenziati?
    Non mi avvalgo dei programmi didattici del Ministero, ma voglio fare una precisazione. C’è differenza tra homeschooling e unschooling, io mi rifaccio a quest’ultima teoria che si basa sull’apprendimento naturale fondato sull’osservazione dei bambini.

    Cioé?
    Vale a dire che la nostra giornata tipo non è a schemi ed orari e nemmeno organizzata aprioristicamente per materie, osservo i miei figli, le loro curiosità e seguo il loro apprendimento naturale basato sulle esperienze che possiamo fare insieme quotidianamente, così facendo tocchiamo tutti gli argomenti. Il mio non è un insegnamento frontale come quello tradizionale, bensì un accompagnare i bambini verso la conquista dell’apprendimento che avviene naturalmente.
    Apprendere con il cuore significa non dimenticare, mentre nella scuola tradizionale le nozioni che si imparano spesso vengono dimenticate.
    Per i miei figli non uso programmi diversi in base alla loro età, ognuno di loro apprende dalla stessa esperienza in base alle proprie capacità, ma tutti imparano qualcosa sempre. Abbiamo molti strumenti, ogni bambino ha un pc, abbiamo un tablet e regolarmente andiamo a teatro e in biblioteca.

    Come verifica l’istruzione dei suoi figli?
    E’ diritto del genitore che educa i propri figli autonomamente richiedere l’esame di idoneità, ma questo non è assolutamente obbligatorio, i miei figli faranno poi l’esame di quinta elementare, nulla prima. Capisco che i miei figli imparano perché li osservo e noto l’avanzamento psicologico, non c’è bisogno di test, mentre di questi ultimi ha giustamente bisogno il genitore che manda i figli a scuola per verificare ciò che apprendono quando sono lontani da lui.

    Per quanto riguarda il “socializzare con gli altri”, come fanno i suoi figli senza una classe, con chi si rapportano?
    Hanno occasione di incontrare molte persone ogni giorno, perché come dicevo non abbiamo orari rigidi e usciamo spesso. Con le altre famiglie che praticano homeschooling ci vediamo spesso e organizziamo gite tutti insieme, posso assicurarle che non mancano le opportunità per socializzare e i miei figli hanno molti amici.

    Ritiene forse che la scuola Italiana non sia in grado di preparare adeguatamente i suoi figli?
    No, assolutamente. Non ho nulla contro la scuola italiana, il nome del mio sito webwww.controscuola.it si riferisce ad un metodo “controcorrente” e non “contro” la scuola. Piuttosto non condivido in linea generale l’impostazione della scuola tradizionale, ma a livello mondiale e non italiano. Non condivido l’essere limitati in spazi piccoli, le classi sovraffollate in cui apprendere è difficile e il non provare mai niente di nuovo.

    Suo marito e la sua famiglia sono stati subito d’accordo con la decisione di educare i bambini a casa?
    Mio marito sì e mi aiuta nell’educazione dei nostri figli compatibilmente con il suo lavoro. I miei genitori ed i miei suoceri in prima battuta erano perplessi, ma poi visti i risultati del metodo sui bambini si sono convinti che l’homeschooling sia una buona soluzione. Mia madre mi ha detto che se avesse saputo che fare homeschooling è legale l’avrebbe scelto anche lei ai suoi tempi.

    I suoi bambini sono felici di apprendere in modo alternativo?
    Sì, e sono consapevoli del “lusso” in cui possono imparare, vale a dire fare esperienze dirette di ogni cosa. Hanno tanti amici e sono sereni, ma se in futuro manifesteranno la volontà di andare a scuola io li asseconderò certamente.

    http://www.lanuovaprovincia.it/stories/scuola/11355_niente_scuola_i_miei_figli_me_li_educo_da_sola_a_casa/

    Scuola famigliare, la legge la consente

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    Quando si parla di homeschooling la prima domanda che sorge spontanea è “Ma si può? Ma la scuola non è obbligatoria?”.

