Generosità italiana – ridare la vista

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    Ridare la luce – Una storia di solidarietà italiana
    http://www.reportonline.it/2008120612630/societa/ridare-la-luce-una-storia-di-solidariettaliana.html
    SABATO 06 DICEMBRE 2008 20:40

    20.000 visite e operazioni oculistiche il bilancio di dieci missioni umanitarie dal 2004 ad oggi. 40 medici e paramedici stanno operando in Mali saranno di ritorno il prossimo 5 dicembre
    Capitano Erminio Englaro – SMA – Ufficio Pubblica Informazione Mali, Mopti – Siamo tornati in Africa. Da pochi giorni “les italiennes”, così vengono chiamati i nostri medici, sono arrivati a Gao’ e Mopti, due piccole città del Mali. Sono in 40 tra oculisti, chirurghi, infermieri, militari, piloti, tecnici e volontari. Insieme danno vita e cuore alla missione umanitaria “Ridare la Luce”.

    Mali08_Una foto scattata al pilota del C27J durante il viaggio verso Mopti

    Ridare la luce è iniziata nel 2004 quando un priore del Fatebenefratelli ha un'idea semplice e originale: operare di cataratta i malati di una piccola città del Mali. Decide di partire insieme con una decina di medici e infermieri. Un abitante della regione dei Dogon nei pressi di MoptiUna semplice operazione agli occhi avrebbe consentito di ridare la vista, e una speranza di vita, a tanta povera gente. Partono con un velivolo di linea per Bamako’, la capitale del Mali, da dove riescono ad affittare un altro piccolo aereo cargo e finalmente atterrano a Gao, sulle rive del Niger alle porte del Sahara.
    I missionari avevano detto che a Gao' c'era tanta gente malata di cataratta e molti non avevano le possibilità economiche per affrontare un viaggio nella capitale, l'unico posto dove era possibile essere operati. Capitava così che tanti bambini passassero la vita, nella migliore delle ipotesi in un centro per ciechi, condannati al buio dalla poverta'.

    Il viaggio per arrivare a Gao' era stato troppo lungo, troppo costoso, troppe le difficolta'.

    Capita così che una sera a cena si incontrano un frate e un militare, capita così che si parla della missione Ridare la Luce, capita così che il militare ritenga possibile dare una mano, anzi un aereo e, perchè no, anche medici oculisti. Passano pochi mesi e viene autorizzata la prima missione congiunta tra l'Aeronautica Militare e il Fatebenefratelli, la destinazione sarebbe stata di nuovo la città di Gao'. Questa volta quei pionieri avrebbero avuto al loro fianco la logistica e le capacità di proiezione dell'Aeronautica.

    Un momento dell'arrivo a Gaò dei medici del Fatebenefratelli e dell'AeronauticaUna mattina di novembre, nel 2004, un velivolo da trasporto C-130J lascia Pisa per raggiungere Pratica di Mare dove, nell'attesa, frati e medici civili stringono le mani ai loro nuovi compagni di viaggio in mimetica. Bastano pochi minuti per trasformare l'aria di quel primo incontro: “Sei oculista anche tu? e dove operi?” a fianco si ripete la stessa scena “io sono un maresciallo, un infermiere dell'Aeronautica e tu?” e sotto l'ala del C-130J, che nel frattempo è atterrato, un generale e un priore si rivedono dopo quella prima cena, quella cena capitata così.Un particolare del motore del C27J mentre si attraversa il deserto del Sahara

