Ho scoperto un pianeta ma resto precario

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Questo argomento contiene 15 risposte, ha 8 partecipanti, ed è stato aggiornato da  marì 9 anni, 2 mesi fa.

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  • #28142

    marì
    Bloccato

    Astronomia

    Ho scoperto un pianeta ma resto precario

    La storia di Sebastiano Calchi Novati, dall’Hippocratica Civitas di Fisciano a un gruppo di astrofisici

    SALERNO — Nel gruppo di astro­fisici che ha scoperto la possibile presenza del primo pianeta al di fuo­ri della Via Lattea, c'è anche un ricer­catore precario dell'università degli studi di Salerno. Si chiama Sebastia­no Calchi Novati, 38 anni, assegni­sta di ricerca presso il dipartimento di Fisica della facoltà di Scienze ma­tematiche fisiche e naturali dell'ate­neo salernitano. Originario di Mila­no, ha conseguito la laurea a Roma ed è giunto a Salerno per l'assegna­zione del dottorato che, però, ha svolto a Parigi. Non un caso di fuga di cervelli, come spiega lo stesso Se­bastiano. «Inviare i dottorandi pres­so istituti di ricerca all'estero – dice – è una politica di questo diparti­mento di Fisica, diretto dal professo­re Gaetano Scarpetta. Un modo per attivare collaborazioni ed un arric­chimento per il dottorando».

    E, proprio a Parigi, ha conosciuto il gruppo Agape, con cui nel 1999 ha iniziato ad osservare l'M31, una galassia relativamente vicina e mol­to simile alla nostra, che si trova nel­la costellazione di Andromeda. Suc­cessivamente con «PoitAgape» e, ora, con il coordinamento Plan, affi­liato all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sezione di Napoli, di cui fanno parte i professori Gabriele In­grosso e Francesco De Paolis del gruppo di Lecce e con la collabora­zione di colleghi svizzeri, spagnoli e russi, ha continuato l'attività di os­servazione. Nel 2003 venne pubbli­cato il primo articolo. Nel 2004 ci fu un'ulteriore analisi più approfondi­ta su questo evento in particolare, ma ancora non si parlava di pianeta, semmai di sistema binario. Adesso, invece, grazie ad un modello teori­co costruito da Ingrosso tramite una simulazione dell'esperimento, si inizia a delineare una massa di ti­po gassoso che si stima sia più gros­sa di Giove di ben sei volte.

    Molto probabilmente un piane­ta, anche se Novati pre­ferisce mettere il condizionale, che ruota attorno ad una stella. La scoperta è stata possibile per merito della tecnica cosid­detta «micro lente gravitazio­nale ». Si basa, cioè, sul fenome­no della luce che aumenta quando vi­cino ad una stella pas­sa un'altra massa. Attual­mente sembra che questa sia l'unica tecnica che consente di guar­dare molto lontano nello spazio. «In realtà – spiega Novati – il nostro obiettivo non era quello di dimo­strare che ciò che avevamo calcola­to fosse un pianeta, ma la valenza di questo me­todo».

    Una ri­cerca che è sta­ta accettata per la pubblicazione dalla pre­stigiosa rivista britannica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. «Il riconoscimento del lavo­ro da parte della comunità scientifi­ca – ammette Sebastiano Novati – è una bella gratificazione, anche se, la temporaneità del mio stato di ricer­catore precario, innesca una compo­nente di ansia nella visione del futu­ro ». Un futuro che lo vede impegna­to, con l'università di Salerno ed il gruppo di Astrofisica, anche in un ulteriore progetto, il Mindstep, una campagna per la ricerca di pianeti extrasolari con il metodo del Micro­lensing gravitazionale.