    In realtà, no: non è la scuola ad essere obbligatoria, ma l’istruzione (cit. art. 34 della Costituzione italiana: “L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni –adesso elevati a 10-, è obbligatoria e gratuita”), è obbligatorio il grado d’istruzione minimo da raggiungere, e non la frequenza scolastica.

    Inoltre l’istruzione, sempre citando la Costituzione (art.30) rientra tra idoveri attribuiti ai genitori, non allo Stato. E’ dunque legalmente possibile occuparsi in prima persona dell’istruzione dei propri figli, senza demandarla all’istituzione scolastica.

    A conferma di ciò, Decreto Legislativo 297/94 stabilisce che:
    (…)
    Art. 111 Modalità di adempimento dell’obbligo scolastico
    1. All’obbligo scolastico si adempie frequentando le scuole elementari e medie statali o le scuole non statali abilitate al rilascio di titoli di studio riconosciuti dallo Stato o anche privatamente, secondo le norme del presente testo unico.
    2. I genitori dell’obbligato o chi ne fa le veci che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dell’obbligato devono dimostrare di averne la capacità tecnica od economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità.

    La necessità di confermare annualmente la decisione di avvalersi della facoltà di fare ricorso all’istruzione “paterna” (così è giuridicamente detta l’educazione parentale/familiare in Italia… ) ha lo scopo di facilitare la vigilanza sull’effettiva adempienza dell’obbligo di istruzione, e deve quindi essere interpretata come strumento di tutela del bambino, non come indebita ingerenza nelle proprie personali scelte educative che sono, val la pena di ribadirlo, considerate legittime in partenza.

    Cosa fare, dunque, all’atto pratico? E’ sufficiente che i genitori che desiderano optare per la scelta dell’homeschooling ne diano comunicazione al sindaco del comune in cui risiede il minore e alla direzione didattica di competenza entro il mese di gennaio precedente all’anno scolastico successivo. Tale termine è consigliabile ma non tassativo, si può esercitare il proprio diritto di scelta di educazione parentale in qualunque momento, anche a frequenza scolastica iniziata, in quel caso alla comunicazione suddetta si accompagnerà il modulo di ritiro del minore dalla frequenza scolastica.

    Tale comunicazione annuale dovrà avvenire con raccomandata consegnata a mano o con ricevuta di ritorno. Sarà necessario allegare un’autocertificazione attestante “le capacità tecniche e le possibilità economiche dei genitori” (che non sono comunque prefissate con un titolo di studio né un reddito minimo necessario).

    Sarebbe meglio però che prima della burocrazia venisse il dialogo, e cioè che ci fosse, ancor prima della comunicazione ufficiale, un incontro con il dirigente in cui si esporranno serenamente le proprie intenzioni riguardo l’educazione parentale. Instaurare un clima di dialogo e fiducia reciproci va a tutto vantaggio di tutte le parti in causa, aiuta ad avere collaborazione da parte dell’istituzione e a far venir meno un’eventuale diffidenza (è innegabile che l’homeschooling sia, in Italia, ancora una scelta pionieristica che deve “farsi conoscere”).

    Inoltre, fermo restando che l’educazione parentale è un proprio diritto legislativamente salvaguardato, la scuola avrebbe facoltà di richiedere controlli qualora sorgessero dei dubbi sull’assolvimento dell’obbligo e la famiglia fosse sfuggente ad ogni tipo di contatto.

    E a fine anno? A fine anno… niente. Buone vacanze!!

    Seriamente: la possibilità di richiedere esami intermedi al termine dell’anno scolastico è una facoltà e non un obbligoqualora si intenda proseguire con l’istruzione familiare. In questo caso il genitore interessato dovrà fare richiesta al dirigente scolastico entro il 30 aprile. L’esame dovrà essere “a porte aperte”, dunque i genitori potranno assistervi.

    Sarà necessario prendere accordi con la scuola di riferimento, in linea di massima però il conseguimento dell’idoneità deve essere legato al raggiungimento di “obiettivi di apprendimento”, non vincolato a uno specifico programma. Questo consente di fare salva la libertà di contenuti e metodi anche in previsione di un esame di “fine anno”.