    Da allora di strada se ne è fatta tanta: dieci missioni e 20.000 persone operate e visitate dalle mani dei nostri medici, lavate e vestite dal sorriso delle nostre infermiere. Tante le ore di volo sui cieli del Benin, del Ghana, del Togo e del Ciad. Ogni anno vengono organizzate due missioni e ogni volta “si ha la sensazione di non aver fatto tutto quello che si poteva fare” ricorda il generale “ogni volta ci si sente in debito con questa gente, ogni volta ci si domanda come possano essere così felici con così poco”. Ogni volta che si parte si pensa a cosa potrebbe essere utile la prossima volta. Ed è così che si aggiungono al gruppo cardiologi, chirurghi, ostetriche. E' sempre così che quando i tagli di bilancio e le tante missioni di pace non consentono al C-13OJ di tornare nel deserto arriva in supporto un altro pezzo d'Italia, la nostra industria. L'Alenia Aeronautica si fa avanti e mette a disposizione il suo ultimo gioiello da trasporto. Sulla fiancata del C-27J un paio di ragazzi dipingono un grande sole africano e una frase che avrebbe lasciato tanti interrogativi negli inconsapevoli lettori, “Ridare la luce”.

    Industria, Istituzioni, missionari, religiosi, privati cittadini per “ridare la luce” hanno messo a sistema le loro risorse, hanno creato un modello unico al mondo, che funziona, che porta il nostro tricolore su una tenda nel deserto così come su un albero nella foresta del Benin.

    Gao' 2004, il piccolo Jafar vede il papà per la prima voltaSono tanti i momenti che non si possono dimenticare: quel “Grazie mamma Laura, grazie italiani, mi avete ridato la vista, mi avete ridato la gioia di vivere” poche parole, scritte su un pezzetto di carta da un bambino che torna dai medici italiani che lo avevano operato pochi mesi prima. Il piccolo Jafar, che vede il papà per la prima volta dopo l'operazione ad entrambi gli occhi. Un momento che lascia tutti senza parole, ci vergognamo quasi di quella lacrima che fa capolino dai nostri occhi. L'anziano che si toglie le bende e lancia il bastone e ci sorride tra le pieghe del copricapo Tuareg.

    Non si può neanche dimenticare la rassegnazione sul viso della donna che ha camminato per due giorni e due notti per raggiungere la nostra missione, quando capisce che la sua bambina resterà cieca. Non si può neanche dimenticare, quelle mani, indurite dalla vita, che ti tirano il camice e ti chiedono aiuto sempre con un livello di dignità che solo il popolo africano può raggiungere.

    E' bella l'Africa, ma morde le coscienze. E' un Paese che ci può insegnare molto nel rapporto con la vita, specialmente a chi pensa sempre di essere dalla parte giusta.

    Un paziente aspetta di entrare in sala operatoria dove è in corso una operazione di cataratta a cura del dottor Alessandro CarboniMa lasciamo queste riflessioni alle sere che, quando torneremo a casa, dedicheremo ai ricordi. Intanto, qui a Mopti, oculisti e infermieri si alternavano per dodici ore al microscopio per le operazioni di cataratta, fuori una fila di lettini con sopra tanti pazienti pronti per essere operati. Quindici minuti di operazione per tornare a vedere.
    Solo quindici minuti. Nel corridoio un frate e un militare, con un accento tutto italiano, fanno l'appello tra la ressa di persone, tutti cercano di capire quando sarà il loro turno.
    L'odore dell'Africa è fortissimo, così come i colori dei loro abiti. In una stanza un oculistaOspedale di Moptì durante l'appello per le visite oculistiche fa le prime visite e decide chi deve essere operato e chi no. In un'altra sala le infermiere lavano i pazienti, li vestono con il tipico abbigliamento da intervento: un camice, un berrettino e un paio di scarpette, tutto in un materiale di stoffa leggera e di colore verde.
    Si guardano l'uno con l'altro contenti di avere un'opportunità nella loro vita e forse anche per quel nuovo abito verde che diventerà un motivo d'orgoglio nei giorni dopo l'operazione. Non è raro infatti incontrarli per la strada del villaggio mentre indossano ancora le scarpette o il cappellino, quell'oggetto che racconta una bella storia, la loro bella storia.

    Capitano Erminio Englaro


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #45685

    Detective
    Partecipante

    Anche se il mondo continua ad andare allo sfascio, continueranno ad esistere anche tanti eroi, tanti e tanti veri discepoli di Cristo.

    Coraggio, non perdiamo la speranza, ma prendiamo esempio da loro 🙂


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