    Paola Florio
    19 giugno 2009
    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/salerno/notizie/arte_e_cultura/2009/19-giugno-2009/ho-scoperto-pianeta-ma-resto-precario-1601481722276.shtml

    Notizia pubblicata su A. G. 3 giorni fa
    http://www.altrogiornale.org/news.php?default.0.8

    … poi ci si lamenta della fuga di cervelli :grrr:


    #28143

    darwindeus
    Partecipante

    la ricerca italiana è al collasso, questo articolo è solo uno dei molti. Da precario della ricerca lo so bene. Il tutto con il benestare di baroni universitari, che prima del merito collocano persone in base alla parentela e alla simpatia. E così vediamo dipartimenti interi al soldo di qualche ultrasessantenne dalla pelle vizza (al pari delle facoltà intellettive) circondato da procaci studentesse che pur di ottenere quel posto, bene o male “si son dovute adattare”. Oppure famiglie universitarie, con il patriarca a responsabile del dipartimento, e i numerosi figli-mogli-amanti al seguito. Gente che spesso, ben sapendo che quel posto gli toccherà per “legge” (la loro legge) non si prendono neppure la briga si studiare quel che è l'argomento della loro ricerca (che bisogno ne hanno? il posto gli spetta). E ai numerosi studenti che si fanno un mazzo tanto un calcio nel posteriore. A me il contratto scade il prossimo anno. So che dopo di me subentrerà una bionda promessa dell'italica ricerca, la quale purtuttavia non ha ancora compresa la differenza fra cellule batteriche e mascara. Staremo a vedere…


    #28144

    meskalito
    Partecipante

    Benvenuto darwin :fri:


    #28145

    marì
    Bloccato

    Benvenuto anche da parte mia 🙂


    #28146

    mirach72
    Partecipante

    Benvenuto darwin. Non ti preoccupare; qui parrucconi dalla pezze vizza non ce ne sono (almeno spero :hehe: ). Parla pure di ciò che vuoi, è bello avere sempre nuove idee con cui confrontarsi. :uuuu:


    #28147

    darwindeus
    Partecipante

    il brutto è che li vedo tutti i giorni, i parrucconi! E la prospettiva, anche con le promesse targate Gelmini, non sembra destinata a migliorare. Negli ultimi cinque anni i finanziamenti alla ricerca pubblica (non solo scientifica) sono stati tagliati quasi del 40%, il che, oltre a dimezzare il numero di ricerche che si potrebbero fare ha inasprito la concorrenza dei posti di ricerca. Trent'anni fa, su dieci posti, nove toccavano ai raccomandati e uno al meglio del meglio del meglio. Oggi, di quei posti ne sono rimsti solo cinque. Non solo il merito non conta più un tubaccio nulla, ma persino che ha la spintarella deve guardarsi da chi è più appoggiato di lui! Il dottorato magari lo vinci…come ma, ma poi, il posto fisso te lo sogni. (tanto io alle strette vado all'estero! tiè!)


    #28148
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    Benvenuto anche da parte mia 🙂


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #28149

    marì
    Bloccato

    [quote1246196474=pasgal]
    Benvenuto anche da parte mia 🙂
    [/quote1246196474]

    … che fai copi? hahaha


    #28150
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    :hehe:


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #28151

    marì
    Bloccato

    Altra fuga …

    Cervelli in fuga – Rita Clementi, 47 anni, 3 figli: sistema antimeritocratico

    «Scappo. Qui la ricerca è malata»

    Lettera della precaria che scoprì i geni del linfoma

    Una laurea in Medicina, due spe­cializzazioni, anni di contratti a termine: borse di studio, co.co.co, consulenze, contratti a progetto, l’ultimo presso l’Istituto di geneti­ca dell’Università di Pavia. Rita Cle­menti ( foto a sinistra), 47 anni, la ricercatrice che ha scoperto l’origi­ne genetica di alcune forme di lin­foma maligno, in questa lettera in­dirizzata al presidente della Re­pubblica Napolitano racconta la sofferta decisione di lasciare l’Ita­lia. Da mercoledì 1˚luglio lavorerà come ricercatrice in un importan­te centro medico di Boston.

    Caro presidente Napolitano, chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese portando con sé tre figli nella speranza che un’altra nazione possa garantire loro una vita migliore di quanto lo Stato italiano abbia garantito al­la loro madre. Vado via con rab­bia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedi­zione non siano servite a nulla. Vado via con l’intento di chie­dere la cittadinanza dello Stato che vorrà ospitarmi, rinuncian­do ad essere italiana.