    In caso il genitore abbia richiesto l’esame ma poi ci ripensi dovrà darne comunicazione senza però incorrere in alcun tipo di sanzione né ciò potrà essere considerato inadempimento dell’obbligo di istruzione.

    L’unica eventualità in cui l’esame intermedio di idoneità è obbligatorio è quella in cui si desidera abbandonare l’istruzione familiare ed entrare nella scuola statale o paritaria nella classe corrispondente alla propria età.

    L’unico esame obbligatorio anche per chi fa scuola familiare è, invece, per legge , quello di terza media.

    Nei fatti però questo comporta dover sostenere anche l’esame di idoneità a fine quinta elementare (perché per accedere all’esame di terza media è necessario avere idoneità che riconosca il primo ciclo scolastico, ovvero le scuole primarie) e unaprova di ammissione all’esame stesso, da sostenere intorno a maggio.

    Anche in caso si decida di non avvalersi della possibilità di richiedere gli esami intermedi è possibile aggiornare i dirigenti scolastici e informarli sui progressi raggiunti a casa, rassicurandoli al contempo sull’effettivo adempimento dell’obbligo “scolastico”, mantenendo aperto il dialogo con loro e raccogliendo una sorta di “portfolio” del bambino che ne ripercorra le attività e le acquisizioni.

    Ecco, questo è quello che è necessario sapere, dal punto di vista giuridico.

    Se siete genitori intenzionati a scegliere l’educazione familiare e questi aspetti “legali” vi disorientano, sappiate che non siete soli. Oltre a poter ovviamente chiedere chiarimenti a me, che nel mio piccolo (piccolissimo!) sarò dispostissima e ben felice di dare, oltre ai gruppi tematici sui social network, oltre ai raduni di famiglie homeschoolers e alle reti di scuole familiari, esistono siti web pensati appositamente per aiutare le famiglie homeschoolers ad orientarsi (ad esempio suwww.educazioneparentale.it troverete anche assistenza legale) .

    Non scoraggiatevi, non impauritevi, non sentitevi “intimiditi” dal percorrere una strada “atipica”. Dal punto di vista legale, nel nostro Paese, avete (abbiamo!) tutte le possibilità di poterlo fare in piena serenità. E non è poco.

    http://www.bambinonaturale.it/2012/11/scuola-familiare-legge/

    Art. 30.
    È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
    Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
    La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
    La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

    Art. 31.
    La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
    Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

    Art. 33.
    L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
    La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
    Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
    La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
    È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
    Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

    Art. 34.
    La scuola è aperta a tutti.
    L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
    I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
    La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

    http://www.governo.it/Governo/Costituzione/1_titolo2.html

    Fonte:http://risvegliodiunadea.altervista.org/?p=6314


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #298801
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    Conferenza degli autori Salvatore Brizzi e Riccardo Geminiani dedicata al loro libro “Il Bambino e il Mago”

    Il “Bambino e il Mago” è rivolto principalmente ai giovanissimi, ai bambini di oggi, perché hanno capacità maggiori di apprendere una nuova visione.

    In genere i giovani hanno enormi difficoltà a seguire gli attuali programmi scolastici e a inserirsi poi in un mondo del lavoro che non tiene conto di un nuovo livello di coscienza.

    Stanno nascendo dei bambini che guardando a come viviamo oggi i rapporti sociali e i rapporti di coppia, ci considereranno dei dinosauri.
    Noi adulti possiamo fare da ponte tra il vecchio e il nuovo.

    Queste anime dei nuovi bambini non hanno difficoltà a percepire il mondo delle spirito, ma hanno difficoltà ad ancorarsi nella materia, per esempio con l’ausilio di una giusta disciplina.

    Molti di questi bambini finiscono in una “terra di mezzo” perché non comprendono le regole della società e della materia, ma non sono ancora consci del proprio compito spirituale, allora rischiano di rimanere dei disadattati e di non riuscire a ottenere dei risultati sul piano materiale e quindi a realizzare il loro scopo.

