Gli archetipi secondo Jung

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    mudilas
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    Secondo Jung, quando si presenta una situazione che corrisponde ad un dato archetipo, allora l'archetipo si manifesta come una coercizione che, come una forza istintiva, si fa strada contro ogni ragione e volontà oppure produce un conflitto di dimensioni patologiche, cioè una nevrosi.
    Quando in un numero relativamente grande di casi le nevrosi sono non fatti privati, ma fenomeni “sociali”, dobbiamo supporre che in questi casi vengono costellati degli archetipi.
    La fonte principale presso cui reperire la prova dell'esistenza degli archetipi, sono i sogni, che hanno il vantaggio di essere prodotti spontaneamente e involontariamente dalla psiche inconscia.
    Interrrogando l'individuo è possibile accertare se i motivi che appaiono nei sogni gli siano noti o sono puri prodotti di natura, non falsificati da uno scopo conscio.
    Infine fonti molto interessanti di materiale archetipico si possono trovare nei deliri dei paranoici, nelle fantasie osservate in stati di trance e nei sogni dellla prima infanzia, dal terzo al quinto anno.
    Tale materiale però è privo di valore se non ci sono corrispettivi mitologici i cui simboli non devono essere isolati dal loro contesto.

    Un esempio tratto dalle ricerche di Jung:

    “Verso il 1906 mi sono imbattuto in un'illusione delirante molto strana in uno schizofrenico paranoico che era stato internato per molti anni. Il paziente soffriva fin da giovane ed era incurabile. Aveva studiato in una scuola statale ed era stato poi asssunto come impiegato in un ufficio. Non aveva nessuna particolare inclinazione e io stesso non sapevo niente di mitologia, nè di archeologia in quel periodo: la situazione perciò non era in alcun modo sospetta. Un giorno trovai il paziente accanto alla finestra, che dimenava la testa e batteva le palpebre verso il sole. Mi disse di fare la stessa cosa, perchè così avrei visto qualcosa di molto interessante..
    Quando gli chiesi che cosa vedesse , si stupì che io non riucsissi a vedere niente e disse: “Sicuramente vedi il pene del sole…quando muovo la testa avanti e indietro, anch'esso si muove, ed è là che rpoviene il vento.”
    Naturalmente io non capii affatto questa strana idea, ma ne presi nota. Circa quattro anni più tardi, poi, nel corso dei miei studi mitologici, mi imbattei in un libro del defunto Albrecht Dietrich, il noto filologo, che fece luce su questa fantasia.
    Il lavoro, pubblicato nel 1910, si occupa di un papiro greco della biblioteca nazionale di Parigi. Dieterich riteneva di aver scoperto in una parte del testo, un rituale mithriaco. Il testo è senza dubbio una presccrizione religiosa riguardante l'attuazione di certi incantesiminei quali è nominato MIthra. Esso deriva dalla scuola mistica di Alessandria e presenta affinità con alcuni brani del papiro di Leida e del Corpus hermeticum.
    Nel testo di Dietrich si leggono le seguenti indicazioni:

    Inspira dai raggi, inspira tre volte quanto più puoi e ti sentirai sollevare e camminare verso l'alto, e ti sembrerà di essere nel mezzo della regione aerea…La strada degli dei invisibili apparirà attraverso il disco del sole, che è Dio mio padre. Così pure il cosiddetto tubo, l'origine del vento soccorrevole. Perchè tu vedrai pendere dal disco del sole qualcosa di simile a un tubo. E ciò verso le regioni dell'occidente, infinito come vento che spira da oriente; se poi ad essere diretto verso le regioni dell'oriente, è l'altro vento, vedrai del pari verso le regioni di quello il rovesciamento della visione.

    Il dio-fuoco o dio-sole qui invocato è una figura di cui esistono esempi storici affini, ad esempio la figura del Cristo dell'Apocalisse…
    Il nostro paziente aveva circa dieci anni più di me. Nella sua megalomania egli pensava di essere Dio e Cristo in una sola persona. Il suo attegiamento verso di me era paternalistico…quando m'invitò a guardare fisso il sole, voleva ovviamente che io partecipassi alla sua visione. Rivestiva il ruolo di saggio mistico ed io ero il neofita. Sentiva di essere il dio-sole, che crea il vento dimenando la testa avanti e indietro. La trasformazione rituale nella divinità è attestata da Appuleio nei misteri di Iside e inoltre in una forma di un'apoteosi di Helios. Il significato del “vento soccorrevole” è probabilmente lo stesso dello pneuma fecondo, che soffia dal dio-sole nell'anima e la feconda.”

    Jung diceva che per dimostrare che l'idea di connessione di un tubo nel vento fosse connessa col dio o col sole, doveva essere indipendente dai suoi esempi.

    In effetti, narra Jung, esistono dei quadri medievali che raffigurano la fecondazione di Maria con un tubo o una canula che viene dal regno di Dio e passa nel suo corpo.; si vedono anche la colomba o Gesù bambino che scendono in volo: la colomba rappresenta l'agente fecondante, il vento dello Spirito Santo.

    Gli archetipi e le sue varianti possono essere convalidate dalla mitologia comparata e dall'etnologia.

    Jung affermò che il suo paziente non potesse avere una qualche conoscenza del papiro greco pubblicato quattro anni dopo e che fosse inverosimile che la sua visione si riferisse alle rappresentazioni medievali, poichè fu dichiarato malato di mente a vent'anni e non aveva mai viaggiato.

    Non saprei dove posizionare questo articolo, l'ho scritto dopo aver letto un libro di Jung


    #38879

    iniziato
    Partecipante

    mistero mudilas


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