    Signor presidente, la ricerca in questo Paese è ammalata. La cronaca parla chiaro, ma oltre alla cronaca
    ci sono tantissime realtà che non vengono denun­ciate per paura di ritorsione perché, spesso, chi fa ricerca da precario, se denuncia è auto­maticamente espulso dal «siste­ma » indipendentemente dai ri­sultati ottenuti. Chi fa ricerca da precario non può «solo» contare sui risultati che ottie­ne, poiché in Italia la benevo­lenza dei propri referenti è una variabile indipendente dalla qualità del lavoro. Chi fa ricer­ca da precario deve fare i conti con il rinnovo della borsa o del contratto che gli consentirà di mantenersi senza pesare sulla propria famiglia. Non può per­mettersi ricorsi costosi e che molto spesso finiscono nel nul­la. E poi, perché dovrebbe adi­re le vie legali se docenti dichia­rati colpevoli sino all’ultimo grado di giudizio per aver con­dotto concorsi universitari vio­lando le norme non sono mai stati rimossi e hanno continua­to a essere eletti (dai loro colle­ghi!) commissari in nuovi con­corsi?

    Io, laureata nel 1990 in Medi­cina e Chirurgia all’Università di Pavia, con due specialità, in Pediatria e in Genetica medica, conseguite nella medesima Uni­versità, nel 2004 ho avuto l’onore di pubblicare con pri­mo nome un articolo sul New England Journal of Medicine i risultati della mia scoperta e cioè che alcune forme di linfo­ma maligno possono avere un’origine genetica e che è dun­que possibile ereditare dai geni­tori la predisposizione a svilup­pare questa forma tumorale. Ta­le scoperta è stata fatta oggetto di brevetto poi lasciato decade­re non essendo stato ritenuto abbastanza interessante dalle istituzioni presso cui lavoravo. Di contro, illustri gruppi di ri­cerca stranieri hanno conferma­to la mia tesi che è diventata ora parte integrante dei loro progetti: ma, si sa, nemo profe­ta in Patria.

    Ottenere questi risultati mi è costato impegno e sacrifici: mettevo i bambini a dormire e di notte tornavo in laboratorio
    , non c’erano sabati o domeni­che…

    Lavoravo, come tutti i precari, senza versamenti pen­sionistici, ferie, malattia. Ho avuto contratti di tutti i tipi
    : borse di studio, co-co-co, con­tratti di consulenza… Come ul­timo un contratto a progetto presso l’Istituto di Genetica me­dica dell’Università di Pavia, fi­nanziato dal Policlinico San Matteo di Pavia.

    Sia chiaro: nessuno mi impo­neva questi orari. Ero spinta dal mio senso del dovere e dal­la forte motivazione di aiutare chi era ammalato. Nel febbraio 2005 mi sono vista costretta a interrompere la ricerca: mi era stato detto che non avrei avuto un futuro. Ho interrotto una ri­cerca che molti hanno giudica­to promettente, e che avrebbe potuto aggiungere una tessera al puzzle che in tutto il mondo si sta cercando di completare e che potrebbe aiutarci a sconfig­gere il cancro.

    Desidero evidenziare pro­prio questo: il sistema antimeri­tocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. Una «buona ricerca» può solo aiuta­re a crescere; per questo moti­vo numerosi Stati europei ed extraeuropei, pur in periodo di profonda crisi economica, han­no ritenuto di aumentare i fi­nanziamenti per la ricerca.

    È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostu­me non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica con­seguenza quella di potenziare le lobby che usano le Universi­tà e gli enti di ricerca come feu­do privato e che così facendo distruggono la ricerca.
    Con molta amarezza, signor presidente, la saluto.

    Rita Clementi
    29 giugno 2009

    http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_29/ricerca_clementi_e10bae7e-646a-11de-91da-00144f02aabc.shtml


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