    A che età si può parlare di meditazione a un bambino? Al di là delle personali predisposizioni, non si deve avere fretta di insegnare gli argomenti del lavoro su di sé a un bambino. Perché questo tipo di insegnamento si trasmette non con le parole, ma con il cuore, con la propria presenza ed essenza.

    A un certo punto, nello sviluppo, il bambino perde il suo stato di “grazia”. Come si può fare affinché non perda quella capacità di vedere la bellezza che aveva all’inizio?

    Da una parte, in realtà è necessario che il bambino si incarni pienamente e formi un proprio “io” stabile. E’ necessario allora che si distacchi dal piano spirituale per potersi immergere nella materia. Il bambino passerà necessariamente attraverso una fase di chiusura e di giudizio.


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #305478
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    La nostra amica Sphinx ha condiviso su facebook questa lettera..
    leggetela..

    La lettera di scuse di un’insegnante agli studenti

    scusa

    Lizanne Foster è un’insegnante del Surrey, nella British Columbia, che ha scritto una lettera di scuse per gli studenti delle superiori.

    Lei è diventata per caso una insegnante durante l’apartheid in Sud Africa dove era un consulente di orientamento in una scuola media; in quel luogo Lizanne si sentiva di imbrogliare i suoi ragazzi dicendogli che solo lavorando abbastanza duramente avrebbero potuto superare le barriere sociali che dividevano le persone di colore. Ma prima ancora di essere una consulente era un’insegnante per caso: un giorno un amico ricevette una chiamata da un committente locale che chiedeva se avesse voluto insegnare alla scuola perché era disperato e non c’erano insegnanti… l’amico non era interessato e così passò la chiamata a lei…

    Da quel momento Lizanne ha sempre creduto nella scuola e nel fatto di insegnare agli alunni che essi sono importanti, nel corso della sua vita ha sempre voluto mettere in discussione il modo in cui stanno le cose, vuole che ognuno si prenda cura dell’altro e che vadano oltre.

    Probabilmente è per questo che Lizanne Foster ha deciso di scrivere questa lettera di scuse agli studenti delle superiori, perché il sistema scolastico ha bisogno di evolversi, di andare oltre, di superare delle barriere di conformismo che limitano le doti personali di ognuno.

    La lettera di scuse è stata tradotta da Bruna Tortorella che ringrazio.

    Cari studenti delle superiori del ventunesimo secolo,

    la settimana prossima comincerà un nuovo semestre e mi sento costretta a chiedervi scusa. Nonostante tutti i nostri sforzi, noi insegnanti non siamo riusciti a persuadere quelli che hanno il potere politico a cambiare il nostro sistema educativo. A quanto sembra, non siamo capaci di convincere il nostro premier che investire sulla vostra istruzione andrebbe a vantaggio di tutti noi e non inquinerebbe né l’acqua né l’aria.

    Perciò, finché i vostri bisogni educativi non prevarranno su quelli delle multinazionali straniere, vi prego di accettare le mie scuse.

    Mi dispiace che dobbiate venire a scuola così presto la mattina, anche se varie ricerche nel campo delle neuroscienze hanno appurato che il cervello degli adolescenti non funziona in modo ottimale prima delle dieci.

    Mi dispiace che dobbiate chiedermi il permesso di uscire dalla classe per andare a fare pipì anche se avete già la patente, un lavoro part-time e state prendendo decisioni importanti per il vostro futuro dopo la scuola.

    Mi dispiace che ogni giorno siate costretti a stare seduti per sei ore anche se molti studi hanno dimostrato che stare seduti troppo a lungo danneggia sia le capacità cognitive sia la salute.

    Mi dispiace che siate divisi per età e costretti a procedere attraverso il sistema scolastico con i vostri coetanei come se l’età anagrafica avesse qualcosa a che vedere con l’intelletto, la maturità, le competenze o l’abilità.

    Mi dispiace che quelli di voi che incontrano difficoltà a scuola non ricevano il giusto sostegno perché finanziare i vostri bisogni non è tra le priorità dell’attuale politica economica.

    Mi dispiace che dobbiate studiare materie che non vi interessano in un’epoca in cui la somma totale delle conoscenze umane raddoppia ogni dodici mesi.

    Mi dispiace che vi facciano credere che per ottenere il massimo dei voti dovete competere tra voi, quando i progressi umani sono sempre stati frutto di una collaborazione che spesso a scuola viene considerata “imbrogliare”.

    Mi dispiace che siate costretti a usare dei libri di testo che contengono informazioni superate e troviate a scuola tecnologie obsolete della cui manutenzione nessuno si occupa.

    Mi dispiace che quello che chiamano insegnamento personalizzato in realtà non lo sia affatto. L’insegnamento veramente personalizzato costa troppo, lo capite?

    Mi dispiace che sia improbabile che la Strategia innovativa, la riforma scolastica della British Columbia tanto strombazzata dal governo attuale, produca cambiamenti significativi a parte un nuovo modo per calcolare quello che si fa a scuola.

    Ma, soprattutto, mi dispiace che il sistema educativo vi costringa a far parte di un’economia estrattiva quando il nostro ambiente, senza il quale non ci sarebbe nessuna economia, sta subendo una crisi climatica che ci imporrà una rapida riconfigurazione di tutto quello che stiamo facendo in campo sociale, politico ed economico, e per la quale siamo del tutto impreparati.

    Mi dispiace moltissimo.

    Vorrei che la vostra curiosità non fosse soffocata dal conformismo scolastico.

    Vorrei avere una bacchetta magica per darvi il tipo di scuola in cui ci sono spazi per analizzare ed esplorare, sperimentare e apprendere in modo diverso.

    Vorrei avere il potere di riaccendere la passione e il desiderio di imparare che leggo nei vostri occhi prima che entriate a scuola.

    Vorrei potervi aiutare a ricordare che prima di essere studenti eravate scienziati che sperimentavano, scoprivano, si ponevano domande e facevano collegamenti.

    Eravate anche poeti… vi ricordate quanto divertiva e sorprendeva gli adulti intorno a voi il modo in cui descrivevate le cose?

    Siete nati per imparare. Non potete non imparare.

    Mi dispiace che vi facciano credere che l’unico apprendimento che conta sia quello che avviene a scuola. Anzi, poi, solo quello che avviene in classe. E nemmeno conta tutto quello che si impara in classe: alla fine conta solo quello che troverete nei test.

    Vorrei potervi portare in altri posti dove il sistema educativo pubblico è una priorità di politici convinti che la futura società del loro paese dipenderà dalle caratteristiche del sistema educativo.

    In un’epoca in cui la nostra vita dipende dall’ingegnosità nel risolvere i problemi più difficili, sprechiamo le potenzialità che ha la nostra mente di trovare soluzioni creative. L’adolescenza è il periodo in cui gli esseri umani raggiungono il culmine del loro sviluppo cognitivo. Le prove della vostra capacità di pensare “fuori degli schemi” e di trovare soluzioni creative sono ovunque intorno a noi.

    Vorrei poter mostrare alle autorità ciò che dovrebbero vedere per rendersi conto di quello che siete capaci di fare, se solo ve ne dessero la possibilità.

    Se solo…

    Con sincero affetto.

    Un’insegnante

    Dopo aver letto questa lettera non pensate anche voi che forse un miglioramento, una rivoluzione nel modo di intendere la scuola e l’insegnamento siano doverosi? Non pensate anche voi che ci si debba scusare con i ragazzi che con questo sistema scolastico forse non riescono a sviluppare il proprio potenziale, a diventare quello in cui credono?

    Valeria Bonora

    http://www.eticamente.net/39906/sistema-educativo.html


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #306172
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    Questo “cortometraggio dimostrativo” è stato girato nel marzo 1995: bambini che guardano la televisione …


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

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